Dovremmo andare tutti quanti a piedi

Siccome credo molto poco alla reale volontà di chiudere i grandi centri commerciali la domenica* – al di là dei soliti toni da boutade sloganista, dei quali ormai si nutre tutta la politica, salterà fuori l’ennesimo escamotage che cambierà “tutto” e non cambierà nulla, vedrete, con gran gioia della massa di persone (votanti, peraltro) che pensano che passare le domeniche al centro commerciale sia “meraviglioso” – siccome ci credo molto poco, dicevo, allora invoco che venga almeno messo in atto un adeguato contraltare di natura (anche) socioculturale. Ad esempio, che in qualche modo si imponga che almeno per una domenica al mese tutti quanti si vada a piedi. Niente auto, nemmeno quelle elettriche e tanto meno ebike, solo bici tradizionali e mezzi pubblici non inquinanti: per il resto, tutti in cammino. Anche per andare al centro commerciale, se proprio uno vuole, ma a piedi.

Il bello della pratica del camminare è anche dato dal fatto che la sua natura profondamente filosofica la può capire, e rapidamente, anche chi di filosofia non ci capisce nulla. Basta andare, muovere i piedi, possibilmente in ambiente naturale ma anche in quello urbano, se non troppo pesantemente inquinato dal traffico come ordinariamente accade, e vi assicuro che è un attimo capire come ogni altro tipo di movimento, al di là della sua mera e necessaria (ma di rado veramente tale) funzionalità, è sotto molti aspetti illogico, irrazionale, brutto, insalubre, scriteriato, in certi casi pure folle. Non solo: camminando, si capisce molto meglio anche l’intero mondo che si ha intorno, garantito.

È solo una simpatica utopia, questa mia? Forse, ma sempre meglio della spaventevole distopia che sta occupando la nostra realtà quotidiana e nella quale tutti quanti ci ritroviamo sempre più a vivere. Ecco.

*: per la cronaca, la mia posizione al riguardo l’ho già chiaramente espressa tempo fa, qui.

Il problema dell’Italia è l’Italia

Poche ore in Scozia mi hanno confermato che il problema dell’Italia è l’Italia. Quando tutto un popolo, per costume, furbescamente, si fa gli sconti da sé, dal parcheggio in doppia fila alla frode fiscale, tutto ciò che non tollera sconti è percepito come un ostacolo, una minaccia. Così la cultura, lo spirito critico, la correttezza, la legalità, l’empatia, il rispetto della diversità, la giustizia. Un popolo del genere non potrà far altro che scegliere come rappresentanti politici dei professionisti dello sconto, che lo aiuteranno immancabilmente a farsi il bidè nel prosecco. A tre euro la bottiglia.

Un Matteo Meschiari lapidario e quasi definitivo, qualche giorno fa sulla sua pagina facebook (“quasi” perché so bene che in futuro saprà ancora offrire illuminazioni come e più efficaci di questa) che, potrei dire se fossi supponente, mi legge nel pensiero, mentre dico che formula con rara e obiettiva incisività dati di fatto nei quali mi ci ritrovo perfettamente e, a mia volta e mio modo, cerco di manifestare (anche) qui sul blog.
Dunque: chapeau! – e leggeteli, i libri di Meschiari, che sono semplicemente necessari.
Goodbye, itaGlians!

Novanta-virgola-tre milioni di dollari

Portrait of an artist (pool with two figures) di David Hockney è l’opera d’arte di un artista vivente più costosa di sempre, essendo stata battuta oggi all’asta da Christie’s a New York per la cifra record di 90,3 milioni di dollari (80 milioni di Euro). Alla sua prima vendita, nel 1972, il suo gallerista a New York lo aveva venduto per 18.000 dollari: facendo un calcolo molto rozzo, si può dire che da allora a oggi abbia reso più del 10.000% all’anno.
Dunque non solo l’arte fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno, come diceva Flaubert, ma a ben vedere è pure quella che rende veramente di più. E, in fondo, non solo finanziariamente.

Cliccate sull’immagine dell’opera per ingrandirla oppure qui per visitare il sito web di David Hockney. Per verificare invece se anche voi potete permettervi l’acquisto di un’opera del genere dovete controllare il saldo del vostro conto corrente bancario, o eventualmente contare i soldi nascosti sotto qualche piastrella di casa o in altro nascondiglio similare. Io non posso aiutarvi, in tal caso. Ecco.

Un giorno di ordinaria follia (italiana)

Vicino ad Aosta una donna uccide i propri due figli con un’iniezione letale e poi si suicida. A Caserta un uomo uccide la moglie e la cognata, ferisce i suoceri, poi si toglie la vita. Ad Avellino un altro uomo accoltella la compagna, uccide il rivale in amore e quindi si butta dal primo piano. Infine, a Folgaria (Trento) un terzo uomo ha ucciso il figlio della convivente e poi si è suicidato.*

Nove morti in poche ore, una ordinaria giornata italiana di follia. Gente “normale” (apparentemente) che compie atti folli – apparentemente tali. Già, perché è evidente che un ben profondo malessere sociale (ovvero sociologico, se non antropologico) serpeggia nella nostra società, ma pare che a nessuno (o quasi) venga da fare qualche riflessione al riguardo, nessuno che si fermi un attimo a cercare di capire o quanto meno di ragionare sui possibili motivi. Tutti o quasi, invece, a rincorrere ed enfatizzare altre questioni, altri “problemi” molto meno ostici ma, evidentemente, ben più adatti a guadagnare consensi e gradimenti. Una perenne fuga dalla realtà effettiva, insomma, per fare di convinzioni infondate, congetture di parte e fake news la nuova funzionale “realtà”, col risultato di non risolvere né i problemi più lievi e nemmeno quelli più gravi, anzi aggravandone di continuo gli effetti. Perché poi, in tema di fatti come quelli sopra citati, si tireranno fuori le solite statistiche, si racconterà di chissà quali retroscena, si dichiarerà che non c’è alcun “allarme sociale” e, dopo qualche giorno, più nessuno si ricorderà di nulla e avanti così, tutto bene, tutto normale. «Sono problemi loro, non sono cose che ci riguardano!» diremo compiaciuti.

D’altro canto, da una società e da una relativa opinione pubblica che, a quanto pare, considerano normale che in una famiglia – la sacrosanta e intoccabile “famiglia” – ci si ammazzi come tra gangster, non ci si può aspettare molto di meglio. Chi semina vento – ma al contempo s’illude che non si muova foglia ovvero che tutto sia a posto – raccoglierà tempeste sempre più violente. Inesorabilmente.

*: mi è toccato aggiornare tale terribile “bollettino” venerdì 16/11 alle 19, quando è uscita la notizia di quest’ultimo caso.