Il mondo è “bello” perché sottosopra

Conoscerete certamente quel noto motteggio popolare  il quale afferma che «il mondo è bello perché è vario», ma oggi, vista molta parte della realtà corrente, si potrebbe tranquillamente affermare che non è solo “vario”, è proprio sottosopra!

Per dire: c’è un paese che aggredisce un altro paese dicendo di volerlo “denazificare” ma il presidente del paese aggressore è l’idolo degli esponenti e dei simpatizzanti di estrema destra di mezza Europa, cioè di quelli che tutt’oggi più o meno apertamente esaltano fascismo e nazismo. Tuttavia lo stesso paese aggressore ammirato dalla destra assomiglia sempre più a quando si chiamava “Unione Sovietica” ed era il più grande paese di sinistra ovvero comunista, al punto che nelle sue milizie vi si arruolano tizi dichiaratamente comunisti che però poi si ritrovano accanto, dalla loro stessa parte, altri tizi dichiaratamente neofascisti.

Nel frattempo l’Europa si schiera apertamente a fianco del paese aggredito e contro il paese aggressore al quale impone sanzioni durissime ma della cui guerra è il principale finanziatore attraverso l’acquisto dei suoi combustibili fossili – e che siano pagati in dollari, euro o rubli non cambia la sostanza. Di contro, per svincolarsi dalla dipendenza da quei combustibili pensa a riattivare fonti energetiche che aumenterebbero le emissioni di sostanze inquinanti danneggiamenti il clima e causanti l’aumento delle temperature globali, contro il quale aumento da anni sostiene di voler agire e firma accordi e trattati che definisce “vincolanti”.

Intanto, in Italia, un governo presieduto da un primo ministro espressione del più classico capitalismo trova il suo più convinto patrocinatore in un partito politico erede del più acerrimo anticapitalismo, nel mentre che le due maggiori formazioni di destra, sostenitrici di “valori” e “idee” politiche similari, si ritrovano l’una in maggioranza e l’altra all’opposizione e il “leader” di una di esse, acceso sostenitore del suddetto paese aggressore e del suo presidente, va in Polonia e viene letteralmente smerdato da un sindaco locale esponente della stessa destra e acceso oppositore del suddetto paese aggressore e del suo presidente.

Ecco, per dire.

Ah, un’ultima cosa: ieri, 2 aprile, in piena primavera, da me nevicava. A fine gennaio, in (teoricamente) pieno inverno, c’erano 20 gradi e un Sole che spaccava le pietre sparse su prati montani totalmente privi di neve. Già.

Nel frattempo, in Lituania…

Da qualche settimana, in cima a uno dei grattacieli della sede municipale di Vilnius, la capitale della Lituania, è comparso un grande striscione con scritto (in inglese, si vedano le immagini qui sopra) «PUTIN, L’AIA TI STA ASPETTANDO».

All’Aia c’è la sede della Corte Penale Internazionale, quella che giudica sui crimini di guerra e contro l’umanità.

Vilnius, d’altro canto, è una città bellissima. Questo lo aggiungo io, ecco.

[Foto di Diliff, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte: commons.wikimedia.org. Cliccateci sopra per ingrandirla.]

La Russia cos’è?

Se un russo va a Parigi, sa dove va: va in Europa. Se va a Pechino, sa dove va: va in Asia. Il suo problema è che non sa bene da dove viene. La Russia cos’è? Forse per capirlo dovrebbe accettare la sua natura femminile. Si dice “Santa Madre Russia”, eppure per gran parte della sua storia ha aspirato a diventare uomo. Vuole cambiare sesso. Porta la gonna, ma vuole i pantaloni.

[Immagine tratta da www.m100potsdam.org.]
[Viktor Erofeev, intervista pubblicata su Il venerdì di Repubblica, 30 ottobre 2009.]

Ecco, forse, nelle parole di un profondo conoscitore del proprio paese come Erofeev, uno dei motivi per i quali una potenziale grande nazione come la Russia ha finito così tante volte per rovinarsi mettendosi nelle mani dei più biechi autocrati: gli zar, Stalin, i potenti dell’URSS, Putin.

La bellezza delle montagne d’Ucraina

[Foto di Alexandr Podvalny da Unsplash.]

Oltre le verdi colline ondulate della Mittel Land si levavano imponenti pendici boscose fino ai maestosi dirupi dei Carpazi veri e propri. Torreggiavano a destra e a sinistra, e la luce del sole pomeridiano, investendole in pieno, faceva risaltare tutti gli splendidi colori di codesta bella catena, l’azzurro cupo e il viola all’ombra dei picchi, il verde e il bruno là dove rocce ed erba si confondevano, e una prospettiva illimitata di rocce frastagliate e creste aguzze, che si perdeva in lontananza, dove picchi innevati si drizzavano maestosi. Qua e là, imponenti crepacci spaccavano i monti, e in essi il sole ormai declinante di tanto rivelava il bianco schiumare di una cascata. Uno dei miei compagni di viaggio mi ha toccato il braccio mentre, aggirata la base di una collina, compariva l’alta cima incappucciata di neve d’un monte che, per via delle tortuosità del cammino, sembrava starci proprio di faccia.

[Bram Stoker, Dracula, 1897.]

L’immagine mostra un panorama dei Carpazi Orientali Esterni, ovvero la parte della catena montuosa posta in buona parte nel territorio dell’Ucraina, senza dubbio una delle più amene e suggestive. Ecco: se gli uomini di guerra comandati dal Cremlino che hanno aggredito il paese si soffermassero a contemplare la sublime bellezza di questi paesaggi montani ucraini, chissà, forse smetterebbero di devastare anche gli altri.

Geografia e migrazioni

[Immagine tratta da www.agenzianova.com, cliccateci sopra per la fonte originaria.]
Personalmente è da anni (almeno da qui) che vado sostenendo che la questione dell’immigrazione non può e non potrà essere risolta e tanto meno gestita al meglio finché non verrà compresa sul suo piano fondamentale che è quello antropologico, il quale ne sottintende altri – quello storico, quello geografico, sociologico, ambientale eccetera – ma che, appunto, appare come l’ineluttabile contesto entro il quale bisogna analizzare e comprendere la questione.

Ma io non sono nessuno e dunque le mie opinioni valgono per quel che (non) valgono, dunque mi fa molto piacere constatare che un ente scientifico prestigioso come GEA, l’Associazione dei Geografi del Ticino, membro della Associazione Svizzera di Geografia, ha dedicato un numero (il 42 di settembre 2020) della propria rivista “GEA paesaggi territori geografie” alla suddetta questione, con alcuni illuminanti saggi che ne dissertano con quel taglio antropologico suddetto, saldamente ancorato alla dimensione spaziale che la geografia studia e determina. Credo sia una delle poche pubblicazioni, almeno tra quelle reperibili sul web, che affrontino la questione in tal modo, per cui la sua importanza è veramente notevole.

In uno dei saggi della rivista nel quale si occupa della cosiddetta “rotta balcanica”, Valerio Raffaele – geografo, membro dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia – segnala proprio l’inadeguatezza dell’approccio alla questione finora utilizzato dalle istituzioni nazionali e europee la quale a cascata influenza (in un rapporto di causa/effetti viziosamente circolare) le azioni intraprese dalla politica al riguardo:

L’impellente necessità di trovare un reale coordinamento delle politiche migratorie, fondamentale per il futuro stesso dell’Unione Europea, è anche una questione geopolitica. Gli eventi dei primi mesi del 2020, con la minaccia turca di aprire i confini ai migranti nell’area di Edirne, ne sono una chiara dimostrazione. Mettere il proprio futuro nelle mani di un vicino di casa poco affidabile quale è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, per non parlare dell’opportunità o meno di pagare fior di soldi uno Stato dalla marcata deriva autoritaria, costituisce certamente un elemento di estrema debolezza. In una “fortezza Europa” dove i venti sovranisti soffiano forte, emergono tutti i limiti degli Stati-nazione nell’affrontare le nuove migrazioni globali che, per loro natura, richiamano una serie complessa di legami spaziali transnazionali. La questione riguarda anche i diritti umani. Sono ben poche le lapidi con un nome nel cimitero musulmano di Sidirò. Una delle poche porta il nome di Mustafà Rahuan, siriano di Aleppo. I muri voluti dall’Europa uccidono anche chi scappa dalla guerra.

Peraltro è bene rimarcare che in queste settimane l’attenzione del mondo e dei media si è inevitabilmente puntata sul conflitto russo-ucraino ma nel frattempo i flussi migratori Sud-Nord, cioè sostanzialmente quelli con direttrice Africa/Asia Centrale-Europa, continuano e anzi aumentano, come si può evincere dalle statistiche diramate al riguardo dal Ministero dell’Interno italiano ovvero dalle cronache drammatiche che comunque i media forniscono, se le si cercano, come questa. Senza contare che la stessa situazione ucraina acuisce la gravità della situazione, con l’esodo di massa degli ucraini al quale si unisce quello meno ingente ma comunque significativo dei non ucraini, sovente migranti, che vivevano nel paese allo scoppio della guerra.

Insomma: mi auguro vogliate cogliere il mio invito alla lettura della rivista di GEA (lo potete fare qui), sono certo ne potrete trarre delle opinioni assolutamente interessanti e, ribadisco, importanti.