Vivi un’esperienza alpina unica, pensata per chi cerca emozioni autentiche e momenti eccezionali.
Sospesa nel cuore delle Alpi italiane a bordo di un elicottero privato, ammirando paesaggi mozzafiato dall’alto prima di raggiungere le rive di un lago incontaminato, dove natura, tradizione e bellezza creano un’atmosfera di rara eleganza.
Eh già, ci mancava proprio l’heli fishing! Perché mai nessuno ci aveva pensato prima che alla Natura e ai paesaggi montani «incontaminati» mancava un elicottero che portasse pure dei pescatori danarosi a lanciare ami e lenze nei laghi alpini? Ma quanto stupidi siamo?!
Certo, poi l’elicottero quei paesaggi incontaminati finisce per contaminarli, ma sappiamo bene tutti che basta pagare un prezzo (meglio se il più alto possibile) e ogni cosa si sistema. O quasi. E basta anche per «riconnettersi con la natura al proprio ritmo» già. Cioè, per meglio dire, al ritmo dei 3-400 giri al minuto delle pale dell’elicottero[1], ecco.
[Il Lago Palù, in Valmalenco; al riguardo leggete la nota 2 a pié di pagina. Immagine tratta da https://stayinvalmalenco.com.]Ora, a me, non viene tanto da biasimare il servizio in sé e chi lo propone – al netto di quanto propongano: fanno il loro mestiere, lo fanno sicuramente bene e i costi che chiedono di pagare per i servizi offerti sono sicuramente meritati. Ma chi è tanto stupido e altrettanto arrogante da pensare di voler andare a pescare sulle rive di un lago alpino in elicottero, lui sì, lo biasimo inesorabilmente. Sulle Alpi italiane, mica nelle catene montuose del nord dell’Alaska [2]. E lo biasimo non solo perché non si rende conto che il prezzo più alto non lo paga lui alla società che offre l’“esperienza” ma lo paga l’ambiente e il paesaggio che egli invade e svilisce, ma pure perché, come hanno ben evidenziato i sublimi Fruttero e Lucentini in quel loro meraviglioso libro, “La prevalenza del cretino”, il cretino pensa sempre che i cretini siano gli altri. In tal caso, quelli che per andare in montagna sono talmente scemi che camminano. Pensa tè che roba.
Un viaggio intimo tra cielo, acqua e montagne, curato nei minimi dettagli.
[1] L’elicottero nell’immagine pubblicitaria è un Agusta-Westland AW109E Power (se non sbaglio) le cui pale ai diversi regimi dei motori compiono tra i 345 e i 425 giri al minuto (RPM) circa.
[2] Lo specchio d’acqua che si vede nell’immagine pubblicitaria lì sopra è il Lago Palù, in Valmalenco (Valtellina), che si può raggiungere a piedi con una passeggiata di meno di un’ora mentre a pochi minuti dalle cui rive giunge una grande funivia che sale da Chiesa Valmalenco.
Liberi della libertà di non farsi condizionare da circostanze che limiterebbero altri.
Per la scelta di liberarsi da ciò che altri prevedono per te e di affidarsi alla propria esperienza, e così di stabilire liberamente da soli cosa sia “bel tempo” e cosa no.
La libertà di scegliere quale percorso percorrere, sapendo che in tali condizioni la montagna è “tutta per sé” (e viceversa).
La libertà di poter camminare sotto la pioggia, sapendo di essere ben equipaggiati.
La libertà di poter valutare autonomamente l’evolversi delle condizioni e determinare i limiti da non superare.
La libertà dai rumori antropici, vista l’assenza di chi li diffonde.
La libertà della relazione con la Natura d’intorno, senza nessun elemento disturbante.
E anche la libertà di sorridere di quelli – con tutto il rispetto del caso – che chiamano queste condizioni «brutto tempo» non sapendo che in montagna, salvo rari casi, il “brutto tempo” non esiste.
In montagna ci si può sentire sempre liberi ma non da una cosa: la coltivazione della consapevolezza profonda e compiuta del valore della libertà. Un po’ come proprio le montagne che sono quasi ovunque ma non per questo siamo autorizzati a viverle banalmente e a non comprenderne il valore culturale, anche la libertà è quasi ovunque ma non per questo possiamo darla per scontata e non apprezzarne l’importanza ineludibile per la nostra esistenza quotidiana. Esattamente come le montagne, di nuovo, per chi le vive con passione e sensibilità autentiche.
Ho avuto la fortuna di tenere eventi in location assolutamente prestigiose e ricche di fascino, tanto per i siti nelle quali si trovano quanto per i grandi personaggi che hanno ospitato nel tempo, ma devo ammettere che parlare di libri e di cultura delle montagne in un posto affascinante come il Rifugio Del Grande-Camerini, che ha come “scenografia” principale il glaciale versante nord del Disgrazia (vedi sopra, la foto è mia) , è un’occasione più unica che rara!
Non solo, a cotanto cospetto dell’imponente Disgrazia, presentare I 3900 delle Alpi (MonteRosa Edizioni) dell’illustre Alberto Paleari e dialogare amabilmente con lui di grandi montagne – e di cose altrettanto grandi che si fanno sulle montagne – nell’ambito della rassegna VALMALEGGO in una giornata dalla meteo ideale, accolti dalla simpatia, dall’affabilità e dalle capacità culinarie dei gestori del meraviglioso Rifugio Del Grande-Camerini – uno dei pochi rifugi “veri” ancora rimasti sulle Alpi lombarde, gestito dalla super dinamica (e per ciò altrettanto ammirevole) sezione CAI di Sovico, fa della citata fortuna un privilegio di livello assoluto!
Ringrazio di cuore Marina Morpurgo, curatrice di VALMALEGGO e colei che mi ci ha coinvolto anche quest’anno, Isabella Derla della Libreria Metamorfosi – la libreria “ufficiale” della rassegna, Alberto Paleari con il quale la chiacchierata è stata veramente bella ed empatica (anche grazie ai contenuti del suo libro), di nuovo i gestori del Rifugio Del Grande Camerini e, ultimi ma non ultimi, i tanti escursionisti presenti, molti occasionalmente – ma che si sono fermati ad ascoltarci – ed altri saliti appositamente per l’incontro: una camminata non indifferente da mille metri di dislivello e con ben pochi tratti pianeggianti lungo il percorso, il che rende la loro presenza ancora più preziosa.
Come vedete dalla locandina qui sotto, VALMALEGGO continua con altri interessantissimi incontri nei rifugi della Valmalenco: un modo bellissimo per frequentarli e per goderne la bellezza paesaggistica al contempo conoscendo libri e autori di grande importanza. Serve invitarvi a non mancarli, se vi sarà possibile? Penso proprio di no!
Insomma: il luogo è meraviglioso, la meteo sarà altrettanto bella, il libro assolutamente intrigante e il suo autore, Alberto Paleari, è un gran personaggio, da conoscere. Inoltre VALMALEGGO è la rassegna letteraria più prestigiosa degli ultimi duecento anni, forse trecento.
Dunque ci vediamo oggi, 3 agosto, al Rifugio Del Grande Camerini: se siete della zona o in zona, e potete esserci, non mancate!
[Il torrente Mallero nella piana di Chiareggio. immagine tratta da www.flickr.com/photos/renagrisa.]La Valmalenco, all’altezza dei suoi principali centri abitati di Chiesa, Caspoggio e Lanzada, si biforca in due rami. Quello orientale è percorso dal torrente Lanterna che riceve le acque di fusione dei principali ghiacciai del versante italiano del Bernina, e alla sua testata ospita i grandi bacini idroelettrici di Campo Moro e di Gera, realizzati negli anni Sessanta del Novecento, il secondo sbarrato dalla più alta diga a gravità d’Italia.
Il torrente Mallero percorre invece prima il ramo occidentale e poi il solco principale della Valmalenco fino alla foce nell’Adda nei pressi di Sondrio. Nasce dai ghiacciai del versante Nord del gruppo del Disgrazia e dalle sorgenti poste in prossimità del Passo del Muretto; lungo il suo percorso presenta numerose derivazioni idroelettriche (tra le quali una di prossima realizzazione a monte dell’abitato di Chiesa, oggetto negli scorsi anni di diffuse proteste ma poi definitivamente concessa) mentre vi è una sola diga propriamente detta, quella che forma il Lago Pirola, piccolo bacino di circa 1,9 milioni di m3 posto a 2255 metri di quota sopra la frequentata località di Chiareggio, famoso per le sue acque color blu cobalto.
[Il Lago Pirola. Foto di Gaggi Luca 76, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]Proprio il bacino di Pirola è oggetto di un ulteriore nuovo progetto di impianto idroelettrico atto a sfruttare le acque di scarico del lago, gestito da Enel Green Power come bacino di accumulo atto a garantire il funzionamento nei periodi di magra degli impianti Enel posti a valle. Del progetto, invero poco noto anche in zona, ne hanno dato notizia Alfredo Lenatti, di lunga discendenza familiare locale e residente in valle, e Michele Comi, nota guida alpina malenca oltre che geologo, dunque persona oltre modo competente nel merito, con una “lettera aperta” inviata alla stampa locale in forma di denuncia riguardo la «oscura delibera comunale» con la quale lo scorso 25 novembre 2024 il Comune di Chiesa in Valmalenco ha approvato all’unanimità il progetto. Il quale prevede la realizzazione lungo l’erto versante a valle dello sbarramento del lago Pirola, sovente battuto dalle valanghe, e di fronte all’abitato di Chiareggio, di una nuova condotta forzata, in superficie e in galleria, con alla base la relativa centrale di produzione e relative opere di restituzione, al costo stimato di oltre 2,3 milioni di Euro. «Otto mesi di lavoro nel cuore della perla della Valmalenco – scrivono Comi e Lenatti, – con un cantiere permanente e relative strutture per confezionare calcestruzzi in fregio al Mallero, guadi temporanei per il passaggio dei camion, linee di trasporto lungo le pareti rocciose, trasporti con elicottero, stazioni a medio versante tra i pascoli e il lariceto per l’esecuzione dei tunnel in roccia, deposito materiali, ricovero del personale, con adattamento del terreno. A fronte di tale sfregio, va ricordato che l’intera area è collocata nell’area di protezione della rete natura 2000 Il SIC/ZPS “Disgrazia-Sissone” IT2040017.» Comi e Lenatti non esitano a definire il progetto un «enorme sacrificio» chiarendo la propria netta contrarietà a tale «ennesimo assalto alla montagna» e alle sue acque, come detto ampiamente sfruttate già da tempo, e al territorio di Chiareggio, bene comune la cui bellezza «non ha prezzo, non può più essere sacrificata, nemmeno sfiorata, con interventi privi di senso, privi di visione, senza alcun beneficio per le comunità, residenti e non.»
[La valle di Chiareggio in primavera. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Amici di Chiareggio“.]Alla “denuncia” di Comi e Lenatti ha dato rapido seguito il sindaco di Chiesa in Valmalenco Renata Petrella, con una “precisazione” piuttosto piccata diffusa dalla stampa locale nella quale fin dalle prime righe denota «la preoccupazione destata nella popolazione a causa di informazioni che ritiene false, tendenziose e strumentalizzate» e la necessità «di ristabilire la verità dei fatti e mettere in guardia l’opinione pubblica da chi, per fini non chiari e sconosciuti, ma sicuramente non nobili, ama seminare il panico ed infangare l’altrui operato».
Petrella, rimarcando che la vicenda della centralina del Pirola ha origine nel 2001, ritiene infondate le preoccupazioni espressa nella “lettera aperta” di Comi e Lenatti sostenendo che «la centralina sarà un impianto a bassissimo impatto ambientale: l’amministrazione comunale in carica ha preteso, sia nei confronti dei soggetti realizzatori sia verso gli altri enti autorizzativi, che l’opera sia pressoché invisibile. Infatti, la condotta forzata, del piccolo diametro di 40 cm, verrà completamente interrata e la superficie di scavo ripristinata. Il manufatto della centralina, sarà anch’esso, salva la mera porticina di accesso, interrato. L’impianto funzionerà solo per due mesi l’anno, nel periodo autunnale, in concomitanza allo storico e fisiologico svuotamento delle acque del lago Pirola da parte di Enel.» Ciò a fronte della corresponsione al Comune di Chiesa in Valmalenco da parte della società incaricata dei lavori la quale poi assumerà la proprietà del nuovo impianto, indicata come «valtellinesi sensibili al territorio» di «una somma, forfettaria “ una tantum” pari ad € 200.000,00» e non senza mancare di lanciare “agli ambientalisti” contrari all’opera e «fautori dell’utilizzazione dell’energia pulita» alcune frecciatine («Diamo un umile consiglio: se è vero, cosa di cui non dubitiamo, che ci tenete così tanto al territorio, ci sarebbero da fare tante opere di bonifica nei boschi, compresa la manutenzione dei sentieri, che farebbero risparmiare soldi e risorse umane alla comunità, purtroppo non in grado di sopportarne neanche il peso economico. Tali azioni vi renderebbero coerenti con le idee che professate…sempre e non solo quando vi fa comodo.»)
Di pochi giorni più tardi è la replica di Comi e Lenatti… [continua su “L’AltraMontagna”, qui o cliccando sull’immagine sottostante.]