Gli “amanti” della montagna che sfrecciano di notte sulle motoslitte

Trovo sul web – grazie all’amico Alessandro Filippini, che l’ha pubblicata qui – questa pubblicità assolutamente significativa:

Dunque, si vuole di nuovo fare credere che gli «amanti delle montagne» sono quelli che “sfrecciano” (verbo che non richiama certamente lentezza) di notte (dunque nel silenzio più assoluto) a bordo di motoslitte (mezzi notoriamente moooolto silenziosi e per nulla inquinanti, certo!)?

E dunque, per ovvia conseguenza, si sta affermando che quelli che invece rispettano l’ambiente montano sempre ma soprattutto nelle ore notturne, quando torna nuovamente e pienamente vivibile per la fauna selvatica che lo abita, non a caso sovente attiva soprattutto di notte, siano dei poveri stupidi che la montagna non la amino affatto.

Be’, almeno che fossero coerenti, quelli che propongono tali attività e le offrissero in questo ben più obiettivo modo:

Ecco.

Detto chiaro e tondo, personalmente tali attività dall’impatto semplicemente devastante, un vero e proprio insulto alle montagne, al loro paesaggio e alla cultura che ne rappresenta il valore fondamentale, le proibirei immediatamente e senza alcun indugio. Perché solo chi odia profondamente le montagne le può ritenere ammissibili, non altri.

P.S.: inevitabilmente ho coperto il nome di chi diffonde questa pubblicità.

Il “rilancio turistico” del Monte San Primo, un progetto che puzza (veramente)

[Monte San Primo, 17 dicembre 2023.]
A molti di voi che sono a conoscenza e hanno seguito/stanno seguendo la questione del progetto di rilancio e sviluppo turistico del Monte San Primo (“OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” è la denominazione ufficiale), quello per il quale si vorrebbe riportare lo sci su pista a 1100 m di quota dove ormai a fatica nevica e fa freddo abbastanza per sciare spendendo un sacco di soldi pubblici, forse tale progetto è puzzato fin da subito, come si dice in questi casi.

Be’, sappiate che, nel caso, non avete affatto sbagliato e non solo metaforicamente. Sul San Primo si vorrebbero spendere più di due milioni di Euro (parte dei cinque previsti in origine dal finanziamento) per impianti di risalita, piste da sci, innevamento artificiale, parcheggi e quanto di conseguente, ma non c’è la fognatura.

Proprio così. Lo ammette suo malgrado (visto che non può negare l’evidenza dei fatti) lo stesso Comune di Bellagio, nel cui territorio è posto il Monte San Primo e che rappresenta l’ente capofila del suddetto progetto turistico, a seguito di un’interpellanza del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, associazione che fa parte del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Ora capirete bene perché il progetto vi puzza!

Dunque, per capirci: il Comune di Bellagio, insieme alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, preferisce spendere sul San Primo due milioni di Euro di soldi pubblici in un progetto totalmente scriteriato, vista la realtà delle cose, che realizza infrastrutture sciistiche impattanti in un contesto totalmente inadatto, quindi sostanzialmente fallite prima di nascere, e non si adopera affinché vengano spesi per l’implementazione dei servizi di base territoriali a supporto di chi vive e lavora sul Monte, peraltro in opere che andrebbero – queste sì – a migliorare le condizioni ambientali della zona. Per giunta: si vorrebbero portare molti più turisti sul San Primo in forza delle nuove infrastrutture turistiche senza capire che per questo vi sia la necessità inevitabile di un sistema di fognatura e depurazione delle acque reflue consono al luogo e alle esigenze conseguenti? In un territorio, è bene rimarcarlo, noto per il proprio carsismo il cui sviluppo è solo parzialmente conosciuto e dunque assolutamente delicato e vulnerabile: peculiarità che imporrebbero agli amministratori locali di sistemare al meglio la gestione delle acque subito, senza alcun indugio e prima di pensare a qualsiasi altra iniziativa.

Ecco, ora capirete bene anche la visione e la sensibilità che gli enti i quali supportano il progetto di rilancio turistico manifestano riguardo il loro territorio e i suoi bisogni reali!

Fortunatamente, la massima parte dei media e dell’opinione pubblica sta comprendendo perfettamente l’irrazionalità e la pericolosità del progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor”. Eccovi di seguito due delle più recenti testimonianze al riguardo, mentre trovate le numerose altre nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, nella pagina dedicata alla rassegna stampa. Da leggere, ascoltare e considerare approfonditamente.

[Servizio breve ma significativo sul Tg3 regionale del 3 gennaio 2024, dopo il minuto 29′. Cliccateci sopra per vederlo.]
[Articolo sul settimanale “Oggi” del 28 dicembre 2023. Cliccateci sopra per leggerlo.]
 

Il Lago Bianco del Gavia su “Il Dolomiti”

Ancora una volta (a che volta siamo arrivati?) grazie di cuore a “Il Dolomiti per l’attenzione che riserva alle mie considerazioni sulle tante questioni – a volte positive, più spesso no, purtroppo – che compongono la realtà della montagna contemporanea. Sempre con la speranza di contribuire alla crescita della sensibilità diffusa nei confronti di essa, quanto mai inestimabile per tutti quanti.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo.

Il Monte San Primo, la neve (che non c’è) e il freddo (che è caldo)

Andremo a sostituire gli impianti di risalita con un tapis roulant proprio perché è più sostenibile, ovvero il tracciato della pista Baby che si trova in un canalone. Per inciso oggi sul San Primo c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi.

Così si è espresso più volte sui media (ad esempio qui il 5 dicembre scorso) il Sindaco di Bellagio riguardo il progetto di sviluppo turistico (e, in particolare, di nuove infrastrutture sciistiche) sul Monte San Primo, per il quale si vorrebbero spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici.

Ecco qui sotto, nelle immagini dello scorso 23 dicembre, il “canalone” citato dal Sindaco dove «c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi»:

[Fotografie di Nunzia Rondanini, tratte dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]
Domanda: i responsabili degli enti pubblici (Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Regione Lombardia) che sostengono il suddetto progetto, ci sono o ci fanno? Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma è inevitabile chiederne conto vivendo tutti quanti – anche il Sindaco di Bellagio, spero – nella realtà e non in una finzione dove valga tutto.

Be’, posto quanto sopra, personalmente resta il dubbio che mi si formulò in testa la prima volta che lessi sulla stampa di questo progetto sul San Primo, cioè che si trattasse di uno scherzo ben congegnato – d’altro canto quelle prime notizie uscirono intorno al 1° di aprile, il dubbio era più che legittimo. Perché veramente non si può essere (e apparire) seri proponendo un progetto talmente scriteriato.

La sospensione “ufficiale” dei lavori al Lago Bianco del Gavia: una vittoria importante (forse)

Solo pochi giorni fa, finalmente, il Comitato “Salviamo il Lago Bianco” che sta lottando per la difesa del meraviglioso bacino naturale posto sul Passo di Gavia e del territorio circostante dal criminale (non mi viene che definirlo così) progetto di posa delle tubature per le quali il lago sarebbe trasformato in un mero serbatoio di alimentazione dell’impianto di innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, in piena area di massima tutela ambientale del Parco Nazionale dello Stelvio, ha ottenuto il documento che impone lo stop formale al dissennato cantiere, disposto in data 11 ottobre 2023 dal Direttore del Parco Franco Claretti e del quale avevo scritto qui. Il documento lo potete leggere cliccando sulle immagini qui sotto. Uno stop peraltro non spontaneo ma giunto a seguito della diffida legale a interrompere il cantiere per la posa delle tubature depositata dallo stesso Comitato con le firme di CAI LombardiaMountain Wilderness Italia, il Comitato Civico Ambiente di Merate ed il Comitato Attuare la Costituzione. Per saperne di più al riguardo potete leggere quanto dichiarato dal Comitato “Salviamo il Lago Bianco” sulle proprie pagine social, cliccando qui.

Senza dubbio si tratta di una prima importante vittoria a favore della tutela del Lago Bianco e contro la prepotente devastazione che ha dovuto subire negli scorsi mesi, la cui illegittimità è ora direttamente certificata dal documento ottenuto. Di contro, non si può non constatare che si tratta ancora di una vittoria parziale e incerta: innanzi tutto perché la sospensione dei lavori è giunta dopo aver causato al Lago e alle sue rive danni già profondi in forza delle escavazioni, delle perforazioni, della perdita di liquidi inquinanti nell’aera del cantiere, della distruzione del terreno e delle sue fasce vegetative superficiali – in un luogo, ribadisco, che i regolamenti vigenti del Parco Nazionale dello Stelvio avrebbero dovuto tutelare integralmente. Non si potrebbe toccare nulla, al Lago Bianco, e invece è stato devastato tutto, con il tacito consenso del Parco oltre che degli Enti Pubblici mandatari dei lavori – Comune di Valfurva e Regione Lombardia – e nel silenzio degli altri soggetti amministrativi operanti sul territorio. Una vergogna inaccettabile, senza alcun dubbio.

In secondo luogo, la vittoria è parziale perché purtroppo la cronaca dimostra, con numerose evidenze, che non c’è da fidarsi di quanto viene affermato, anche pubblicamente e pur attraverso documenti formali e formalmente ufficiali, dagli enti pubblici di questo nostro bizzarro paese. I lavori sono sospesi, non soppressi e/o aboliti: potrebbe andare così, ma potrebbero pure riprendere per chissà quale ulteriore bieca mossa politico-amministrativa. D’altro canto i lavori sarebbero stati comunque materialmente sospesi, vista la stagione invernale che li rende impossibili, e qualcuno paventa che quello messo in atto sia solo un tentativo di confondere le acque, lasciar passare i mesi invernali, far calare l’attenzione sulla questione e così, nella prossima primavera, riaprire il cantiere e finire i lavori prima che l’attività di contrasto si rimetta in moto e agisca al riguardo.

Peraltro, a riprova di tutto ciò, proprio a pochi km dal Gavia ovvero a Bormio (Comune a sua volta coinvolto nei lavori al Lago Bianco), la famigerata, contestatissima “Tangenzialina dell’Aluteè stata formalmente sospesa nel suo iter burocratico lo scorso agosto per poi essere resuscitata e autorizzata poche settimane fa, con una plateale giravolta da voltagabbana olimpici (!) degli enti politici coinvolti che ha tanto sconcertato quanto indignato tutti, alimentando di conseguenza la diffidenza al riguardo.

Insomma, a fronte dell’importante risultato raggiunto, non si può che concordare con quanto scritto dal Comitato “Salviamo il Lago Bianco” sui social a commento del documento ottenuto, cioè che se da un lato «le varie e sterili rassicurazioni ricevute diverse volte dagli enti pubblici coinvolti non possono essere considerate attendibili e che, come nel 2005, non ci accontentiamo della cantilena “ci sono tutte le autorizzazioni, state tranquilli”», tipica degli enti pubblici che hanno numerosi scheletri nei loro armadi istituzionali, dall’altro che lo stop ai lavori è «comunque assolutamente tardivo e parziale dato che non entra nel merito delle infinite difformità rilevate al cantiere né delle altrettanto numerose storture dell’iter autorizzativo, ma pone lo stop unicamente a causa dello sversamento di reflui sconosciuti in habitat protetto».

C’è ancora molto lavoro da fare e, temo, molte battaglie da sostenere per difendere e salvare il Lago Bianco: ma sono certo che un caso del genere, così grave, sconcertante e talmente emblematico, continuerà a sensibilizzare sempre più appassionati di montagne e persone dotate di buon senso civico e a far confluire un sostegno crescente al lavoro del Comitato e di qualsiasi soggetto che si adopererà per salvaguardare il lago e il suo meraviglioso oltre che inestimabile paesaggio alpino.

Lassù, a vegliare il lago ora che l’inverno se lo tiene stretto nel proprio gelido abbraccio (speriamo il più a lungo possibile), restano gli abitanti del suo mondo come il bellissimo ermellino fotografato dall’amico Simone Foglia (è sua anche l’immagine in testa al post, entrambe tratte dalla sua pagina Facebook). Di lui ci si può certamente fidare, avrà a cuore le sorti del Lago Bianco ben più di tanti deludenti esseri umani.

P.S.: tutti gli articoli che ho scritto negli ultimi mesi sulla questione del Lago Bianco li trovate qui.