La Russia non è Putin

[Foto di Ehimetalor Akhere Unuabona da Unsplash.]
Dal punto di vista occidentale che guarda verso la scellerata guerra scatenata all’Ucraina da Vladimir Putin, la compattezza della reazione e delle azioni di isolamento della Russia è ammirevole e per molti versi sorprendente (basti pensare al caso della Svizzera). D’altro canto, c’è il pericolo che una tale reazione danneggi non solo e non tanto il potere quanto più la popolazione russa che non è affatto concorde con le azioni del suo presidente, in questi giorni così come nel passato. Da anni la propaganda del Cremlino, che pare ormai tornata ai tempi dell’URSS, vuole far credere che Putin goda di un ampio consenso tra i russi: non è affatto così, anzi, la crescente natura dittatoriale del potere è anche conseguenza del distacco esistente con la maggioranza dei cittadini russi, il cui dissenso resta per gran parte inesorabilmente silente proprio in forza della repressione attuata. Con le sue azioni l’Occidente punta, come è ovvio, a ottenere l’effetto collaterale (ma non troppo) della caduta di Putin per sollevazione popolare o per un rovesciamento interno al sistema di potere; di contro il “pericolo nel pericolo” è che la disperazione e l’istinto di sopravvivenza compatti la popolazione attorno a un leader sgradito ma di fatto inevitabile riferimento politico per il paese, in aggiunta alla rimonta di un nazionalismo estremizzato che peggiorerebbe ancor più lo stato delle cose.

In ogni caso, al di là di tali considerazioni, mi auguro che quella grande parte di società civile russa dissenziente rispetto al suo presidente non venga danneggiata troppo e tanto meno emarginata dalla restante parte di mondo democratico e avanzato: non se lo merita (anzi, meriterebbe ben più supporto da parte occidentale in contrasto alla deriva dittatoriale putinista), sarebbe una tragedia ulteriore e un danno tremendo, in primis per l’Europa e la sua storia futura.

 

Il mondo salverà il mondo #9

(Cliccate qui, per capire meglio.)

#9: Ivan Fedorovich Choultsé, Winter morning in Engadine, 1930~

Kiev, patria

C’era un bellissimo freddo, mi ricordo, sui quindici gradi sotto zero, le stelle… Ah, che stelle ci sono in Ucraina. Adesso sono sette anni circa, che abito a Mosca, ma ho comunque sempre nostalgia della patria. Mi si stringe il cuore, delle volte ho una voglia tormentosa di salire sul treno… e via! Vedere ancora i burroni coperti di neve… Il Dnepr… Al mondo non c’è una città più bella di Kiev.

[Michail Bulgakov, Memorie di un giovane medico, Marcos y Marcos, 2017, traduzione di Paolo Nori dal quale blog ho tratto la citazione.]

Bulgakov, un gigante della letteratura russa ma nato e cresciuto a Kiev, che chiamava patria.

C’erano belle montagne, in Ucraina

[Foto di Robert-Erik, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]
Quella che potete ammirare nell’immagine era l’Hoverla (in ucrainoГове́рла), alta 2061 m: la montagna più elevata dei Carpazi ucraini e di tutta l’Ucraina.

Scrivo “era“, già, e non per errore: visto quanto sta accadendo, chissà se queste meravigliose montagne “esisteranno ancora”, per noi, o se “spariranno” dietro una nuova, maledetta, scellerata cortina di ferro.

Putin

Opinione personale: tra i potenti del mondo di oggi non esistono anime candide, in primis al di là dell’Atlantico, ma senza dubbio più di ogni altra figura Vladimir Putin in questi giorni sta dimostrando ineluttabilmente ciò che è da sempre: un gran farabutto, subdolo e pericoloso. Eppure continuo a pensare che tutta questa aggressività serva soprattutto a nascondere la sua effettiva grande debolezza e che la Russia, nazione meravigliosa e fondamentale, nelle mani di un bieco autocrate del genere rimanga come la definì già Diderot nel Settecento, un «colosso dai piedi d’argilla» dal futuro inesorabilmente infelice.