Anno 2018, Medio Evo

Plaudo incondizionatamente alle studentesse palermitane che hanno deciso di “oscurare” a loro modo il cartellone pubblicitario che vedete nell’immagine qui sopra, comparso per le vie del capoluogo siciliano – cliccateci sopra e potrete leggere un articolo al riguardo – e a come giustificano la loro protesta: «È una azione dimostrativa contro l’uso, a scopo pubblicitario, del corpo femminile. È una pratica, questa, che rappresenta in sé violenza contro le donne e che contribuisce a normalizzarla. La violenza sulle donne è infatti il diretto prodotto di una società che per anni e ancora oggi, in nome di logiche di marketing e profitto, costruisce immaginari sessisti e schiavizzanti, che fanno del corpo delle donne mero oggetto di consumo.» Nulla da aggiungere, appunto, solo applausi.

D’altro canto, mi viene da riflettere su come al riguardo la nostra società – nell’anno di grazia 2018, non 1018 o giù di lì – presenti anche in tale ambito fenomeni di degrado e di “avviluppamento” culturale sconcertanti ovvero una situazione peggiore di 30 o 40 anni fa, frutto del cortocircuito tra atavici e insensati (oltre che ipocriti) retaggi moralisti di matrice religiosa e una concezione di menefreghistica “libertà” priva di consapevolezza civica (e sovente indotta da fini assai materiali, quando non biechi, dei quali i media si fanno luridi complici e megafoni) che troppo spesso viene ritenuta superiore alla dignità della persona e ai suoi diritti fondamentali, dimostrandosi dunque un qualcosa di sostanzialmente antitetico all’autentica libertà: una prepotenza bella e buona, per come arrivi a danneggiare la vita, l’immagine e la percezione degli individui che si permette di rendere soggetto/oggetto della propria prevaricazione.

Che diamine: siamo nel Terzo Millennio, appunto, e se da un lato ancora si usano immaginari profondamente rozzi, volgari e violenti in nome di una falsa libertà d’espressione, dall’altro si impone di frequente un moralismo stupido, bigotto e reazionario dietro il quale celare la più profonda ipocrisia, e generando un circolo vizioso nel quale i due elementi si alimentano l’un l’altro! È un drammatico segno di imbarbarimento, questo, sia chiaro, e di messa in pericolo delle libertà naturali e dei diritti civici oltre che, ribadisco, della dignità delle persone. Che hanno tutto il diritto di fare ciò che vogliono finché non ne danneggiano altre, ovvero il diritto di essere libere da qualsivoglia bieca costruzione di immaginari falsi, devianti e umilianti così come da ogni giudizio conformista alla vox populi vox dei, i quali inevitabilmente prima o poi sfoceranno in atti di ulteriore prevaricazione e violenza.

E siamo nell’anno 2018duemiladiciotto, rimarco – mica nel Medio Evo. Con tutto il rispetto per quest’epoca e per quanto di buono la sua storia ci presenti.

Ci sono draghi, mostri e creature spaventose ovunque – anche in RADIO THULE, questa sera su RCI Radio!

Questa sera, 29 gennaio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 6a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Un mostro sull’uscio di casa. Il Bés Gatòbe e gli altri “draghi” delle Alpi e d’Europa!

Probabilmente, non esiste angolo non antropizzato del pianeta che non nasconda in qualche suo recesso naturale – bosco, montagna, valle, grotta, specchio d’acqua o che altro – il proprio “mostro”. Anche sui monti sopra la radio vive(va) e terrorizza(va) gli abitanti il leggendario Bés Gatòbe, il quale altro non è che la riedizione in chiave locale di un mito criptozoologico presente non solo tra le profonde vallate alpine ma un po’ in tutto il continente europeo (ma pure, in diverse forme, in altri continenti). Che si chiamino Bés Gatòbe, Basilisco, Taztelwurm, Scultone, Lindworm oppure Miðgarðsormr, tali draghi leggendari da secoli pervadono l’antropologia, l’etnografia e la mitologia dei nostri territori e, come accade anche per altre creature fantastiche – l’Homo Selvadego o Homo Silvanus, ad esempio, la versione nostrana dello Yeti – non si tratta soltanto di fantasie spaventose atte a generare terrore e provocare inibizioni varie: molto spesso dietro le loro leggende si nasconde tanta verità storica e il senso profondo del legame tra l’uomo e il territorio abitato, con aspetti niente affatto spaventosi e accezioni positive e propizie più frequenti di quanto si creda oggi.

Partendo dal locale Bès Gatòbe, questa puntata di RADIO THULE vi farà compiere un viaggio alla scoperta di mostri, draghi e creature leggendarie lontane ma assai simili al “nostro” e vi farà scoprire come, in tali esseri apparentemente tanto orrorifici, ci si riflette molto di ciò che noi siamo e di quella che è la nostra storia e la nostra identità culturale. E vi consiglierà pure come “salvarsi”, dall’eventuale incontro con uno di questi mostri!

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

P.S.: l’immagine del Bés Gatòbe è tratta dalla pagina facebook Animali Mitologici Bergamaschi.

Il valore educativo della TV (Groucho Marx dixit)

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

(Groucho Marx, citato in Movie icons: Marx Bros., a cura di Paul Duncan e Douglas Keesey, traduzione di Emanuela Rossato, Taschen, 2007.)

A prescindere dall’evidenza che un aforisma del genere andrebbe scritto sulla carta d’identità, oppure posto per legge come altorilievo sui muri di ogni casa o sul tetto dei palazzi prospicienti le piazze di tutte le città (e a prescindere che Marx lo sentenziò decenni fa: che direbbe oggi, con la TV di oggi?), trovo che sia una conferma netta e chiara a una cosa che sostengo convintamente: se volete trovare la più illuminante e preveggente genialità, cercatela tra i comici. Quelli veri, intendo. Rideteci sopra alle loro “battute” ma poi, subito dopo, meditateci per bene. Perché sovente la “risata”, quando ben suscitata, non è che la più alta forma espressiva dell’intelligenza.

Il 2018 è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale

Credo – temo – che pochi sappiano (al di fuori degli ambiti più direttamente interessati al tema) che questo 2018 appena iniziato è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, indetto con l’obiettivo primario di incoraggiare il maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell’Europa e rafforzare il senso di appartenenza a un comune spazio europeo, nell’ottica del motto “Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro“.

L’Anno vedrà svolgersi una serie di iniziative e di manifestazioni in tutta Europa per consentire ai cittadini di avvicinarsi e conoscere più a fondo il loro patrimonio culturale. Il patrimonio culturale plasma la nostra identità e la nostra vita quotidiana. Ci circonda nelle città e nei borghi d’Europa, quando siamo immersi nei paesaggi naturali o ci troviamo nei siti archeologici. Non si tratta soltanto di letteratura, arte e oggetti, ma anche dell’artigianato appreso dai nostri progenitori, delle storie che raccontiamo ai nostri figli, del cibo che gustiamo in compagnia e dei film che guardiamo per riconoscere noi stessi.

Cliccando sul logo in testa al post potrete saperne di più; qui, a me, preme mettere in luce come queste occasioni – che sovente, se identificate come mere iniziative politiche, lasciano il tempo che trovano – sono invero assolutamente importanti da cogliere da parte nostra, di noi singoli individui che abitiamo il continente europeo. Sovente si riscontra attraverso i media la diffusione di un sentimento antieuropeista profondamente ottuso, dacché per colpire (in modo legittimo, nella teoria) l’istituzione politica di riferimento (la UE, ovviamente) finisce per andare contro all’intera identità culturale europea, in tal modo paradossalmente promuovendo e provocando quegli effetti di degrado socioculturale che si dice invece di voler contrastare. Non dovremmo invece mai dimenticarci che la prima e sempre più efficace salvaguardia della nostra identità – sia essa locale ovvero continentale – nasce sempre dalla conoscenza della cultura dalla quale storicamente è scaturita; detto in altro modo, non dobbiamo dimenticare che qualsiasi entità politica, più o meno istituzionale, più o meno comunitaria, deve nascere sulla più solida e riconosciuta (ovvero condivisa) base culturale.

Ciò comporta una inevitabile benefica condizione “antropologica”: se possediamo la conoscenza e la consapevolezza della nostra cultura, saremo ugualmente consci e consapevoli della nostra identità ovvero forti di essa e con essa, dunque in grado di affrontare qualsiasi degradante spinta biecamente globalizzante non con atti di altrettanto bieca –fobia (sia essa xeno- o che altro, sempre generati invece dalla mancanza di identità culturale) ma con l’incrollabile forza civica della cultura dalla quale proveniamo e che dobbiamo continuare a generare – il modo migliore, in fondo, per ottenerne anche la più duratura salvaguardia.

Non è una mera questione di politica, ribadisco, ma di storia, di geografia umana, di progresso intellettuale e sociale, di evoluzione culturale contestuale ai tempi e funzionale al futuro, di civiltà: le cose fondamentali, per la nostra vita quotidiana. Tutto il resto viene dopo.

Cliccate qui per visitare il sito italiano dedicato all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e conoscere tutte le iniziative nazionali al riguardo.

Una montagna, un film, “Un sentiero per tutti”

Se si prova a chiedere ai frequentatori delle montagne il perché si dedichino con passione a tale pratica, non di rado la risposta che può venirne fuori è che la montagna è sinonimo di libertà. Una risposta tanto “facile” quanto profondamente vera: vagare per la Natura ancora incontaminata e sovente intatta dei territori montani, elevandosi sopra la pianura iper-antropizzata, cementificata oltre ogni limite e oppressa dal caos e da una ormai irremovibile cappa di smog, dona sul serio la sensazione di sentirsi “liberi” – almeno dalle cose della vita quotidiana ordinaria e dalle loro regole imposte. D’altro canto, al riguardo non si può non citare Henry David Thoreau e il suo Walden, libro nel quale già 160 e più anni fa il grande pensatore americano diede valore filosofico e letterario allo stare nei boschi e in Natura come pratica antitetica al vivere in città, e certamente oggi la bontà di questa pratica non solo risulta ancora del tutto valida ma pure sempre più necessaria. Tuttavia bisogna rimarcare una cosa, indispensabile: la montagna è sinonimo di libertà ma la libertà, per essere autentica, deve essere disponibile a tutti, dunque tutti devono poter godere delle sensazioni di libertà che la montagna sa donare.

È proprio questo, compendiato in poche parole, lo spirito alla base della realizzazione del Percorso naturalistico ad utenza ampliata tra le località di Forcella Bassa e del Pertüs, nel territorio comunale montano di Carenno (Lecco), uno dei pochi itinerari in quota attrezzati al fine di poter essere percorsi anche da persone con disabilità. In verità compendiare in una definizione così succinta uno spirito tanto grande e importante è cosa che rischia inesorabilmente di apparire banalizzante: serviva di più, molto di più per comprendere meglio – ovvero mai pienamente ma di sicuro in modo più approfondito e consapevole – la bellezza e l’importanza del percorso carennese, e ora ciò che serviva c’è: è Un sentiero per tutti, l’opera filmica corale con cui le associazioni Lo Specchio di Calolziocorte e UPPER – Un Paese per… di Monte Marenzo presentano il percorso, il territorio montano nel quale è inserito e le tante potenzialità offerte da tale prezioso connubio.

Ho scritto che Un sentiero per tutti è un’opera corale: in effetti tante persone hanno contribuito alla sua realizzazione, alle riprese, alla post produzione, al punto che è quasi impossibile citarle senza dimenticare qualcuno; d’altronde mi piace pensare che anche tale coralità artistica sia un segno tangibile e di simile natura, in effetti, di quel concetto espresso poco riguardo la “montagna per tutti” […]

(Potete leggere il testo nella sua versione integrale – e con numerose immagini della prima presentazione del film di sabato 13 gennaio – nel sito dell’Associazione UPPER, che ringrazio di cuore per averlo pubblicato.)