Lo «scettiscismo salutare» verso certe cose che avvengono (anche sulle montagne)

Moto-sentieri
[Immagine tratta da www.valbrembanaweb.com.]

Si, ci credo. Nella ragione, nella libertà e nella giustizia. Credo si possa realizzare, anche se non perfettamente, un mondo di libertà e di giustizia. Ma la storia italiana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli. Da ciò lo scetticismo, che è salutare. E’ il miglior antidoto contro il fanatismo. Impedisce cioè di assumere credenze e idee con quella certezza che finisce con l’uccidere l’altrui libertà e la nostra.

(Leonardo Sciascia, La Sicilia come metafora. Intervista di Marcelle Padovani, Mondadori Editore, 1979.)

Quando scrivo (parlo in prima persona, ma credo di poter interpretare la posizione di altri come me) di cose, opere, iniziative, eventi, progetti che riguardano i territori di montagna, dei quali mi occupo per passione e per lavoro, e che mi sembrano qualcosa di variamente e francamente sbagliato, a volte vengo accusato (ovviamente da chi non la pensa come me) di disquisire di cose che non so, in maniera preventiva se non prevenuta, per illazioni infondate, di parlare a vanvera quando dovrei starmene zitto. In tal caso ripasso tutta la documentazione “storica” riguardante le cronache al riguardo e poi ripenso a questa intensa citazione di Sciascia (del quale ieri si è ricordato il 102° anniversario della nascita) e a quel passaggio dove si parla di «scetticismo salutare». Le montagne sono la mia metafora della realtà e del mondo (almeno di quella parte dove vivo) così come lo era la Sicilia per Sciascia e so bene quante sconfitte abbiano subito, continuino a subire e con esse gli uomini ragionevoli che stavano e stanno dalla loro parte in forza di certo “fanatismo” politico, commerciale, imprenditoriale, turistico: per questi motivi trovo fondamentale il pensiero di Sciascia e la necessità inderogabile dello scetticismo, del dubbio da manifestare, del problema da denunciare prima che diventi danno materiale e magari irreparabile evitando che il diritto preteso e imposto da alcuni cagioni svantaggi a tutti gli altri.

A tal proposito, e in tema di montagne come metafora, mi viene in mente un’altra grandissima figura di intellettuale, Antonio Cederna: lo scetticismo che già negli anni Sessanta del secolo scorso manifestava nel denunciare «l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore. Pochi capivano e ascoltavano allora, ma oggi che sensibilità e conoscenza sono assai più diffuse, l’assalto continua. Per arricchire pochi, stiamo perdendo un patrimonio naturale, quello delle Alpi, unico al mondo» era forse esagerato, prevenuto, infondato?

Purtroppo no, come la storia insegna ampiamente.

[Immagine tratta da https://altrispazi.sherpa-gate.com.]
Ecco, in questo nostro paese per troppi versi sbandato la cui storia «è tutta di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli», sconfitte che ancora oggi purtroppo le cronache registrano in gran numero nei più diversi ambiti, incluso quello della gestione dei territori di pregio e dei loro paesaggi culturali, lo scetticismo e il dubbio diventano non solo salutari ma vitali. Per tutti.

P.S.: l’immagine in testa al post ovviamente non è affatto casuale.

Domani sera il Vallone delle Cime Bianche è… a Verona!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Nelle numerose volte in cui mi sono occupato e ho scritto della causa a difesa del Vallone delle Cime Bianche dai devastanti progetti funiviari che vi ci si vorrebbero realizzare, ho sostenuto spesso che quella del Vallone è una delle iniziative più emblematiche tra quelle in atto sulle montagne italiane a tutela dei loro territori ancora liberi da infrastrutture turistiche impattanti. Questo per numerosi motivi: ad esempio perché il Vallone delle Cime Bianche è l’ultimo rimasto senza impianti in questa sezione delle Alpi occidentali, perché la sua bellezza e il suo valore naturalistico sono protetti da regolamenti regionali nazionali e comunitari che si vorrebbero bellamente ignorare, perché le funivie che si vorrebbero realizzare non hanno alcun senso se non quello meramente finanziario, legate a un’idea di sfruttamento consumistico delle montagne rimasta agli anni Settanta del secolo scorso e oggi totalmente obsoleta e priva di logica, perché il progetto non apporterebbe alcun vantaggio pratico alle comunità dei territori coinvolti ma anzi ne andrebbe a discapito e perché, last but not least, distruggere il Vallone delle Cime Bianche costerebbe ben più di 100 milioni di Euro di soldi pubblici, sperperati per devastare un patrimonio naturale di interesse collettivo – per questo giuridicamente tutelato, appunto – solo per accontentare le brame commerciali di un’industria sciistica sempre più alienata dalla realtà.

Dunque, è una bellissima cosa che il progetto fotografico di conservazione “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” porti la conoscenza della propria causa e il suo fondamentale messaggio, grazie ai suoi portavoce Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, di fronte a pubblici e in contesti sempre più numerosi, variegati e lontani da quelli geograficamente affini: come avverrà domani sera presso la sede del CAI di Verona, nell’ambito della Rassegna Culturale “I martedì del CAI” – 21a serata del progetto, un numero (che aumenterà ancora, a breve) il quale dimostra bene la sua importanza. Perché, come ripeto, quella per il Vallone delle Cime Bianche” è una battaglia emblematica per ogni altro territorio montano minacciato da progetti di turistificazione impattante e per tale motivo esemplare tanto quanto ispirante. Difendere il Vallone equivale nel principio e in spirito a difendere tutte le nostre montagne e rappresenta uno stimolo fondamentale per agire in loro tutela quando la manifestazione della mancanza di buon senso, di sensibilità, di cura unite alla mera e bieca volontà di far soldi da un patrimonio inestimabile, insostituibile e di tutti, rischia di fare ai territori montani danni irreparabili che oggi e per il futuro non ci possiamo più permettere.

[Le “Cime Bianche” che danno il nome al Vallone. La massima elevazione è la cima a destra, il Bec Carré, 3004 m. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Per saperne di più sulla serata di Verona cliccate qui oppure consultate il sito del CAI veronese qui.

Per contribuire concretamente alla causa in difesa delle Cime Bianche:

“L’AltraMontagna” da oggi è on line!

“L’AltraMontagna”, il nuovo giornale che approfondisce i temi ambientali e sociali delle Terre Alte, da oggi è on line oltre che su Facebook e Instagram.

Scrive Pietro Lacasella, curatore del giornale, che Mario Rigoni Stern e Tina Merlin, importanti esponenti della letteratura e del giornalismo dello scorso secolo, tutt’oggi rappresentano due fari a cui il progetto vorrebbe mirare e io concordo assolutamente, perché per fare informazione di qualità sulle montagne occorre una relazione profonda con i suoi territori, i suoi paesaggi e le comunità che li abitano. Proprio ciò che contraddistinse sempre l’opera di Merlin e Rigoni Stern.

Per leggere “L’AltraMontagna” cliccate sull’immagine qui sopra, e mi auguro di cuore che sarete in tanti e sempre di più col tempo a farlo e a seguirlo.

Grazie e buone letture!

La stagione è salva!

Ciò che si afferma nel titolo di questo articolo, quale compendio dei suoi contenuti, trovo che sia veramente interessante e altrettanto significativo (ne trovate un riassunto qui).

«La neve artificiale salva la stagione».

Passatemi il paragone “forte” (chiedo venia), ma è un po’ come dire che praticando nove rapporti sessuali su dieci con bambole gonfiabili la razza umana sia salva.

E se «La situazione sulle Alpi è ottima» (cosa detta prima delle nevicate di queste ore, la cui entità peraltro è tutta da verificare), di sicuro ci sarà qualcuno che trova la “situazione” con le bambole suddette similmente “ottima”. Basta crederci, ecco.

Per la cronaca, e stando alle ultime stime disponibili, l’Italia è tra i paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale con il 90% di piste innevate artificialmente, seguita da Austria (70%), Svizzera (50%), Francia (39%). La percentuale più bassa è in Germania, con il 25%. (Fonte qui.) Di contro, secondo i dati dell’ultimo bollettino di Arpa Lombardia sulle riserve idriche, pubblicato il 28 dicembre, sulle montagne mancano 426 milioni di metri cubi di acqua del manto nevoso, il 34,6% in meno della media (fonte qui).

La stagione è “salva”, già. E lo sono anche i produttori di bambole gonfiabili, bontà loro.

Ma le montagne intorno? Sono salve?

P.S.: sul tema ne ho scritto anche qui.

“Maiella Treffen”: sembra un brutto scherzo e invece è tutto vero

[Un scorcio dei territori intorno alla Maiella. Immagine tratta da www.facebook.com/itineraridabruzzo.associazione.]

Nel cuore del Parco Nazionale della Majella si prepara ad accogliere un evento unico nel suo genere: il Majella Treffen. Questo motoraduno, che si svolgerà dal 5 al 7 gennaio 2024, promette di essere un appuntamento imperdibile per gli amanti delle due ruote e della natura.
Un’occasione per esplorare la bellezza selvaggia e incontaminata della Majella e godere di un’esperienza unica all’insegna dell’avventura e della scoperta.
Gli appassionati di moto avranno l’opportunità di condividere esperienze, esplorare sentieri e strade panoramiche della Majella, il tutto immerso nel verde rigoglioso del Parco Nazionale della Majella. Un equilibrio perfetto tra avventura e comodità, per un’esperienza piacevole e senza pensieri.
Il Majella Treffen sarà animato non solo dal rombo dei motori, ma anche dalla musica e dal divertimento. La serata si accenderà con musica dal vivo, DJ set e intrattenimenti vari, creando un’atmosfera festiva e coinvolgente. Un modo perfetto per concludere le giornate di esplorazione e condivisione, celebrando la passione comune per le moto e la bellezza della natura.

Lo so, è così assurdo e grottesco che sembra un testo appositamente inventato per risultare eccessivo e provocatorio, il frutto di una fantasia malata oppure di uno scherzo fin troppo grossolano nelle esagerazioni che esprime.

Invece no, è tutto vero, come si può leggere qui.

Be’, in verità a me non spaventa tanto l’evento in sé, certamente non l’unico di questo genere, ma il messaggio che con esso si vuole imporre: esplorare l’ambiente naturale e le montagne a bordo di un mezzo motorizzato. Un messaggio che troppo spesso nei fatti si trasforma in devastazione dei territori interessati. Bellezza selvaggia, verde rigoglioso, amore della natura con rumore, puzza, inquinamento, deterioramento del terreno. Sarebbe questo l’«equilibrio perfetto» di tali iniziative?

E, domanda inevitabile a questo punto: ma dunque, i parchi nazionali e le aree di tutela ambientale, A COSA C**ZO SERVONO?

 Ecco. E scusate la rudezza espressiva.

P.S.: del grave problema delle moto sui sentieri mi sono occupato più volte, trovate qui i vari articoli al riguardo.