Giovedì 25 gennaio a Erba, con Marco Albino Ferrari e “Assalto alle Alpi” per il Monte San Primo

Giovedì 25 gennaio alle ore 20.45 presso la sala conferenze “F. Isacchi” di Ca’ Prina a Erba, avrò il grande onore di colloquiare con Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna italiana, e moderare l’incontro – organizzato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – che avrà come protagonista il suo ultimo libro Assalto alle Alpi (Einaudi), una lunga e articolata riflessione – programmatica fin dal titolo – sul presente e sul futuro della montagna, ricca di considerazioni e suggestioni emblematiche dalle quali scaturiscono prospettive e soluzioni nuove, rispettose sia dell’ambiente sia delle persone.

Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura “bellezza”. Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.

[Dall’introduzione al libro.]

Durante l’incontro, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, prenderanno la parola i portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che faranno il punto della situazione sullo stato di avanzamento del dissennato progetto “OltreLario” – un progetto assolutamente “consono” al testo di Marco Albino Ferrari per come la sua sostanza, fatta di nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale a 1100 m di quota, con varie infrastrutture a corredo in una zona estremamente delicata dal punto di vista ambientale, palesi un vero e proprio assalto al San Primo con interventi fuori dal tempo e dalla realtà contemporanea.

Saranno quindi ribadite le contro-proposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile della montagna e sarà possibile partecipare alla raccolta firme, come manifestazione autentica e consapevole di protesta nei confronti della visione a breve termine, adottata dalle Amministrazioni locali, che si ostinano ad ignorare le richieste di confronto da parte della cittadinanza attiva.

Per tutto ciò la serata di giovedì a Erba, grazie alla presenza di una figura tra le più importanti e rinomate nell’ambito culturale di montagna qual è Marco Albino Ferrari, si propone come un’importante e imprescindibile iniziativa di sensibilizzazione per la tutela delle montagne, del San Primo innanzi tutto ma di rimando di tutti gli altri territori sottoposti a tali irragionevoli progettualità, di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e che, finora, ha avuto uno scarso riscontro da parte delle suddette istituzioni ma di contro ha sensibilizzato ampiamente la stampa nazionale e estera, che da tempo non manca di evidenziare le numerose illogicità del progetto.

Per saperne di più sull’incontro potete visitare il sito web del Coordinamento, nel quale trovate ogni altra informazione sul caso del Monte San Primo; qui invece trovate l’evento Facebook.

Dunque, appuntamento giovedì sera 25 gennaio alle 20.45 a Erba: sarà una serata estremamente interessante, da non perdere!

Un autorevole appello contro la cementificazione “olimpica” delle Alpi lombarde e venete

A tanti appassionati di montagna il nome di Luca Calvi non giungerà nuovo, ancor più se frequentano eventi pubblici – serate, proiezioni, festival – con la presenza di noti alpinisti. Calvi è uno dei più formidabili traduttori in circolazione (non solo di cose di montagna) e poi storico dell’alpinismo, alpinista a sua volta, docente universitario e non ultimo scrittore: del suo recente Lost in Translation ho scritto qui. Ma per tutto questo – e viceversa – Luca Calvi è un grande appassionato, studioso, culture e frequentatore di montagne: mi viene da pensare che soprattutto in forza di ciò ha pubblicato sulle sue pagine social una sorta di fervido appello, quasi un’invocazione rivolta alle comunità che abitano i territori interessati dalle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e della infrastrutture turistiche ad esse collegate.

Un messaggio che molti stanno commentando definendolo un piccolo ma importante “manifesto” sulla questione: sono assolutamente d’accordo con questo parere e con le considerazioni espresse da Calvi in esso, dunque ve lo propongo. Di sicuro la sua brevità è inversamente proporzionale all’importanza e al valore di quanto vi è scritto e delle riflessioni che, mi auguro, vi porterà a elaborare.

Ringrazio molto Luca che mi ha concesso di poterlo ripubblicare qui.

A tutte le località interessate.
E a chi ci abita.
ABSIT INIURIA VERBIS!
Non voglio accusare nessuno e non voglio pensare male di nessuno.
Però…
A nessuno passa per la testa che, con queste Olimpiadi, faranno alle Dolomiti (e non solo di Cortina…) e alle montagne di Bormio ciò che vent’anni fa hanno fatto al Piemonte?
Costruzioni… Cemento…. E poi, tutto a marcire.
Ma davvero pensate di valorizzare in questo modo le Dolomiti di Cortina o le montagne di Bormio, o di aiutare chi ci vive a potersi evolvere in modo sostenibile, senza devastare cioè la propria ricchezza (e unicità)?
Vi stanno gettando negli occhi al posto della sabbia decine di progetti con le promesse di piogge di milioni.
I soldi saranno intascati e spartiti. Non da voi.
A voi rimarrà lo strazio delle vostre bellezze e tanto cemento di cui non saprete che farvene.
Oltre a qualche altro ecomostro.
Salvate le Dolomiti e le montagne di Bormio da chi dice di volerle valorizzare e da chi dice di volerle preservare.
Riappropriatevi della vostra Grande Bellezza e Grande Ricchezza.
Fatevi costruire le strade e le infrastrutture, altro che impianti di qua e impianti di là. Turismo sostenibile e che funzioni almeno dieci mesi all’anno, altro che sci da pista con collegamenti e impianti su tutto l’arco alpino!
Istruite il turista, e vedrete che tornerà ringraziandovi due volte.

[Nell’immagine in testa al post: un rendering del nuovo – e orribile – Ski Stadium di Bormio; fonte www.sondriotoday.it/. Qui sopra: il rendering del più recente – ma ugualmente sconcertante – progetto della pista di bob di Cortina d’Ampezzo; fonte corrierealpi.gelocal.it.]

Il “rilancio turistico” del Monte San Primo, un progetto che puzza (veramente)

[Monte San Primo, 17 dicembre 2023.]
A molti di voi che sono a conoscenza e hanno seguito/stanno seguendo la questione del progetto di rilancio e sviluppo turistico del Monte San Primo (“OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” è la denominazione ufficiale), quello per il quale si vorrebbe riportare lo sci su pista a 1100 m di quota dove ormai a fatica nevica e fa freddo abbastanza per sciare spendendo un sacco di soldi pubblici, forse tale progetto è puzzato fin da subito, come si dice in questi casi.

Be’, sappiate che, nel caso, non avete affatto sbagliato e non solo metaforicamente. Sul San Primo si vorrebbero spendere più di due milioni di Euro (parte dei cinque previsti in origine dal finanziamento) per impianti di risalita, piste da sci, innevamento artificiale, parcheggi e quanto di conseguente, ma non c’è la fognatura.

Proprio così. Lo ammette suo malgrado (visto che non può negare l’evidenza dei fatti) lo stesso Comune di Bellagio, nel cui territorio è posto il Monte San Primo e che rappresenta l’ente capofila del suddetto progetto turistico, a seguito di un’interpellanza del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, associazione che fa parte del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Ora capirete bene perché il progetto vi puzza!

Dunque, per capirci: il Comune di Bellagio, insieme alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, preferisce spendere sul San Primo due milioni di Euro di soldi pubblici in un progetto totalmente scriteriato, vista la realtà delle cose, che realizza infrastrutture sciistiche impattanti in un contesto totalmente inadatto, quindi sostanzialmente fallite prima di nascere, e non si adopera affinché vengano spesi per l’implementazione dei servizi di base territoriali a supporto di chi vive e lavora sul Monte, peraltro in opere che andrebbero – queste sì – a migliorare le condizioni ambientali della zona. Per giunta: si vorrebbero portare molti più turisti sul San Primo in forza delle nuove infrastrutture turistiche senza capire che per questo vi sia la necessità inevitabile di un sistema di fognatura e depurazione delle acque reflue consono al luogo e alle esigenze conseguenti? In un territorio, è bene rimarcarlo, noto per il proprio carsismo il cui sviluppo è solo parzialmente conosciuto e dunque assolutamente delicato e vulnerabile: peculiarità che imporrebbero agli amministratori locali di sistemare al meglio la gestione delle acque subito, senza alcun indugio e prima di pensare a qualsiasi altra iniziativa.

Ecco, ora capirete bene anche la visione e la sensibilità che gli enti i quali supportano il progetto di rilancio turistico manifestano riguardo il loro territorio e i suoi bisogni reali!

Fortunatamente, la massima parte dei media e dell’opinione pubblica sta comprendendo perfettamente l’irrazionalità e la pericolosità del progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor”. Eccovi di seguito due delle più recenti testimonianze al riguardo, mentre trovate le numerose altre nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, nella pagina dedicata alla rassegna stampa. Da leggere, ascoltare e considerare approfonditamente.

[Servizio breve ma significativo sul Tg3 regionale del 3 gennaio 2024, dopo il minuto 29′. Cliccateci sopra per vederlo.]
[Articolo sul settimanale “Oggi” del 28 dicembre 2023. Cliccateci sopra per leggerlo.]
 

Il Monte San Primo, la neve (che non c’è) e il freddo (che è caldo)

Andremo a sostituire gli impianti di risalita con un tapis roulant proprio perché è più sostenibile, ovvero il tracciato della pista Baby che si trova in un canalone. Per inciso oggi sul San Primo c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi.

Così si è espresso più volte sui media (ad esempio qui il 5 dicembre scorso) il Sindaco di Bellagio riguardo il progetto di sviluppo turistico (e, in particolare, di nuove infrastrutture sciistiche) sul Monte San Primo, per il quale si vorrebbero spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici.

Ecco qui sotto, nelle immagini dello scorso 23 dicembre, il “canalone” citato dal Sindaco dove «c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi»:

[Fotografie di Nunzia Rondanini, tratte dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]
Domanda: i responsabili degli enti pubblici (Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Regione Lombardia) che sostengono il suddetto progetto, ci sono o ci fanno? Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma è inevitabile chiederne conto vivendo tutti quanti – anche il Sindaco di Bellagio, spero – nella realtà e non in una finzione dove valga tutto.

Be’, posto quanto sopra, personalmente resta il dubbio che mi si formulò in testa la prima volta che lessi sulla stampa di questo progetto sul San Primo, cioè che si trattasse di uno scherzo ben congegnato – d’altro canto quelle prime notizie uscirono intorno al 1° di aprile, il dubbio era più che legittimo. Perché veramente non si può essere (e apparire) seri proponendo un progetto talmente scriteriato.

La clamorosa bellezza del Monte San Primo

La bellezza del Monte San Primo, su tutti i suoi versanti, ha qualcosa di clamoroso. È impossibile non stupirsi di tutto ciò che sa offrire, e di come ogni cosa che compone il suo paesaggio – dalla più evidente e referenziale a quelle minime e meno visibili – sia in grado di suscitare profonda emozione.

Impossibile, sì, a meno di manifestare una miseria mentale e un’aridità d’animo di rara gravità. Come pare che manifestino coloro i quali vorrebbero trasformare il San Primo nell’ennesimo squallido divertimentificio montano, in barba a qualsiasi logica – ambientale, economica, sociale, culturale, politica. A qualsiasi, nessuna esclusa.

Il Monte San Primo potrebbe diventare – come in effetti già è, per chi lo sa comprendere – un luogo di educazione ambientale e di didattica sulla bellezza del paesaggio più unico che raro, dotato in tal senso e in ogni altro afferente di enormi potenzialità. Nonché, più semplicemente ma niente affatto banalmente, un luogo nel quale stare bene, a contatto con uno degli ambienti naturali più belli di questa porzione di mondo pur rimanendo così vicino alla parte più pesantemente antropizzata del Nord Italia. Tanta roba, quasi inestimabile nell’epoca che stiamo vivendo, e un tesoro altrettanto eccezionale per il suo intero territorio e chiunque abbia la fortuna di abitarlo e viverlo.

Come si può osservare un luogo del genere con occhi, mente e animo tanto biechi, voraci, prepotenti? Come si fa a restare tanto insensibili alla sua grande bellezza?

Io non riesco proprio a capacitarmene.

[Anche il segretario (personale a forma di) cane Loki dimostra di apprezzare la bellezza del Monte San Primo ben più che i politici locali che hanno nelle mani il suo destino.]
P.S.: le immagini sono mie e in quanto tali di certo mediocri, non essendo io un fotografo con attrezzature degne, ma nonostante ciò credo possano ben illustrare e far capire quanto avete appena letto.