Non si possono trovare risposte se prima non ci si pone domande

Quanta gente oggi sa, o dice di sapere (tutto, o quasi), ma in verità non conosce (niente, o quasi) – e non lo sa!
Ma si può dire di sapere se non si sente il bisogno di conoscere?

Se non si ha volontà di sapere, non si saprà mai niente.
Perché, per essere chiari, se non si vuole conoscere non si capirà mai nulla.
Se non si capisce, non si conosce veramente e, dunque, non si può dire di sapere.

D’altro canto sapere è potere solo se si può sapere di non sapere mai abbastanza: chi sa di non sapere, saprà sempre più di chi crede di sapere tutto, e avrà su questi (e quelli come lui) ben più potere. Se non si rivendica la libertà di essere sempre curiosi verso il mondo d’intorno per saperne sempre di più, quel mondo diverrà inesorabilmente una prigione, senza muri per il corpo ma gabbie per la mente. Dall’essere detentori di un “potere” all’esserne totalmente privati, in pratica.

In fondo, non si possono trovare risposte se prima non ci si pone domande – e di risposte veramente definitive, tra quelle non basate su dati obiettivi e scientifici, ve ne sono poche, fortunatamente. Porsi domande, e adoperarsi per cercare risposte ad esse, è una delle pratiche intellettuali che rende l’Homo Sapiens degno di tal nome; accettare risposte senza conoscere le relative domande, facendo dunque di esse verità assolute, rende l’uomo una scatola vuota nella quale chiunque può gettare ogni cosa, anche la più infima, nella certezza che per questa sarà assunta.

Alla fine, quella massima di Nietzsche resta – anzi, diventa sempre più fondamentale: «La fede nella verità comincia nel dubbio in quelle “verità”credute sino a quel momento». Sapere che ci sono sempre nuove cose da sapere, questo conta; ed è pure la via migliore per conseguire in modo oggettivo valide verità, ove ve ne siano. Perché ce ne sono, certamente: ma siamo noi, spesso, a non trovarle, o a volerle trovare dove non ce ne siano.

2 pensieri su “Non si possono trovare risposte se prima non ci si pone domande”

  1. Io sono ignorante. Più sono curiosa e più imparo, più mi accorgo di essere più ignorante di quello che credevo. Sapere è non sapere, conoscere è non conoscere. O disconoscere, insomma… …sempre una gran fregatura. E in più, vovono meglio gli ignoranti. Scusa, ma chi ce la fa fare? Buon Natale, scusa l’assenza. Sono in un periodo di non conoscenza, di eremitanza lavorativa. Ops. Vado sul dizionario a verificare l’ultima parola. Un abbraccio.

    1. Infatti, come rimarca il celebre “paradosso dell’ignoranza”, l’ignorante non sa di esserlo (non è in grado di capirlo), mentre il saperlo è paradossalmente (appunto) segno di non esserlo. Quindi rallegrati, cara Nadia! (E personalmente consiglio “romitaggio”, che è un termine antico e desueto, dunque supercool! 😉 🙂 )

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