[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.%5DMi rende sempre felice leggere di nuove serate dedicate al Vallone delle Cime Bianche, l’«ultimo vallone selvaggio» delle Alpi valdostane, e alla battaglia in sua difesa rispetto ai progetti funiviari e sciistici che lo devasterebbero, degradando un luogo tra i più straordinari delle Alpi occidentali assoggettandolo al business dell’industria dello sci – come se già non ce ne fossero a sufficienza di grandi comprensori sciistici a fronte di un mercato che da anni è considerato “maturo” e non cresce, mentre aumenta sempre più la richiesta dei vacanzieri montani di un turismo lento e sostenibile grazie al quale godere ben più profondamente della bellezza alpina e di luoghi più unici che rari come il Vallone.
Questa volta saranno gli amici del CAI di Brescia a poter scoprire e conoscere il mirabile fascino alpestre del Vallone delle Cime Bianche e ad approfondire le informazioni sul pericolo che sta correndo, grazie ai cari amici Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, infaticabili promotori del comitato “Insieme per Cime Bianche” e fautori del progetto fotografico indipendente “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” dal quale è nata la battaglia in corso.
L’ingresso e la partecipazione saranno, come sempre, liberi e assolutamente gratuiti. Nonché importantissimi, aggiungo.
Si tratterà della ventisettesima serata del progetto: tante, ma in realtà ancora poche, perché il Vallone delle Cime Bianche merita la conoscenza più ampia e diffusa nonché l’appoggio alla sua difesa di sempre più amici della montagna. Dunque, cento e più ancora di queste serate, e lunga vita al Vallone!
Per contribuire sempre e comunque alla difesa del Vallone:
La seconda raccolta fondi “Insieme per Cime Bianche”, volta a sostenerne la tutela legale: https://sostieni.link/36071
Ringrazio di cuore Enrico Camanni, figura il cui prestigio e autorevolezza non abbisognano di presentazioni, che oggi su “La Stampa” pubblica un bellissimo e umanissimo “commento” alla vicenda della speleologa Ottavia Piana, citandomi con un passaggio del post che al riguardo ho pubblicato sul blog e sui social ieri e donandomi il privilegio di poter essere stato utile a intessere considerazioni così condivisibili. Cliccate sull’immagine qui sopra per ingrandirla e leggere meglio.
La vicenda di Ottavia Piana, come sapete, ha avuto un lieto fine che tuttavia spero potrà essere ricordato come “lietissimo” se lo sdegno sollevatosi contro quella messe di odiatori che l’hanno insultata sui social non svanirà con l’interesse mediatico sulla vicenda ma diventerà deterrenza culturale autentica, concreta e costante – il che è pure un tema laterale a quello degli aspetti culturali della frequentazione contemporanea dell’ambiente naturale e della montagna nello specifico, basti pensare a cosa si legge sui social quando su monti accade qualcosa di spiacevole. Sinceramente non ho molta fiducia riguardo la formazione di tale deterrenza nel breve periodo ma nel lungo di più. Gli “haters” che strepitano la loro ignoranza nelle pubbliche piazze virtuali dei social media fanno sempre più rumore delle manifestazioni di intelligenza, ben più numerose ma per loro natura molto più pacate.
Voglio citare pure io un amico altrettanto prestigioso, Luca Calzolari, già direttore della stampa sociale del Club Alpino Italiano, che su “Planetmountain.com” ha espresso sulla vicenda in questione ulteriori riflessioni che, non casualmente, risultano pienamente armoniche con quelle di Camanni su “la Stampa”:
È così difficile mostrare empatia? O, se proprio non condividiamo le scelte di qualcuno, è così complicato restare in silenzio? Questa donna non merita tutta questa violenza verbale, così come non lo merita chi, con cognizione e competenza, sceglie l’avventura e resta vittima di un incidente. Merita rispetto, comprensione e, soprattutto, quella cosa che troppo spesso manca: umanità.
Personale augurio finale: a Ottavia Piana di ristabilirsi pienamente al più presto e, perché no, di tornare a esplorare grotte, e a quegli haters da divano di trovarsi altrettanto presto in pericolo nel mentre che facciano cose per puro divertimento necessitando di ricevere soccorso. Ecco.
[Foto di Simone Foglia, tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco“.]Venerdì prossimo 15 novembre sarò a Milano, a Palazzo Marino, in occasione della cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio Marcello Meroni 2024, uno dei più importanti riconoscimenti italiani per chi operi a vario titolo sulle e per le montagne «con discrezione, dedizione, originalità, valenza sociale, solidarietà, particolari meriti etici e culturali e in modo volontaristico», come recita il regolamento del premio.
Sarà un grande onore e un vero piacere essere lì per presentare la candidatura – portata avanti da me e da Stefano Morcelli della sezione valtellinese del Club Alpino Italiano, e dopo quella altrettanto vittoriosa dello scorso anno per Michele Comi – vincitrice nella categoria “ambiente”, quella di Marco Trezzi in rappresentanza del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, protagonista della vittoriosa battaglia per la salvaguardia del meraviglioso bacino lacustre naturale nei pressi del Passo di Gavia e del suo territorio di inestimabile valore naturalistico dal cantiere con il quale si volevano captare le sue acque per alimentare l’impianto di innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva. Un progetto a dir poco scellerato, ancor più perché sostenuto persino dall’ente che dovrebbe garantire la salvaguardia del luogo, il Parco Nazionale dello Stelvio, nella cui zona di massima tutela il Lago Bianco è posto, che un grande movimento spontaneo di appassionati di montagna, per la cui azione Marco ha rappresentato un riferimento fondamentale oltre che la fonte originaria, è riuscito a porre all’attenzione dei media nazionali e locali e a bloccare, obbligando le autorità responsabili a stralciarlo dalle opere previste sul territorio e a dovere garantire la rinaturalizzazione.
[Marco Trezzi fotografato da Fabio Sandrini, un altro componente del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”.]Quella a favore della tutela del Lago Bianco è stata una vittoria di molteplice valore emblematico, scaturita dalla più autentica passione per la montagna, dalla sensibilità verso la sua bellezza e la sua importanza, dalla cura particolare per il luogo e in generale di tutti i territori montani in quanto ambiti fondamentali per tutti: doti che Marco ha da subito e sempre manifestato e compendiato in modi che, come detto, hanno sollecitato il sostegno attivo alla causa di innumerevoli altri appassionati di montagna (e non solo), fino a formare una massa critica che le istituzioni non hanno più potuto ignorare. Per questo, pure, la difesa del Lago Bianco è emblematica per molte altre azioni in corso a tutela di territori montani minacciati da similari progetti scriteriati: fare qualcosa, anzi, fare moltissimo per contrastarli e bloccarli si può, se si ha la volontà di farlo e, ancor prima, se si è in grado di comprendere l’importanza di farlo.
[“Giornale di Brescia, 6 agosto 2024.]A tal proposito un grande merito deve essere riconosciuto alla giuria del Premio Meroni che lo scorso hanno, per la stessa categoria “ambiente”, ha premiato e così riconosciuto l’importanza altrettanto emblematica dell’opera di Annamaria Gremmo in rappresentanza del progetto fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” contro lo scellerato progetto sciistico-funiviario che distruggerebbe uno dei territori d’alta quota più belli, e tra i pochi ancora non antropizzati, della Valle d’Aosta. Sarà un passaggio di consegne che migliore e più significativo non poteva essere, tessendo un solido filo rosso tra due luoghi tanto meravigliosi quanto emblematici, appunto, di quello che oggi deve e domani dovrà essere il nostro rapporto con le montagne, con l’ambiente, con i territori naturali, con i loro paesaggi e, dunque, con noi stessi. Il tutto con l’augurio che il riconoscimento a Marco Trezzi per la vittoria nell’azione a difesa del Lago Bianco sia di buon auspicio per una pari vittoria nella salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche e, di rimando, di tutti i territori montani minacciati da progetti e iniziative similmente scriteriate. Un auspicio che spero assai potente, visti quanti di quei territori sotto minaccia ci sono, sulle montagne italiane.
Dunque, ci vediamo venerdì a Milano; trovate tutte le info al riguardo nella locandina sopra pubblicata. Anche essere presenti in sala sarà importante: un segno concreto di vicinanza ai premiati e, ancor più, alle nostre montagne.
P.S.: vi ricordo che gli amici del progetto fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, questa sera lo presenteranno e racconteranno la causa in difesa del Vallone delle Cime Bianche a Cermenate (Como), come indicato nella locandina qui sotto:
Con quest’unico post vorrei esprimere un duplice ringraziamento per i due ultimi eventi ai quali ho avuto la fortuna di partecipare, che si sono rivelati intensi e interessanti in maniera assoluta.
Il primo, domenica scorsa presso la Fondazione Feltrinelli di Milano per il talk “Ghiacciai, dighe e crisi climatica” insieme a Adele Zaini (climatologa e presidentessa del gruppo CAI Sem Juniores), Sofia Farina (“L’AltraMontagna” e POW/Protect Our Winter), Michele Argenta (“Ci Sarà Un Bel Clima” e “Gigiat”), Giovanni Baccolo (glaciologo), Vanda Bonardo (presidente di Cipra Italia e responsabile nazionale di Legambiente Alpi), per il quale ringrazio gli amici della redazione de “L’AltraMontagna” – che ha curato l’incontro nell’ambito del proprio format “Un’ora per acclimatarsi” – e in particolar modo Sofia Farina, Michele Argenta e Pietro Lacasella.
Il secondo, ieri presso il Musil – Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo, in Valle Camonica per aprire l’8a edizione della rassegna letteraria “racCONTA LA MONTAGNA” organizzata dall’UNIMONT – Università della Montagna, evento per il quale ho potuto parlare (in tale contesto quanto mai consono) del mio libro “Il miracolo delle dighe” prima a un gruppo di studenti di Unimont e poi al pubblico che ha riempito oltre la capienza la sala conferenze del Museo: perciò ringrazio l’architetto Claudio Gasparotti, curatore della rassegna e conduttore degli incontri, la professoressa Anna Giorgi, responsabile del polo Unimont di Edolo, i suoi collaboratori e il personale del Musil.
Sono state due belle e partecipate occasioni per raccontare di montagne e di alcuni dei temi fondamentali che ne caratterizzano la realtà presente e futura, nelle quali per quanto mi riguarda ho cercato di trasmettere almeno un po’ della passione che metto nell’occuparmi in vari modi di montagne e per chi è intervenuto di raccontarmi delle “loro” montagne, del loro rapporto con le terre alte, di ciò che vivono abitandole o che vedono visitandole, generando tutti insieme delle esperienze condivise che, mi auguro, siano state interessanti e costruttive come lo sono, e molto, per me.
Di nuovo grazie di cuore a chiunque abbia contribuito a queste cose così belle e appuntamento ai prossimi (imminenti) eventi!
Mercoledì prossimo sarò nella meravigliosa Valle Camonica e avrò l’onore di aprire l’8a edizione della rassegna letteraria “racCONTA LA MONTAGNA” organizzata dall’UNIMONT – Università della Montagna, polo accademico d’eccellenza dell’Università degli Studi di Milano con sede proprio in Valle Camonica, a Edolo.
Sarò protagonista del primo appuntamento della rassegna con il mio libro “Il miracolo delle dighe”: nel solco dei fini proposti dalla rassegna, cioè mettere in risalto il potere “evocativo” e culturale della montagna, racconterò come ciò sia potuto succedere nel corso del Novecento, nel bene e nel male, grazie alla “conquista” industriale delle terre alte effettuata dalle grandi dighe e dai bacini idroelettrici, impianti che hanno cambiato tanto il volto di quei territori quanto i loro paesaggi e il corso delle comunità che li abitavano e ne fanno parte. Una conquista peraltro che in Valle Camonica offre un racconto ancor più singolare ed emblematico che altrove. D’altro canto sarà anche il racconto di un lungo e appassionato viaggio attraverso le Alpi, i loro territori emblematici, i luoghi in quota, i paesaggi spettacolari, le geografie umane che ne fanno parte, il tutto osservato attraverso un punto di osservazione “speciale”: quello appunto offerto dal coronamento delle grandi dighe alpine.
[Il lago di Venerocolo con l’omonima sinuosa diga in alta Val d’Avio, tra i bacini idroelettrici più elevati delle Alpi. Foto di Stefania Corti, tratta da www.alltrails.com.]Trovate tutti i dettagli dell’evento nella locandina sopra riprodotta, cliccateci sopra per scaricarla in pdf. Come vedete, è possibile anche assistere alla presentazione on line registrandovi tramite il QR Code che riproduco qui sotto:
D’altro canto se invece sarete presenti vi potrete pure degustare un aperitivo con selezione di prodotti enogastronomici tipici della Valle Camonica, il che già vale la presenza!
Ulteriori informazioni sull’appuntamento di mercoledì e sull’intera rassegna di “racCONTA LA MONTAGNA” le potete trovare nel sito di Unimont, qui e qui. Sul web trovate anche una cospicua rassegna stampa al riguardo: uno degli articoli più completi è quello de “L’AltraMontagna”, qui.
Insomma: se siete camuni o potrete essere in zona sarà per me un gran piacere incontrarvi e raccontarvi, per quanto sarò capace di fare, una storia particolare e veramente intrigante delle nostre montagne.