Ciclovie montane, “cattedrali nel deserto” turistico del futuro prossimo

Quanto vale una radice?
Un gradino di pietra, un muro storto? Un piccolo solco inciso nella cotica erbosa, contornato dai rododendri?
Cosa rappresenta una vecchia pista? Un’antica via? Cosa giustifica la cancellazione dei segni di passaggio impressi nei sentieri noti e meno noti disseminati sulle nostre montagne?
Per secoli abbiamo camminato a piedi per queste vie accidentate, aperte a tutti. Generazioni di donne e uomini hanno vissuto e lavorato lungo questi sentieri. Oggi stanno sparendo, non tanto per l’assenza di una misurata manutenzione ordinaria collettiva, ma per l’insana follia di “valorizzazione” che li vede sacrificati in nome di nuove accessibilità.
Mentre in città i camion spianano i ciclisti per l’assenza di piste ciclabili, in Valtellina si spianano i sentieri per il sollazzo su due ruote.
Tra Retiche ed Orobie un esercito di ruspette ed escavatori liscia, scassa e spiana, senza ritegno, senza pudore.
Ricordatevi che la terra con acqua diventa fango.
Maledetti.

Non posso che concordare, pienamente e amaramente ma pure nervosamente, con quanto afferma Michele Comi – guida alpina della Valmalenco, assai nota e rinomata, che ciò che scrive se lo vede davanti quotidianamente – riguardo il fenomeno delle ebike in montagna, la cui trasformazione in moda turistica massificata è diventato ormai il nuovo “mantra” politico di tanti comuni in crisi con il turismo sciistico, in forza del cambiamento climatico in corso, che intendono così “destagionalizzare” (?) i flussi turistici, fregandosene bellamente della salvaguardia dei propri territori e ignorando che è la loro tutela a rappresentare il valore turistico assoluto il quale può fare la fortuna di essi nel lungo periodo, mentre al contrario, con certe iniziative pensate con la pancia più che con la testa (e sovente realizzate parimenti: basta constatare la pessima qualità di certi lavori a scopo turistico in quota), ci si fa illudere di un successo effimero – ma facile da vendere nella propaganda elettorale agli elettori troppo svagati – e così si ignora che ci si sta scavando la fossa sotto i piedi, a sé stessi e all’intera comunità che si amministra.

Ma attenzione: ogni fenomeno sociale e di costume che viene trasformato in “moda” si sviluppa lungo una parabola che conosce un’ascesa e poi inevitabilmente registra una conseguente discesa e un declino. Bene, vi sono già segnali in tal senso, riguardo il fenomeno dell’ebiking montano. E se tutto quello scassare le montagne per farci passare orde di cicloturisti d’ogni genere e sorta, in primis quelli meno avvezzi alla pratica, rappresentasse già ora la costruzione di un’enorme e devastante cattedrale montana nel deserto turistico prossimo venturo?

P.S.: ovviamente, il “problema” non sono le mtb, elettriche o muscolari che siano, e chi intende utilizzarle, ma la trasformazione della loro pratica in un ennesimo strumento di svendita commerciale e monetizzazione dei territori montani a beneficio della loro turistificazione massificata e a totale discapito della salvaguardia del loro ambiente naturale e del paesaggio. Sia ben chiaro ciò.

Giuseppe Cederna e la “Montagna Sacra”, sabato 15 luglio

Il progetto della “Montagna Sacra, inizialmente disapprovato da alcuni per ragioni varie tanto rispettabili e utili al dibattito quanto a volte sbrigative e poco approfondite, con il tempo sta riscuotendo sempre più consensi e sostegni in forza della crescente comprensione diffusa del suo messaggio di fondo: la riflessione sul senso del limite e sul portato dell’invasività umana nell’ambiente naturale, innanzi tutto montano ma non solo. L’invito simbolico a non salire sul Monveso di Forzo, vetta del Parco Nazionale del Gran Paradiso scelta come “Montagna Sacra” dal comitato promotore del progetto, del quale mi onoro di fare parte, non ha nulla a che fare con divieti o interdizioni di sorta – chiunque lo vorrà salire non troverà cartelli intimidatori alla base! – così come nella definizione scelta non c’è nulla di correlato al “sacro” se non nel senso più laico del termine, che rimanda a un principio di rispetto assoluto nei confronti del valore ecologico e culturale dell’ambiente naturale, la cui tutela è innegabilmente un aspetto legato alla presenza umana e all’invasività antropica in spazi la cui delicatezza ambientale non può ammettere forzature, viceversa parecchio diffuse sulle nostre montagne, purtroppo, e per ragioni che spesso non ne giustificano le conseguenze.

A tali propositi, sabato 15 luglio, alle ore 16, sul sagrato della chiesa di Boschietto, in Valle Soana, sarà il celebre attore Giuseppe Cederna a parlare del progetto “Monveso di Forzo, Montagna Sacra del Gran Paradiso”.

Non si tratterà di una performance teatrale, ma di un incontro aperto a tutti gli interessati al progetto e all’approfondimento dei suoi temi di fondo. Cederna, grande amante e conoscitore della montagna, intrattiene spesso il suo pubblico con letture profonde, in prosa e in poesia, capaci di allargare la mente. Lo farà anche a Boschietto per favorire la riflessione sul tema della Montagna Sacra, imbastendo un dialogo sereno con gli escursionisti presenti.

Dopo il lusinghiero successo della manifestazione di domenica 11 giugno, questo nuovo incontro in Valle Soana con Giuseppe Cederna sarà un’ulteriore occasione per conoscere il progetto culturale della Montagna Sacra, pensato appunto per sensibilizzare sulla invasività umana nel Pianeta e sul concetto di limite. Da sempre Cederna sostiene il progetto e, durante l’incontro, dialogherà con i presenti su questo attualissimo tema.

In caso di condizioni meteorologiche non favorevoli l’incontro si svolgerà nel salone Polivalente di Ronco. Non occorrono prenotazioni. Potete scaricare la locandina dell’evento in formato pdf cliccando sull’immagine qui sopra.

Per la cronaca, il giorno precedente, venerdì 14 alle ore 18, Giuseppe Cederna sarà a Ceresole Reale protagonista di uno spettacolo itinerante dal titolo “Su questa Terra – Il cammino e la poesia” nell’ambito della rassegna di teatro in natura Gran Paradiso Dal Vivo. Info e prenotazioni: http://www.cdviaggio.it/granparadisodalvivo

Chi volesse partecipare all’evento di sabato 15 luglio sappia che la Borgata Boschietto si trova nella Valle di Forzo, comune di Ronco, a 45 minuti di agevole cammino dalla Borgata Molino, immersa in un paesaggio alpestre di rara bellezza che merita a prescindere una visita (qui su Google Maps), ma senza dubbio il privilegio di poterlo fare con la presenza in loco di un grande attore come Cederna rende il tutto imperdibile. Dunque l’invito che vi porgo a salirci, sabato 15 luglio è caldo, e non solo in forza della stagione climatica!

Domenica prossima in Valle Soana, per “La Montagna Sacra”

Domenica prossima, 11 giugno 2023, si svolgerà per il secondo anno in Valle Soana una manifestazione di sostegno al progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso. Chi aderisce al progetto si impegna a non salire più sul Monveso di Forzo, montagna di 3300 metri collocata sul crinale fra la Valle Soana e la Valle di Cogne, fra Piemonte e Valle d’Aosta. In sostanza, gli aderenti si pongono per scelta personale un “limite”, simbolicamente identificato con la rinuncia meditata alla salita di almeno una delle tante vette alpine, per porre la maggior attenzione possibile alla necessità di limitare, per molti aspetti finalmente, l’invasività umana sulle nostre montagne.

Si tratta dunque di un progetto culturale che non prevede alcuna regola o divieto e che ha nella sensibilizzazione sulla necessità di limiti all’agire umano il suo elemento fondante: la presenza antropica sulle montagne è millenaria, sovente è stata ed è equilibrata ma, quando la relazione culturale con le Terre Alte viene messa da parte per fare spazio ad altri interessi ben poco contestuali alla realtà delle montagne, quella presenza diventa invasività, appunto. Da equilibrata e spesso armonica al territorio e al paesaggio diventa sbilanciata, asimmetrica, per molti versi impattante e degradante: una condizione che, nella realtà ambientale (nel senso più ampio del termine) che stiamo vivendo e vivremo sempre in futuro, non può più essere ammessa. Ne va del buon futuro delle montagne, delle comunità che le abitano e di noi tutti che le frequentiamo assiduamente oppure occasionalmente: perché le montagne sono patrimonio di tutti e il loro futuro è il nostro futuro. Al cui corso virtuoso è bene riallinearci, anche attraverso piccole e simboliche tanto quanto emblematiche rinunce, per poter continuare a godere di tutte le altre montagne in modi altrettanto virtuosi per lungo tempo.

Chiunque voglia e possa esserci, domenica in Valle Soana, porterà una presenza e un sostegno importante e prezioso al progetto e alle sue finalità. Ovvero una solidarietà a tutte le montagne, per la cui realtà futura il Monveso di Forzo si “incarica” di essere un simbolo di ritrovata e essenziale armonia tra uomini e montagne: l’unica condizione, questa, che non potrà mai prevedere limiti.

Trovate i dettagli della manifestazione di domenica nella locandina sopra pubblicata; per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/montagnasacramontagnasacra22@gmail.com

Qui invece trovate tutti gli articoli che ho scritto sul progetto, mentre qui potete sottoscriverlo e aderire.

Ciclocrimini alpini

Continua la distruzione della storia e dell’identità delle Alpi, inscritte sul terreno da segni antropici secolari che hanno consentito agli uomini del passato di trovare un equilibrio vitale ancorché duro – ma onesto, leale – con le montagne, per far posto e spazio agli uomini del presente che, in sella alle loro fiammanti ebike sempre più simili a motociclette con i pedali, pretendono di imporre la loro identità e inscrivere delle storie – anzi, stories, per come nella sostanza assomiglino a quelle fugacissime e banalizzanti dei social – aggressive, bieche, prepotenti, che chissà quanto dureranno prima di dover far posto ad un’ennesima nuova moda. Ciò con la compiacenza di amministratori locali ai quali tutto interessa fuorché amministrare con buon senso il proprio territorio verso il quale non perdono occasione per dimostrare tutto il loro disprezzo, evidentemente.

Ma dimenticano, questi amministratori scriteriati, che il disprezzo dimostrato verso le loro montagne, ovvero la mancanza di cura e di conseguente buon governo di esse, vi resta inesorabilmente inscritto proprio grazie a ciò che avvallano, come ferite infette vergognosamente inflitte a colpi di escavatori sul corpo della montagna umiliata per correr dietro alle sirene del turismo massificato e a quelle della propria autoreferenzialità. Ferite così evidenti da non poter e non dover essere dimenticate: ancor più se messe nero su bianco su una possibile denuncia, sperando che ve ne siano i margini – e purtroppo non sempre è così, quando si è costretti ad agire dopo l’inizio dei lavori.

Tuttavia, ribadisco, la vergogna verso tali opere non abbisogna di alcun avvallo giuridico.

Nella foto, di Michele Comi: la distruzione a colpi di escavatore dell’antica Cavallera del Muretto, in Valmalenco, per livellarne la superficie ad uso meramente cicloturistico. Che le mie parole qui espresse servano anche a rendere ancora più chiare quelle espresse da Comi a corredo dell’immagine.

P.S.: ovviamente – ma serve dirlo? Forse sì, ai poveri di spirito – personalmente non sono contro tutte le opere dedicate alla pratica del cicloturismo in quota, se fatte con criterio, buon senso, rispetto per le montagne e, ancor più, senza ignorare o derogare norme giuridiche vigenti. Ma anche per questo vorrei che ci fossero molti più controlli, e ben più rigorosi, attorno a tali lavori. Al momento non mi pare che ve ne siano a sufficienza, al netto di rarissimi casi – come scrivevo ieri qui.

Italia, «Open to meraviglia» (ma non per tutti)

L’Italia è uno dei paesi con il patrimonio culturale più grande al mondo, ma è pure quello che troppo spesso dimostra di avere un patrimonio di cultura civica terribilmente piccolo.

A tal proposito non posso che convenire con quanto ha scritto qualche giorno fa sulle proprie pagine social Simone Gambirasio, autore, blogger, marketing manager:

Questa settimana sono stato a Cremona, e dei tanti monumenti che avrei voluto vedere solo due erano accessibili in sedia a rotelle. Qualche giorno fa a Milano ho controllato quali negozi non avessero un gradino all’ingresso in corso Vittorio Emanuele e ne ho contati giusto due, ovvero le tanto criticate catene di fast food americane (McDonald’s e Hard Rock Café). Perché? Perché gli americani sanno che l’accessibilità è una caratteristica imprescindibile nel turismo, e che un Paese non accessibile non è considerato un Paese civilizzato nemmeno da chi una disabilità non ce l’ha. Ma noi siamo ancora quel Paese dove la metropolitana se c’è è accessibile a giorni alterni, i taxi accessibili girano solo di giorno (quando ci sono), dove gli ascensori sono un optional e dove molti negozianti se vedono una sedia a rotelle al massimo ti dicono “ti aiuto io”. Una penisola dove le spiagge saranno sicuramente in mano a chi se le merita eh, ma gli stabilimenti accessibili sono spesso un miraggio. […] L’accoglienza dovrebbe partire dai fatti, solo allora forse avremo qualcosa da comunicare e raccontare.

Su Facebook trovate il post nella sua interezza (dal quale proviene anche l’immagine lì sopra) qui.

Dunque: come si può promuovere la cultura del paese quando nel paese la cultura per renderla accessibile a chiunque è così carente? Qualche utente, nei commenti al post, denota che gli USA (dove hanno sede le grandi catene citate nel post) sono più evoluti sul tema perché mezzo secolo fa si sono ritrovati un’intera generazione gambizzata, reduce dalla guerra in Vietnam, alla quale dover assicurare l’accessibilità negli spazi aperti al pubblico. Mi viene da pensare, provocatoriamente: anche in Italia si dovrà affrontare qualche simile dramma per evolvere culturalmente e civicamente su certi temi una buona volta per tutte, e far evolvere il paese di conseguenza?

Ovvio che la risposta è NO. Vero?