La “libertà” di credere che i passi dolomitici siano autodromi

Questa incredibile sensazione di libertà!

La vignetta, che vi ho tradotto qui sopra, è di Lars Klauser, è tratta da “Salto.bz” – ottima testata d’informazione bilingue altoatesina/sudtirolese – e dice tutto sulla “libertà” di chi pensa di poter godere dei panorami dolomitici guidando auto e moto lungo le strade dei passi come fosse in pista a Monza. È la libertà prepotente che deriva dalla sottomissione di ogni altra cosa: montagne, luoghi, paesaggi, animali, altre persone, tutti costretti a subire la libera manifestazione di idiozia dei più scalmanati turisti motorizzati.

E la questione non si ferma al solo impatto ambientale dei mezzi generato dal rumore, dai gas di scarico, dal traffico lungo le strade e dai parcheggi ingolfati ovvero al pericolo al quale sono sottoposti tutti gli altri utenti delle strade dolomitiche. Diventa anche una questione più ampiamente paesaggistica, di degrado culturale dei luoghi, di svilimento della loro bellezza naturale, di benessere nella loro frequentazione. Questione dalle implicazioni e dalle ricadute a loro volta ampie e variamente gravi la cui colpa, purtroppo, non di rado va imputata agli stessi locali, incapaci di rinunciare ai propri tornaconti commerciali e, per salvaguardarli e ove possibile incrementarli, pronti a svendere e consumare le loro stesse montagne. Quelle che nel loro paesaggio dovrebbero avere impresse l’identità culturale e l’anima delle comunità che le abitano… e forse è proprio così, l’impronta è quella che ho appena descritto, purtroppo.

Sul tema del traffico infernale lungo i passi dolomitici è tornato a esprimersi di recente su “L’AltraMontagna” Michil Costa, rinomato albergatore della Val Badia, autore di un bellissimo e consigliatissimo libro sul senso del turismo contemporaneo sulle montagne, “FuTurismo. Un accorato appello contro la monocultura turistica”. Vi invito a leggere la sua intervista cliccando sull’immagine qui sopra.

Ci mancava pure l’Heli fishing in montagna, come no!

Vivi un’esperienza alpina unica, pensata per chi cerca emozioni autentiche e momenti eccezionali.
Sospesa nel cuore delle Alpi italiane a bordo di un elicottero privato, ammirando paesaggi mozzafiato dall’alto prima di raggiungere le rive di un lago incontaminato, dove natura, tradizione e bellezza creano un’atmosfera di rara eleganza.

Eh già, ci mancava proprio l’heli fishing! Perché mai nessuno ci aveva pensato prima che alla Natura e ai paesaggi montani «incontaminati» mancava un elicottero che portasse pure dei pescatori danarosi a lanciare ami e lenze nei laghi alpini? Ma quanto stupidi siamo?!

Certo, poi l’elicottero quei paesaggi incontaminati finisce per contaminarli, ma sappiamo bene tutti che basta pagare un prezzo (meglio se il più alto possibile) e ogni cosa si sistema. O quasi. E basta anche per «riconnettersi con la natura al proprio ritmo» già. Cioè, per meglio dire, al ritmo dei 3-400 giri al minuto delle pale dell’elicottero [1], ecco.

[Il Lago Palù, in Valmalenco; al riguardo leggete la nota 2 a pié di pagina. Immagine tratta da https://stayinvalmalenco.com.]
Ora, a me, non viene tanto da biasimare il servizio in sé e chi lo propone – al netto di quanto propongano: fanno il loro mestiere, lo fanno sicuramente bene e i costi che chiedono di pagare per i servizi offerti sono sicuramente meritati. Ma chi è tanto stupido e altrettanto arrogante da pensare di voler andare a pescare sulle rive di un lago alpino in elicottero, lui sì, lo biasimo inesorabilmente. Sulle Alpi italiane, mica nelle catene montuose del nord dell’Alaska [2]. E lo biasimo non solo perché non si rende conto che il prezzo più alto non lo paga lui alla società che offre l’“esperienza” ma lo paga l’ambiente e il paesaggio che egli invade e svilisce, ma pure perché, come hanno ben evidenziato i sublimi Fruttero e Lucentini in quel loro meraviglioso libro, “La prevalenza del cretino”, il cretino pensa sempre che i cretini siano gli altri. In tal caso, quelli che per andare in montagna sono talmente scemi che camminano. Pensa tè che roba.

Un viaggio intimo tra cielo, acqua e montagne, curato nei minimi dettagli.

[1] L’elicottero nell’immagine pubblicitaria è un Agusta-Westland AW109E Power (se non sbaglio) le cui pale ai diversi regimi dei motori compiono tra i 345 e i 425 giri al minuto (RPM) circa.

[2] Lo specchio d’acqua che si vede nell’immagine pubblicitaria lì sopra è il Lago Palù, in Valmalenco (Valtellina), che si può raggiungere a piedi con una passeggiata di meno di un’ora mentre a pochi minuti dalle cui rive giunge una grande funivia che sale da Chiesa Valmalenco.

«Volete le montagne vuote solo perché voi amate il silenzio!»

Riassumo nella frase che fa da titolo a questo post molte delle contestazioni che vengono rivolte a quelli come me che, prima di esserne oggetto, obiettano certe opere realizzate in montagna con impatti più o meno pesanti ma comunque sempre significativi, visti i territori e gli ambienti coinvolti, e con consonanza, cura e sensatezza verso di essi e le comunità che li abitano visibilmente opinabili.

Ecco, a me in tutta sincerità pare che quella frase equivalga a dire a un cittadino «Volete le città piene di gente e di cose perché voi amate il rumore!»

Embé? La città è un luogo che deve essere pieno di gente e dunque dove inevitabilmente ci sia del “rumore”, (entro limiti accettabili: serve dirlo?), che a tutti gli effetti segnala la vitalità del paesaggio urbano. Parimenti, la montagna è un ambito che non può essere “pieno” come le città, nel quale il silenzio, o per meglio dire il suono ambientale, è parte fondamentale del paesaggio montano.

Dunque?

Il problema non è amare il silenzio in montagna, che è una sua specificità e una naturalissima ovvietà, ma pretendere che la montagna debba imitare la città, che possa restare “montagna” assomigliando alle città e riproducendone modelli, stili, comportamenti. È pensare che il “vuoto” della montagna sia uno spazio da riempire esattamente come in città di cose, opere, infrastrutture, persone, suoni, rumori e, per questo, che come in città ciò che vi ci si mette dentro debba “rendere” qualcosa. Di contro, non è ritenere che in montagna non si possa fare nulla, ma nemmeno che ci si possa fare tutto perché così si fa altrove, senza capire – più o meno consapevolmente – che la montagna è tale, e chiunque la si ama (anche i cementificatori più dissennati, solo che non se ne rendono conto) proprio perché è a suo modo “vuota”, è silenziosa, è naturale, è tutto quello che la città non può (più) essere.

Per questo in montagna si possono fare tantissime cose ma solo se realizzate in armonia con i luoghi e le loro specificità, se ne rispettino le caratteristiche geografiche, naturalistiche, ambientali, se sappiano relazionarsi con il paesaggio senza invece stravolgerne la geografia, l’anima, la cultura, la bellezza, il benessere di chi ci vive. Che è il benessere della montagna stessa, da nessun altra parte come lassù l’uno legato all’altro, l’uno causa ed effetto dell’altro.

Ma forse, più semplicemente, quelli che pensano che la montagna sia “vuota” non capiscono che invece è piena di tutto, e parlano solo sull’onda di tale inconsapevolezza. Che rimarca altre vuotezze interiori, temo.

Quello che va a sciare in elicottero perché «ha fretta»

[La notizia è tratta da “Open on line”, cliccate sull’immagine per leggerla.]
La cosa che trovo interessante, nella notizia dell’imprenditore che se ne va a sciare con il proprio elicottero violando le normative in materia e giustificandosi sostenendo che «Non ho tempo, avevo fretta e volevo sciare», è il suo risvolto giuridico-sociologico. Cioè quello generato dai suoi concittadini che lo difendono perché «È una bravissima persona, un uomo buono, generoso: a dispetto delle impressioni, non è un tipo che ostenta ricchezza o conduce una vita sopra le righe esibendo le sue possibilità. Un uomo semplice.» Tutte cose che, a ben vedere, nessuno può e deve mettere in dubbio, ma che non giustificano per nulla la trasgressione delle leggi vigenti per motivi così futili. Anzi, proprio perché “bravissima persona” avrebbe dovuto osservare le leggi vigenti più di altri, evitando di anteporre i propri desideri all’interesse comune e manifestando un comportamento che, in realtà, si riscontra con varie forme in molto turismo montano, sia dal lato di chi lo gestisce (ad esempio in chi devasta un bosco o un versante montuoso, patrimoni pubblici, per piazzarci un nuovo impianto di risalita funzionali agli utili privati del proprio comprensorio) e sia di chi ne fruisce – si pensi agli innumerevoli casi di turismo cafone riscontrabili ovunque in piena stagione sui monti.

Non sono semplici “bravate”, e ovviamente non è un problema che uno vada a sciare con il proprio elicottero, se può farlo buon per lui: sono reati e ancor più, secondo me, sono manifestazioni di supponenza e disprezzo verso le montagne e la loro cultura che oggi non si possono accettare e tollerare. E se chi li compie, questi reati, non lo capisce o non è in grado di rendersi conto del loro portato, ha evidentemente grossi problemi che deve risolvere e non scaricare sulle montagne e su chi le frequenta con rispetto e consapevolezza.

MONTAG/NEWS #9: cose interessanti successe sulle montagne la scorsa settimana

In questo articolo a cadenza domenicale trovate una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella settimana precedente che trovo interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.


LE RUSPE A TRADIMENTO PUR DI REALIZZARE LA CABINOVIA

A Cortina, nel cantiere della cabinovia Apollonio-Socrepes (quella che si vuole realizzare nonostante il terreno franoso e i nulla osta mancanti) è avvenuta una cosa parecchio incredibile della quale riferisce “Salto.bz”. Mentre il proprietario era in udienza al Consiglio di Stato per bloccare i lavori e salvare la propria casa, SIMICO ha mandato gli escavatori per abbatterla, inficiando il procedimento legale. L’uomo ha commentato: «Se parlo, vado in galera, anche se forse dovrebbe finirci qualcun altro, per i metodi che stanno usando!»


IL FUTURO DELL’ITALIA PASSA DALL’APPENNINO

Il 3 dicembre scorso, in occasione del primo Congresso Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile dell’Appennino si sono incontrate a Roma le principali associazioni nazionali per discutere in modo programmatico sullo sviluppo dei territori appenninici. Un momento di incontro messo in campo da Appennino Bike Tour, la ciclovia dell’Appennino, durante il quale è stato evidenziato il valore strategico che hanno queste aree per il Paese, sulle quali è necessario affinare un percorso capace di innescare un nuovo sviluppo economico ed occupazionale.


SULLE OLIMPIADI L’ITALIA STA (ANCORA) «IRRITANDO» LA SVIZZERA

L’atteggiamento delle autorità italiane sui costi di gestione del traffico durante le Olimpiadi 2026 irrita” il Governo retico. Finora da parte italiana non sono ancora state date garanzie sul credito, a soli 59 giorni dall’inizio dei Giochi. «Malgrado diversi incontri, scambi e sollecitazioni all’assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori e al presidente Attilio Fontana, fino ad oggi manca un impegno vincolante sui mezzi finanziari» fanno sapere dal Gran Consiglio dei Grigioni.


50 MILIONI DI EURO PER LE STAZIONI SCIISTICHE PIEMONTESI

La Regione Piemonte mette sul tavolo 50 milioni di Euro (soldi pubblici, of course) per finanziare i propri comprensori sciistici in difficoltà (per i soliti motivi climatici e economici, ovviamente) e «restare al passo con Lombardia e Veneto». Tuttavia, se da un lato la Regione dichiara di voler sostenere «una montagna viva tutto l’anno, non più appesa alla neve che c’è o che non c’è», dall’altro lato afferma che quei soldi serviranno per «rimettere in moto il sistema neve». Forse che il Piemonte voglia stare al passo con Lombardia e Veneto nell’incoerenza e nell’insensatezza?


IL GROSSO PROBLEMA DELLE MICROPLASTICHE IN ALTA MONTAGNA

Sul sito di POW – Protect Our Winter Italy viene presentato il progetto di scienza partecipata che ha visto protagonisti un gruppo di alpinisti impegnati nella traversata della High Level Route, un percorso tecnico e impegnativo da Chamonix a Zermatt. Lungo il cammino il team ha raccolto campioni di neve in oltre 50 siti, identificando la presenza di nanoplastiche in ben cinque siti oltre i 3.100 metri, con concentrazioni fino 80 nanogrammi per millilitro di neve sciolta; tra di esse vi sono molti residui dell’usura degli pneumatici, insieme a tracce di polistirene e polietilene.