Il paesaggio e la felicità

[Foto di Annie Spratt su Unsplash.]

Ho visto un bambino di due anni, che non aveva mai lasciato Londra, in occasione della sua prima passeggiata in campagna. Era inverno e tutto intorno non vi era che fango e umidità. Per l’occhio dell’adulto non vi era nulla di piacevole, ma il bambino fu colto da una strana estasi; si inginocchiò sulla terra umida e nascose il viso nell’erba, emettendo inarticolate grida di delizia. Quella gioia che egli stava provando era primitiva, semplice e profonda. Il bisogno organico che in quel momento veniva soddisfatto è così profondo che coloro nei quali è spento sono di rado completamente sani.

[Bertrand RussellLa conquista della felicità, traduzione di Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi & C., Milano, 1969, cap. IV; 1969, pag. 63; ultima ediz. it. TEA, 2003. Orig. The Conquest of Happiness, 1930.]

La gioia di quel bambino per la scoperta di una Natura a lui ancora sconosciuta e per ciò così meravigliosa, descritta da Bertrand Russell, mi ricorda quella che, io credo (ma lo affermo soprattutto per esperienza personale), chiunque prova in altre forme, magari più “adulte” ma nella sostanza ugualmente profonde, di fronte alla scoperta di un “nuovo” sublime paesaggio – a patto che si mantenga la mente curiosa e l’animo sensibile alla bellezza (nel senso più pieno del termine, non solo in quello estetico) che ci può offrire il mondo d’intorno. Quando si giunge in cima a un colle o a una montagna oppure si valica un passo, si supera un versante montuoso e finalmente si guarda dall’altra parte, o quando si esce da un folto bosco in aperta campagna e d’improvviso sembra che tutto si apra, si ampli, prenda forma e armonia, s’illumini e si colori oppure riveli qualcosa di inaspettato e per ciò sorprendente, qualcosa che sembra la rivelazione di un segreto del quale forse prima non sapevamo nulla e ora non solo pensiamo di sapere tutto ma è pure una sapienza della quale non possiamo più fare a meno… Ecco: di momenti del genere, di “scoperte” così capaci di generarci una gioia «primitiva, semplice e profonda» ce ne sono a iosa intorno a noi, in qualsiasi parte del mondo. Bisogna solo percepire quel «bisogno organico» di relazione con la Terra, con la Natura, con il paesaggio, e per fare ciò bisogna soltanto essere realmente vivi e per ciò sensibili verso l’ambiente del quale siamo parte.

Ha dunque ragione Russell nel concludere, riguardo quel bisogno, che coloro nei quali è spento «sono di rado completamente sani»: è una mancanza di sanità che, appunto, è probabilmente la conseguenza d’una similare nonché, mi permetto di dire, triste carenza di vitalità. Cioè di vita, vera, piena, compiuta.

Oggi 23/09, ore 18, Valmalenco: un salotto letterario (con degustazione) da NON perdere!

Quello di stasera alle ore 18 a Lanzada, in Valmalenco (la precedente location presso il Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco la si è dovuta cassare per ragioni meteorologiche ma nulla di bello sarà perduto, vedrete!), nell’ambito di ALT[R]O Festival 2023, sarà un salotto letterario più unico che raro. Per il contesto, per la bellezza del luogo per il tema e la sua importanza nella contemporaneità, per il modo con cui verrà disquisito, perché nel corso del dibattito si potranno degustare ottime bevande ma innanzi tutto per la gran pregevolezza di chi animerà la discussione: Daniele Zovi, Davide CinalliLorenzo Pavolini, Davide Sapienza. «Tanta roba» insomma, come si dice oggi, ovvero quattro figure illuminanti sui temi protagonisti dell’incontro alle quali cercherò abbastanza indebitamente di affiancarmi io, apportando il mio contributo, insieme a chiunque vorrà partecipare. E, nel caso, state certi che L’identità fluttuante del paesaggio sarà un evento che vi porterete dentro a lungo, mantenuto ben vivido nel tempo dalle suggestioni e dalle emozioni che vi susciterà.

Ci vediamo questa sera alle 18 in Valmalenco, dunque!

Appuntamento in Valmalenco per ALT[R]O FESTIVAL 2023, sabato 23/09 (e non solo!)

I paesaggi invisibili è il titolo dell’edizione 2023 di ALT[R]O Festival, una delle rassegne dedicate alla montagna più interessanti, coinvolgenti e “alternative” (come dice il nome stesso) tra quelle che animano le montagne italiane, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre. Nell’ambito del suo programma – che potete scoprire quiL’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18.00 al Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera, quindi senza necessità di prenotazione – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso. Ciò grazie ad alcune delle figure più importanti, sensibili e impegnate sui temi del paesaggio e della Natura nel panorama nazionale, capaci di offrire visioni e intuizioni veramente illuminanti al riguardo e verso le quali cercherò di non sfigurare nell’offrire il mio – spero utile – contributo.

In ogni caso, ribadisco, ALT[R]O Festival offre un programma alquanto vario e ovunque intrigante: avete solo l’imbarazzo della scelta riguardo gli eventi proposti, ma non abbiate alcun imbarazzo a partecipare e a interagire nel corso di essi: perché il paesaggio siamo noi e noi tutti costruiamo il paesaggio istante dopo istante, con il nostro viverci dentro, interagendo con ogni suo elemento e così generando quella relazione fondamentale e in costante, fluttuante evoluzione che ci identifica nei confronti del mondo che viviamo e fa del mondo il grande libro sulle cui pagine – che sono il suo paesaggio – scriviamo la nostra storia, chi siamo, cosa facciamo, dove stiamo andando e perché.

Mi auguro dunque che vorrete essere presenti, nei prossimi fine settimana in Valmalenco: sono certo che tornerete a casa portandovi appresso gli effetti di un’esperienza profondamente emozionante.

Per saperne di più o iscrivervi agli eventi che lo richiedono potete scrivere a info@altrofestivalvalmalenco.it oppure a  segreteria@altrofestivalvalmalenco.it o consultare il sito web del festival, nel quale trovate anche i collegamenti alle sue pagine social.

L’identità fluttuante del paesaggio delle nostre montagne

È parecchio significativo considerare che uno degli ambienti glaciali lombardi più visitati e fotografati in assoluto (lo vedete qui sopra), quello del Ghiacciaio di Fellaria in Valmalenco (si faccia una rapida ricerca sul web, a riprova), frequentato sovente da turisti che lo visitano in modi discutibili (vedi la parentesi precedente) e che non di rado escono dal tracciato del sentiero glaciologico che attraversa la zona per scattare il selfie più instagrammabile possibile – con tutti rischi del caso – è in realtà un esempio di ghiacciaio morto. O, per meglio dire usando la corretta definizione, ghiaccio morto,  quello che non essendo più collegato al resto della massa glaciale e non venendo alimentato da essa, è destinato in breve tempo a fondere definitivamente e svanire. In pratica, tutti quei turisti che al Fellaria scattano immagini d’ogni sorta e magari pensano di essere di fronte a una manifestazione della vitalità della Natura montana, inconsapevolmente stanno invece testimoniando la fine di un ghiacciaio ovvero di un’intera piccola “era” climatica, un mondo che sta svanendo, un paesaggio che tra poco tempo sembrerà tutt’altra cosa e magari qualcuno di chi lo vide ancora glacializzato faticherà a riconoscere.

Quello del Fellaria, e di tanti altri luoghi simili sulle nostre montagne, si sta a suo modo trasformando in un “paesaggio invisibile” – anzi, lo è già ora, per certi aspetti – proprio perché sta dimostrando di possedere un’identità fluttuante, e lo fa in modi che sono da un lato affascinanti e, appunto, instagrammabili, dall’altro drammatici e inquietanti.

I paesaggi invisibili è proprio il titolo dell’edizione di quest’anno di ALT[R]O Festival, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre, e L’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18 a Chiesa Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso.

Se volete saperne di più, potete scrivere a segreteria@altrofestivalvalmalenco.it. Per quanto mi riguarda, spero vivamente che vogliate partecipare e portare anche le vostre voci, opinioni, testimonianze, visioni, emozioni, percezioni sul tema, così da generare tutti insieme un prezioso brain storming e un racconto collettivo approfondito che risulterà oltre modo affascinante e illuminante, ne sono certo.

Ogni informazione su ALT[R]O Festival e sul suo programma la trovate nel sito web https://www.altrofestivalvalmalenco.it/.

Vi aspetto/aspettiamo, dunque.

P.S.: l’immagine aerea del Ghiacciaio di Fellaria è tratta dalla pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo e si riferisce alla giornata di rilievo glaciologici effettuata dagli operatori SGL il 9 settembre 2023.

La vera scuola (ora che sta per ricominciare)

Nell’opera di portata capitale dell’educazione dei fanciulli, la montagna ha da svolgere il ruolo più importante. La vera scuola deve essere la natura libera, con i suoi bei paesaggi da contemplare, le sue leggi da studiare dal vivo, ma anche gli ostacoli da superare. Non è nelle anguste aule con le inferriate alle finestre che si formeranno uomini coraggiosi e puri. Diamo loro piuttosto la gioia di bagnarsi nei torrenti e nei laghi di montagna, portiamoli a passeggio sui ghiacciai e sui campi di neve, conduciamoli alla scalata delle grandi vette. Non solo impareranno senza fatica ciò che nessun libro può insegnar loro, non solo si ricorderanno tutto ciò che avranno imparato nei giorni felici in cui la voce del professore si confondeva, per loro, in un’unica impressione con la vista di paesaggi affascinanti e grandi, ma si saranno inoltre trovati in faccia al pericolo e lo avranno gioiosamente sfidato. Lo studio sarà per loro un piacere e il loro carattere si formerà nella gioia.

(Élisée ReclusStoria di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pagg.157-158; 1a ed.1880.)

Già, la montagna può ben essere – lo si usa dire, d’altro canto – “una scuola di vita”: come lo è stata in passato lo può essere oggi e, per molti aspetti, nel futuro. Ma se a qualcuno tale affermazione potrebbe sembrare “retorica” (non di rado per colpa di come la si utilizza), Reclus rimarca da par suo che la montagna è una scuola, punto. Sic et simpliciter.
Poi lo è di vita ovvero per la vita, per il carattere e per lo spirito, per la volontà, per l’intraprendenza e per chiunque e in ogni sua età, nel ragazzino certamente ma, perché no, anche nell’adulto, che tra i monti troverà sempre qualcosa di importante e significativo da imparare.