Big bench? Small charity! Facciamo qualche conto in tasca, alle panchine giganti

[Ecco un altro luogo dove serviva proprio una panchina gigante per poter ammirare il paesaggio, vero? Monte Carza, Trarego Viggiona (Verbania). Immagine tratta da qui.]
Ribadisco: il terribile e volgare fenomeno delle “big bench”, le panchine giganti sparse a centinaia per il territorio italiano, nonostante se ne stiano installando ancora è già in declino. Come d’altronde accade per tutte le cose prive di senso, che rapidamente entusiasmano e poi in breve stancano.

In ogni caso, da quelli che ancora le sostengono e al netto delle motivazioni di matrice meramente ludica, viene spesso esaltata la funzione “benefica” che avrebbero le panchine giganti, per la quale la “Fondazione Big Bench Community Project” (BBCM) che le promuove destina «una gran parte delle donazioni che riceviamo a progetti proposti dai territori in cui è installata una grande panchina, che coinvolgano i bambini e l’arte» – così si legge sul sito. In questo modo, chi critica le panchinone viene pure ritenuto una brutta persona che va contro alla beneficenza grazie ad esse raccolta e donata.

Benissimo, analizziamo nel dettaglio la questione. Leggo dal sito BBCM che la “Fondazione” ad oggi ha erogato 13.500 Euro. Sì, ma lo ha fatto in 14 anni (la prima panchina gigante è del 2010) e su un totale di 366 panchine esistenti: fanno meno di 37 Euro a panchina erogati.

Trentasette Euro a panchina. Già.

Seriamente: di cosa stiamo parlando?

Sia chiaro: piuttosto che niente meglio piuttosto, come dicono a Milano. Tuttavia, permettetemi di sostenere, per esperienza personale diretta, che con una marea di altri progetti, anche piccoli, realizzati al fine di “valorizzare” veramente i territori si possono ottenere ben altre erogazioni, a partire da quelle delle Fondazioni di comunità a vantaggio reale dei soggetti che in quei territori operano per sostenere «lo sviluppo della creatività dei bimbi» (cito sempre dal sito) e la cultura in generale, senza andare a piazzare manufatti così “ignoranti” – rispetto ai luoghi che dicono di voler valorizzare e invece degradano, anche vista la loro ripetitività – come le panchine giganti, peraltro guarda caso gradite innanzi tutto da adulti ai quali poco o nulla interessano tanto gli scopi benefici quanto i luoghi attraverso la cui “valorizzazione” verrebbero sostenuti. Forse anche per questo le somme erogate sono così esigue. Sarò cinico, forse, ma la realtà dei fatti è questa, per come la si può rilevare dalla sua stessa fonte.

«Come ritornare bambini riscoprendo il paesaggio»: così recita lo slogan sulla home page del sito BBCM. Peccato che i bambini scoprono il paesaggio esplorandolo, correndoci dentro, rotolandosi nei prati, sporcandosi le mani di terra, emozionandosi dietro ogni albero, ogni dosso, ogni crinale raggiunto e superato e facendosi domande su ogni cosa che colgono, non selfies. E tanto più non grazie a un giocattolone fuori misura cementato a terra e fatto per gli adulti in cerca solo di selfies, appunto.

N.B.: sull’ultimo numero de “La Rivista” del Club Alpino Italiano si può leggere un articolo assolutamente significativo sul fenomeno “panchine giganti” di Luca Gibello, architetto, direttore de “Il Giornale dell’Architettura” e fondatore dell’Associazione Culturale “Cantieri d’Alta Quota” (nonché valente alpinista) che vi consiglio caldamente di leggere, se potete.

“Ghiaccio Sottile”, il miglior podcast green d’Italia

Con gran gioia mi unisco al già numeroso coro di felicitazioni e complimenti che sta celebrando la vittoria nell’edizione 2024 dell’Italian Podcast Award per la categoria “green” di Ghiaccio Sottile e dei suoi autori, Davide Sapienza e Lorenzo Pavolini, con la produzione di Rai Play Sound. Premio meritatissimo che va nelle mani di due persone di inestimabile valore le cui doti, competenze, conoscenze, sensibilità visioni, si colgono benissimo nelle puntate del podcast al quale hanno conferito un pregio troppo grande da non poter essere riconosciuto dalla giuria del Premio. Ascoltatelo, se non l‘avete ancora fatto, e ve ne renderete conto anche voi: https://www.raiplaysound.it/programmi/ghiacciosottile.

Sono molto contento anche per i tanti amici che hanno contribuito alla bellezza e al valore (nonché al successo) di Ghiaccio Sottile, come Anna Bonettini, direttrice scientifica del podcast, Francesco Garolfi che ha composto la colonna sonora, Michele Comi, Enrico Camanni, Franco Michieli, i membri del Servizio Glaciologico Lombardo, il team dell’Officina Culturale Alpes e di Articon (e congratulazioni anche agli altri che non conosco personalmente). Per di più, come sottolinea Davide, le congiunzioni astrali del momento o, se preferite, quelle coincidenze che risultano affascinanti perché di primo acchito “coincidenze” non lo sembrano affatto, vogliono che la vittoria di un podcast che ha assunto il territorio dell’Adamello, con i suoi vasti ma sofferenti ghiacciai, come luogo referenziale e simbolico, sia arrivata pochi giorni prima che cominci Nei Sentieri Selvatici, la rassegna di cammini geopoetici curata e condotta da Davide proprio sui monti dell’Adamello.

Insomma, è un viaggio che continua per il quale ogni meta raggiunta è un nuovo punto di partenza, e nel quale, come diceva Fernando Pessoa, il viaggio è i viaggiatori che lo stanno percorrendo: insieme a Davide Sapienza, a Lorenzo Pavolini e a chiunque altro si metta nelle loro tracce.

Einstein e la complessità della Natura

Meteo Valle d’Aosta ha di recente pubblicato il video parecchio impressionante di una ricognizione aerea nella zona a monte dell’abitato di Breuil-Cervinia dalla quale qualche giorno fa è scesa la colata di acqua, fango e detriti che ha invaso il centro del paese e provocato numerosi danni.

Potete vedere il video su Facebook cliccando sull’immagine qui sopra oppure su Instagram qui.

Come scrive Meteo Valle d’Aosta, dando spiegazioni di ciò che si vede nel video, «non è stata una semplice alluvione causata dalle piogge copiose, ma ben di più. […] Ritroviamo ancora una volta il cambiamento climatico come fattore fondamentale per spiegare questi eventi, cambiamento climatico che agisce sia aumentando l’intensità dei singoli fenomeni, sia la fusione del permafrost in quota.» (Il commento completo lo leggete nei post sopra citati; nel sito di Meteo Valle d’Aosta trovate anche un’analisi scientifica ben più articolata di quanto è accaduto). Già, perché l’effetto finale e “banale” nella sua drammaticità della colata di fango e detriti ha origine da una correlazione di cause diverse e di fenomeni coincidenti che hanno partecipato all’attivazione di una dinamica complessa, seppur alla fine sembra scaturirne una “semplice” e grossolana colata detritica.

Cose del genere mi riportano sempre alla mente un’affermazione di Albert Einstein, tratta da una sua lettera del 1954 o 1955 e poi riportata in diverse opere:

La Natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo molto imperfettamente, il che non può non riempire di umiltà qualsiasi persona razionale. Si tratta di un autentico sentimento religioso che non ha niente a che fare con il misticismo.

Troppo spesso, generalmente non per colpa ma a volte sì, tendiamo a semplificare troppo la nostra considerazione nei confronti della Natura e dei suoi fenomeni, finanche a esagerare la semplificazione e per ciò a proferire vere e proprie scempiaggini: per molti il tema del clima e del suo cambiamento in corso, che si riverbera innanzi tutto sull’ambiente naturale, risulta particolarmente prolifico al riguardo.

Io penso invece che, come affermava Einstein, di fronte alla Natura come a poche altre cose con le quali noi umani abbiamo a che fare, dovremmo essere umili e razionali, cercare di comprendere il più possibile ciò che stiamo constatando prima di proferire opinioni e in ogni caso restando ben consapevoli che la nostra resterà una comprensione mai del tutto compiuta – per questo a suo modo “religiosa” – e in costante divenire. La razionalità dunque è indispensabile perché mette al riparo dalle suddette scempiaggini (d’ogni sorta siano) e perché l’adattamento al cambiamento climatico in corso e la messa in atto delle azioni che ne possano mitigare al meglio gli effetti nascono proprio da quella necessaria razionalità, che a sua volta si sviluppa tanto meglio quanto più scaturisce da un atteggiamento di umiltà verso la Natura e i suoi fenomeni. Sapere di non saperne abbastanza, al riguardo, è e sarà ancora a lungo la migliore manifestazione di intelligenza che possiamo elaborare, e la prima azione da compiere per relazionarci con gli ambienti naturali nel modo più armonioso possibile.