Resta la Natura

Dopo aver esaurito quel che t’offrono affari, politica, allegri simposi, amore e così via – e aver scoperto che niente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in eterno – che cosa ti resta? Resta la Natura; portar fuori dai loro torpidi recessi le affinità tra un uomo o una donna e l’aria aperta, gli alberi, i campi, il volgere delle stagioni – il sole di giorno e le stelle del firmamento la notte.

(Walt Whitman, Nuovi argomenti in Giorni rappresentativi e altre prose, a cura di Mariolina Meladiò Freeth, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1968, pag.148.)

Lucerna e il suo fiume | La Reuss, e la sua città

Il cuore di Lucerna sorge dove il fiume Reuss esce dal Vierwaldstättersee, dove l’ampia e docile massa lacustre d’improvviso si stringe, si comprime tra le membra cittadine e prende a ribollire, a schiumare, come se volesse dimostrare agli abitanti della città, dopo la placidità offerta ai piccoli villaggi affacciati sulle sponde del lago, di non aver perso nulla della sua originaria potenza, quella accumulata tra le rocce, le forre, i salti e le cascate del percorso alpino iniziale. E non è certamente un torrentello, la Reuss, ma anzi il suo ampio letto incide nettamente la geografia urbana lucernese, non certo così grande, appunto, diventandone presenza assolutamente primaria e viva, grazie ai tanti ponti pedonali che la scavalcano a pochi decimetri dalla superficie, avvicinandone così la massa d’acqua allo sguardo e all’impressione di abitanti e visitatori. Se piazzata in centro a Roma, insomma, ovvero a una città di milioni di abitanti, rappresenterebbe solo una minima parte del paesaggio urbano, ma qui è un elemento basilare e notevolmente vivificante.

(Tratto da Lucerna, il cuore della Svizzera: cliccate qui per saperne di più e per acquistare il libro. Se per di più volete anche restare sempre sintonizzati con Lucerna e la sua bellezza, visitate la pagina facebook del libro!)

Bolzoni/Mollino, due architetti/un (nuovo) libro

Sto leggendo giusto in questi giorni un altro libro (Abitare molto in alto – ne leggerete a breve, qui sul blog) di Luciano Bolzoni, architetto valdostan-milanese tra i massimi esperti dell’abitare sui monti, in senso architettonico e non solo, dunque sapere finalmente dell’uscita del suo nuovo lavoro dedicato a Carlo Mollino non solo mi fa piacere ma mi suscita da subito grandissima curiosità e altrettanto interesse.

Carlo Mollino, architetto rinnova (se mai ce ne fosse bisogno) il “legame” tra il grande architetto e designer (e molte altre cose) torinese e Bolzoni, che già fece di Mollino il protagonista della propria tesi di laurea, nel 1987, rendendolo un punto fermo della propria attività di studio e divulgazione intorno ai temi dell’architettura alpina e del costruire in montagna.
Il volume, edito da Silvana Editoriale con il “patrocinio” di Alpes, di cui Bolzoni è direttore culturale, intende fare luce sull’intricato mondo di Carlo Mollino, ripercorrendo la sua ancora poco conosciuta produzione in campo architettonico.
Più noto come fotografo, e più famoso per le sue passioni – lo sci, l’aviazione acrobatica, l’automobilismo e ancora la scenografia, l’occultismo, la letteratura, l’erotismo e appunto la fotografia – Mollino è prima di tutto un architetto. Formatosi come tale, Mollino ha ereditato il mestiere dal padre Eugenio, esercitando con dedizione e fatica questa professione per quarantacinque anni: il suo lavoro è impressionante per quantità e qualità, sebbene a fronte dei moltissimi progetti licenziati, abbia raccolto il successo di poco più di una ventina di edifici realizzati. L’autore, nell’offrire un personale omaggio al genio creativo e irrequieto di Mollino, consegna ai lettori un ritratto vivo e dettagliato di questa antesignana archistar, così nota all’estero e ancora in parte da decifrare in Italia. Ciò anche grazie ad alcune importanti, variegate e per certi versi sorprendenti testimonianze di chi, in modi diversi, ha incontrato il suo mondo: tra gli altri, Patti Smith, Alessandro Mendini, Corrado Levi, Ugo La Pietra, Davide Sapienza, Roberto Mantovani, Alessandro Busci, Denis Curti, Angelo Crespi, Matteo Ragni, Beppe Finessi, oltre alle preziose fotografie di Armin Linke
Insomma, un libro imperdibile, anche perché ricco di molteplici peculiarità e suggestioni che senza dubbio potranno affascinare un ampio pubblico, non soltanto gli studiosi di architettura.

Il volume è già ora acquistabile direttamente presso Alpes scrivendo una mail a info@alpes.org, oppure è prenotabile nelle solite librerie on line.

Il capoluogo ionico, la Grande Mela, il metallo giallo e… l’ergastolo!

Aldo Buzzi

Dal sito/blog di Paolo Nori:

Ho sentito una, per radio, che, dopo aver detto Taranto, per non ripetere Taranto ha detto «Nel capoluogo ionico» e mi è tornato in mente questo dialogo di Aldo Buzzi:
«Ho preparato una proposta da sottoporre al ministro della giustizia per punire una categoria di persone che mi dà fastidio in modo particolare.»
«Per esempio?»
«Per esempio quelli che, dopo aver nominato New York, se devono nominarla una seconda volta, dicono la Grande Mela. Per questi la pena dovrebbe essere l’ergastolo».
«Accidenti!» dissi.
«Sì, ma non solo per questi. Anche per quelli che, dopo aver nominato il dollaro, se devono nominarlo una seconda volta, dicono il biglietto verde; o, se devono nominare l’oro una seconda volta, dicono il metallo giallo. E stessa pena per quelli che dopo il pallone, invece di ripetere il pallone dicono la sfera di cuoio. Ergastolo senza le solite riduzioni di pena.»

(Qui l’articolo originale.)

Ciò anche per dire che dovete sempre leggere Paolo Nori, perché sempre merita di essere letto. E anche il grande Aldo Buzzi, ça va sans dire.

REMINDER! Domenica 7 aprile, un giorno da sogno. Anzi, da Colle di Sogno!

Ve lo ricordate, vero?
Domenica 7 aprile, dalle ore 14.30, tornerò a farvi da guida alla bellezza, alle peculiarità storiche e architettoniche, al fascino e al Genius Loci di Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque. Camminando tra le vie del borgo, immersi nel suo incanto di pietra e di legno quale fulcro di un paesaggio naturale sublime e maestoso, vi racconterò una storia fatta di tante storie, di genti, animali, alberi, usanze, tradizioni, emozioni, percezioni, di un’identità che è la personalità del Genius Loci di un luogo così potente e peculiare.

Per saperne di più, cliccate qui.
Ci si vede domani, dunque, in quel posto da sogno che è Colle di Sogno!