La stagione è salva!

Ciò che si afferma nel titolo di questo articolo, quale compendio dei suoi contenuti, trovo che sia veramente interessante e altrettanto significativo (ne trovate un riassunto qui).

«La neve artificiale salva la stagione».

Passatemi il paragone “forte” (chiedo venia), ma è un po’ come dire che praticando nove rapporti sessuali su dieci con bambole gonfiabili la razza umana sia salva.

E se «La situazione sulle Alpi è ottima» (cosa detta prima delle nevicate di queste ore, la cui entità peraltro è tutta da verificare), di sicuro ci sarà qualcuno che trova la “situazione” con le bambole suddette similmente “ottima”. Basta crederci, ecco.

Per la cronaca, e stando alle ultime stime disponibili, l’Italia è tra i paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale con il 90% di piste innevate artificialmente, seguita da Austria (70%), Svizzera (50%), Francia (39%). La percentuale più bassa è in Germania, con il 25%. (Fonte qui.) Di contro, secondo i dati dell’ultimo bollettino di Arpa Lombardia sulle riserve idriche, pubblicato il 28 dicembre, sulle montagne mancano 426 milioni di metri cubi di acqua del manto nevoso, il 34,6% in meno della media (fonte qui).

La stagione è “salva”, già. E lo sono anche i produttori di bambole gonfiabili, bontà loro.

Ma le montagne intorno? Sono salve?

P.S.: sul tema ne ho scritto anche qui.

Il 2023 de “Il Dolomiti”

L’Altra Montagna”, il nuovo giornale on line da lunedì 8 gennaio che approfondisce i temi ambientali e sociali delle terre alte con il quale avrò l’onore di collaborare, nasce sotto l’egida de “Il Dolomiti”, e sono assai contento di sapere e qui di raccontarvi che per il giornale con sede a Trento il 2023 appena concluso è stato un anno di record. Oltre 87 milioni di pagine visualizzate, con un aumento di più del 50% rispetto all’anno precedente (nel 2022 “Il Dolomiti” era già entrato nel ranking dei primi 1.000 siti in Italia con 57 milioni di pagine visualizzate) e in media circa 150mila utenti unici al giorno (l’anno scorso erano circa 100mila), con punte di oltre 300mila, il che posiziona il giornale ormai stabilmente nelle classifiche dei siti più letti in Italia tra i quotidiani nazionali pur mantenendo la propria anima glocal.

Ma, al di là dei pur fondamentali numeri, sono contento per “Il Dolomiti” perché ho avuto modo di conoscere alcuni componenti della redazione e ho trovato gran belle persone, semplici, preparate, cordiali e sempre disponibili, appassionate del loro lavoro e nei confronti i territori che raccontano, ben consapevoli di ciò che stanno facendo e motivate nel perseguire un miglioramento costante, non solo a livello giornalistico – “L’AltraMontagna” è un’ottima dimostrazione di ciò.

Infine, sono contento per “Il Dolomiti” perché, a fronte di questo rimarchevole successo, posso credere di farci pur minimamente parte, avendo pubblicato nel corso dell’anno numerosi articoli, direttamente o di rimando, grazie alla considerazione che la redazione mi ha riservato (verso la quale non sarò mai abbastanza riconoscente): spero che anch’essi abbiano almeno un poco contribuito al gran successo del giornale. Successo che ugualmente mi auguro possa arridere anche a “L’AltraMontagna”, da lunedì prossimo, insieme a chiunque lo vorrà seguire, leggere, parteciparvi.

Domani sera, a San Vito di Cadore, per discutere del futuro delle montagne cadorine

Domani sera, a San Vito di Cadore, si parlerà di un’altra opera prevista per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 assai contestata da più parti della comunità locale: la variante Anas che prevede di superare il centro di San Vito con un progetto mastodontico e alquanto impattante per il paesaggio locale: una bretella di 2,3 chilometri, due rotatorie, un ponte a unica luce di 80 metri, un viadotto e quattro gallerie antirumore. Ora le attività di scavo sono cominciate: 1,5 chilometri di prato ad alto valore ecologico e paesaggistico, oltre che storico per la presenza di edifici e manufatti secolari (mulini, segherie, filande), in teoria protetta dai piani urbanistici vigenti, sono stati rimossi e al loro posto c’è una lunga striscia di terra brulla delimitata da una recinzione che lambisce addirittura abitazioni e strutture scolastiche. Riassume bene il caso questo articolo su “Altræconomia” di Lucia Michelini, che modererà la serata, così come lo fa il video che è linkato qui sotto:

La variante in realtà era già in programma nell’ambito dal Piano di adeguamento della viabilità statale per i Mondiali di sci alpino del 2021 e il collaudo tecnico si sarebbe dovuto fare entro il 31 dicembre 2022; ciò non è avvenuto e ora la variante è stata riprogrammata nell’ambito delle opere olimpiche, così da facilitarne l’imposizione al territorio in forza dell’importanza dell’evento e del valore politico ad esso sovraccaricato. Contro di essa si è formato il comitato “No variante Anas di San Vito di Cadore” che sta cercando di tutelare il territorio locale, anche per il fatto che il Cadore è una zona soggetta a elevato rischio idrogeologico e che ogni nuova infrastruttura richiederebbe un approfondito studio e lavoro di messa in sicurezza dei versanti soggetti a colate detritiche. Il comitato in effetti non è contrario tout court a una nuova viabilità locale (la quale peraltro serve soprattutto se non unicamente Cortina d’Ampezzo e le sue esigenze turistiche, più che gli altri comuni del Cadore) ma chiede di valutare alternative meno impattanti e obiettivamente più logiche, oltre a sostenere altre iniziative di evidente ausilio al riguardo ma da tempo trascurate dalla politica locale. In primis il blocco del passaggio dei Tir che non hanno nessuno scopo di passare da queste parti se non per mera convenienza economica (la strada statale Alemagna, che attraversa il Cadore, è usata dai Tir come bypass per evitare il pagamento del pedaggio al Brennero), ma anche un potenziamento del trasporto pubblico, che oggi è alla deriva: basti pensare che la domenica non c’è neanche un autobus che collega le vallate del Cadore, per non parlare del trasporto urbano all’interno delle città. Il comitato ritiene che il problema del traffico va affrontato in modo coordinato, trovando delle alternative dove ci sono e non limitandosi alla costruzione di nuove strade: una posizione che non si può non condividere sotto ogni punto di vista e innanzi tutto di quello delle montagne del Cadore che, pur in presenza di una già notevole antropizzazione, il prossimo evento olimpico rischia di cementificare e degradare oltre ogni limite ammissibile.

[Veduta della conca di San Vito di Cadore con sullo sfondo le Cime Belprà e Scotter. Immagine tratta da qui.]
Ribadisco una volta ancora quale sia il nocciolo vero di tali questioni, che non è l’essere contro il “fare cose” in montagna ma il farle male, cioè basandole su meri interessi di parte, incompetenze assortite e trascuratezza nei riguardi dei territori montani invece che su buon senso, visione a lungo termine e contestualità piena con i luoghi in cui si interviene. Trattare le montagne al pari di qualsiasi altro territorio antropizzato e infrastrutturarle di conseguenza non è solo scriteriato ma, in forza delle conseguenze che si cagionano, spesso è persino criminale. Le comunità di montagna hanno bisogno di innumerevoli cose ma se queste non vengono realizzate al meglio finiscono per danneggiare i residenti e la loro quotidianità. Purtroppo ciò è accaduto molte, troppe volte: è bene imparare da quegli errori e fare che non possa più accadere.

Mano al portafogli, che c’è da pagare (sempre di più) le Olimpiadi di Milano-Cortina!

[Foto di Jametlene Reskp su Unsplash, elaborata da Luca.]
«Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 saranno a costo zero per lo Stato italiano e prevedono una spesa di soli 1,3 miliardi di dollari.»

Dicevano questo, già.

Be’, ad oggi i costi ammontano al triplo di quella cifra – considerando che mancano ancora più di due anni all’evento olimpico – e saranno per la gran parte sostenuti da stanziamenti pubblici. Soldi dello Stato italiano dunque, quello che non doveva sostenere nulla.

«Costo zero». Dicevano proprio così.

Così, mentre mettete (mettiamo) tutti insieme mano al portafogli per sborsare quanto necessario ai Giochi suddetti, intanto che servivi e beni essenziali per i territori di montagna continuano a essere definanziati e tagliati, sappiate che non c’è solo la famigerata (e, si spera, definitivamente accantonata) pista di bob di Cortina da dover pagare – noi tutti, ribadisco. Ecco un altro esempio emblematico, al riguardo (cliccate sull’immagine per ingrandirla):


Che gran bella cosa le Olimpiadi, vero? EVVIVA!