Incendi boschivi dolosi e fuochi d’artificio colposi

[Foto di Eros Maggi, tratta da www.leccotoday.it.]
Dalle mie parti, ovvero nelle località che si affacciano sulle rive del Lago di Como, è periodo di spettacoli pirotecnici: d’estate quasi ogni paese ne offre uno, in occasione di sagre, feste patronali, ricorrenze locali o semplicemente per il sollazzo dei turisti presenti. Peccato che pure qui ogni anno, e in maniera crescente, i boschi e le montagne sovrastanti quelle località sono sempre più in preda agli incendi, sovente colposi se non dolosi, che distruggono centinaia di ettari di patrimonio forestale, ne uccidono la fauna selvatica e degradano il paesaggio. D’altro canto è una situazione diffusa un po’ ovunque in Italia, inutile rimarcarlo.

Ora, so bene che andare contro a certe consolidate tradizioni paesane, dalle nostre parti, sia come bestemmiare in chiesa, ma la contraddizione tra la situazione sempre più grave degli incendi boschivi, con i relativi ovvi divieti assoluti di accensione di qualsiasi cosa che possa ardere, e lo sparare in aria dai dardi infuocati che poi rischiano di cadere in qualche area boscata è evidente, così come lo sia il fatto che, pur tra le mille garanzie che si possono prendere al riguardo, il pericolo di nuovi inneschi incendiari resta forte. Così, leggere in occasione di uno di questi spettacoli pirotecnici da parte delle istituzioni locali di un luogo il cui territorio montano è stato recentemente devastato da un grande incendio che «Si terranno quindi regolarmente anche i tradizionali e attesissimi fuochi d’artificio, da sempre punto di forza della festa e appuntamento simbolo profondamente sentito dall’intera comunità e dai tanti turisti presenti», cioè dando molta più importanza al mero svago di residenti e turisti invece che alla tutela dei propri boschi e di chi vi abita appresso, a me lascia parecchio perplesso. Non tanto per l’evento in sé ma, appunto, per la superficialità che si coglie in quell’affermazione e per la mancanza di coscienza civica e ambientale che invece qualsiasi amministrazione pubblica per prima dovrebbe manifestare, dando il buon esempio a residenti e turisti: una cosa che peraltro rappresenterebbe, di questi tempi, motivo di lustro per il luogo (qualsiasi esso sia) con relativo ritorno d’immagine sui media. Ma temo che la nostra politica, ormai troppo tronfia e piena di sé, a elaborare queste considerazioni non ci arrivi proprio.

Insomma, anche qui io ci vedo un’ennesima manifestazione della scarsa considerazione che in Italia abbiamo verso l’ambiente naturale e i suoi molteplici problemi legati al peggiorare della crisi climatica e ad altre criticità ecologiche contemporanee. Non a caso Regione Lombardia destina per tutto il proprio territorio solo 1,3 milioni di Euro per la manutenzione preventiva delle aree boschive dal rischio incendi: prova evidente di quanto poco il tema interessi alla politica e quanta considerazione autentica destini al patrimonio naturale governato.

Se una volta, quando di cose così suggestive e insolite a cui assistere non ce n’erano molte, i fuochi d’artificio potevano sicuramente rappresentare un «appuntamento simbolo profondamente sentito» dalle comunità e dai luoghi con vocazioni turistiche, oggi, nel mondo in cui viviamo con tutto quanto d’altro ha da offrire (anche in alternativa agli spettacoli pirotecnici: droni, luci laser, coreografie luminose, eccetera), con le criticità ambientali che dobbiamo affrontare e con la necessaria elaborazione di una coscienza ecologica collettiva atta a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, be’, con  tutto il rispetto per le “tradizioni simboliche e profondamente sentite” una bella e articolata riflessione sull’opportunità di bandire gli spettacoli pirotecnici – almeno in certe situazioni – la farei. Anche perché, forse, è giunto il momento di innovare certe usanze tradizionali obiettivamente ormai monotone e stantie quando non anacronistiche: in fondo non è vero che «La tradizione è un’innovazione ben riuscita»?

(Tutte le foto presenti nell’articolo sono tratte da www.leccotoday.it.]

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