La geografia è pericolosa

La geografia è pericolosa, perché non mente. La geografia rende liberi, invita all’esplorazione, alla scoperta, alla realizzazione di un legame più forte con tutto ciò che sta intorno a noi. Per questa ragione una relazione primaria e fondamentale è stata trasformata, per una larga maggioranza dell’umanità inurbata, in un coacervo di paure e istinti aggressivi, inevitabilmente destinati a scaricarsi sul territorio in forma di prevaricazione, noncuranza, distacco: una relazione che tanto somiglia a quel criceto che invece di procedere resta immobile correndo nel cerchio, e che a sua volta si riflette nell’impoverimento dell’alfabeto emozionale dell’immaginario individuale e collettivo.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.13.)

In Piazza del Sole

Recatevi, una sera limpida di tardi autunno, poco prima che venga notte, in Piazza del Sole; fermate i passi di qua del cerchio luminoso entro cui continua la vicenda degli uomini; guardate, di fronte, la gran massa cupa compatta della rupe, si cui sta, affilato come in un’attonita attesa, il Castello d’Uri: nell’intenta contemplazione accoglierete nell’animo una voce intensamente segreta e, malgrado il muto urto del tempo, consolante.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.13-14.)

Una necessaria soppressione

Quasi dappertutto l’operazione di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero. Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici, e si è espansa, attraverso tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero. Non è certo che sia possibile rimediare a questa lebbra, che ci sta uccidendo, senza cominciare dalla soppressione dei partiti politici.

(Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, Castelvecchi, Roma, 2008; 1a ed. 1950.)

La maschera di Nabokov

«Pensa mai ai suoi lettori quando scrive?»
«No», dichiara Nabokov, «non quando scrivo. Ma a volte mi capita di sognare una sala piena di lettori dei miei libri, e tutti quei lettori tengono davanti al viso una maschera che è il ritratto di Vladimir Nabokov.»

(Jan BrokkenBagliori a San Pietroburgo, Iperborea, 2017, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, pagg.157.)