Quasi ovunque – e spesso anche a proposito di problemi puramente tecnici – l’operazione del prendere partito, del prender posizione a favore o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero. Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici e si è allargata a tutto il Paese fino a intaccare quasi la totalità del pensiero.
(Simone Weil, Senza partito, traduzione di Marco Dotti, Feltrinelli, 2013, pag. 41. Citata da Paolo Nori nel suo sempre illuminante blog – la cui lettura non smetterò mai di sollecitare – qui.)
Che i partiti politici siano una lebbra per il pensiero e la democrazia e per la democrazia del pensiero, come scrive con insuperabile chiarezza Weil, è una cosa talmente evidente, ma talmente evidente, da essere (incredibilmente, ma forse no) ignorata da tanti. Come molte altre cose del mondo contemporaneo la cui evidenza è direttamente proporzionale all’importanza che hanno per il bene comune e della società in cui viviamo, e per questo vengono drasticamente osteggiate dal “potere” così ben rappresentato dai partiti politici, guarda caso, che trovano consensi proprio dove c’è quella così inopinata “cecità” di visione e di intelletto – guarda caso bis.
Oggi sono cent’anni esatti dalla nascita diGianni Rodari oltre che, rispetto all’anno in corso, quarant’anni dalla morte e cinquanta dall’attribuzione del Premio Andersen, il più importante al mondo nell’ambito della letteratura per l’infanzia, unico autore italiano ad averlo vinto: qui trovate il sito web espressamente dedicato al centenario rodariano con tutte le novità, gli eventi, le iniziative attivate durante quest’anno di celebrazione. Qualche anno fa, nel 2015, scrissi una riflessione intorno a una citazione di Rodari sul tema della creatività che, a rileggerla oggi, mi pare ancora più attuale e consona ai tempi che viviamo. Ve la ripropongo di seguito, piccolo omaggio ad un così grande autore “per l’infanzia” che soprattutto gli adulti dovrebbero leggere e rileggere, sempre e comunque.
Creatività è sinonimo di “Pensiero divergente”, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre.
Gianni Rodari, grandissimo intellettuale, scrittore e autore celeberrimo di storie per bambini e ragazzi, lo sapeva bene e bene ce lo ha spiegato cosa significa essere creativi. Leggendo la sopra citata affermazione a pochi giorni dai tragici fatti alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, le sue parole mi sono sembrate ancora più importanti e illuminanti. Il “carattere giocoso”, la risata, l’ironia, la satira, sono grandi esempi di creatività, e lo è pure ogni arte espressiva, che sia visiva, letteraria, filmica, musicale o che altro; ma lo sono, tutte queste arti, soprattutto (o forse solo se) quando riescono a dare risposte e parimenti instillare dubbi, a generarci curiosità su ogni cosa, a insegnare a pensare con la propria testa ovvero a rieducare alla riflessione, lo sono quando sanno svincolarsi da qualsiasi tentativo di addomesticamento e sanno tenersi distanti da ogni imposizione conformistica e perbenista. Quando sono sinonimo di pensiero divergente, appunto, ovvero di pensiero libero.
Per questo i poteri dominanti cercano sempre di assoggettare il creativo ai propri fini, quando non riescono a zittirlo e/o a soffocarne la creatività. Per questo essa è considerata di frequente pericolosa e viene attaccata, in modo più o meno forte e violento, ed è per questo che la creatività è tra le poche cose che può salvare il nostro mondo e farlo progredire, eliminando da esso in modo peraltro giocoso – come giustamente afferma Rodari – qualsiasi bieca decadenza illiberale. Siate creativi, sempre, come bambini eternamente curiosi e intellettualmente irrequieti. Siatelo, e sarete vivi come in poche altre situazioni.
In quanto artista, invidio le persone che traggono conforto dal credere che le loro creazioni sopravvivranno, verranno discusse e in qualche modo li renderanno immortali, più o meno come succede nell’aldilà dei cattolici. L’inghippo è che tutti coloro che discutono le opere lasciate dall’artista e ne elogiano la grandezza sono vive e mangiano pastrami, mentre l’artista se ne sta in un’urna funeraria o sepolto nel Queens. Sapete quanto se ne fa Shakespeare di tutta la gente che canta le sue lodi; e verrà il giorno – remoto, certo, ma state pur certi che verrà – in cui tutte le opere di Shakespeare scompariranno, malgrado gli intrecci brillanti e i raffinati pentametri giambici, e lo stesso succederà a ogni pennellata di Seurat e ogni atomo dell’universo. Dopo tutto, siamo solo un incidente nell’universo. E neanche il prodotto di un’intelligenza benevola, ma solo l’opera di un imbranato.
Lecco è una città ricca di tesori, paesaggistici e culturali, che troppo spesso non valorizza come meriterebbero – basti pensare ai manzoniani Promessi Sposi e al potenziale turistico che avrebbero, se ben “sfruttati”. Di contro, in città vi sono pure tesori di altrettanto pregio che invece sono meravigliosamente valorizzati, ovvero condotti con grande capacità e passione, al punto da rappresentare un vanto cittadino e poter essere invidiati, nella loro realtà, da città più grandi e importanti. È il caso di Teatro Invito, pregevole associazione di produzioni teatrali che, con il palcoscenico del suo spazio performativo in città ma pure in altre sedi, offre spettacoli propri di grande originalità e forza drammaturgica per adulti e bambini nonché produzioni di affermate compagnie nazionali sempre di notevole qualità e fascino, come si può evincere anche dal programma (qui sotto) della stagione 2020/2021, in partenza con il primo spettacolo – con protagonista Luca Radaelli, direttore artistico e deus ex machina di Teatro Invito – il prossimo 30/10.
[Cliccateci sopra per una versione più grande.]Andateci, se siete di Lecco o della zona, oppure se siete forestieri ma volete sorprendervi con la bellezza del teatro più intrigante ed emozionante – e mi auguro che questo maledetto virus circolante ovvero, per meglio dire, le decisioni che i “signori politici” prenderanno al riguardo, non mettano troppo i bastoni tra le ruote a una realtà così artisticamente pregevole e culturalmente importante.
[Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.]Ci sono troppi “forse”, in questa pandemia. Troppi verbi condizionali, troppi dati numerici blaterati senza senso, troppe opinioni presentate come verità ma basate su astrattezze, troppe previsioni ricolme di imprevisti, troppa incoscienza spacciata per “scienza”. Ancora adesso, dopo così tanti mesi.
E può essere comprensibile che tutt’oggi non si abbiano reali certezze, sul Covid, ma allora perché continuare a diffondere pubblicamente, da parte di troppi, parole che nel concreto risultano quanto meno pleonastiche se non inutili, e dietro le quali molti – i politici in primis – cercando di nascondere la loro inadeguatezza?
Se non si è certi di qualcosa e si è consci che le parole pubblicamente spese influenzano la società civile nelle idee e nelle azioni, ben conoscendo poi l’incapacità dei media di offrire una corretta informazione, è meglio restare in silenzio. Oppure ammettere, con ammirevole sincerità, di non poter dare le informazioni richieste per mancanza di dati certi e oggettivi. Altrimenti anche così, in effetti, si “aiuta” il coronavirus a diffondersi pandemicamente: proprio ciò che sta di nuovo succedendo, già.