“Fede” e crimine, un’alleanza incrollabile

Costantemente confermata nel tempo, è sempre parecchio emblematica la stretta commistione tra criminalità (di vario genere) e “fede” religiosa. L’ultimo caso (si veda qui) è quello di Maurizio Tramonte, condannato all’ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, mai dichiaratosi pentito e latitante fino a ieri quando è stato arrestato a Fatima. In Portogallo Tramonte era arrivato in auto dopo aver attraversato Spagna e Francia per affrontare un “percorso spirituale” (!) che a Pasquetta l’aveva invece portato a Lourdes.

Ah-pperò! – mi viene da dire.

D’altro canto, appunto, quello di Tramonte è solo l’ultimo di una infinita serie di altri casi dei quali è tappezzata la storia, quella italiana in particolare – basti citare la tradizionale, grande devozione dei boss mafiosi, peraltro ben supportata da certa (non piccola) parte del clero.
Da tali semplici annotazioni possono partire innumerevoli e assai poliedriche riflessioni al riguardo, inutile dirlo: d’altro canto la cronaca offre quotidianamente notizie riguardo reati d’ogni genere e sorta compiuti in nome di un “dio” o basati su convinzioni religiose deviate.
Aggiungo dunque solo un’osservazione: che, di nuovo, a subirne le conseguenze – oltre a troppi innocenti trucidati da criminali col santino in tasca – sono la fede e il senso di spiritualità più autentici, e proprio da chi crede di essere (e pretende di farsi credere) un devoto e pio osservante. Anche in tal caso nulla di nuovo sotto il Sole, da parecchi secoli a questa parte.

N.B.: l’immagine in testa al post è tratta da qui.

C’è sempre più un brutto clima, dalle nostre parti…

Lo scrivevo già il 21 aprile scorso in questo post: “In molte zone del Nord Italia c’è il serio pericolo di una siccità senza precedenti.” Ecco, purtroppo era realmente serio, quel pericolo (sopra, uno dei tanti giornali che ne hanno parlato in questi giorni). E, sia chiaro, non serviva essere esperti climatologi per capire la gravità della situazione, ma solo coltivare un minimo senso civico e un’altrettanto piccola coscienziosità ambientale.

Tuttavia – di nuovo ribadendo quanto affermavo allora – temo che la portata dei cambiamenti climatici in corso, e ancor più la comprensione delle loro conseguenze, continuino a non essere comprese, ovvero a essere sostanzialmente ignorate – non solo qui ma un po’ ovunque, sul pianeta. “Not in my backyards” dicono gli anglosassoni: basta che accada fuori dal mio cortile di casa, insomma. Se crepa(va)no di sete altrove, amen (e guai se poi costoro fuggono dai quei loro sfortunati paesi e vengono qui a fare gli “immigrati”!); ora tuttavia il cortile è proprio il nostro, e pure l’Italia, se il degrado climatico non cambia, sarà sempre più a rischio desertificazione. Il che è un assurdo, vista la tanta acqua che in condizioni normali abbiamo sempre avuto a disposizione: ma ora fa sempre più caldo, d’inverno cade meno neve, non piove per lunghi periodi, i ghiacciai alpini si stanno liquefacendo privandoci di una preziosissima riserva d’acqua potabile, i fiumi sono sovente in secca, i laghi restano per lungo tempo sotto i livelli minimi. E se fossimo noi a rischiare di diventare profughi climatici, in un prossimo futuro?

Sia chiaro, non voglio affatto eccedere in tremendi catastrofismi: la mia è grande, pura e vivida preoccupazione. Credo d’altro canto che non si possa non considerare l’eventualità che le peggiori previsioni riguardo i cambiamenti climatici in corso siano addirittura migliori della situazione reale – ovvero che il clima stia cambiando, in peggio, anche più rapidamente di quanto previsto.

Ugualmente, credo – anzi, sono fermamente certo, a fronte di lampanti innegabili dati scientifici, che si debba pure cominciare a mettere una volta per tutte al bando quelle voci che invece negano i cambiamenti climatici. Di più: fosse per me, quantunque la cosa possa essere impossibile, istituirei il reato di negazionismo climatico, alla stregua di altre violazioni – immateriali, ma dalle conseguenze ben concrete – dei diritti umani.

E se ritenete che nello scrivere ciò stia pensando, ad esempio, a un certo presidente di una certa grande potenza mondiale recentemente eletto in modo assolutamente democratico (salvo influenze esterne attualmente sotto indagine, ovvio), avendo tra i punti del suo programma elettorale proprio la negazione del cambiamento climatico per cause antropiche e agendo contro gli accordi sul clima ratificati per mera arroganza politico-lobbistica (vedi sopra, riguardo all’incapacità diffusa di comprendere la questione da parte di certo elettorato), arrivando a scrivere cose del genere… beh, non sbagliate affatto.

Se l’informazione fornita dai giornali è ormai come “Il Trono di Spade”…

Applausi (amari, e capirete a breve perché, ma pure forieri di gratitudine) a Paolo Ferrucci, che sulla propria pagina facebook riporta alcuni degli interventi che ha pescato sul Corriere della Sera di oggi, a pagina 21, nell’articolo che riporta del “vertice” di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Ad esempio:

«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»
«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»
«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»
«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»
«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»

Dunque, gli affittuari di Facebook e Google (?) avrebbero il dovere civico di rendere le notizie interessanti. Attenzione: non obiettive o attendibili, “interessanti”. Ricreando storie di stampo televisivo, scritte da redazione ove i giornalisti non siano più necessari che mettano da parte l’indipendenza editoriale per lavorare (gratis, vero?) con le aziende.

Bene (si fa per dire): posto che negli ultimi anni i giornali italiani non hanno certo brillato, nel fornire notizie, per rigore, obiettività e completezza d’informazione – non hanno più fatto bene il loro mestiere, insomma – e posto che la crisi dell’editoria giornalistica è sempre più grave e profonda, cosa dichiarano di voler fare, le redazioni? Non solo di continuare lungo l’assai sconnessa strada intrapresa, ma pure di accelerare il passo. E dichiarare piuttosto di voler offrire in primis – molto semplicemente tanto quanto “naturalmente” ovvero secondo natura – una corretta informazione? Giammai, ci mancherebbe.

Ecco, ora capite l’amarezza.

No: credo proprio che, ahinoi, non ci sia speranza nemmeno per il futuro dell’informazione, qui.

P.S.: non ho mai visto Il Trono di Spade. Magari è una gran bella serie, eh, ma non guardo la TV…

Guanocrazia

eat-shit-and-die-greyPiù il tempo passa e più resto sconcertato dal constatare come qualsiasi cosa – e ribadisco: qualsiasi cosa – che in questo paese viene a contatto con il sistema politico (chiamatelo partitocrazia, ma allargate pure il concetto tutt’intorno) diventa inesorabilmente merda, con eccezioni ormai più rare che i Panda sulle Alpi. Scusate la scurrilità, ma non trovo termine meglio definente, anche nel caso in cui – ahinoi – finisca gioco forza per identificare cose nobili come quelle culturali. Ma non c’è nulla da fare, anche la cultura più alta, se ammorbata dalla politica, viene distorta, strumentalizzata, deviata, falsata, svuotata di senso e di valore e di contro sovraccaricata di biechi e luridi interessi particolari – destino, ripeto, che subisce ogni altra cosa nelle stesse circostanze.

Beh, se posso dire la mia: la questione non è più che si debba quanto prima liberare l’Italia da questo orrido liquame, putridume, deiezione, guano… (sto cercando alternative meno scurrili, datemene credito.) No, temo che ormai ci sia già affogata dentro e noi, per ingenuità, ottusità, assuefazione, ignoranza, menefreghismo o che altro, non ce lo vogliamo ammettere.

Se questo è un editore…

E io, che sono il solito ingenuotto, quando vedo ‘ste cose penso sempre che sia un fake, dacché così di primo acchito mi sembra fin troppo grossa che una delle più “prestigiose” case editrici italiane metta sugli scaffali libri fondamentali, in senso letterario tanto quanto in senso storico-culturale, che se ne compri almeno due ricevi in regalo un telo mare.

Un telo mare, già.

Invece no, tutto vero. L’Einaudi targata Mondazzoli lo ha fatto, conseguendo così un nuovo e “prestigioso” (aggettivo con la stessa accezione del precedente, ovvio) record nell’affollata competizione a chi raschia di più e “meglio” il fondo del barile dell’editoria nostrana. Anche se – ci tiene a precisarlo, l’Einaudi – è “Un telo mare, del valore di 18 euro”: cioè, ha più valore di un singolo libro, eh! Mica roba da poco!

Beh, vista la stagione e le imminenti vacanze, non ci si può che “rallegrare”: ormai è chiaro che dalle nostre parti “Con la cultura non si mangia” (cit.), ma almeno si può prendere la tintarella. Attività che, a quanto rivelano le statistiche sullo stato della lettura nel nostro paese, è ben più gradita da tanti rispetto alla lettura di un capolavoro della letteratura.

P.S.: ma poi voi credete che “promozioni” del genere contribuiscano a vendere più libri e a creare più lettori? Io no. Anzi, credo che ottengano l’effetto opposto.