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Ruchin su “GognaBlog”
Ringrazio di cuore il leggendario Alessandro Gogna che, nel suo “GognaBlog” – uno dei quotidiani digitali d’informazione sulla montagna più influenti, senza dubbio – segnala e riprende l’articolo che sull’ultimo numero del magazine “Uomini e Sport” (nr.32, maggio 2020) ho dedicato alla figura alpinistica e umana di Ercole “Ruchin” Esposito.
“GognaBlog” aveva già trattato in passato la figura di Ercole Esposito, in occasione del settantesimo anniversario dalla scomparsa (vedi qui) ma, come chiosa in questo nuovo articolo, «ritiene che nel caso di Ruchin non sia mai abbastanza…». Be’ non posso che concordare, anche per come mi sia concessa l’occasione di rimarcare la necessaria conoscenza di un personaggio così peculiare e a suo modo unico come Esposito, raccomandando la lettura dell’articolo – che, ricordo, trovate in originale sull’ultimo “Uomini e Sport” presso tutti i punti vendita della catena di negozi Sport Specialist della quale è l’house magazine.
Potete leggere l’articolo su “GognaBlog” (e, se già non lo conoscete, tutti gli altri suoi contenuti) cliccando sull’immagine in testa al post. Buona lettura!
1 agosto, nella mente tutto si rischiara

Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell’essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta… Mi fece tornare in me il raglio d’un asino sulla piazza del mercato. L’asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.
Forse non tutti sanno che L’idiota, uno dei capolavori letterari di Fëdor Dostoevskij (e della letteratura mondiale) dal quale traggo il brano qui sopra, fu composto per buona parte in Svizzera. Un paese, una comunità così diversa eppure così unità, un’idea nazionale, un luogo che ne compendia molti e ne trae uno solo definito come pochi altri, un paesaggio la cui bellezza veramente risulta salvifica e dunque non a caso fece così bene anche alla mente e all’animo del Principe Myškin, per come ce lo rivela Dostoevskij nel passaggio sopra pubblicato del suo romanzo.
Ecco, la Svizzera oggi festeggia la propria festa nazionale e anche a me fa un po’ lo stesso effetto, ogni volta che ci torno – un effetto che a mio modo ho provato a raccontare nel libro che ho dedicato alla città di Lucerna e, per ovvio rimando, al paese nel cui cuore geografico (e spirituale, per molti versi) si trova.
Dunque: auguri, Svizzera, e ancora almeno mille di questi giorni!
Breaking News!!!
La “grande” informazione, quella dei media nazional-popolari, è ormai risaputo che soffra di grossi problemi di qualità, obiettività, attendibilità – è una cosa denunciata di continuo da più voci autorevoli, e pure in questi giorni di notizie a spron battuto sul coronavirus quei problemi li palesa frequentemente.
Di contro l’informazione locale è un mondo a sé, fatto di notiziucole da parrucchieri e ortolani (con tutto il rispetto), soprattutto nelle zone di provincia come quella in cui vivo. Accadono pure qui fatti di cronaca di una certa serietà, sia chiaro, ma sono certamente (e fortunatamente) più rari anche per via della scala geografica ben minore oltre che per l’ambiente sociale alquanto diverso rispetto a quello di una grande città, per dire, che ne varia inevitabilmente la statistica. Così su tali media locali non par vero, nella drammaticità del momento, di poter dare con costanza ai propri lettori, in questi giorni, notizie “serie” e importanti come quelle sul coronavirus. Altrimenti, nella normalità, l’informazione è spesso divertente nella sua vacuità paesana se non a volte quasi grottesca, anche perché questi media locali hanno preso a imitare i grandi organi d’informazioni nelle modalità con cui danno le notizie, probabilmente per darsi un tono da “testata importante” che sennò faticherebbero a guadagnarsi.
Questo per dire che, posto tutto ciò, mi sono ormai cancellato dalle loro newsletter perché, ahimè, veramente quel modo goffamente emulante di fare informazione (locale) a volte raggiunge vette di notevole e un po’ ridicola stortura. Del tipo…
…Sto lavorando alla mia scrivania. D’un tratto sul monitor del pc compare la notifica di una nuova mail. La apro e

“A 2,6 KM DAL TUO INDIRIZZO!“
dice l’oggetto della mail.
«OHMMAMMA!» faccio sgranando gli occhi, «Che diavolo è successo? Un incidente, una frana, un’esondazione, un’esplosione termonucleare?!?» Apro il link con una certa inquietudine e leggo:
“Tutti i numeri vincenti della lotteria dell’Oratorio di San Francesco!”
«Eh? Ma… ma… ma andate a [censura], ecchecavolo!»
Ecco, così. Come fosse l’annuncio dell’arrivo degli alieni o chissà cos’altro di epocale. Invece no.
Be’, d’altronde è meglio che debbano comunicare notizie del genere piuttosto di altre più tragiche; è il bello (o il “brutto”, dipende dai punti di vista) di abitare in provincia. Però, che diamine, un po’ di contegno! Chi si credono di essere, la CNN? Eh?!
Senza paghetta
Non so se pure questa cosa sia una sorta di effetto collaterale del coronavirus, fatto sta che ultimamente sui social circolano più di prima – mi sembra – richieste di “amicizia” equivoche: alcune che quanto meno tentano di darsi un certo tono, in ciò che offrono, altre invece più dirette e esplicite. Però quella qui sotto, ricevuta di recente, è sicuramente parecchio, ehm… suggestiva:

«Senza paghetta» ha scritto!
Ma che teeeenera! Vero?
Be’, anche no, ovvio, ma di certo lo pensano i reggenti dei social, ai quali è pressoché inutile segnalare pagine del genere, scaltramente allusive ma non troppo così da evitare censure, visto che rappresentano una bella fetta del loro guada… anzi, della loro paghetta. Già.