Il riscaldamento globale in montagna – e in podcast

Cliccando sull’immagine in testa al post è possibile riascoltare la puntata numero 5 di “Edizione Straordinaria” su Radio Gwen, andata in onda venerdì 24 febbraio scorso e dedicata al tema del riscaldamento globale in montagna e a tutto quanto ne consegue. Vi ci hanno disquisito sopra Marco Gaia, climatologo di MeteoSvizzeraStephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, Maurizio Dematteis, autore del libro Inverno liquido, e (immeritatamente) io che qui ve ne do notizia ora e vi consiglio di ascoltarla, la puntata, nel caso ve la siete persa.

Buon ascolto!

“Inverno liquido” a Lecco, venerdì 10 marzo

Venerdì 10 marzo prossimo, alle ore 20.45 presso la Sala Don Ticozzi di Lecco, sarà presentato Inverno Liquidoil libro di Maurizio Dematteis Michele Nardelli pubblicato lo scorso gennaio da DeriveApprodi dedicato a «La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa» – come recita il sottotitolo – che sta riscuotendo un notevolissimo interesse e alimentando frequenti dibattiti sui temi di cui si occupa. Cosa inevitabile, mi viene da pensare, per come tali temi si manifestino come ormai altrettanto imprescindibili per i tempi che corrono e per la necessità lampante di ripensare la frequentazione turistica delle nostre montagne (nonché la vitalità socioeconomica delle loro comunità residenti): montagne che peraltro anche quest’inverno, almeno sulle Alpi, ci appaiono drammaticamente povere di neve e di buone prospettive future.

L’incontro-presentazione di Lecco, promosso dalla sezione di Lecco “Riccardo Cassin” del Club Alpino Italiano con la collaborazione delle delegazioni locali di WWF e di Legambiente, si presenta come particolarmente importante e interessante. Innanzi tutto per il prestigio dei relatori invitati e pe la varietà di competenze da essi offerte: Vanda Bonardo, Presidente di CIPRA Italia e Responsabile di Legambiente Alpi, Aldo Bonomi sociologo del territorio e autore della prefazione del libro, Adriana Baruffini, Presidente del CAI di Lecco, Pietro Corti, alpinista e scrittore, Luca Stefanoni, maestro di sci, oltre a chi vi scrive (anche in qualità di collaboratore degli autori per la stesura delle pagine del libro dedicate alle montagne lecchesi). Parimenti, l’evento è importante per la presenza dei rappresentanti delle istituzioni pubbliche dei territori montani lecchesi in diversi modi interessati dal turismo e da progetti di sviluppo relativi, di alcuni dei quali avrete certamente letto sugli organi di informazione (oppure qui sul blog): presenza sostanziale alla quale va dato merito e riconosciuta gratitudine. Il tutto, moderato da Fabio Landrini, giornalista di “Unica TV”.

Ciò mi fa personalmente augurare che nella serata di Lecco possa avviarsi un dibattito intorno alla realtà presente e futura delle montagne lecchesi (rappresentate nel libro di Dematteis e Nardelli dal “caso” dei Piani di Artavaggio) quanto più compiuto e costruttivo – compatibilmente con i tempi di un evento pubblico del genere, ovvio – ma comunque importante già nel suo verificarsi, per il quale e per i cui temi principali un libro come Inverno liquido rappresenta senza alcun dubbio uno strumento di riflessione e comprensione fondamentale. Nel confronto delle rispettive posizioni, e nella condivisione di uno spirito il più possibile franco tanto quanto costruttivo, spero che dalla serata possano uscire opinioni, considerazioni, impressioni, idee, visioni in ogni caso importanti e utili per le montagne di Lecco le quali, con le specifiche peculiarità che esibiscono e per la bellezza che offrono ai loro visitatori, rappresentano un patrimonio naturale, paesaggistico, ambientale e culturale di inestimabile valore il quale, qualsiasi attività vi si ponga in atto e vi si penserà per il futuro, merita solo di essere compreso al meglio, gestito con la massima cura e salvaguardato il più possibile. Per il bene delle montagne stesse e di noi tutti che le amiamo e che le frequentiamo nutrendoci con irrefrenabile passione del loro fascino.

P.S.: cliccando sull’immagine della locandina in testa al post la potrete scaricare in formato pdf.

La siccità della burocrazia (ma non sulle piste da sci)

[Immagine tratta da www.dissapore.com.]
A proposito di quanto ho scritto solo qualche giorno fa sulla realizzazione di bacini idrici per dotarsi di riserve d’acqua in vista di una nuova e probabile siccità ma nei posti sbagliati (ovvero dove non servono per ciò che dovrebbero principalmente servire):

(Il) cosiddetto “piano laghetti” punta a sostenere vecchi e nuovi progetti di invasi artificiali in tutte le regioni con l’obiettivo di evitare la dispersione di acqua e soddisfare il fabbisogno idrico.
Nonostante l’enfasi con cui era stato rilanciato lo scorso anno, finora i risultati del piano laghetti sono stati scarsi: ne sono stati fatti pochi e in ritardo rispetto alle previsioni iniziali. L’invaso di Castrezzato [in provincia di Brescia, n.d.L.] è la dimostrazione delle difficoltà dovute principalmente alla burocrazia: è il primo realizzato in Lombardia, sei anni dopo la legge regionale che aveva consentito di sfruttare le ex cave come bacini artificiali.

Da Cosa è questo “piano laghetti” contro la siccità, articolo pubblicato su “Il Post” in data 1 marzo 2023: lo potete leggere interamente cliccando sull’immagine in testa al post.

A leggerlo, ecco sorgere un’ennesima domanda spontanea: possibile che la realizzazione di bacini idrici in pianura venga resa tanto difficoltosa dalla burocrazia mentre quella dei bacini in montagna al servizio dell’industria dello sci e della produzione di neve artificiale sia così facilitata, vista la frequenza con la quale vengono realizzati un po’ ovunque?

«Un utilizzo molto cautelativo dell’acqua»

[Immagine aerea di qualche giorno fa del Po nel tratto compreso nella provincia di Pavia, dalla quale è evidente la scarsità di acqua presente nel letto del fiume.]
Un servizio originariamente andato in onda giovedì 23 febbraio, nel notiziario di “Unica TV”, (lo potete vedere qui sopra) riporta le dichiarazioni di Massimo Sertori, assessore uscente agli Enti Locali, Montagna e Piccoli Comuni della Regione Lombardia con delega (anche) alla gestione delle acque, in merito alla gravità della situazione idrica in essere e ai forti rischi di una nuova e drammatica siccità nel corso della prossima estate (ne ho già scritto anche qui). Presso atto della realtà di fatto e della notevole mancanza di acqua nei fiumi e nei laghi lombardi, l’assessore dichiara di aver istituito «Il tavolo sulla crisi idrica già nei mesi di dicembre e gennaio invitando a un utilizzo molto cautelativo della risorsa acqua in erogazione a valle dei laghi».

Ribadisco queste parole:

un utilizzo molto cautelativo della risorsa acqua in erogazione a valle dei laghi.

Ora, al di là dei possibili aspetti tecnici e idrologici sottesi a queste parole, legati al fatto che i laghi prealpini fungono da sempre da serbatoi idrici per le pianure, ad ascoltare le parole dell’assessore mi è sorta spontanea e subitanea una domanda: perché un utilizzo molto cautelativo dell’acqua solo a valle dei laghi e non anche a monte? Dalla quale sorge un’altra domanda conseguente: forse perché l’acqua a monte dei laghi, dunque sulle montagne lombarde, è ampiamente utilizzata per alimentare gli impianti di innevamento artificiale delle piste da sci, alquanto promossi, sostenuti e finanziati da Regione Lombardia e dall’assessorato che fa capo a Sertori, i quali in questo ennesimo inverno avaro di neve naturale hanno funzionato a lungo per consentire l’apertura dei comprensori sciistici con gran consumo delle risorse idriche locali (nonché di energia, a sua volta per buona parte ricavata dall’acqua negli impianti idroelettrici)?

Sono domande assolutamente e inevitabilmente spontanee, ribadisco.

P.S.: sia chiaro che la risposta «ma tanto l’acqua consumata per la neve artificiale poi si scioglie e ritorna disponibile» che forse qualcuno potrebbe dare non è ammessa dacché più volte dimostrata equivoca e insostenibile.

Alle 17, su Radio Gwen

Vi ricordo l’appuntamento di oggi, dalle 17 alle 18.30, con la puntata numero 5 di “Edizione Straordinaria” su Radio Gwen, dedicata al tema del riscaldamento globale in montagna e a tutto quanto ne consegue. In onda con me ci saranno Marco Gaia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, autore del libro Inverno liquido.

Per saperne di più sul programma date un occhio qui; per ascoltarlo, cliccate sul pulsante lì sopra.

Ci sentiamo più tardi, dunque!