Le divinazioni del tempo

(Quella che qui ripropongo è una personale, annosa battaglia contro i mulini a vento, lo so bene. Ma ci tengo a “combatterla”, anche da solo, e quindi amen.)

Spettabili servizi meteorologici che diffondete i vostri bollettini meteo sui media: per favore, smettetela di proporre previsioni che vadano oltre le 48 ore. Già a volte siete poco affidabili nelle ventiquattr’ore, figuriamoci dopo. Ma, pure al netto dell’affidabilità più o meno alta, se nelle 24/48 ore le potete definire “previsioni”, le vostre, quelle che diffondete oltre le dovreste denominare divinazioni. Ancor più quando vi azzardate a prevedere cose del tipo «la tendenza» per l’estate o per le feste di fine anno settimane prima: che senso ha farlo? Ricordatevi che la meteorologia è una scienza e la scienza non credo sia qualcosa che deve dire ciò che altri vogliono sentirsi dire, altrimenti quando va sui media perde lo status di scienza e diventa una mera telepromozione. Del nulla però.

Quanto sopra, ovviamente, vale anche dalla parte opposta, cioè per chi si affida fin troppo a quelle divinazioni meteorologiche facendosene condizionare (per poi magari prendersela in caso di previsione errata). D’altro canto, salvo i casi estremi solitamente annunciati non tanto dalle previsioni del tempo quanto dalle allerte meteo diramate dalle autorità competenti, sappiate che se anche in montagna o altrove vi coglie un acquazzone non vi succede nulla, anzi: con la pioggia la Natura – tutta, non solo quella montana – diventa per molti versi ancora più affascinante. Per il resto, molto più di previsioni strombazzate qui e là sui media e sul web, con il tempo e i suoi fenomeni vi bastano due dita di testa e un tot di buon senso. Ecco.

Pale eoliche in montagna: siete favorevoli o contrari?

[Il parco eolico del Passo del Gottardo. Immagine tratta da aet.ch.]
Solo pochi giorni fa in Svizzera ha fatto discutere la presa di posizione di Pro Natura, una delle principali associazioni di tutela ambientale del paese, che si è detta a favore degli impianti eolici giustificando la propria posizione per il fatto che «I vantaggi per la transizione energetica superano gli svantaggi in termini di conservazione del paesaggio» (si veda qui). Il tema sarà oggetto di un referendum relativo alla nuova Legge federale sulle energie rinnovabili sulla quale gli svizzeri si pronunceranno il prossimo 9 giugno. Altre importanti associazioni ambientaliste invece hanno già espresso il loro dissenso al riguardo, palesando la differenza di vedute nei soggetti che si occupano di salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Fatto sta che alcuni impianti particolarmente impattanti dal punto di vista paesaggistico sono già stati realizzati: il più emblematico è probabilmente quello del Passo del Gottardo, realizzato in uno dei luoghi geograficamente e storicamente più identitari della Svizzera. Ne scrissi qui.

Anche in Italia si manifesta tale differenza di vedute tra associazioni ambientaliste: Legambiente da tempo si è proclamata favorevole alle pale eoliche e anche WWF e FAI si dichiarano favorevoli; altri soggetti sono invece nettamente contrari, innanzi tutto in relazione agli impianti che si prevede di realizzare sui crinali montani e in altre zone di particolare pregio paesaggistico, più che per gli impianti off shore realizzati in mare.

[Rendering del parco eolico del Monte Giogo, in Toscana. Immagine tratta da radiomugello.it, che qui offre un’articolata ricostruzione del caso in questione.]
In ogni caso il tema è particolarmente interessante, da un lato per l’evidente necessità di accelerare la transizione ecologica verso le energie rinnovabili per abbandonare i combustibili fossili e evitare il ritorno del nucleare, e dall’altro per la sempre più diffusa sensibilità nei confronti dell’ambiente, dei paesaggi naturali e della tutela delle aree non antropizzate, che in Italia come in Svizzera significano soprattutto montagne. Sensibilità diffusa che d’altro canto è la stessa che spinge per abbandonare al più presto i suddetti combustibili fossili, al fine di mitigare le conseguenze già pesanti del cambiamento climatico in corso. Un cul-de-sac, verrebbe da ritenere.

Posto quanto sopra, vi pongo l’ovvia domanda (che può valere come sondaggio informale ma comunque significativo): che ne pensate al riguardo? Ritenete come l’elvetica Pro Natura che siano maggiori i vantaggi rispetto agli svantaggi, oppure la pensate all’opposto come altri?

Grazie a chiunque vorrà esprimere un parere!

P.S.: del tema dell’eolico in montagna mi sono già occupato varie volte in passato, si veda qui.

Le “Olimpiadi” di Milano-cortina (di smog)

[Veduta prealpina della pianura lombarda intorno a Milano completamente avvolta da una densa cappa di smog, sabato 17 febbraio 2024.]
Posta la situazione dell’inquinamento nella Pianura Padana, cronica da decenni, e di contro le numerose e deprecabili criticità che stanno caratterizzando l’organizzazione delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina – e Milano della Pianura Padana è il centro principale, inutile rimarcarlo – mi pare sia il caso di disdire quei Giochi Olimpici tanto opinabili e farsi assegnare le Olimpiadi dell’inquinamento “Milano-cortina (di smog)”. E non per una sola edizione: in via definitiva, vista la situazione da decenni irrisolta. Questa sì sarebbe un’assegnazione meritatissima.

D’altro canto, ci dicono di preferire la bicicletta e il trasporto pubblico alle auto ma le piste ciclabili sono poche e pericolose mentre bus e treni regionali sono ampiamente inefficienti, anche per colpa dei continui tagli. Ci dicono che gli allevamenti industriali sono tra gli elementi più inquinanti ma poi gli agricoltori scendono in piazza coi loro trattori mentre i supermercati traboccano di carni d’ogni sorta per la gioia di tanti consumatori. Ci dicono di tenere il riscaldamento domestico non oltre i 19° ma sai che bello starsene a casa in maglietta anche d’inverno, adesso che col cambiamento climatico puoi stare fuori a fine gennaio con solo una felpa addosso?

Eppoi la politica ci dice che si sta “impegnando” per risolvere il problema ma poi non fa nulla per limitare la cementificazione e il consumo di suolo perché la lobby degli impresari s’incazza, per non costruire più strade che accrescono il traffico veicolare perché la lobby dei costruttori di auto s’incazza, per agevolare il trasporto merce su rotaia togliendo dalle strade i mezzi pesanti perché la lobby degli autotrasportatori s’incazza, per spingere sulla transizione energetica eliminando i combustibili fossili perché la lobby dei petrolieri s’incazza.

La legge – italiana basata su direttive europee – prevede che per il PM10 non si superino i 50 microgrammi per metro cubo in media in una giornata. A Milano nei giorni scorsi si sono superati i 100 microgrammi per metro cubo, ad Asti 91, Brescia 87, Bergamo 83 e Piacenza 96. Secondo dati del Ministero della Salute di qualche tempo fa, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM 2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno.

Ecco. Ma lo sappiamo bene che il cittadino comune, in Italia, di lobby a disposizione non ne ha.

N.B.: la fonte dell’immagine e dell’animazione satellitare è qui.

“Caronte”, “Attila” e altre meteo-banalità

[Foto di Alessio Soggetti su Unsplash.]
Comunque a me pare che l’abitudine di dare nomi di fantasia – quasi sempre di matrice storico-mitologica: in questi giorni ad esempio è il turno della tempesta “Attila” – alle varie perturbazioni e ad altri fenomeni atmosferici e meteorologici come le ondate di calore estive o le intemperie invernali non sia affatto «un modo per avvicinare la gente a questo argomento» come sostiene chi li propugna e tanto meno che abbiano ottenuto «un aumento dell’interesse per la meteorologia anche grazie a un modo di comunicare che abbiamo introdotto anche noi, più popolare». Semmai, mi sembra che tale abitudine, non a caso accolta subito dai media nazional-popolari che la utilizzano i  modi quasi sempre folcloristici, contribuisca a banalizzare il tema, con inevitabili gravi conseguenze quando si è in presenza di fenomeni particolarmente estremi e capaci di causare danni a cose e persone, generando di contro incompetenza scientifica e culturale diffusa e relegando l’argomento a questione buffa, divertente, leggera, non popolare ma popolana, più facile da commentare superficialmente sui social, magari con tanto di meme vari e assortiti, che in contesti nei quali il suo portato potrebbe essere meglio compreso, anche in tema di prevenzione e protezione civile.

È un po’ come il commentare in contesti culturalmente poco sviluppati (mega eufemismo!) l’arte contemporanea o le scoperte scientifiche, per ciò non potendo andare oltre un recinto lessicale, narrativo e didattico invero parecchio stretto con un uditorio già poco sensibile (altro notevole eufemismo) al riguardo. Serve veramente per “portare” questi temi al grande pubblico, oppure il rischio è di degradarne l’importanza oltre il limite accettabile da qualsiasi società civile e avanzata?

Le solite previsioni del tempo “ad mentula canis”

Come forse chi segue con regolarità questo blog sa, nutro un particolare disdegno per molti dei servizi meteorologici che inondano il web e i media nazionalpopolari delle loro previsioni e lo rimarco da anni: innanzi tutto perché l’affidabilità dei bollettini che diffondo è – ribadisco – pari a quella delle «creme scioglipancia» che Wanna Marchi vendeva in TV qualche anno fa (e che le hanno regalato qualche anno di reclusione per truffe varie e assortite), e in secondo luogo perché tali meteorologi del cavolo finiscono per screditare quella che è una scienza tanto rigorosa quanto affascinante, la meteorologia, nonché fondamentale per la nostra vita su questo pianeta, la quale meriterebbe ben altra attenzione e cura.

Fatto sta che questa mattina mi cade l’occhio su uno di quei bollettini meteoastrologici (per come paiono oroscopi più che altro) e noto la temperatura in esso prevista per Bolzano domenica: 36°. Caspita, dico, come nel bel mezzo dell’estate più canicolare nonostante siamo a settembre inoltrato! Poi mi sorge la curiosità: vediamo cosa prevedono al riguardo altri diffusi servizi meteorologici, presi tra i primi che i motori di ricerca segnalano sul web… ecco che ne ho ricavato:

Come vedete, ben sette gradi di differenza tra la previsione più bassa e quella più alta nella stessa località, dunque a parità di condizioni prevedibili e di variabili considerabili. Una diversità impossibile: si può pensare di considerare due o tre gradi di scarto, forse quattro, sette no. C’è qualcuno che usa software previsionali o strumentazioni trovate come regalo nelle merendine, evidentemente, oppure che non le sa utilizzare come dovrebbe, spacciandosi “meteorologo” in pubblico senza alcun buon motivo, ecco.

Capite ora perché manifesto così tanta disistima verso questi meteorologi nazionalpopolari e perché consiglio tutti di disinteressarsi delle loro previsioni farlocche e piuttosto di abituarsi a cogliere e vivere tutta la bellezza e il fascino dell’ambiente naturale (soprattutto, ma non solo) in ogni condizione meteorologica? Ovviamente ciò al netto dei fenomeni più estremi, i quali comunque dovremmo essere in grado di riconoscere e affrontare (o fuggire), visto che saranno sempre più frequenti: non occorre chissà quale conoscenza scientifica, basta qualche nozione elementare e un sano buon senso.

«Ma si chiamano “previsioni” non a caso!» forse obietterà qualcuno. Certo, è vero tanto quanto è ovvio e scientificamente ammissibile, ma ciò non ne giustifica l’inattendibilità, la pessima accuratezza e tanto meno il diritto di pontificare sui media e far dipendere da ciò le fortune o le sfortune economiche, turistiche, commerciali o anche solo ludico-ricreative di tanti che, ingenuamente, fanno affidamento alle previsioni come a dei testi sacri. Non a caso sempre più di frequente su quei media appaiono pure le proteste di albergatori, operatori turistici e variamente economici danneggiati dagli errori previsionali dei bollettini diffusi.

Ai meteorologi, invece, consiglio di formulare i loro roboanti bollettini tirando a indovinare le previsioni del tempo: così facendo, la percentuale di correttezza ottenuta sarà ben più alta di quella attuale – e pure la stima nei loro confronti forse potrà crescere. Già.

P.S.: ovviamente la mia attenzione si è puntata su Bolzano per puro caso, il discorso è valido per qualsiasi altro luogo.