L’overtourism non è nato ieri e di questo passo la politica non lo risolverà né oggi e né domani

Guardate le due immagini sopra pubblicate, soprattutto in merito alle tante persone che si vedono dentro e fuori le piste da sci.

Quella in alto è recente, e mostra le piste di St.Anton am Arlberg, in Austria; quella sotto è una veduta dei Piani di Bobbio, sulle montagne lecchesi, ed è del 1965. La prima viene spesso utilizzata (l’ho fatto anche io) per disquisire di overtourism, o iperturismo, in montagna, ma non che mostri una situazione molto diversa dalla seconda, di più di mezzo secolo precedente. Solo che nel 1965 il concetto di “overtourism” non era stato ancora delineato quindi nessuno ne parlava, almeno nei termini odierni – per la cronaca, il termine overtourism nasce e viene definito nei primi anni Duemila, anche se già da tempo se ne discuteva pur senza concettualizzarlo.

Tuttavia, ancora prima di quell’immagine d’antan dei Piani di Bobbio e che si comprendessero gli effetti del boom economico nel mondo occidentale, quindi anche sulle abitudini turistico-vacanziere degli italiani, il grande scrittore e saggista tedesco Hans Magnus Enzensberger aveva capito tutto.

Nel 1962, in Una teoria del turismo (pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1965 nel volume Questioni di dettaglio. Poesia, politica e industria della cultura), Enzensberger così scrisse:

Il desiderio nostalgico di liberarsi dalla società andandosene lontano è stato ridisciplinato secondo le regole di quella società da cui si fuggiva. La liberazione dal mondo dell’industria si è stabilita essa stessa come industria; il viaggio dal mondo delle merci è diventato una merce.

In tre semplici righe il grande intellettuale tedesco riassunse l’evoluzione del turismo nei decenni successivi con incredibile lucidità, quasi con chiaroveggenza. Capì che il turismo, per come si stava conformando nei proprio modelli “strategici” avrebbe trasformato, cioè ridisciplinato i luoghi turistici in base alle regole delle città, soffocandone e a volte cancellandone l’identità e l’alterità con gli spazi urbani, elementi scomodi per un turismo che prendeva a puntare decisamente sulla quantità a scapito della qualità – anche dei luoghi. Capì che il turismo stesso si stava trasformando in industria non dissimile a quella dalla quale i vacanzieri lavoravano per quasi tuto l’anno desiderando solo di fuggirne per qualche giorno di ferie: e non casualmente oggi si parla di «industria del turismo», «industria dello sci» così come di fordismo e post-fordismo in merito all’evoluzione contemporanea del turismo. E capì che persino il viaggio, da esperienza più o meno formativa, più o meno ludica o ricreativa e quant’altro, era diventata una merce da vendere e nulla di più: non a caso, quando si prenota una vacanza, si acquista un «pacchetto-viaggio» no? Una definizione quanto mai rappresentativa riguardo la mercificazione turistica di natura consumistica oggi ormai imperante.

In questo modo, inevitabilmente, anche i luoghi sottoposti ai flussi turistici sono stati mercificati in quanto parte di quel “pacchetto-viaggio” da vendere e sottoposti al soddisfacimenti dei bisogni e delle pretese del turista, non viceversa come di logica dovrebbe essere. Il turismo è diventato un ingrediente importante e pressoché irrinunciabile della «società dei consumi» – altra definizione del tutto eloquente – che Umberto Eco chiamava anche democrazia del benessere, primariamente basata sulla massificazione consumistica di ogni elemento ne faccia parte.

In buona sostanza, era inevitabile che il turismo, così come altre cose contemporanee, finisse per diventare iper-/over- e generasse molteplici gravi disequilibri nei territori turistificati.

Dunque, cosa si può ricavare da questa disamina? Be’, innanzi tutto una cosa fondamentale: che da quelle “previsioni” di Enzensberger dei primi anni Sessanta ad oggi, cioè in più di mezzo secolo, nessuno, soprattutto nella politica, ha pensato bene di elaborare una gestione efficace dei modelli turistici in divenire, anzi, ha ritenuto solo di potersene approfittare e spingere sull’acceleratore degli affarismi conseguenti, con i risultati che oggi in sempre più numerose località si stanno denunciando e lamentando. E i problemi al riguardo non sono dati solo dall’iperturismo, ce ne sono altri dalle conseguenze altrettanto deleterie.

Posto ciò, è ancor più inquietante constatare che, nonostante tutto quanto sopra, vi siano ancora tanti amministratori locali che pur di fronte a fenomenologie di evidente degrado – ambientale, sociale, economico, culturale, identitario… – dei propri territori, sostanzialmente fingono di nulla e, al netto di qualche bella parola spesa con i media, perseverano in quei modelli di massificazione e turistificazione esasperati, pensando solo a quanti tornaconti ci si possa ricavare prima che tutto inevitabilmente imploda.

Atteggiamenti politici e amministrativi del genere non possono essere più tollerati, in nessun luogo e tanto più nei territori montani, particolarmente pregiati tanto quanto fragili e già ricchi di criticità non indifferenti. Ne va del loro futuro e, soprattutto, delle comunità che ci abitano le quali devono rielaborare la consapevolezza cultura, civica e politica per contrastare quegli atteggiamenti deleteri facendo massa critica per cambiarne il corso e indirizzarlo finalmente e pienamente a vantaggio dei territori e dei loro abitanti, il che senz’altro genera altrettanti vantaggi per i visitatori di tali territori. È una questione di futuro, ribadisco, semplice tanto quanto fondamentale: ovvero di saperlo costruire tutti insieme o viceversa tutti insieme negarselo. Con conseguenze di inesorabile gravità.

Divertirsi andandosene in giro per le montagne con dei fuoristrada?

Valtellina e Valmalenco 4×4
Lombardia in Fuoristrada con permessi esclusivi
La Lombardia in Fuoristrada ………… una specie di tabu’ ….. e di miracolo !!
Lo sappiamo , fare fuoristrada in Italia e’ sempre piu’ difficile , soprattutto al nord ………. e soprattutto in Lombardia
Ma , grazie ad un rapporto costruito con Anni di collaborazione con le autorita’ locali , riusciamo a proporre anche quest’ Anno questo Tour Off Road in Terra Lombarda …….. sara’ l’ ultima volta ? …. chissa’ , forse…….  .
Diciamo che noi di Touring Off Road puntiamo molto sul rispetto della Natura e dei territori che tocchiamo con i nostri Tour e le autorita’ locali che ci conoscono da tanti Anni ormai hanno capito la nostra filosofia e continuano a darci fiducia.

Lo so, si resta indecisi se ridere o se piangere a leggere cose del genere – anche soprassedendo alla grammatica a dir poco claudicante. Personalmente, forse anche di più della palese assurdità di tale proposta, dell’ovvia insostenibilità ambientale (per «puntare molto sul rispetto della Natura» ci si va con dei fuoristrada, come no!), dell’inaccettabile supporto – sempre che sia vero, controllerò – delle autorità locali, la cosa che mi chiedo è: ma veramente, nel 2025, c’è ancora gente talmente misera di mente e di spirito da pensare di potersi sollazzare girando le montagne a bordo di un fuoristrada? Ma veramente si può manifestare allo stesso tempo inciviltà, insensibilità, superficialità, cinismo, cafonaggine verso i territori naturali e montani nello specifico in questo modo?

Ma stiamo scherzando?

È bene ribadire il concetto fondamentale al riguardo, di nuovo e fino all’ultimo: la montagna è di tutti. Sì, di tutti quelli che la sanno rispettare. Gli altri se ne stiano pure altrove, liberi di fare ciò che vogliono. Ma altrove.

P.S.: non inserisco qui alcun link ai soggetti che organizzano siffatto scempio, per evitare loro qualsiasi pur indiretta promozione. Tanto li potete trovare tranquillamente da voi, se lo volete.

A passi lunghi e ben distesi verso il disastro olimpico!

P.S. – Pre Scriptum: visto che di disastri olimpici riguardanti i Giochi di Milano-Cortina 2026 ne stanno saltando fuori quasi giornalmente (e mancano ancora molti mesi all’inizio della manifestazione!), è bene metterne in evidenza alcuni particolarmente significativi in grado di far ben capire che le prossime Olimpiadi, alla faccia della narrazione retorica e osannante già in corso e che monta ogni giorno di più, non saranno affatto un successo ma, a quanto si può già vedere, un deprecabile disastro. E come si diceva in quello spot pubblicitario di tanti anni fa: meditate, gente, meditate!

[…] In queste condizioni di opacità sono state diverse le ditte, nel tempo, che hanno invece abbandonato il cantiere di loro iniziativa proprio perché dopo avere sostenuto spese per il mantenimento di vito e alloggio delle proprie maestranze nella località turistica dell’Alta Valtellina non si sono visti neppure pagare gli interventi effettuati o le forniture di materiale. Sono diversi, infatti, gli imprenditori che si sono visti costretti a rivolgersi a uno studio legale per cercare di recuperare i loro crediti.
E, nei giorni scorsi, nel cantiere olimpico del “piccolo Tibet” si è presentato addirittura l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Sondrio per la valutazione sul campo di alcuni pignoramenti. Non è proprio una bella immagine quella che sta arrivando dalla preparazione della manifestazione internazionale a cinque cerchi in Valtellina. La speranza, a questo punto, è che l’ad di Simico nel dichiararsi “disponibile a promuovere il più proficuo dialogo e collaborazione per limitare i disagi alle parti in causa” trovi, concretamente, il modo per evitare il rischio che diverse aziende falliscano con gravi perdite sul piano sociale per l’occupazione dei dipendenti. Senza aspettare i tempi che si temono lunghi della giustizia.

[Fonte della citazione: “La Provincia – UnicaTV”, 19 giugno 2025. Cliccate sul titolo della notizia per leggere l’articolo completo.]

(Nell’immagine, un cantiere “olimpico” di Livigno. Fonte: www.valtellinanotizie.com.)

La nuova centrale idroelettrica di Chiareggio, in Valmalenco, sarà un’opera sostenibile oppure uno scempio ambientale?

[Il torrente Mallero nella piana di Chiareggio. immagine tratta da www.flickr.com/photos/renagrisa.]
La Valmalenco, all’altezza dei suoi principali centri abitati di Chiesa, Caspoggio e Lanzada, si biforca in due rami. Quello orientale è percorso dal torrente Lanterna che riceve le acque di fusione dei principali ghiacciai del versante italiano del Bernina, e alla sua testata ospita i grandi bacini idroelettrici di Campo Moro e di Gera, realizzati negli anni Sessanta del Novecento, il secondo sbarrato dalla più alta diga a gravità d’Italia.

Il torrente Mallero percorre invece prima il ramo occidentale e poi il solco principale della Valmalenco fino alla foce nell’Adda nei pressi di Sondrio. Nasce dai ghiacciai del versante Nord del gruppo del Disgrazia e dalle sorgenti poste in prossimità del Passo del Muretto; lungo il suo percorso presenta numerose derivazioni idroelettriche (tra le quali una di prossima realizzazione a monte dell’abitato di Chiesa, oggetto negli scorsi anni di diffuse proteste ma poi definitivamente concessa) mentre vi è una sola diga propriamente detta, quella che forma il Lago Pirola, piccolo bacino di circa 1,9 milioni di m3 posto a 2255 metri di quota sopra la frequentata località di Chiareggio, famoso per le sue acque color blu cobalto.

[Il Lago Pirola. Foto di Gaggi Luca 76, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Proprio il bacino di Pirola è oggetto di un ulteriore nuovo progetto di impianto idroelettrico atto a sfruttare le acque di scarico del lago, gestito da Enel Green Power come bacino di accumulo atto a garantire il funzionamento nei periodi di magra degli impianti Enel posti a valle. Del progetto, invero poco noto anche in zona, ne hanno dato notizia Alfredo Lenatti, di lunga discendenza familiare locale e residente in valle, e Michele Comi, nota guida alpina malenca oltre che geologo, dunque persona oltre modo competente nel merito, con una “lettera aperta” inviata alla stampa locale in forma di denuncia riguardo la «oscura delibera comunale» con la quale lo scorso 25 novembre 2024 il Comune di Chiesa in Valmalenco ha approvato all’unanimità il progetto. Il quale prevede la realizzazione lungo l’erto versante a valle dello sbarramento del lago Pirola, sovente battuto dalle valanghe, e di fronte all’abitato di Chiareggio, di una nuova condotta forzata, in superficie e in galleria, con alla base la relativa centrale di produzione e relative opere di restituzione, al costo stimato di oltre 2,3 milioni di Euro. «Otto mesi di lavoro nel cuore della perla della Valmalenco – scrivono Comi e Lenatti, – con un cantiere permanente e relative strutture per confezionare calcestruzzi in fregio al Mallero, guadi temporanei per il passaggio dei camion, linee di trasporto lungo le pareti rocciose, trasporti con elicottero, stazioni a medio versante tra i pascoli e il lariceto per l’esecuzione dei tunnel in roccia, deposito materiali, ricovero del personale, con adattamento del terreno. A fronte di tale sfregio, va ricordato che l’intera area è collocata nell’area di protezione della rete natura 2000 Il SIC/ZPS “Disgrazia-Sissone” IT2040017.» Comi e Lenatti non esitano a definire il progetto un «enorme sacrificio» chiarendo la propria netta contrarietà a tale «ennesimo assalto alla montagna» e alle sue acque, come detto ampiamente sfruttate già da tempo, e al territorio di Chiareggio, bene comune la cui bellezza «non ha prezzo, non può più essere sacrificata, nemmeno sfiorata, con interventi privi di senso, privi di visione, senza alcun beneficio per le comunità, residenti e non.»

[La valle di Chiareggio in primavera. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Amici di Chiareggio“.]
Alla “denuncia” di Comi e Lenatti ha dato rapido seguito il sindaco di Chiesa in Valmalenco Renata Petrella, con una “precisazione” piuttosto piccata diffusa dalla stampa locale nella quale fin dalle prime righe denota «la preoccupazione destata nella popolazione a causa di informazioni che ritiene false, tendenziose e strumentalizzate» e la necessità «di ristabilire la verità dei fatti e mettere in guardia l’opinione pubblica da chi, per fini non chiari e sconosciuti, ma sicuramente non nobili, ama seminare il panico ed infangare l’altrui operato».

Petrella, rimarcando che la vicenda della centralina del Pirola ha origine nel 2001, ritiene infondate le preoccupazioni espressa nella “lettera aperta” di Comi e Lenatti sostenendo che «la centralina sarà un impianto a bassissimo impatto ambientale: l’amministrazione comunale in carica ha preteso, sia nei confronti dei soggetti realizzatori sia verso gli altri enti autorizzativi, che l’opera sia pressoché invisibile. Infatti, la condotta forzata, del piccolo diametro di 40 cm, verrà completamente interrata e la superficie di scavo ripristinata. Il manufatto della centralina, sarà anch’esso, salva la mera porticina di accesso, interrato. L’impianto funzionerà solo per due mesi l’anno, nel periodo autunnale, in concomitanza allo storico e fisiologico svuotamento delle acque del lago Pirola da parte di Enel.» Ciò a fronte della corresponsione al Comune di Chiesa in Valmalenco da parte della società incaricata dei lavori la quale poi assumerà la proprietà del nuovo impianto, indicata come «valtellinesi sensibili al territorio» di «una somma, forfettaria “ una tantum” pari ad € 200.000,00» e non senza mancare di lanciare “agli ambientalisti” contrari all’opera e «fautori dell’utilizzazione dell’energia pulita» alcune frecciatineDiamo un umile consiglio: se è vero, cosa di cui non dubitiamo, che ci tenete così tanto al territorio, ci sarebbero da fare tante opere di bonifica nei boschi, compresa la manutenzione dei sentieri, che farebbero risparmiare soldi e risorse umane alla comunità, purtroppo non in grado di sopportarne neanche il peso economico. Tali azioni vi renderebbero coerenti con le idee che professate…sempre e non solo quando vi fa comodo.»)

Di pochi giorni più tardi è la replica di Comi e Lenatti… [continua su “L’AltraMontagna”, qui o cliccando sull’immagine sottostante.]

Domenica 15 giugno camminiamo “Insieme per la Montagna Sacra” in Valle Soana per rivendicare la necessità del limite sui monti

Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:

Lo potete anche scaricare in formato pdf qui.

Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.

[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]
Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:

Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.

Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.

Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:
www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
https://www.facebook.com/montagnasacra
Info: montagnasacra22@gmail.com