Centodiciottomilioniquattrocentoventiquattromila Euro

Dunque, il costo complessivo della nuova pista olimpica di bob di Cortina ad oggi è di 118.424.000 Euro.

Ecco, segnatevi questa cifra e salvatevi, o ricordatevi, l’immagine lì sopra, scattata da Giovanni Ludovico Montagnani il 23 marzo scorso.

Peraltro ad avvio lavori, poco più di un anno fa,  avevano detto che la pista sarebbe costata 81,61 milioni di Euro. Siamo a più del 45% di aumento, e non è ancora finita.

Bene, ribadisco: appuntiamoci e ricordiamoci tutto quanto. Ne riparleremo tra qualche anno: secondo me sarà l’ennesima vergogna italiana. Secondo voi come finirà?

«Un progetto impattante che sperpera risorse pubbliche». Il CAI Lombardia sulla questione Colere-Lizzola (e sugli altri “assalti” alle Alpi lombarde)

Il report “Neve Diversa” 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato “Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee” il paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito in forza dell’enorme costo previsto (quasi 80 milioni di Euro, la gran parte pubblici) per un comprensorio piccolo, quasi interamente a quote inferiori ai 2000 metri, privo di capacità concorrenziale con altri e notevolmente impattante sul territorio coinvolto.

Al dibattito ha partecipato anche il Club Alpino Italiano di Bergamo con le proprie sezioni e sottosezioni, che hanno assunto con sollecita e ammirevole determinazione una presa di posizione sostanzialmente contraria ma aperta al dialogo sul tema delle alternative possibili per il territorio in questione e ben più consone del modello monoculturale sciistico proposto.

Da subito a fianco dei Cai bergamaschi si è posto il Gruppo Regionale del Cai Lombardia il quale, sotto la guida dell’attuale presidente Emilio Aldeghi, ha messo in atto una ben determinata attività a supporto di istanze per la salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale e estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale.

Di questi temi e dell’emblematico caso di Colere-Lizzola ne ho parlato proprio con il presidente Aldeghi per “L’AltraMontagna” (cliccate sull’immagine per leggere l’intervista):

Svincolo della Sassella, si va avanti. Già, avanti verso il disastro.

È parecchio desolante leggere le parole del Sindaco di Sondrio, riferite dalla stampa, circa il “no” della Soprintendenza del Ministero della Cultura alla realizzazione dello svincolo in località Sassella, alle porte della città – un grande viadotto stradale di cemento armato a pochi metri da un bene storico-architettonico medievale identitario per i sondriesi, peraltro opera olimpica per Milano-Cortina 2026 ma ennesima in grandissimo ritardo – perché, scrive la Soprintendenza,

L’intervento è tale da incidere negativamente, in misura che rimane molto sensibile, sui valori paesaggistici espressi dalle presenze antropiche e naturali.

«La rotonda della Sassella si farà e sarà costruita secondo il progetto che ha concluso il lunghissimo iter procedurale» dice il Sindaco di Sondrio: lo chiedono i cittadini e il parere della Soprintendenza non è vincolante, sostiene. Una giustificazione, la prima, spesso addotta dalla politica che appare a vario titolo dissociata dal territorio che amministra: ce lo chiede la gente! Ma ciò può giustificare anche il voler realizzare a tutti i costi dei progetti palesemente sbagliati, pur di poter dire di averli fatti?

Non conta più, evidentemente, il fare le cose per bene, che dovrebbe essere uno degli obiettivi fondamentali e indiscutibili di chi amministra i territori: conta il «far su» (cito Giuseppe “Popi” Miotti, decano delle guide alpine valtellinesi, uno che la zona la conosce come pochi altri), tanto per fare qualcosa di spendibile elettoralmente senza curarsi di ciò che possa comportare. Non è certo questa la politica attenta ai bisogni e alle istanze dei territori, semmai è quella disattenta al buon senso e alla visione del futuro, ecco.

Il nodo stradale della Sassella, tra i più trafficati della Valtellina, va sistemato, nessuno lo nega: tuttavia, ripeto, questo non può giustificare che lo si faccia così malamente per di più degradando un luogo certamente già antropizzato ma non nei modi insostenibili che il progetto imporrebbe.

D’altro canto – l’altra giustificazione addotta dal Sindaco sondriese per andare avanti con il progetto – il parere della Soprintendenza non è vincolante. Cosa tanto vera quanto assurda e, ahinoi, molto italiana: si dà incarico a un organo tecnico pubblico di sovraintendere (appunto) alla salvaguardia del paesaggio e alle opere in esso previste – un soggetto quanto mai fondamentale, in un paese come l’Italia così ricco di beni culturali e paesaggistici – ma si stabilisce che i pareri emessi non sono vincolanti.

Che senso ha?

[La zona che sarebbe interessata dal nuovo viadotto per come la si vede in Google Maps. Il santuario della Sassella chiaramente è quello che si vede appena sopra la strada.]
D’altro canto l’Italia è questo: il paese dei pareri tecnici non vincolanti, delle deroghe ai regolamenti, delle tutele che non tutelano (ricordate il Lago Bianco al Gavia?), dei condoni e delle scappatoie, del fare le leggi per trovare gli inganni, delle eccezioni e delle emergenze eccetera. Poi ci sorprendiamo ancora se un po’ ovunque ci troviamo davanti agli occhi innumerevoli scempi e disastri ambientali e paesaggistici per giunta senza che a nessuno si possano imputare colpe e responsabilità?

Una situazione veramente desolante, lo ribadisco.

N.B.#1: ribadisco di nuovo che le mie considerazioni non hanno nulla di riferibile a qualsivoglia parte politica – ambito dal quale sono lontanissimo come Plutone dal Sole – ma nascono da riflessioni puramente culturali legate al mio studio del paesaggio alpino. Purtroppo tanto il buon senso quanto il far su non sono esclusiva di questa o quella parte politica, in Italia.

N.B.#2: sarebbe una gran bella cosa se gli amministratori pubblici, quelli della Valtellina e con loro tutti gli altri, rileggessero e studiassero a fondo ciò che sul paesaggio e la sua salvaguardia scrisse decenni fa un grandissimo valtellinese, Antonio Cederna:

Dati, spunti, stimoli, illuminazioni da “Neve Diversa 2025”

È stato un vero privilegio per me partecipare alla tavola rotonda per la presentazione del report “Neve Diversa 2025” che si è tenuta giovedì 13 scorso a Milano. Innanzi tutto perché ogni anno di più “Neve Diversa” offre la migliore ovvero più dettagliata, obiettiva e istruttiva “fotografia” dell’industria dello sci sulle montagne italiane, con una messe di dati di insuperabile valore per capire cosa sta accadendo nelle terre alte soggette all’attività sciistica e intuire cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo.

Inoltre perché la giornata di Milano è stata oltre modo ricca non solo di dati e nozioni ma pure di spunti di riflessione, di considerazioni importanti, di informazioni e di illuminazioni, di idee, stimoli e suggestioni veramente preziosi per chiunque come me studi e abbia a cuore le montagne e il destino loro, delle comunità che le abitano e di chi le frequenta consapevolmente.

Dedicherò a questi numerosi spunti alcuni articoli prossimi; nel frattempo, ecco qualche dettaglio della montagna sciistica italiana contemporanea compendiata in questo ultimo report “Neve Diversa”: sono 265 le strutture legate allo sci non più funzionanti, un dato raddoppiato rispetto al 2020 quando ne erano stati censite 132. Piemonte (76), Lombardia (33), Abruzzo (31) e Veneto (30) sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse e che risentono, insieme al resto della Penisola, di una crisi climatica che anche in montagna lascia sempre più il segno, con nevicate in diminuzione, temperature in costante aumento, e un turismo invernale che diventa più costoso e in alcuni casi di lusso a discapito del portafoglio e dell’ambiente. Aumentano anche i bacini di innevamento artificiale: 165 quelli mappati ad oggi in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Il Trentino-Alto Adige è la regione con più bacini censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.

Sono solo alcuni dei tantissimi dati che, come detto, il report “Neve Diversa 2025” offre: lo potete scaricare qui, mentre nel comunicato stampa relativo trovate un riassunto più ampio dei dati presentati e dei contenuti del report. Su “L’AltraMontagna” potete invece leggere due articoli che riassumono bene la presentazione milanese e molte delle cose che sono state dette: qui e qui.

Cosa fare con lo sci?

Lo sci, la sua industria turistica e la realtà montana attuale: che fare?

Da un lato lo sci rappresenta ancora un’economia importante per molte località se non quella preponderante, assicura posti di lavoro, genera indotto locale; dall’altro lato, sciare diventa sempre meno sostenibile sia dal punto di vista climatico-ambientale e sia da quello economico, il suo mercato è maturo e non cresce più, il suo sostentamento drena risorse pubbliche che nelle stesse località potrebbero essere impiegate in altri campi.

Poste tali evidenze, secondo voi quale atteggiamento in senso generale bisogna/bisognerebbe assumere nei confronti dell’industria dello sci?

Fatemi sapere le vostre libere e franche opinioni, qualsiasi esse siano: favorevoli, contrarie, dubbiose, propositive, radicali, risolutive…

Grazie di cuore da subito a chiunque lo farà!