Il paradossale sci estivo

Intanto, sui ghiacciai dove ancora si pratica lo sci estivo, per coprire di neve le piste (e nascondere la presenza di crepacci altrimenti inesorabile) al fine di poter continuare a tenere aperti gli impianti, la si preleva dalle zone del ghiacciaio non utilizzate come tracciati di discesa (vedi sopra). Così si diminuisce lo spessore della neve residua, che si esaurisce prima, che lascia scoperto il ghiaccio vivo, che privato di tale indispensabile protezione nivale fonde ancor più rapidamente.

Ecco. Per dire a quale livello di paradosso siamo arrivati: in pratica, per tentare di mantenersi in vita, lo sci estivo si suicida più velocemente. Come un malato grave che dovrebbe stare a riposo per salvaguardare la propria salute e invece fa di tutto per peggiorarla fino alle estreme conseguenze.

E’ normale tutto ciò? Be’, lo è, nell’ottica dei gestori dei comprensori sciistici: lo si faceva anche in passato, ma fino a qualche anno fa il clima, le temperature e la quantità di neve residua sulle superfici glaciali alpine erano ben altra cosa. Oggi è ancora normale continuare in pratiche del genere? È ancora una cosa lecita? Magari sì, è necessario, magari no e bisogna fare come altrove (vedi sotto) rinunciando – gioco forza, sia chiaro – allo sci estivo. Fate voi.

N.B.: entrambe le immagini sono dell’altro ieri, 6 luglio, ricavate dalle livecam delle due località in questione. Cliccateci sopra per ingrandirle.

Un grattacielo sulle Alpi (oppure no)

Qualche tempo fa, precisamente nel 2015, venne presentato il progetto per la realizzazione di un grattacielo alto ben 381 metri – tra i più elevati d’Europa, dunque – nel piccolo villaggio termale di Vals, nel Canton Grigioni, meno di mille abitanti a 1300 m di quota, in una delle vallate più intatte delle Alpi svizzere. Ovviamente il progetto scatenò da subito critiche ferocissime e, salvo informazioni a me ignote, non è mai stato realizzato né avviato e forse pure lo si è accantonato; di contro, molti lo hanno subito etichettato come una mera provocazione, un “mostro” inimmaginabile in un paesaggio come quello in questione e dunque, in quanto tale, fin dal principio irrealizzabile, anzi in qualche modo apprezzando l’intento provocatorio della proposta atto a ravvivare il dibattito intorno a tali interventi in ambienti delicati come quelli montani. Qui trovate qualche notizia in più al riguardo e qui alcune considerazioni apparse all’epoca sul magazine di arte contemporanea “Artribune”.

In effetti il mostruoso progetto di Vals (dove è stato realizzato un altro progetto viceversa ritenuto tra i più armoniosi nell’ambito dell’architettura alpina, il Centro Termale di Peter Zumthor) ha generato discussioni interessanti protratte nel tempo e costantemente valide, in tema di antropizzazioni montane e in generale di «cose belle e fatte bene vs cose brutte e fatte male» nei territori alpini. Ad esempio, due tra i quesiti di natura provocatoria suscitati da un progetto del genere che più di altri trovo alquanto interessanti e stimolanti sono i seguenti:

  1. Ma, in fin dei conti, in un territorio particolare come quello di montagna, è più impattante (da ogni punto di vista materiale e immateriale) un solo grattacielo, enorme ma occupante uno spazio limitato, oppure tanti piccoli edifici sparsi ovunque, magari in modo entropico e senza troppa logica urbanistica, nel territorio stesso? Ovvero, per farla semplice: meglio (peggio) un solo enorme grattacielo di 300 piani che occupa un’unica area o 60 piccole palazzine di 5 piani che insistono su altrettanti terreni?
  2. Più in generale, e al di là di estremismi progettistici come quello ipotizzato a Vals, in un luogo che risulta già antropizzato in maniera evidente, pur senza mostruosità ma comunque con un consumo di suolo rilevante, ci si può permettere una maggiore libertà progettuale rispetto a un luogo invece poco antropizzato e per questo verso il quale è necessario osservare una particolare e maggiore salvaguardia, oppure deve accadere il contrario?

Proprio in Svizzera, tempo fa, disquisendo su temi simili con amici elvetici in relazione a nuove infrastrutture sulle vette dei monti (credo fossero gli anni in cui si pensava a un altro “mostro” alpino, una torre alta 117 metri sulla vetta del Piccolo Cervino, ove già arrivano funivie e skilift da Zermatt e da Cervinia, per innalzare la quota di 3883 m fino alla fatidica soglia dei 4000 m), mi era stata presentata un’opinione certamente particolare, per certi versi opinabile ma forse per altri no: è meno dannoso un intervento anche volumetricamente importante sulla vetta di un monte sulla quale esistono già infrastrutture significativamente impattanti (come può essere la stazione di arrivo di una grande funivia con infrastrutture turistiche annessi, ad esempio) che un’opera di minore entità su di una vetta che invece risulta ancora “integra”. Cioè, in poche parole: libertà di costruire dove si è già costruito (e dove per ciò il luogo è stato ormai culturalmente “consumato”) per poter preservare dove non lo si è fatto. Polarizzazione dell’antropizzazione piuttosto di frammentazione, insomma.

Sono temi che trovo parecchio interessanti, ribadisco, per chi come me si occupa di relazioni culturali tra territori, luoghi, paesaggi e genti, residenti, visitatori – oltre che naturalmente per i tecnici, architetti, progettisti, urbanisti eccetera, ai quali giro queste mie riflessioni: magari le troveranno a loro volta interessanti e mi farà sicuramente molto piacere se vorranno esprimere la loro opinione al riguardo, ecco.

(Le immagini del posto sono di Adrian Michael, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org, e tratte da www.archdaily.com.)

Land (&) Art #3

Sopra: Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese, 1965. Fonte: immagine presente in molti siti web.

Sotto: Furgggletscher, Canton Vallese, Svizzera. Fonte: Google Maps.

Per saperne e capirne di più, su queste immagini che vi propongo, cliccate qui.

REMINDER! 12-13/08, “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”!

Cliccate sull’immagine per saperne di più (oppure qui per scaricare la locandina in formato grande) e, se siete in zona per residenza, lavoro o diletto, partecipate, dacché gli eventi di ALPES sono tra più affascinanti e intriganti che si possano trovare in giro per le Alpi italiane, per i nomi che ne sono protagonisti, per la qualità dei temi affrontati e per il modo assolutamente originale e innovativo col quale vengono affrontati. Garantito! – da me che li conosco benissimo in primis.

Sentieri d’Autore 2019, a Breuil-Cervinia e Valtournenche

La località di Breuil-Cervinia, in Valle d’Aosta, è senza dubbio molto fortunata. Non solo la sua conca a 2000 m di quota è tra le più belle delle Alpi, non solo è sovrastata dalla montagna alpina più spettacolare e iconica, il Cervino, non solo è una delle più rinomate mete montane europee… ma gode pure della fortuna di ospitare una rassegna culturale tra le più interessanti e intriganti tra quelle che trattano di montagne in montagna: Sentieri d’Autore, che porta la prestigiosa firma di ALPES quale garanzia di massima qualità, e che vedono il supporto dell’amministrazione di Valtournenche e del Consorzio Turistico Breuil-Cervinia.

L’edizione 2019 di Sentieri d’Autore, i cui eventi si terranno nelle date del 28 luglio e del 12-13 agosto, ha come titolo Mondi Sommersi ed è dedicata ai luoghi e ai modi dell’abitare la montagna (e non solo), secondo diverse percezioni ed approcci: dall’architettura moderna a quella tradizionale ed alle forme di resilienza moderna; avranno sedi diverse tra l’abitato di Breuil-Cervinia e la località di Valtournenche, nell’intento di far emergere appunto i diversi mondi sommersi e le diverse storie ed emozioni di chi li abita.

In questa edizione viene rinnovato il particolare focus sul patrimonio di architettura moderna della località di Cervinia, con la presentazione del libro Carlo Mollino. Architetto scritto da Luciano Bolzoni, pubblicato da Silvana Editoriale (2019) e sostenuto dall’Amministrazione di Valtournenche, la proposta dei trekking architettonici e la riedizione e ristampa della mappa guidata Paesaggi e architettura al cospetto del Cervino, che permetterà a tutti i frequentatori di completare il percorso anche in autonomia.
I percorsi interesseranno sia le architetture moderne sia quelle tradizionali, proponendo una doppia lettura di due modi e mondi differenti dell’abitare, quello moderno e quello tradizionale, tra il Breuil e la frazione di Cretaz.
Questa edizione vede, inoltre, l’introduzione della fotografia come traccia di un nuovo ed ulteriore percorso di lettura: sarà possibile dar spazio attraverso le immagini alle emozioni che legano i partecipanti ai luoghi o agli edifici oggetto degli scatti.

A questo scopo, ALPES ha chiesto a Luca Centola, affermato e premiato fotografo ed interprete e degli spazi e delle tracce umane che vi si trovano, di partecipare alle giornate di agosto e guidare un laboratorio a cielo aperto, a fianco dell’architetto Enrico Scaramellini – tra i più apprezzati esponenti del panorama architettonico alpino – che guiderà il percorso attraverso le architetture moderne e del giornalista ed autore Roberto Mantovani, che guiderà invece il percorso attraverso l’abitare tradizionale.
Durante le giornate di agosto sarà accessibile e visitabile anche una mostra personale di Centola dal titolo Appunti post apocalittici, esposta presso la biblioteca di Valtournenche.
Per gli architetti (anche fuori provincia) l’Ordine Architetti PPC della Valle d’Aosta riconosce, a seguito della partecipazione completa agli eventi, l’acquisizione di 2 CFP ciascuno (per un totale di 10 CFP), previa iscrizione alla pagina dedicata:
https://morningsun.sgiservizi.cloud/ElencoEventiOnline.asp?ordine=AO

Il dettaglio del programma degli eventi lo trovate sulle locandine qui pubblicate: cliccateci sopra per averne un formato più grande e stampabile. Gli eventi richiedono la prenotazione obbligatoria per tutti, sul sito www.alpesorg.com.
Per ulteriori info: prenotazioni@alpesorg.com | +39 333 772 1764.

Insomma: ai piedi del “più nobile scoglio d’Europa” anche la cultura della montagna verrà ben nobilitata, grazie ad ALPES e a Sentieri d’Autore: fortunato sarà chi vi parteciperà e potrà godere di così tanta affascinante bellezza – culturale, e non solo!