A Cortina le “gare olimpiche” di prepotenza e menefreghismo hanno già i vincitori

Io credo che, se veramente la pista di bob olimpica di Cortina verrà realizzata – come purtroppo temo avverrà, vista la bieca e cieca prepotenza di chi la sta imponendo fregandosene di ogni indicazione e considerazione altrui nonché della lezione della pista di Cesana Torinese, costata 110 milioni di Euro e ora in rovina – rappresenterà una delle più grandi vergogne della storia italiana contemporanea. Una colpa per la quale la responsabilità dovrà necessariamente ricadere su chi l’avrà imposta al territorio e alla sua comunità, in modo inalienabile. Punto.

[Immagine tratta dal progetto esecutivo “Cortina Sliding Centre” in data 15/12/2023, fonte: www.vez.news.]
Come ha scritto Luca Calvi su Facebook, quanto sta accadendo per la pista di bob cortinese

è la palese dimostrazione sul campo del desiderio di imposizione autoritaria della propria volontà dettata dalla bramosia di spartizione delle prebende. Il dichiarato disinteresse per le opinioni del CIO svela a chiare lettere il malcelato desiderio di un ritorno a forme lessicali “vintage”, quanto meno legate al Ventennio, nonché alle modalità di imposizione delle proprie decisioni al popolino bue. Hanno deciso di spartirsi la torta, punto. Dello scempio ambientale e civile a loro nulla importa e attaccano chiunque lo faccia notare accusandolo di voler fermare il progresso e ritardare l’arrivo del benessere per chi in montagna vive.

Analisi perfetta, così come lo è quella di Pietro Lacasella:

L’Italia aveva l’opportunità di avvalersi della visibilità offerta dai giochi olimpici per offrire un esempio di sensibilità, connettendo le reali esigenze dei territori montani (i servizi essenziali per un vivere dignitoso) con le mutate caratteristiche climatiche che li rendono sempre più fragili. Ancora una volta lo sguardo è rivolto alla punta degli scarponi, al presente, senza trovare la forza né il coraggio di guardare avanti. Di guardare al futuro.

Aggiungo solo un “banale” interrogativo: quanti servizi essenziali per un vivere dignitoso a favore delle comunità residenti nei territori montani olimpici si sarebbero potuti finanziare con più di 80 milioni di Euro (sempre che la cifra non aumenti a dismisura come regolarmente accade) ovvero il costo ultimo preventivato per la pista di bob di Cortina?

Ovviamente, una risposta dai politici coinvolti nella vicenda non arriverà mai. Loro mantengono sempre la facoltà di non rispondere mai delle decisioni e delle azioni intraprese, soprattutto quando siano drammaticamente sbagliate. Già.

Domani, a Milano, un’assemblea pubblica sulle Olimpiadi promossa dal C.I.O. (ma non quello che pensate!)

Domani, a Milano, si terrà l’interessante assemblea pubblica della quale leggete qui sopra, organizzata dal C.I.O., Comitato Insostenibili Olimpiadi – acronimo che ovviamente fa l’eco sarcastica al Comitato Olimpico Internazionale, al quale fanno capo i giochi olimpici di qualsiasi ordine e grado. Credo propria sia una buona occasione per disquisire sul tema, raccogliere informazioni utili e prendere coscienza di un evento che sta intervenendo pesantemente nei territori interessati, sia in quelli montani che nella città di Milano, peraltro già coinvolta da tempo in dinamiche di varia natura non esattamente virtuose per i suoi abitanti.

Così si presenta, sul proprio sito, il C.I.O. “alternativo”:

Qualche mese fa a Milano sono nati i semi di una rete, speriamo in espansione, che ha messo insieme diverse collettività della metropoli e che vorremmo rimanesse aperta. Tante realtà eterogenee che hanno al centro della loro azione ambiti diversi e differenti pratiche; siamo principalmente realtà dello sport popolare, collettività politiche di spazi occupati, collettività che si occupano delle trasformazioni della città, soggetti e gruppi che frequentano la montagna da una certa prospettiva, reti e organizzazioni di intervento politico, sociale ed ecologico. Lo scopo è quello di contestare l’operazione Milano-Cortina 2026 consapevolə che la questione delle Olimpiadi Invernali 2026 è evidentemente complessa e tocca una molteplicità di aspetti: da quello sportivo a quello abitativo, passando per lo sfruttamento lavorativo, il cambiamento e la gentrificazione della città così come il consumo di suolo, ma anche quanto accade all’ambiente e contesto montano. In sostanza, le Olimpiadi sono paradigmatiche di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale.
Per affrontare e lottare contro un processo che impatta in maniera così vasta e a differenti livelli, riteniamo necessario innanzitutto lo scambio di saperi e pratiche che le varie collettività hanno sviluppato finora, senza dimenticare l’esperienza di chi in passato ha già vissuto una trasformazione simile nei propri territori, così da sviluppare un pensiero e un’azione critica, una narrazione che smonti la propaganda mediatica. Parimenti crediamo che solo la costruzione di un fronte ampio, intersezionale, che coinvolga tutti i territori e tutte le popolazioni che già oggi sono interessate e danneggiate dalle opere realizzate o in via di realizzazione per i Giochi – o con la scusa di questi -, dalle infrastrutture connesse e dalle loro conseguenze sociali, possa opporsi alla macchina olimpica.

Per saperne di più sul Comitato Insostenibili Olimpiadi e sull’evento di domani potete visitare il sito web https://cio2026.org/, o scrivere a olimpiadi@anche.no oppure seguire la pagina Facebook https://www.facebook.com/comitatoinsostenibiliolimpiadi.

 

Quanto costa l’arroganza? A Cortina d’Ampezzo 81,6 milioni di Euro!

[La vecchia pista di Cortina, abbandonata da anni. Foto di ©Luigi Galiazzo, dal sito www.cipra.org. Nell’immagine sopra, un rendering del più recente – ma ugualmente sconcertante – progetto della pista di bob di Cortina d’Ampezzo; fonte corrierealpi.gelocal.it.]
Dunque, è arrivata un’offerta per costruire la famigerata pista di bob olimpica a Cortina d’Ampezzo, come si legge in queste ore sui media – qui ad esempio. Il progetto è stato ridimensionato rispetto a quello originario, il cui costo aveva superato i 120 milioni di Euro e contro il quale si sono espressi tutti, dal CIO in giù – ovviamente a parte i politici interessati e i loro sodali – ma nonostante ciò siamo ancora a quasi 82 milioni di Euro, salvo aggiustamenti in corso d’opera.

Ottantadue milioni di Euro di soldi pubblici per poco più d’una dozzina di praticanti, e un costo di manutenzione successivo di 1,5 milioni di Euro all’anno a fronte di un’infrastruttura che definire impattante, per il luogo in cui dovrebbe essere realizzata e per il paesaggio cortinese, è eufemistico. Con il fantasma della pista olimpica di Cesana, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 al costo di 110 milioni di Euro e da anni in stato di abbandono e decadenza – la vedete nel video lì sotto, peraltro del 2016.

Tutto questo con il direttore del Comitato Olimpico Internazionale Christophe Dubi che solo pochi giorni fa ha affermato che «la nostra posizione è inequivocabile. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che queste sedi fossero estremamente complesse in termini di costi, in termini di eredità, in termini di tempistiche. Abbiamo promosso l’utilizzo di una pista già esistente». Per tutta risposta, scrive “Il Sole 24 Ore”, «il governo italiano sembra comunque pronto a difendere la sua posizione, se il Cio non dovesse essere d’accordo. E comunque la pista verrà realizzata in ogni caso, trattandosi di un’opera coperta da fondi pubblici».

La pista verrà comunque realizzata, con i soldi dei contribuenti italiani. Già, avete letto bene.

Be’, quegli 81,6 milioni di Euro in realtà non servono a costruire una pista di bob per le competizioni olimpiche ma per edificare un ciclopico monumento all’arroganza e al menefreghismo istituzionale nei confronti delle montagne di Cortina, di chi le abita e di tutti gli italiani le cui tasse contribuiranno alla scriteriata opera.

Va bene così? Tutti d’accordo e (quasi) nessuno contrario?

Giovedì 25 gennaio a Erba, con Marco Albino Ferrari e “Assalto alle Alpi” per il Monte San Primo

Giovedì 25 gennaio alle ore 20.45 presso la sala conferenze “F. Isacchi” di Ca’ Prina a Erba, avrò il grande onore di colloquiare con Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna italiana, e moderare l’incontro – organizzato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – che avrà come protagonista il suo ultimo libro Assalto alle Alpi (Einaudi), una lunga e articolata riflessione – programmatica fin dal titolo – sul presente e sul futuro della montagna, ricca di considerazioni e suggestioni emblematiche dalle quali scaturiscono prospettive e soluzioni nuove, rispettose sia dell’ambiente sia delle persone.

Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura “bellezza”. Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.

[Dall’introduzione al libro.]

Durante l’incontro, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, prenderanno la parola i portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che faranno il punto della situazione sullo stato di avanzamento del dissennato progetto “OltreLario” – un progetto assolutamente “consono” al testo di Marco Albino Ferrari per come la sua sostanza, fatta di nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale a 1100 m di quota, con varie infrastrutture a corredo in una zona estremamente delicata dal punto di vista ambientale, palesi un vero e proprio assalto al San Primo con interventi fuori dal tempo e dalla realtà contemporanea.

Saranno quindi ribadite le contro-proposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile della montagna e sarà possibile partecipare alla raccolta firme, come manifestazione autentica e consapevole di protesta nei confronti della visione a breve termine, adottata dalle Amministrazioni locali, che si ostinano ad ignorare le richieste di confronto da parte della cittadinanza attiva.

Per tutto ciò la serata di giovedì a Erba, grazie alla presenza di una figura tra le più importanti e rinomate nell’ambito culturale di montagna qual è Marco Albino Ferrari, si propone come un’importante e imprescindibile iniziativa di sensibilizzazione per la tutela delle montagne, del San Primo innanzi tutto ma di rimando di tutti gli altri territori sottoposti a tali irragionevoli progettualità, di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e che, finora, ha avuto uno scarso riscontro da parte delle suddette istituzioni ma di contro ha sensibilizzato ampiamente la stampa nazionale e estera, che da tempo non manca di evidenziare le numerose illogicità del progetto.

Per saperne di più sull’incontro potete visitare il sito web del Coordinamento, nel quale trovate ogni altra informazione sul caso del Monte San Primo; qui invece trovate l’evento Facebook.

Dunque, appuntamento giovedì sera 25 gennaio alle 20.45 a Erba: sarà una serata estremamente interessante, da non perdere!

Un autorevole appello contro la cementificazione “olimpica” delle Alpi lombarde e venete

A tanti appassionati di montagna il nome di Luca Calvi non giungerà nuovo, ancor più se frequentano eventi pubblici – serate, proiezioni, festival – con la presenza di noti alpinisti. Calvi è uno dei più formidabili traduttori in circolazione (non solo di cose di montagna) e poi storico dell’alpinismo, alpinista a sua volta, docente universitario e non ultimo scrittore: del suo recente Lost in Translation ho scritto qui. Ma per tutto questo – e viceversa – Luca Calvi è un grande appassionato, studioso, culture e frequentatore di montagne: mi viene da pensare che soprattutto in forza di ciò ha pubblicato sulle sue pagine social una sorta di fervido appello, quasi un’invocazione rivolta alle comunità che abitano i territori interessati dalle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e della infrastrutture turistiche ad esse collegate.

Un messaggio che molti stanno commentando definendolo un piccolo ma importante “manifesto” sulla questione: sono assolutamente d’accordo con questo parere e con le considerazioni espresse da Calvi in esso, dunque ve lo propongo. Di sicuro la sua brevità è inversamente proporzionale all’importanza e al valore di quanto vi è scritto e delle riflessioni che, mi auguro, vi porterà a elaborare.

Ringrazio molto Luca che mi ha concesso di poterlo ripubblicare qui.

A tutte le località interessate.
E a chi ci abita.
ABSIT INIURIA VERBIS!
Non voglio accusare nessuno e non voglio pensare male di nessuno.
Però…
A nessuno passa per la testa che, con queste Olimpiadi, faranno alle Dolomiti (e non solo di Cortina…) e alle montagne di Bormio ciò che vent’anni fa hanno fatto al Piemonte?
Costruzioni… Cemento…. E poi, tutto a marcire.
Ma davvero pensate di valorizzare in questo modo le Dolomiti di Cortina o le montagne di Bormio, o di aiutare chi ci vive a potersi evolvere in modo sostenibile, senza devastare cioè la propria ricchezza (e unicità)?
Vi stanno gettando negli occhi al posto della sabbia decine di progetti con le promesse di piogge di milioni.
I soldi saranno intascati e spartiti. Non da voi.
A voi rimarrà lo strazio delle vostre bellezze e tanto cemento di cui non saprete che farvene.
Oltre a qualche altro ecomostro.
Salvate le Dolomiti e le montagne di Bormio da chi dice di volerle valorizzare e da chi dice di volerle preservare.
Riappropriatevi della vostra Grande Bellezza e Grande Ricchezza.
Fatevi costruire le strade e le infrastrutture, altro che impianti di qua e impianti di là. Turismo sostenibile e che funzioni almeno dieci mesi all’anno, altro che sci da pista con collegamenti e impianti su tutto l’arco alpino!
Istruite il turista, e vedrete che tornerà ringraziandovi due volte.

[Nell’immagine in testa al post: un rendering del nuovo – e orribile – Ski Stadium di Bormio; fonte www.sondriotoday.it/. Qui sopra: il rendering del più recente – ma ugualmente sconcertante – progetto della pista di bob di Cortina d’Ampezzo; fonte corrierealpi.gelocal.it.]