Quelli che mandano gli elicotteri a portare la gente in alta montagna

Chissà cosa passa per la testa a quelli che, in caso di eventi più o meno celebrativi e ricreativi sulle montagne, li organizzano e poi decidono: «Mettiamoci pure l’elicottero per far salire la gente!», certi che sia – o convinti che non possa non essere – una buona idea.

E la domanda che sorge spontanea al riguardo ovviamente è: un elicottero per salire in montagna, perché?

La risposta all’apparenza “nobile” che solitamente essi danno, «Per farci salire chi non è in grado di farlo», ormai, visti i precedenti, non appare più una motivazione valida ma una scusante forzata, perché trasforma un diritto presunto in un’imposizione coatta al luogo e al senso stesso della sua frequentazione – e poi perché è chiaramente ipocrita, nel suo goffo tentativo di rendere accettabile l’inammissibile (non ho mai visto un elicottero che, in circostanze del genere, portasse in quota solo anziani e disabili e negasse la salita a tutti gli altri, chissà come mai). E ciò anche senza considerare le conseguenze materiali dei numerosi voli – rumore, disturbo, inquinamento in quota e tutto il resto.

La domanda sorge ancora più spontanea nel caso di Villa di Chiavenna, sulle cui montagne, a 2200 metri di quota, sarà inaugurato un nuovo bivacco e ricordata una persona del luogo recentemente scomparsa (come vedete nella locandina qui sotto) che, a detta degli stessi organizzatori dell’evento, «si è speso per la cura e la segnatura del sentiero che lo raggiunge. Più in generale Dario, appassionato alpinista e fotografo, si è sempre adoperato, in maniera completamente volontaria, per la cura e la valorizzazione del territorio del suo paese.» Ma se così stanno le cose, la manifestazione del ricordo più autentico e di valore, in una occasione così importante, sarebbe proprio il camminare lungo quei sentieri per i quali la persona scomparsa si è spesa tanto, non certo quello di sorvolarli a bordo di un elicottero, così svilendo sostanzialmente il valore del suo lavoro e del territorio che ne ha giovato!

Dunque perché?

Per farci salire chi non riesce a farlo? Be’, in base a tale principio, e in aggiunta a quanto ho già rimarcato, allora chiunque potrebbe avere il “diritto” di salire ovunque sui monti senza bisogno di un’occasione specifica: quindi mandiamo in volo elicotteri ovunque vi siano vette da salire e rifugi da raggiungere? No, ovviamente sarebbe un’assurdità… ma lo è a volte sì e a volte no? Quando è sensatamente motivata e quando non lo è? Chi lo stabilisce?

Un’altra risposta possibile: l’elicottero serve per far partecipare più persone possibili all’evento. Di nuovo sarebbe una “giustificazione” basata su un principio forzato che non tiene conto del danno arrecato nonché del senso del contesto, il quale inoltre sminuisce il valore dell’evento, come se il suo successo fosse basato solo sulla quantità di persone presenti invece che sulla compiutezza del senso che gli organizzatori stessi intendono conferirgli: l’inaugurazione di un bivacco a 2200 metri di quota a supporto dell’escursionismo, in un luogo presso il quale si arriva a piedi (su certe montagne le cose funzionano così, forse qualcuno se lo dimentica), con il ricordo di una persona scomparsa che si è prodigata nella cura dei sentieri percorsi a piedi dagli escursionisti che salgono e magari pernottano al bivacco. Capite il cortocircuito paradossale?

Non vorrei invece che, pure in questo caso come in molti altri, il tutto si riduca a una visione e a un’idea di montagna superficiale e dozzinale nella quale vi è ben poca consapevolezza del contesto e del suo valore ambientale, paesaggistico e culturale, sostituita dalla mera e conveniente convinzione che sulle montagne, proprio perché c’è poco o nulla, vi si possa fare tutto (in particolar modo se sia qualcosa di «adrenalinico» e «mozzafiato») senza arrecarvi danno, dimostrando in ciò di non aver capito granché delle montagne e di non aver ricevuto nulla di quanto di buono sanno insegnare e donare a chi le vive e frequenta con cognizione di causa. Che invece si ritrova sulla testa un elicottero rumoroso e inquinante, magari con a bordo persone in abiti da città le quali hanno pagato un biglietto (non economico, immagino) per giungere così vestite anche a 2200 metri di quota!

«Ma tanto è solo un elicottero, cosa volete che sia?!» – forse ribatteranno di nuovo quelli nel tentativo ultimo di motivare l’ingiustificabile, nonostante le considerazioni che avete letto fin qui e l’evidente avventatezza di questo genere di voli a motore in montagna. Peraltro così rischiando di fornire una buona risposta, sconcertante ma spero non definitiva, alla domanda che ho posto all’inizio di queste mie riflessioni.

Ci mancava pure l’Heli fishing in montagna, come no!

Vivi un’esperienza alpina unica, pensata per chi cerca emozioni autentiche e momenti eccezionali.
Sospesa nel cuore delle Alpi italiane a bordo di un elicottero privato, ammirando paesaggi mozzafiato dall’alto prima di raggiungere le rive di un lago incontaminato, dove natura, tradizione e bellezza creano un’atmosfera di rara eleganza.

Eh già, ci mancava proprio l’heli fishing! Perché mai nessuno ci aveva pensato prima che alla Natura e ai paesaggi montani «incontaminati» mancava un elicottero che portasse pure dei pescatori danarosi a lanciare ami e lenze nei laghi alpini? Ma quanto stupidi siamo?!

Certo, poi l’elicottero quei paesaggi incontaminati finisce per contaminarli, ma sappiamo bene tutti che basta pagare un prezzo (meglio se il più alto possibile) e ogni cosa si sistema. O quasi. E basta anche per «riconnettersi con la natura al proprio ritmo» già. Cioè, per meglio dire, al ritmo dei 3-400 giri al minuto delle pale dell’elicottero [1], ecco.

[Il Lago Palù, in Valmalenco; al riguardo leggete la nota 2 a pié di pagina. Immagine tratta da https://stayinvalmalenco.com.]
Ora, a me, non viene tanto da biasimare il servizio in sé e chi lo propone – al netto di quanto propongano: fanno il loro mestiere, lo fanno sicuramente bene e i costi che chiedono di pagare per i servizi offerti sono sicuramente meritati. Ma chi è tanto stupido e altrettanto arrogante da pensare di voler andare a pescare sulle rive di un lago alpino in elicottero, lui sì, lo biasimo inesorabilmente. Sulle Alpi italiane, mica nelle catene montuose del nord dell’Alaska [2]. E lo biasimo non solo perché non si rende conto che il prezzo più alto non lo paga lui alla società che offre l’“esperienza” ma lo paga l’ambiente e il paesaggio che egli invade e svilisce, ma pure perché, come hanno ben evidenziato i sublimi Fruttero e Lucentini in quel loro meraviglioso libro, “La prevalenza del cretino”, il cretino pensa sempre che i cretini siano gli altri. In tal caso, quelli che per andare in montagna sono talmente scemi che camminano. Pensa tè che roba.

Un viaggio intimo tra cielo, acqua e montagne, curato nei minimi dettagli.

[1] L’elicottero nell’immagine pubblicitaria è un Agusta-Westland AW109E Power (se non sbaglio) le cui pale ai diversi regimi dei motori compiono tra i 345 e i 425 giri al minuto (RPM) circa.

[2] Lo specchio d’acqua che si vede nell’immagine pubblicitaria lì sopra è il Lago Palù, in Valmalenco (Valtellina), che si può raggiungere a piedi con una passeggiata di meno di un’ora mentre a pochi minuti dalle cui rive giunge una grande funivia che sale da Chiesa Valmalenco.