Il mio nuovo libro (e certe cose sorprendenti di cui narra)

«Chi va per montagne spesso se le ritrova di fronte, spettacolari e affascinanti per alcuni, sgradevoli e inquietanti per altri.
Ma che siano mirabili opere d’arte ingegneristica oppure ecomostri ciclopici e impattanti, le grandi dighe possono rivelarsi un punto di osservazione privilegiato e sorprendente per conoscere meglio le montagne, i loro paesaggi e noi che le frequentiamo.»

Il mio nuovo libro sta arrivando, e nelle sue pagine vi racconterò di un lungo e appassionato viaggio attraverso le Alpi alla ricerca di una specie di “miracolo”, e dei «segni» – evidenti, enormi, ineludibili – che di esso le montagne conservano. Segni che, osservati meglio di quanto solitamente ci viene di fare e messi in relazione gli uni a gli altri e tutti quanti con i paesaggi che marcano, possono narrarci una storia “alternativa” e a suo modo prodigiosa della conquista umana dei territori alpini, tanto essenziale per il nostro passato quanto significativa per il presente e ancor più il futuro delle montagne.

È un libro che racconta di dighe, dunque, ma se lo leggerete vi renderete conto che no, non parla realmente di dighe. Dice piuttosto di tante altre cose che da un tot di tempo a questa parte accadono sui monti, e spesso sono cose sorprendenti.

Mi auguro vorrete farvi sorprendere leggendolo, ecco.

(La foto è di Superbass, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.)

Notte da Gufi sul Monte di Brianza

[Il Monte di Brianza di notte, un’isola di naturale oscurità nel mezzo delle luci lecchesi e brianzole. Foto di Lino Rizzetto, tratta dalla pagina Facebook dell’Associazione Monte di Brianza.]
La conoscenza del territorio con il quale si interagisce, da abitanti stanziali o da visitatori occasionali, è un principio che ritengo ineludibile del nostro stare al mondo, e indispensabile per intessere quella relazione culturale con il paesaggio che al mondo ci fa stare e sentire bene – d’un ben-essere reciproco sia per noi che per il mondo stesso.

Posto ciò non posso che applaudire lungamente all’Associazione Monte di Brianza che continua nella sua preziosa opera di scoperta, esplorazione e conoscenza dell’omonimo piccolo/grande gruppo montuoso la cui modesta altitudine, come ho già scritto altre volte, è un dato inversamente proporzionale al grande fascino che sa offrire a chi vada lungo i suoi sentieri, scoprendo innumerevoli angoli di sorprendente bellezza nonché, in tal caso, chi li abita da secoli insieme agli umani e probabilmente molto di prima di loro.

Anche quando il buio notturno sembra celare il paesaggio, come capiterà con la Notte da Gufi di domani sera, 29 aprile, per i fortunati che vi parteciperanno (mi pare che al momento le iscrizioni siano chiuse per esaurimento posti, ma potete scrivere e chiedere maggiori dettagli al riguardo all’Associazione): peraltro, un modo di passare una serata veramente diversa dal solito e, anche per questo, assolutamente intrigante. D’altro canto, esiste un “locale notturno” più affascinante e meglio frequentato di un bosco di montagna? (La domanda è retorica, ovvio!)

«Chapeau!» insomma all’Associazione Monte di Brianza, un modello di attivismo culturale assolutamente da seguire e imitare.

Le montagne che resistono, al Rifugio Guido Muzio

C’è quel ben noto modo di dire popolare che parla di «prendere due piccioni con una fava», lo conoscete certamente. Be’, qui si può trarne una versione ben più intrigante: prendere due narratori con un rifugio! Uno musicale, Diego Meggiolaro, l’altro letterario, Enrico Camanni, entrambi al Rifugio Guido Muzio, nella spettacolare Valle Orco lungo la strada che sale al Colle del Nivolet.

Camanni è sempre un personaggio estremamente affascinante da ascoltare, che racconti dei suoi libri o di altre cose di montagna, ma non posso che pensare che le sue parole accompagnate dalla chitarra di Meggiolaro creeranno una narrazione veramente “speciale” e sicuramente, a suo modo, rivoluzionaria.

Se potete, andateci; nell’immagine della locandina lì sopra trovate le info necessarie. Sarà senza dubbio una gran bella esperienza.

“Oltre il confine” a Carenno, domenica 23 aprile

Domenica 23 aprile, alle ore 21.00, sarò a Carenno (Lecco) per presentare il volume Oltre il confine. Narrare la Val San Martino, prestigiosa pubblicazione alla quale ho partecipato con un saggio in forma di racconto sull’esplorazione e la scoperta dell’anima peculiare e della bellezza del paesaggio della valle. Ve lo descriverò, per cercare di mettere in luce quanto il territorio narrato dal libro sia speciale e per questo meriti di essere il più possibile compreso e apprezzato.

Insieme a me vi saranno altri prestigiosi relatori e “colleghi di penna”: Sara Invernizzi e Matteo Nicodemo, autori di ulteriori affascinanti saggi sulla Val San Martino che il testo presenta, e i curatori del volume Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni.

Sarà una serata affascinante, ne sono certo: e lo sono perché sono assolutamente affascinanti i luoghi che vi racconteremo. Dunque se siete in zona e potete partecipare, fatelo: vi piacerà parecchio, vedrete!

Cliccate sulle immagini delle locandine per ingrandirle e saperne di più; invece qui trovate un assaggio della mia dissertazione presente nel volume.

P.S.: la presentazione di Oltre il confine è parte di questa manifestazione:

“Emergenza Milano”, lunedì 17 aprile

Milano, la città antitetica. Cosmopolita, attrattiva, progredita, olimpica, ma intanto lascia morire gli alberi che pianta tra una cementificazione e l’altra per dirsi “green” (clic), i ciclisti che manda lungo le sue evanescenti ciclabili per dirsi “sostenibile” (clic) e molti suoi abitanti per i livelli di inquinamento che non sa decrescere per evidente tossicodipendenza genetica (clic). La Milano distrutta dalla guerra, poi quella del boom economico, poi della cronaca nera poliziottesca, la «Milano da bere» che va in depressione negli anni successivi ma comunque non si ferma mai, nemmeno a riflettere sugli errori commessi e dunque rinasce (imbruttita però) negli happy hour, nella gentrificazione eternata, nell’Expo e nelle prossime Olimpiadi, sempre più forma e sempre meno funzione, più esclusiva e meno inclusiva, sempre più piena di se stessa e più vuota di abitanti (veri), più City Life e meno living city. Così “avanti” da essere andata oltre pure alla propria anima, Milano è una città meravigliosa e «tutta da rifare» (cit.). O almeno per un bel po’.

Quello di lunedì prossimo 17 aprile a Milano, al quale si riferisce l’immagine in testa a questo articolo, rappresenta un buon tentativo al riguardo. Per saperne di più, qui trovate l’evento Facebook con ulteriori link utili e il form per l’iscrizione in qualità di associazione/ente.