Tramonti alpini a motore (e gas di scarico, puzza, rumore, inciviltà)

[Immagine tratta da qui.]
L’emozione di un tramonto spettacolare ai 2.200 metri della Val Carisole? Attraversando panorami da favola? Raggiungendo il “terrazzo” sulle Orobie comodamente in motoslitta facendo un gran rumore per tutto il circondario e spargendo gas di scarico e puzza come lungo una via di città?

ORA SI PUÒ!

Già: in un paese come il nostro così spesso privo di rispetto per la montagna, di sensibilità verso l’ambiente naturale e di buon senso si può tutto, evidentemente. Idioti quelli che i tramonti spettacolari e i panorami da favola se li godono a piedi e in silenzio avendo cura di lasciare sul luogo e in Natura meno tracce possibili! Vero?

N.B.: la Val Carisole si trova sopra Carona, in alta Valle Brembana, nel comprensorio sciistico “Brembo Ski” di Foppolo-Carona. Sinceramente, consiglierei di non andarci, almeno quando certe iniziative siano in atto. In ogni caso, ciò che penso dell’uso ludico delle motoslitte in montagna l’ho già espresso in modo inequivocabile tempo fa qui.

Ma guarda, gli animali sono intelligenti!

[Foto di erwin bosman da Pixabay.]
Compaiono di frequente sulla stampa notizie che riportano di nuove scoperte circa l’intelligenza e le capacità cognitive di molti animali, come questa su uno scimpanzé bonobo: notizie che vengono variamente definite “sorprendenti” ed è comprensibile, per certi aspetti.

Ma per altri aspetti è invece sorprendente che ancora noi umani ci si meravigli dell’intelligenza degli animali, in un modo che denota inevitabilmente la nostra pretesa superiorità su di essi. Ci sorprendiamo della loro intelligenza perché di norma li crediamo dotati di capacità cognitive molto inferiori alle nostre. Li riteniamo “stupidi”, insomma.

E chi l’ha detto, che le loro intelligenze siano inferiori alle nostre? Noi umani, ovviamente, parlandone come i tifosi d’una certa squadra costretti a fare qualche complimento alla squadra avversaria: «Sì, bravini… ma noi siamo comunque i migliori, i più bravi i più forti!». Intanto la nostra squadra, i “Sapiens”, in una cosa si è dimostrata sicuramente superiori a tutte le altre: a distruggere il mondo e noi stessi. Uuuh, complimenti eh!

E se invece considerassimo le intelligenze degli animali non “superiori” o “inferiori” ma diverse dalla nostra? In effetti quante cose ancora non sappiamo delle loro capacità intellettive e cognitive? Che ne sappiamo di cosa veramente sappiano fare, con la loro mente?

Sarebbe un pensiero più semplice, in fondo, eppure molto profondo e per tanti versi rivoluzionario.

Amalia Bastos, studiosa di psicologia comparata all’Università di St Andrews, in Scozia, e prima autrice dello studio sul bonobo che ho linkato lì sopra, ha detto: «Vivono vite mentali ricche, e forse meritano da noi più rispetto e più aiuto di quanto ne stiamo dando».

Forse, già. O siamo noi umani, forse, che meriteremmo un piedistallo ben più basso di quello su quale ci siamo issati per dominare il mondo.

La nuova Legge sui cammini, una “svolta storica” (dice la Ministra del Turismo in carica)

[Immagine tratta dalla pagina Instagram del Ministero del Turismo.]
Qualche giorno fa è divenuto legge il “Ddl per la promozione e valorizzazione dei cammini d’Italia”, altrimenti detta “Legge sui cammini”, con la quale – si legge nel comunicato del Ministero del Turismo, «La Repubblica promuove cammini fluviali, marini, lagunari e lacustri come itinerari sostenibili per valorizzare il patrimonio naturale, culturale e turistico. Gli obiettivi includono sicurezza, accoglienza, turismo lento, diffusione, tradizioni locali, siti storici, minoranze linguistiche, approfondimenti tematici, dialogo interculturale e tutela ambientale.»

Be’, ottima cosa! – viene da pensare subito, e speriamo che lo possa essere veramente.

Speriamo, sì: perché appena dopo quel “subito” ci ripenso un attimo e… innanzi tutto che la pittoresca Ministra del Turismo in carica sia in qualche modo avvicinabile alla cultura e al mood del camminare, non me ne voglia la Ministra ma mi sembra ipotesi più improbabile di trovare un branco di giraffe che pascolano sulle Alpi a fine gennaio.

Tuttavia, detto ciò, ecco cosa scrive(rebbe) al riguardo la Ministra in questione nel comunicato succitato:

L’approvazione definitiva della legge sui cammini, raggiunta oggi grazie al consenso unanime tra maggioranza e opposizione, rappresenta una svolta storica per l’Italia.

«Storica»? Ollalà, addirittura? Magari ha ragione, andiamo avanti e vediamo…

I cammini ottengono finalmente il riconoscimento che meritano, diventando un pilastro strategico per il turismo nazionale, con uno stanziamento di 5 milioni di euro per il periodo 2026-2028 e un milione annuo dal 2029, che si aggiungono agli oltre 30 già investiti dal Ministero per questo asset.

Una svolta storica e un «pilastro strategico per il turismo nazionale» con soli 36 milioni di Euro in quattro anni più un solo milione per quelli successivi? Wow, pensate se non fosse stato qualcosa di storico e strategico! Sarebbe toccato ai camminatori pagare la promozione dei cammini italiani? È inevitabile ricordare che per “asset” molto meno epocali e strategici altri ministeri stanno pensando di spendere 14 miliardi e rotti. Così per dire.

E ci voleva un Governo di centrodestra per dare la giusta importanza a questo comparto, che prima d’ora non era mai stato adeguatamente considerato.

Bandiera di parte immancabile e vabbè, nella speranza che per ciò il Ministero non imponga agli escursionisti di percorrere i cammini italiani al passo dell’oca!

Il Ministero del Turismo assumerà un ruolo centrale nella promozione e valorizzazione degli itinerari italiani, supportato da strumenti innovativi quali la cabina di regia, la banca dati, il tavolo permanente e il programma di sviluppo, che garantiranno un confronto costante tra tutti gli attori del settore.

Ecco: un tot di termini e formule del trito e ritrito vocabolario politico-turistico non potevano mancare: dall’orami famigerato «valorizzazione», al «programma di sviluppo» (“sviluppo” di cosa?) alla «cabina di regia» e al «tavolo permanente», che chissà che differenza c’è tra le due cose. E «strumenti innovativi» questi? Dove, come? Però di contro è strano che non abbia ancora scritto “destagionalizzazione”…

Si tratta anche di un’opportunità per riscoprire territori meno noti, veri custodi di tradizioni autentiche e motori di destagionalizzazione, rafforzando la strategia del Governo per rendere il turismo sempre più efficiente, virtuoso e inclusivo”.

Ah, ti pareva! E, domanda finale: ma la pittoresca Ministra intende dirci che la «strategia del Governo» che renderà «il turismo sempre più efficiente, virtuoso e inclusivo» è la stessa che ha reso tanto efficiente, virtuosa e inclusiva oltre che di successo insuperabile la celebre campagna “Open to Meraviglia dello stesso Ministero del Turismo?

Chiedo eh, giusto per farmi trovare preparato (al peggio).

[La Ministra del Turismo in carica durante la percorrenza di un cammino invernale (forse).]
In ogni caso, al netto di tali mie considerazioni e di tutta la solita, retorica, enfatica propaganda con la quale la politica nostrana annuncia le proprie iniziative, mi sembra che per l’ennesima volta siamo di fronte a un provvedimento basato sul «Piutost che nient, l’è mej piutost» – in milanese, “piuttosto che niente meglio piuttosto”. Era peggio se non c’era nulla, ma non è meglio perché c’è qualcosa, ovvero, in parole povere: la montagna “vera” e le cose ad essa afferenti condannate a una perenne mediocrità, a un vivacchiare stantio privo di possibilità di un vero progresso, di una reale evoluzione, ad un accontentarsi gioco forza di quel poco che c’è perché è già tanto che ci sia e guai a lamentarsene che altrimenti pure quel poco svanisce. Nel mentre che per altri ambiti evidentemente più graditi alle istituzioni eppure moooolto meno valorizzanti i territori che li ospitano c’è moltissimo di più, inutile rimarcarlo.

No, non c’è niente di «storico» qui, nulla di strategico. Se non una ben mirata strategia mirata al mantenimento della montagna e delle aree rurali nella mediocrità, lo ribadisco, funzionale da un lato a farle accontentare del poco che si concede loro e dall’altro a mantenerle inevitabilmente assoggettate ad altri business verso i quali la politica e le istituzioni pubbliche riservano ben altre attenzioni.

Di contro, se c’è qualcuno che ritiene e sa argomentare che da questa nuova “Legge sui cammini” scaturiranno vantaggi concreti per il comparto – o asset – e per tutto ciò di correlato, ben venga. Vedremo nel prossimo futuro chi avrà ragione e sarò ben felice di essere quello in torto, nel caso.

La pace e tranquillità di McGrath e di noi tutti che andiamo per montagne

Hanno fatto “scalpore” (virgolette doverose) le immagini dello sciatore norvegese Atle Lie McGrath che si incammina solitario verso il bosco dopo aver commesso un errore durante la gara di slalom delle Olimpiadi che gli ha compromesso una probabilissima medaglia d’oro. E mentre un noto quotidiano sportivo, con la consueta “sobrietà” giornalistica nostrana (non dico altro), lo ha definito «Folle», lo stesso McGrath ha detto che voleva solo «un po’ di pace e tranquillità, cosa che non ho avuto perché fotografi e polizia mi hanno trovato nei boschi. Avevo solo bisogno di un po’ di tempo per me stesso.»

Pace, tranquillità, un po’ di tempo per se stessi. Non è esattamente quello che la gran parte degli appassionati veri di montagna ricerca nel frequentare le terre alte? McGrath in fondo non ha fatto altro che riportare il momento pur esasperato di una competizione sportiva al suo livello assoluto, ma che in fin dei conti resta un’attività di montagna, alla sua radice primordiale, al motivo per cui molti di noi che pur andiamo per valli, boschi, vette, sentieri e pendii innevati per svagarci e divertirci ma restando consapevoli del luogo in cui ci troviamo cioè del senso del contesto, frequentiamo con passione le montagne.

La follia, semmai, sta in chi invece sale sui monti e pretende di trovarci tutti i disturbi – musica, rumore, gente ovunque, casino… – che per chissà quale inspiegabile devianza psicosociale vengono ritenuti belli, attrattivi, persino necessari per non sentirsi soli e persi, e così dimostra di non aver capito nulla del contesto, del luogo, del senso di starci e di frequentarlo, di come ci si possa stare realmente bene trovandovi – anche nei momenti di difficoltà e dolore, al netto di come vengano vissuti individualmente – la pace, la tranquillità, il silenzio, il tempo per stare con se stessi, per riflettere, per ritrovare equilibrio e ogni altra cosa simile. Tutte quelle cose che dobbiamo poter trovare sui monti contrastando chi invece li voglia rimuovere e che di conseguenza dobbiamo impegnarci a salvaguardare, per le nostre montagne e per noi stessi.

Dunque non possiamo che ammirare e ringraziare McGrath per quel suo gesto seppur per certi versi “drammatico”, secondo me uno dei più belli delle Olimpiadi.

P.S.: ovviamente queste mi considerazioni possono ben valere per qualsiasi altro contesto nel quale chiunque possa e sappia ritrovare i momenti di benessere ovvero di riequilibrio qui descritti.

(L’immagine l’ho presa dalla pagina Facebook di McGrath.)

Come e perché difendere l’ambiente montano, mercoledì 25/02 alla UniTer Valsassina

Mercoledì prossimo, 25 febbraio, interverrò nell’ambito dei corsi della UniTre Valsassina di Introbio (Lecco) proponendo una dissertazione dal titolo “La Difesa dell’ambiente montano”. Tratterò cosa sia realmente l’ambiente, cosa lo componga, che relazione vi sia tra ambiente e paesaggio, l’importanza e il valore molteplice della tutela dell’ambiente in cui viviamo e perché le ragioni per farlo siano molte più di quelle ordinariamente credute, a volte anche in modo poco noto ovvero impensabile e sorprendente.

Per qualsiasi info al riguardo cliccate qui oppure scrivete – soprattutto nel caso vogliate partecipare – a info@unitervalsassina.it.