Quanto costa l’arroganza? A Cortina d’Ampezzo 81,6 milioni di Euro!

[La vecchia pista di Cortina, abbandonata da anni. Foto di ©Luigi Galiazzo, dal sito www.cipra.org. Nell’immagine sopra, un rendering del più recente – ma ugualmente sconcertante – progetto della pista di bob di Cortina d’Ampezzo; fonte corrierealpi.gelocal.it.]
Dunque, è arrivata un’offerta per costruire la famigerata pista di bob olimpica a Cortina d’Ampezzo, come si legge in queste ore sui media – qui ad esempio. Il progetto è stato ridimensionato rispetto a quello originario, il cui costo aveva superato i 120 milioni di Euro e contro il quale si sono espressi tutti, dal CIO in giù – ovviamente a parte i politici interessati e i loro sodali – ma nonostante ciò siamo ancora a quasi 82 milioni di Euro, salvo aggiustamenti in corso d’opera.

Ottantadue milioni di Euro di soldi pubblici per poco più d’una dozzina di praticanti, e un costo di manutenzione successivo di 1,5 milioni di Euro all’anno a fronte di un’infrastruttura che definire impattante, per il luogo in cui dovrebbe essere realizzata e per il paesaggio cortinese, è eufemistico. Con il fantasma della pista olimpica di Cesana, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 al costo di 110 milioni di Euro e da anni in stato di abbandono e decadenza – la vedete nel video lì sotto, peraltro del 2016.

Tutto questo con il direttore del Comitato Olimpico Internazionale Christophe Dubi che solo pochi giorni fa ha affermato che «la nostra posizione è inequivocabile. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che queste sedi fossero estremamente complesse in termini di costi, in termini di eredità, in termini di tempistiche. Abbiamo promosso l’utilizzo di una pista già esistente». Per tutta risposta, scrive “Il Sole 24 Ore”, «il governo italiano sembra comunque pronto a difendere la sua posizione, se il Cio non dovesse essere d’accordo. E comunque la pista verrà realizzata in ogni caso, trattandosi di un’opera coperta da fondi pubblici».

La pista verrà comunque realizzata, con i soldi dei contribuenti italiani. Già, avete letto bene.

Be’, quegli 81,6 milioni di Euro in realtà non servono a costruire una pista di bob per le competizioni olimpiche ma per edificare un ciclopico monumento all’arroganza e al menefreghismo istituzionale nei confronti delle montagne di Cortina, di chi le abita e di tutti gli italiani le cui tasse contribuiranno alla scriteriata opera.

Va bene così? Tutti d’accordo e (quasi) nessuno contrario?

Giovedì 25 gennaio a Erba, con Marco Albino Ferrari e “Assalto alle Alpi” per il Monte San Primo

Giovedì 25 gennaio alle ore 20.45 presso la sala conferenze “F. Isacchi” di Ca’ Prina a Erba, avrò il grande onore di colloquiare con Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna italiana, e moderare l’incontro – organizzato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – che avrà come protagonista il suo ultimo libro Assalto alle Alpi (Einaudi), una lunga e articolata riflessione – programmatica fin dal titolo – sul presente e sul futuro della montagna, ricca di considerazioni e suggestioni emblematiche dalle quali scaturiscono prospettive e soluzioni nuove, rispettose sia dell’ambiente sia delle persone.

Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura “bellezza”. Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.

[Dall’introduzione al libro.]

Durante l’incontro, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, prenderanno la parola i portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che faranno il punto della situazione sullo stato di avanzamento del dissennato progetto “OltreLario” – un progetto assolutamente “consono” al testo di Marco Albino Ferrari per come la sua sostanza, fatta di nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale a 1100 m di quota, con varie infrastrutture a corredo in una zona estremamente delicata dal punto di vista ambientale, palesi un vero e proprio assalto al San Primo con interventi fuori dal tempo e dalla realtà contemporanea.

Saranno quindi ribadite le contro-proposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile della montagna e sarà possibile partecipare alla raccolta firme, come manifestazione autentica e consapevole di protesta nei confronti della visione a breve termine, adottata dalle Amministrazioni locali, che si ostinano ad ignorare le richieste di confronto da parte della cittadinanza attiva.

Per tutto ciò la serata di giovedì a Erba, grazie alla presenza di una figura tra le più importanti e rinomate nell’ambito culturale di montagna qual è Marco Albino Ferrari, si propone come un’importante e imprescindibile iniziativa di sensibilizzazione per la tutela delle montagne, del San Primo innanzi tutto ma di rimando di tutti gli altri territori sottoposti a tali irragionevoli progettualità, di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e che, finora, ha avuto uno scarso riscontro da parte delle suddette istituzioni ma di contro ha sensibilizzato ampiamente la stampa nazionale e estera, che da tempo non manca di evidenziare le numerose illogicità del progetto.

Per saperne di più sull’incontro potete visitare il sito web del Coordinamento, nel quale trovate ogni altra informazione sul caso del Monte San Primo; qui invece trovate l’evento Facebook.

Dunque, appuntamento giovedì sera 25 gennaio alle 20.45 a Erba: sarà una serata estremamente interessante, da non perdere!

Il “rilancio turistico” del Monte San Primo, un progetto che puzza (veramente)

[Monte San Primo, 17 dicembre 2023.]
A molti di voi che sono a conoscenza e hanno seguito/stanno seguendo la questione del progetto di rilancio e sviluppo turistico del Monte San Primo (“OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” è la denominazione ufficiale), quello per il quale si vorrebbe riportare lo sci su pista a 1100 m di quota dove ormai a fatica nevica e fa freddo abbastanza per sciare spendendo un sacco di soldi pubblici, forse tale progetto è puzzato fin da subito, come si dice in questi casi.

Be’, sappiate che, nel caso, non avete affatto sbagliato e non solo metaforicamente. Sul San Primo si vorrebbero spendere più di due milioni di Euro (parte dei cinque previsti in origine dal finanziamento) per impianti di risalita, piste da sci, innevamento artificiale, parcheggi e quanto di conseguente, ma non c’è la fognatura.

Proprio così. Lo ammette suo malgrado (visto che non può negare l’evidenza dei fatti) lo stesso Comune di Bellagio, nel cui territorio è posto il Monte San Primo e che rappresenta l’ente capofila del suddetto progetto turistico, a seguito di un’interpellanza del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, associazione che fa parte del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Ora capirete bene perché il progetto vi puzza!

Dunque, per capirci: il Comune di Bellagio, insieme alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, preferisce spendere sul San Primo due milioni di Euro di soldi pubblici in un progetto totalmente scriteriato, vista la realtà delle cose, che realizza infrastrutture sciistiche impattanti in un contesto totalmente inadatto, quindi sostanzialmente fallite prima di nascere, e non si adopera affinché vengano spesi per l’implementazione dei servizi di base territoriali a supporto di chi vive e lavora sul Monte, peraltro in opere che andrebbero – queste sì – a migliorare le condizioni ambientali della zona. Per giunta: si vorrebbero portare molti più turisti sul San Primo in forza delle nuove infrastrutture turistiche senza capire che per questo vi sia la necessità inevitabile di un sistema di fognatura e depurazione delle acque reflue consono al luogo e alle esigenze conseguenti? In un territorio, è bene rimarcarlo, noto per il proprio carsismo il cui sviluppo è solo parzialmente conosciuto e dunque assolutamente delicato e vulnerabile: peculiarità che imporrebbero agli amministratori locali di sistemare al meglio la gestione delle acque subito, senza alcun indugio e prima di pensare a qualsiasi altra iniziativa.

Ecco, ora capirete bene anche la visione e la sensibilità che gli enti i quali supportano il progetto di rilancio turistico manifestano riguardo il loro territorio e i suoi bisogni reali!

Fortunatamente, la massima parte dei media e dell’opinione pubblica sta comprendendo perfettamente l’irrazionalità e la pericolosità del progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor”. Eccovi di seguito due delle più recenti testimonianze al riguardo, mentre trovate le numerose altre nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, nella pagina dedicata alla rassegna stampa. Da leggere, ascoltare e considerare approfonditamente.

[Servizio breve ma significativo sul Tg3 regionale del 3 gennaio 2024, dopo il minuto 29′. Cliccateci sopra per vederlo.]
[Articolo sul settimanale “Oggi” del 28 dicembre 2023. Cliccateci sopra per leggerlo.]
 

Il Monte San Primo, la neve (che non c’è) e il freddo (che è caldo)

Andremo a sostituire gli impianti di risalita con un tapis roulant proprio perché è più sostenibile, ovvero il tracciato della pista Baby che si trova in un canalone. Per inciso oggi sul San Primo c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi.

Così si è espresso più volte sui media (ad esempio qui il 5 dicembre scorso) il Sindaco di Bellagio riguardo il progetto di sviluppo turistico (e, in particolare, di nuove infrastrutture sciistiche) sul Monte San Primo, per il quale si vorrebbero spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici.

Ecco qui sotto, nelle immagini dello scorso 23 dicembre, il “canalone” citato dal Sindaco dove «c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi»:

[Fotografie di Nunzia Rondanini, tratte dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]
Domanda: i responsabili degli enti pubblici (Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Regione Lombardia) che sostengono il suddetto progetto, ci sono o ci fanno? Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma è inevitabile chiederne conto vivendo tutti quanti – anche il Sindaco di Bellagio, spero – nella realtà e non in una finzione dove valga tutto.

Be’, posto quanto sopra, personalmente resta il dubbio che mi si formulò in testa la prima volta che lessi sulla stampa di questo progetto sul San Primo, cioè che si trattasse di uno scherzo ben congegnato – d’altro canto quelle prime notizie uscirono intorno al 1° di aprile, il dubbio era più che legittimo. Perché veramente non si può essere (e apparire) seri proponendo un progetto talmente scriteriato.

Pista di bob di Cortina, per qualcuno non c’è limite al peggio

Per passare dalla tragedia alla farsa il passo può essere breve un po’ ovunque, ma come in Italia si riesca a passare con altrettanta rapidità dalla farsa alla pagliacciata bella e buona, con figuraccia planetaria annessa, è qualcosa di effettivamente raro se non unico:

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo de “Il Dolomiti”. Invece qui “Il Post” ricostruisce la grottesca vicenda della pista di bob olimpica di Cortina, che qualsiasi persona dotata di ordinario buon senso riterrebbe chiusa e da dimenticare velocemente e invece continua in modi sempre più sconcertanti. Modi per i quali i cittadini italiani potrebbero pagare ben 120 milioni di Euro, è bene ricordarlo.

P.S.: i numerosi articoli che ho dedicato alla pista di bob cortinese li trovate qui.