Alpes

Alpes è un’altra di quelle realtà culturali che, a mio modo di vedere, devono essere assolutamente conosciute.

Così si legge, sul sito web, al proposito:

Alpes è un’officina culturale di luoghi e paesaggi che, partendo da quello alpino, si è aperta nel corso degli anni a tutti i temi che riguardano i popoli e le storie delle ‘Terre Alte’ così come al paesaggio urbano. Dal 2012, con la sua attività, propone e realizza iniziative per una nuova forma di fruizione e studio dei territori.

Prendendo le mosse da tale identificativo punto di partenza, potrei scrivere moltissimo per delineare il valore di Alpes, ma preferisco invece restare a quell’iniziale definizione – che peraltro trovate fin sulla home page del suddetto sito, come fosse una sorta di motto “programmatico”: officina culturale di luoghi e paesaggi.

Perché c’è già tutto quanto, lì dentro, riguardo Alpes:

  • Un’officina: l’ambito ove si crea, si fa, si producono opere in quanto attrezzato esso a creare, appunto, a realizzare qualcosa di valore caratteristico se non unico, di artigianale nel senso originario del termine – direttamente derivante da artes, “arte”.
  • Culturale: nell’officina di cui ho appena detto si produce cultura. Serve denotare quanto (drammatico, disperato) bisogno di tale produzione vi sia, nel mondo contemporaneo e in particolare dalle nostre italiche parti? Ecco, dunque non c’è altro da aggiungere, al riguardo.
  • Di luoghi: cioè gli spazi vissuti dall’uomo, quelli che generano emotività e identità culturale, nei quali l’uomo riflette sé stesso e la propria civiltà nel contempo venendone influenzato, gli spazi ai quali vi si rapporta attraverso il fondamentale legame antropologico che sostanzialmente ci permette di essere animali civili e civilizzati, in grado di territorializzare lo spazio vissuto (rendendolo effettivamente “luogo”, dunque dotato d’un peculiare Genius Loci) e di lasciare in esso i propri segni di presenza, esistenza, consistenza, essenza.
  • E paesaggi: il paesaggio che è la forma dell’ambiente determinata dalle fisionomie di esso e dalle conseguenti relazioni determinate dalla presenza e dall’azione dell’uomo. Ovvero: se il luogo è lo spazio emotivamente vissuto e per questo generante identità, il paesaggio è la percezione e la cognizione di quel luogo, cioè l’identificazione intellettuale di esso.

Ecco: in questi quattro elementi, che formano il suddetto “motto programmatico”, c’è tutto quanto è Alpes. Ma non solo: a ben vedere c’è pure tutto, o quasi, il rapporto che lega l’uomo al territorio, in senso filosofico – attraverso i rimandi culturali denotati – ma ancor più in senso attivo, attraverso il creare cultura legata a quel rapporto e che di esso sia effetto tanto quanto causa. Per questo, ribadisco, conoscere Alpes ritengo sia qualcosa di doveroso e fondamentale.

Cliccando sull’immagine in testa al post potrete visitare il sito web di Alpes e conoscere l’officina con ben maggiori dettagli. C’è tanto da scoprire – il team, gli autori, gli eventi, lo store… – e da conoscere, ve lo assicuro.

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Davide Sapienza, “I Diari di Rubha Hunish (Redux)”

Il “viaggio”. Quante definizioni, più o meno personali, si possono rendere interpretative del concetto e della pratica del viaggiare, di cosa possa essere, significare, rappresentare, elargire a chi la esercita? Il viaggio può svolgersi dall’altra parte del mondo o appena fuori la porta di casa; si può affrontare con mille attitudini, spiriti, predisposizioni di mente e d’animo, filosofie diverse; può essere turistico, culturale, avventuroso, esplorativo… può essere un motivo di relax, uno svago, un’esperienza, una fuga.

Oppure, il viaggio può essere la goccia che fa traboccare il tempo – come si legge sulla quarta di copertina de I Diari di Rubha Hunish, il masterpiece di Davide Sapienza che in questo marzo 2017 torna nelle librerie in versione Redux (Lubrina Editore, Bergamo; postfazione di Tiziano Fratus) ovvero integrata con sette nuovi capitoli e una parte inedita intitolata Il Tempo della Terra, che in qualche modo rappresenta il principale aggiornamento “spirituale” dell’essenza del libro, ma di contro recuperando l’originale (e celeberrima) copertina dell’edizione 2004 – la prima, quella edita da Baldini Castoldi Dalai.

Rubha Hunish è la terra più settentrionale della celebre isola scozzese di Skye: una scogliera brulla, di quelle tipiche delle Highlands, un promontorio erboso che si allunga nel Mare del Nord apparentemente senza molte attrattive se non quelle date dalla selvatichezza del paesaggio. (continua…)

(Leggete la recensione completa de I Diari di Rubha Hunish (Redux) cliccando sulla copertina del libro in testa al post, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Davide Sapienza, “Camminando”

camminando-coverNegli ultimi anni, di libri sul camminare ne sono usciti a iosa: molti interessanti, alcuni del tutto superflui e chiaramente legati a una certa moda editoriale in materia, alcuni altri invece più vicini a una visione della pratica del cammino più genuina e meno legata a luoghi comuni di matrice modaiola, appunto. Tutti, inevitabilmente, scritti da “camminatori” – ma è forse qui, il vero punto della questione, ovvero che non siano tanto i libri ma i loro autori, veramente animati dall’autentico spirito alla base del camminare: azione ancestrale e primaria per gli esseri viventi terrestri che tuttavia l’uomo ha reso (e dovrebbe continuare a rendere a maggior ragione oggi, in qualità di creatura presumibilmente più intelligente delle altre) esercizio filosofico e olistico, pratica di costruzione del proprio mondo e non solo (o non più solo) di esplorazione, nonché esperienza di altissima natura estetico-espressiva assolutamente vicina, per molti aspetti al gesto artistico, come ho scritto qui.
Davide Sapienza credo sia uno di quei camminatori “autentici”, e questo suo Camminando (Lubrina Editore, Bergamo, 2014) è un’opera che lo dimostra perfettamente; anzi, dopo averlo letto ed essendo entrato in contatto con la sua “essenza” – letteraria, filosofica, spirituale, speculativa – mi viene da ritenere che questo non sia un libro nato da una o più esperienze di cammino, come tantissimi altri, ma sia di suo un cammino i cui passi sono le pagine che scorrono sotto gli occhi del lettore come un sentiero immateriale tanto quanto lo è il corpus emotivo che nella sua interezza sorregge la vita quotidiana, intangibile eppure imprescindibile per sentirsi realmente vivi…

Sapienza-Corriere-Web-Bergamo-593x443(Leggete la recensione completa di Camminando cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)