Ogni volta che ho l’occasione di rivedere e riascoltare Giorgio Gaber, resto sorpreso, sbalordito come la prima volta, meravigliato come se non l’avessi mai sentito infinite altre volte e come se non percepissi il bisogno di risentirlo altrettante volte. Accade di rado, e accade con quei personaggi dei quali capisci da subito il valore umano, la grandezza intellettuale, la genialità sagace e illuminante, la dote rara di ammaliarti e intrigarti facendoti ridere tanto quanto pensare, divertire e riflettere, svagarti e concentrarti, aprirti il cuore, lo spirito, la mente… Tutti elementi, questi, di un’energia vitale imperitura e intramontabile, quella che proprio i più grandi personaggi sanno emanare perennemente ed elargire a chiunque. Presenti sempre, fortunatamente; assenti giammai, necessariamente; rarissimi, tuttavia, per questo ancor più preziosi.
Oggi, Giorgio Gaber avrebbe compiuto 80 anni. Più che un grande personaggio, più che una figura oltre modo necessaria, un uomo, un artista, una voce, un intelletto essenziali: ieri, oggi e sempre.


Quanta gente oggi sa, o dice di sapere (tutto, o quasi), ma in verità non conosce (niente, o quasi) – e non lo sa!

