Il Lago Bianco, “l’ignoranza” della Natura e il dio-denaro

Se l’ignoranza della natura diede vita agli dei, la sua conoscenza li distruggerà.

[Paul-Henry Thiry d’Holbach, Sistema della natura, UTET, 2013, tomo I, cap. XVIII.]

Questo celebre aforisma del Barone d’Holbach, datato 1770 e figlio della temperie culturale illuminista dell’epoca, trovo che sia assolutamente consono anche ai giorni nostri per certe opere imposte in maniera forzata all’ambiente naturale che ne degradano la realtà, interpretando gli “dei” come i tornaconti materiali (si usa dire «il dio denaro», appunto) e di potere perseguiti dai promotori di quelle opere. Ad esempio alcune infrastrutture, sovente turistiche, che risultano talmente insensate e così palesemente impattanti rispetto ai luoghi naturali ove vengono installate da non poter far altro che ritenerle il frutto di una sconcertante ignoranza della Natura e del paesaggio, cioè di una cecità indotta dalla folle volontà nel credere di poter fare tutto senza curarsi delle conseguenze pur di perseguire quei biechi tornaconti e nonostante risulti palese come ciò determinerà un danno generale per chiunque, anche per quegli stessi promotori che per la suddetta cecità non sanno e non vogliono rendersene conto.

Di contro, basta conoscere anche poco la Natura, ovvero sviluppare verso l’ambiente naturale quella sensibilità che è segno di intelligenza, di buon senso, di cultura, di civiltà e di umanità, per comprendere non solo quanto possano essere degradanti e distruttive certe opere, ma pure come a essere inesorabilmente distrutti, prima o poi, saranno quei tornaconti prepotentemente perseguiti contro la Natura e chi li pretende, dacché ne verrà distrutto il sistema di potere che vi sta alla base. Ciò perché ogni cosa che si priva di o che rifiuta qualsiasi sostanza culturale – ad esempio la cognizione della relazione con l’ambiente e i luoghi, nei casi sopra citati così come, in generale, ogni atto meramente politico con secondi fini che politici nel senso vero del termine non sono affatto – non è che una scatola vuota la quale rapidamente e inevitabilmente si accartoccerà su se stessa – per propria inconsistente natura, appunto. Nel frattempo, è dovere di chiunque fare in modo che la Natura, quella vera e della quale siamo tutti parte, subisca meno danni possibile. Un dovere e un diritto, per costruirci il miglior futuro possibile.

[Foto ©Simone Foglia.]
Nella foto in testa al post – dell’amico Fabio Sandrini: tutta l’ignoranza della Natura manifestata dai lavori per la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, questione sulla quale ho scritto qui. Domani, alle ore 10 dalle rive del lago, partirà la Camminata Solidale in difesa delle sue acque e del suo paesaggio, alla quale tutti siete invitati a partecipare: come scrivevo qualche giorno fa, bisogna fare di tutto per fermare quel disastro ambientale, bisogna sostenere la protesta che va ampliandosi ogni giorno di più, bisogna far capire in modo inequivocabile a chi sostiene i lavori che nella realtà presente e futura che stiamo vivendo non si possono (più) compiere crimini del genere a danno delle nostre montagne e della Natura per l’interesse di pochi. Perché stare zitti o far finta di nulla rende complici di quello scempio e dei suoi mandanti e credo che nessuno, in cuor suo, possa realmente accettare ciò. Nessuno.

Domani tutti al Lago Bianco, dunque, per ri-conoscere il valore inestimabile della Natura delle nostre montagne e respingere ogni scriteriato assalto alla sua integrità!

In difesa del Lago Bianco al Passo di Gavia, sempre di più!

Nostra Madre Terra sa come sedurci. Uno dei miei luoghi “più intensi del mondo” è l’Universo Gavia. Sei nel più profondo e stupefacente giardino geologico che puoi desiderare. Arrivi e trovi il Lago Bianco accanto a te a 2600 metri di quota. Il Lago racconta milioni di anni di storia di Madre Terra e lo fa in un luogo dove ogni persona può sedersi e “ascoltare” con ogni senso al massimo della percezione. Come sapete, qui si stanno facendo dei lavori assurdi regolarmente autorizzati (ma sappiamo che in questa regione da un quarto di secolo si cambiano le regole e le si adattano alle necessità speculative di pochi). Qui alcuni coraggiosi hanno dato vita al gruppo, di cui orgogliosamente faccio parte come iscritto, SALVIAMO IL LAGO BIANCO (PASSO GAVIA). Domenica 10 settembre ci sarà un grande cammino di consapevolezza e amore per questo Universo Madre Terra. Che noi scegliamo di rispettare e altri, incluso il Parco Nazionale dello Stelvio (totalmente soggiogato, come ogni ente pubblico, a nomine soffocanti della sottocultura che ci offre la politica lumbard) no. Madre Terra come un supermarket da svuotare, senza rispetto o empatia o sensibilità. […] Forse arriveranno i caschi blu o i «nazisti dell’Illinois», sono tanto nervosucci quelli che continuano a urlare ai quattro venti che qui “è tutto regolare”, da quando è nato questo movimento che ha raggiunto le cronache nazionali. Noi ce la faremo, perché noi non abbiamo nulla da guadagnarci e nulla da nascondere. Si chiama Democrazia e prevede il diritto di criticare, dissentire e all’occorrenza praticare la Disobbedienza Civile che maestro Henry David Thoreau ci lasciò in dono quasi due secoli fa.

Anche il caro amico Davide Sapienza, geopoeta, uno dei migliori autori italiani sui temi della Natura e del paesaggio, sostiene con forza la battaglia contro la scellerata depredazione dell’acqua del meraviglioso Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare i cannoni sparaneve di Santa Caterina Valfurva, con il consenso istituzionale del Comune di Bormio e il tacito nonché ignominioso assenso del Parco Nazionale dello Stelvio (è bene tenere ben presenti i responsabili di questo disastro): il brano che avete letto lì sopra è un estratto del post pubblicato oggi da Davide sulle sue pagine social.

Nel frattempo, oggi anche “Il Giorno”, quotidiano tra i più letti in Lombardia, mette in evidenza la “Camminata solidale” in difesa del Lago Bianco di domenica 10 settembre al Passo di Gavia: ringrazio molto la redazione del giornale e in particolare Fulvio D’Eri che ha steso l’articolo.

Per saperne di più sulla vicenda, come scrive anche Davide Sapienza, potete consultare (e iscrivervi, e magari partecipare alla raccolta fondi) la pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)”.

In difesa del Lago Bianco, il 10 settembre al Passo di Gavia

In tutta sincerità: credo che solo a persone pressoché prive di intelletto e di umanità – nel senso più ampio del termine – possa venire in mente di depredare delle sue acque uno dei laghi naturali d’alta quota più belli delle Alpi per alimentare un impianto di innevamento artificiale. Non posso che pensare a ciò, senza alternative.

Anzi, con ancora maggior franchezza: penso che depredare delle sue acque un bacino naturale come il Lago Bianco il quale, oltre a possedere peculiarità naturalistiche e ambientali più uniche che rare, è posto in una delle zone di massima tutela di un Parco Nazionale, quello dello Stelvio (ma possiamo ancora definirlo “parco nazionale”?), per l’uso meramente turistico-commerciale-lucrativo sopra indicato, non sia solo un atto che palesa mancanza di intelletto e anima ma rappresenti un autentico e innegabile crimine ambientale.

Un crimine ambientale, già. E di rimando, economico, ecologico, culturale, sociale. L’ennesimo, per giunta.

Purtroppo, in questo nostro – per molti aspetti – miserrimo paese capita che persone talmente prive di intelletto, umanità, sensibilità, etica, buon senso e di autentico amore per le montagne vengano elette a cariche amministrative per le quali si possono permettere di prendere decisioni talmente scellerate e pericolose con atteggiamento da “unti dal Signore”, probabilmente pensando di poter fare qualsiasi cosa delle montagne – patrimonio di tutti, non proprietà di pochi – senza subire conseguenze. E naturalmente senza dover dar conto delle proprie scelte.

Non è una cosa accettabile, ammissibile, giustificabile, in nessun modo. In. Nessun. Modo. Punto.

Per tutto ciò e per molto altro bisogna fare di tutto per fermare quel disastro ambientale, bisogna sostenere la protesta che va ampliandosi ogni giorno di più, bisogna partecipare alla manifestazione di domenica 10 settembre al Passo di Gavia la cui locandina vedete lì sopra. Perché nella realtà presente e futura che stiamo vivendo non si possono (più) compiere crimini del genere a danno delle nostre montagne e della Natura per l’interesse di pochi, e perché stare zitti o far finta di nulla rende complici di quello scempio e dei suoi mandanti.

Credo che nessuno, in cuor suo, possa realmente accettare ciò. Nessuno.

Qui trovate la pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco” alla quale potete iscrivervi restando così puntualmente aggiornati sulle iniziative e sulle notizie riguardanti la questione.

Altrettanto importante è, per chiunque voglia e possa, partecipare alla raccolta fondi avviata al fine di sostenere le spese delle azioni legali che si cercherà di avviare per fermare il disastro del Lago Bianco, come le leggi vigenti devono e possono permettere. Questo è il link per parteciparvi: https://gofund.me/79334d28

[Foto ©Simone Foglia.]
Di nuovo, non c’è di mezzo il destino di un solo lago, un unico luogo o un solo territorio ma di tutte le nostre montagne e del loro futuro. Che è anche il nostro futuro, è bene non dimenticarlo.

6000 km di piste, 7000 di autostrade

[Foto di Fabio Disconzi, fonte http://www.skiforum.it/forum.%5D

L’industria sciistica è un settore estremamente vulnerabile all’aumento delle temperature perché questo innalzamento mette in discussione modelli fino a pochi anni fa considerati vincenti e replicabili all’infinito: nel tempo e nello spazio.
Con una quota-neve di anno in anno più elevata e con inverni sempre più brevi, nei prossimi anni sarà più difficile riuscire a sciare e, di conseguenza, molte stazioni sciistiche rischiano di chiudere.
A dire la verità, come riportato dal report di Legambiente Nevediversa2023, diverse stanno già chiudendo: «Nella Penisola nel 2023 sono aumentati sia gli “impianti dismessi” toccando quota 249, sia quelli “temporaneamente chiusi” – sono 138 – sia quelli sottoposti ad “accanimento terapeutico”, ossia quelli che sopravvivono grazie a forti iniezioni di denaro pubblico, e che nel 2023 sono arrivati a quota 181».
Inoltre in Italia possiamo vantare quasi 6.000 chilometri di piste da sci. Tantissimi: 6.000 km è la distanza che separa Capo Nord da Palermo, passando per Bruxelles.
Per offrirvi un altro termine di paragone i chilometri di autostrade, sempre nella Penisola, sono circa 7.000. Il report sopracitato ci spiega che il 90% di questi 6.000 chilometri di piste viene innevato artificialmente.
Questo processo di innevamento artificiale è particolarmente vorace di energia che in Italia viene in buona parte ricavata dai combustibili fossili. Combustibili fossili che, come ormai tutti sappiamo, sono la principale causa dell’innalzamento delle temperature, che, a sua volta, sta provocando una diminuzione delle precipitazioni nevose.

Tratto dall’articolo Ha ancora senso, nel 2023, realizzare nuove funivie? di Pietro Lacasella, pubblicato su “Lo Scarpone” il 15 giugno 2023 (lo trovate anche su sherpa-gate.com, uno dei canali web di Alessandro Gogna). Potete leggere l’intero articolo – e vi invito a farlo perché Pietro è sempre tanto chiaro nell’esposizione dei temi di cui tratta quanto interessante e stimolante – cliccando sull’immagine in testa al post. Del report Nevediversa2023 di Legambiente ho scritto qui.

Cambia il clima, cambiano le montagne, cambiamo noi

[Il lago proglaciale di Fellaria, formatosi una decina d’anni fa ai piedi della fronte dell’omonimo ghiacciaio in Valmalenco, in forte regresso da tempo. Foto tratta da associazione.giteinlombardia.it, cliccateci sopra per saperne di più.]

Dalla fine della piccola era glaciale verso il 1850, circa 12.000 nuovi laghi sono apparsi nelle antiche regioni glaciali delle Alpi svizzere. Un migliaio esistono ancora oggi, secondo un nuovo inventario effettuato dall’istituto di ricerca sull’acqua (Eawag). (clic)

Il tasso di formazione di tali bacini idrici sarebbe aumentato in maniera significativa negli ultimi decenni. […] “Siamo rimasti sorpresi da una simile cifra”, ha dichiarato in un comunicato ufficiale Daniel Odermatt, a capo dell’Eawag Non solo il numero, ma anche la marcata accelerazione nella formazione di questi bacini è risultata sorprendente. “180 sono nati soltanto nell’ultimo decennio”, ha puntualizzato Odermatt. (clic)

Le due citazioni che vi ho appena proposto, ottenute da altrettanti articoli che trovate linkati, risultano estremamente emblematiche circa un effetto solo apparentemente secondario e collaterale che stanno provocando i cambiamenti climatici in corso. La questione ambientale è primaria, al riguardo, anche perché più materiale percepibile (fa più caldo, nevica meno, i fenomeni meteorologici si estremizzano, eccetera) ma il cambiamento del clima sta alterando anche la nostra relazione con i territori in cui viviamo o con i quali interagiamo, modificando di conseguenza la percezione e la cognizione che di essi possiamo formulare (ne ho già scritto diverse volte, qui sul blog, ad esempio in questo articolo).

Mille e più nuovi laghi (attuali, dei 12.000 complessivi) esistenti in luoghi dove prima c’era tutt’altro – un ghiacciaio, soprattutto – cambiano le forme del territorio, la morfologia, l’aspetto visivo-estetico, l’interazione pratica con esso (dove prima si poteva camminare su un ghiacciaio ora certamente sull’acqua di un lago non si può camminare, per dire). Tutto questo significa che, inevitabilmente, cambia anche il paesaggio, ovvero la concezione intellettuale e culturale che possiamo formulare di quel luogo modificato, e ciò non solo in senso estetico: vuol dire che si modificherà anche la relazione antropologica con il luogo, gli elementi della sua riconoscibilità, l’identità culturale di esso e, di rimando, la nostra capacità di identificazione in esso. Ad esempio: se di un’escursione di qualche lustro fa lungo un ghiacciaio abbiamo dei bei ricordi e ora quel ghiacciaio non c’è più, sarà più difficile conservare la memoria di quell’esperienza e tutto il suo retaggio intellettuale e emozionale, così che inesorabilmente faticheremo a identificare quel luogo come prima e a identificarci in esso, tanto più se nel frattempo ha cambiato forme e sostanze geografiche (da solido/glaciale è divenuto liquido/lacustre). Un esempio singolo e locale del genere, spostato sulla grande scala dell’intera catena alpina – dacché i cambiamenti climatici operano su scala globale e in modo sempre più evidenti e drammatici – sicuramente finirà per alterare l’immaginario visivo con cui concepiamo il paesaggio alpino e la relazione che intessiamo e intesseremo con esso, variando pure il modo con cui finiremo per considerare, comprendere, valorizzare, gestire il territorio alpino. Ovviamente non è detto che un tale processo sia necessariamente negativo: i territori e i paesaggi cambiano continuamente da sempre, sia in modo materiale che immateriale, ma senza dubbio un cambiamento così repentino e drastico finirà per influire in maniera mai rilevata prima sul nostro rapporto culturale con le Alpi.

Ribadisco: è un aspetto che al momento attuale sembra secondario e dunque viene poco considerato, ma diventerà col tempo sempre più importante e cruciale. Cambieranno le montagne alpine e cambieremo anche noi nei loro confronti: il futuro che ci aspetta sulle Alpi sarà sicuramente diverso dall’oggi e dal passato. Che lo sia in modo positivo oppure no, ancora una volta, spetta a noi tutti deciderlo.

N.B.: questo articolo l’ho pubblicato in origine qui sul blog il 15 novembre 2011.