Alla conoscenza del “custode” di un nostro inestimabile tesoro montano (e non solo), con Sergio Poli e l’ERSAF in RADIO THULE!

Questa sera, 15 gennaio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 5a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Il custode del tesoro dei monti!

Se l’Italia è ovunque e da chiunque considerato il Bel paese, è grazie senza dubbio al suo inestimabile patrimonio culturale, storico e artistico, ma non di meno è grazie al suo altrettanto incommensurabile patrimonio naturale, che in primis dà forma e valore al paesaggio italiano. Nelle aree rurali e meno antropizzate del paese, montagne, foreste, pascoli, corsi d’acqua e ogni altra cosa ad essi afferente rappresentano un grande e meraviglioso tesoro della collettività; tuttavia, come ogni cosa altamente preziosa, questo tesoro deve essere custodito, salvaguardato, gestito e valorizzato al meglio. In Lombardia tali compiti sono di competenza dell’ERSAF, l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste: un ente (che ovviamente ha omologhi anche nelle altre regioni) tanto importante e imprescindibile, per il lavoro che compie, quanto poco conosciuto e apprezzato dalla maggioranza delle persone.

Lo andremo a conoscere meglio nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 15 gennaio alle ore 21.00 su RCI Radio, grazie a un ospite assai prestigioso: Sergio Poli, funzionario ERSAF e figura centrale per la gestione del patrimonio agricolo e forestale nei territori lariani, lecchesi e valsassinesi. Con lui scopriremo come l’ERSAF gestisce il suddetto patrimonio regionale – che tra le tante cose comprende anche i sentieri, molte strutture ricettive nonché l’amministrazione della parte lombarda del Parco Nazionale dello Stelvio e di altre aree protette regionali – e, ancor più, quanto questo nostro “tesoro” custodito dai monti che abbiamo intorno sia assolutamente prezioso e necessario non solo alla bellezza del paesaggio lombardo ma pure al benessere quotidiano di tutti noi che lo abitiamo.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

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Alla scoperta di un tesoro di montagne, foreste, praterie, torrenti… nella prossima puntata di RADIO THULE!

Se l’Italia è ovunque e da chiunque considerato il Bel paese, è grazie senza dubbio al suo inestimabile patrimonio culturale, storico e artistico, ma non di meno è grazie al suo altrettanto incommensurabile patrimonio naturale, che in primis dà forma e valore al paesaggio italiano. Nelle aree rurali e meno antropizzate del paese, montagne, foreste, pascoli, corsi d’acqua e ogni altra cosa ad essi afferente rappresentano un grande e meraviglioso tesoro della collettività; tuttavia, come ogni cosa altamente preziosa, questo tesoro deve essere custodito, salvaguardato, gestito e valorizzato al meglio. In Lombardia tali compiti sono di competenza dell’ERSAF, l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste: un ente (che ovviamente ha omologhi anche nelle altre regioni) tanto importante e imprescindibile, per il lavoro che compie, quanto poco conosciuto e apprezzato dalla maggioranza delle persone.

Lo andremo a conoscere meglio nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 15 gennaio alle ore 21.00 su RCI Radio, grazie a un ospite assai prestigioso: Sergio Poli, funzionario ERSAF e figura centrale per la gestione del patrimonio agricolo e forestale nei territori lariani, lecchesi e valsassinesi. Con lui scopriremo come l’ERSAF gestisce il suddetto patrimonio regionale e, ancor più, quanto questo nostro “tesoro” sia assolutamente prezioso e necessario non solo alla bellezza del paesaggio lombardo ma pure al benessere quotidiano di tutti noi che lo abitiamo.

Sono nel bosco! (Per la Giornata Nazionale dell’Albero 2017)

Oggi, 21 novembre, si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi. Un’ennesima festa retorica, magari dirà qualcuno di voi, e sono piuttosto d’accordo: non tanto per il senso della stessa, che è certamente nobile, quanto perché vorrei che ogni giorno dell’anno fosse una tale “festa” ovvero una manifestazione di rispetto, soprattutto per quegli alberi che vengono incendiati dolosamente, abbattuti per cementificare, contaminati dall’inquinamento umano e così via.
Di contro, non posso non dirmi sensibile a questa giornata in modo speciale: per rimarcarlo, ripropongo questo testo già pubblicato tempo fa nel quale in breve racconto le basi della personale sensibilità al riguardo. Perché, appunto, ambisco certamente a poter essere considerato un Homo Sapiens nel senso più pieno della definizione ma, forse, in certi momenti (peraltro sempre meno rari) preferisco identificarmi come un Homo Silvanus.
E viva gli alberi, 365 giorni all’anno!

Se non mi trovate, sono nel bosco!

A volte percepisco una sorta di disequilibrio tra me e il mondo degli uomini, la società umana – almeno quella quotidiana nella quale mi tocca (volente o nolente) stare – una disarmonia inquieta che mi genera uno stato di estraneità interiore – nulla che si veda dal di fuori, sia chiaro – un sentirmi “fuori schema” e non conta che ciò sia per chissà qual mia improbabile e originale virtù o più plausibile mia colpa ovvero di quelle altrui – non è la solita questione del sentirsi “diversi” (da cosa, poi? E cos’è la diversità, cos’è la normalità? Chi si differenzia da chi, e in base a cosa?) ma, più semplicemente e peculiarmente, una dissonanza spirituale. Lo stare in un posto perché così dev’essere e non capire del tutto il perché, ecco.
Di contro, se c’è un ambito nel quale percepisco più che altrove una sensazione interiore di benessere, di essere in un luogo amico, accogliente in senso pienamente bio-logico, per così dire, è certamente il bosco. Mi troverete lì, nei momenti suddetti. Mi ci immergo come in una dimensione, uno spazio-tempo altro, assolutamente terreno e al contempo profondamente trascendentale, metafisico, vi girovago spesso senza mai sentirmi smarrito – anzi, tutt’altro – e in effetti, devo confessare, è così anche perché con le piante mi ci ritrovo a parlare, e ci faccio delle chiacchierate ben più argute di quelle che certi umani consentono. La dico con fare spiritoso, ‘sta cosa, perché so benissimo che quando la racconto i miei interlocutori in tal modo la intendono e insieme ci scherziamo sopra.
Tuttavia non sto scherzando mica troppo, in verità. Perché è il bosco, più di qualsiasi altro ambiente, che contribuisce a riallinearmi col mondo d’intorno, ad armonizzare nuovamente quelle percezioni dissonanti di cui ho detto, a insegnarmi – le piante, intendo – quale sia l’equilibrio necessario tra presenza ed essenza, tra forza e levità vitali, tra senso e sostanza della vita. Ben più di molti uomini, appunto, mi permetto di ribadirlo. Appoggio la mano sui tronchi e sento – credo di sentire, mi convinco, mi illudo o quant’altro ma tant’è, la cosa non cambia – scorrere più energia vitale (no, la linfa non c’entra) che in innumerevoli altri luoghi convenzionalmente ritenuti “vivi” ma che di viva hanno forse solo una cospicua immaginazione indotta.
Non so se possieda i “titoli” e possa ambire al titolo di Homo sapiens, forse ho più probabilità di poter essere considerato un Homo silvanus, ecco. Nonostante per molti il bosco non sia che un posto pieno solo di “cose” in forma di fusti legnosi fastidiosamente fitti, se non pure piuttosto inquietanti.
Beh, da Homo silvanus, a costoro vorrei dare un caloroso consiglio: imparate ad ascoltarle, le piante, quando avete la fortuna di vagare per i boschi. Vi insegneranno moltissimo. E se nel bosco mi trovate a vagare, come facilmente potrebbe accadere, non disturbatemi più di tanto – anche se sarò felice di incontrare pure voi, in un ambito così profondamente vitale e benefico.

P.S.: le immagini in testa al post sono tratte da qui.

Brucia la montagna, brucia la civiltà

A destra un’immagine dal Piemonte e a sinistra dalla Valtellina, riprese praticamente nelle stesse ore, settimana scorsa. Per entrambe, un’unica realtà, un unico senso: devastazione.
Sono le ennesime di una lunga serie che la storia italiana presenta da decenni e nelle ultime ore si sta purtroppo infoltendo di nuovi casi: anche così si “uccidono” le montagne, si distruggono il patrimonio ambientale, la loro cultura, il loro futuro e quello della gente che vi vive. Con buona pace di chi creda che tali fatti siano solo il frutto di “sfortunate fatalità naturali” e non pensi che la prevenzione di tali eventi sia parte integrante e fondamentale della buona gestione dei territori di montagna e della preservazione del paesaggio – il quale è un elemento culturale primario – ancor più oggi con gli inquietanti cambiamenti climatici in atto. La scellerata assenza di tali azioni, ormai sempre più diffusa (sui monti e non solo), è un’ignobile mancanza della politica, senza dubbio, ma pure – e in senso generale mi viene da dire soprattutto – una tragica e letale mancanza di cultura e di senso civico. Cioè di autentica civiltà: che sui monti si trova ancora più che altrove, e che va salvaguardata, ovunque essa sia, da qualsiasi “civile” scelleratezza così come dai tanto frequenti (e assai italici) “stati di calamità naturale” con i quali continuiamo a scaricarci d’ogni responsabilità nonché, ugualmente e senza nemmeno comprenderlo, “scaricandoci” da qualsiasi buon futuro, incenerito prima ancora che si sviluppi.

P.S.: sarebbe pure finalmente il caso di considerare il reato di “incendio doloso” ai danni del patrimonio ambientale come tra i più gravi dell’ordinamento penale, adeguando le relative condanne alla massima severità ovvero ben di più quanto oggi la giurisprudenza preveda. Molto, molto di più.

Gli gnomi n-o-n e-s-i-s-t-o-n-o! O forse sì.

11055401_969622313057724_4110821634647455282_n(Beh, io l’avevo detto. Cioè, scritto. Cliccate sull’immagine per saperne di più e poi leggete qui sotto…)

virgoletteVi ho già detto cosa ne penso circa l’esistenza degli UFO, e su che si facciano avvistare dalle nostre planetarie parti… Bene, e se vi ponessi la stessa domanda riguardo gli gnomi? Cioè, voglio dire, secondo voi: esistono gli gnomi? Sì, proprio quegli omettini alti… Ecco, alti così, e che vivono nei boschi secolari come questo che sto percorrendo con Sandro, sotto gli alberi più maestosi e imponenti, e che hanno barba bianca e in testa un bizzarro cappello così, a cono appuntito color rosso, e che possiedono, dicono di possedere, grande saggezza e conoscenze ancestrali… Ma sì, avete capito di chi sto parlando no?! – un mito classico del mondo naturale, di quelli che hanno infarcito per lunghi secoli favole e leggende proprio perché alcuni li avrebbero visti e incontrati ma mai nessuno ne avrebbe dato prova di ciò, essendo loro già di natura sfuggenti e riluttanti a mostrarsi all’uomo, e per i quali è nata quella tipica iconografia che v’ho detto poc’anzi, riprodotta poi in un sacco di libri, cartoni animati, film… Beh, insomma, vi stavo chiedendo: secondo voi, questi gnomi esistono?
Dite di no?
Ecco, appunto, anch’io dico di no!
Visto? Che ti dicevo?
Il piccolo omettino in piedi sul masso tra le felci del sottobosco mi guarda perplesso, scuotendo la testolina e facendo così ondeggiare lo strano cappello rosso a punta, poi l’indice della sua manina minuscola si mette a roteare accanto alla testa e mi dice: “Per me, tu non sei del tutto normale.”
“Ah, beh, ha parlato mister ordinario, il signor regolare! Sì, perché è normale invece che cosini di 20 centimetri di altezza vestiti così buffamente e con la barba bianca si incontrino tutti i giorni al supermercato o in banca o all’ufficio postale, giusto?!?” L’omettino inclina il capo, con gesto piuttosto commiserante; io riattacco: “Eppoi, hai visto cosa si è concluso prima? L’hanno detto anche loro, tu non esisti, punto e basta! N-o-n-e-s-i-s-t-i!”
“Uff, il tuo padrone qui è più rigido d’un masso di granito!” dice un po’ secco l’ometto barbuto rivolgendosi a Sandro, il quale pare rispondergli con un guaito che si direbbe quasi d’approvazione. Ué, Sandro, cos’è ‘sta accondiscendenza?!
“E comunque, guarda” riprende il piccoletto “tu così desumendo non mi fai che un bel piacere. Sì sì, un gran bel piacere! Non cambiare opinione, mi raccomando!” – “Eeh?!?” faccio io perplesso. – “Sìiiii, un favore bello grosso a essere così intransigente!” e picchia la manina chiusa a pugno sul tronco di un albero lì accanto, toc toc toc. “E’ la nostra fortuna che voi umani non abbiate mai saputo conciliare il razionale con l’irrazionale. Maimaimai! O di qui o di là, e chi è di qui è nemico di chi di là e viceversa. E se invece sareste capaci di unirli… Ah, dove potreste essere ora! Invece no, menomale! Meno male a noi!” ridacchia il microsomatico barba-bianca.
“Beh, ma come si fa’ a unire le due cose?! Come possono non essere antitetiche?” cerco di difendermi io.
“Uh, semplicissimo, non ci vuole molto! Il problema è che quasi tutti voi umani siete specializzati nel confondere e nel travisare razionale e irrazionale, e lo fate soltanto per mere vostre convenienze, sì sì! Così, credete a cose che non esistono per nulla e riuscite pure a spiegarvele, e non credete a cose che esistono perché non le sapete spiegare. Testardi testardi testardi! Per esempio i giganti, le streghe, i supereroi, o dio, i terroristi internazionali, la cicogna che porta i bambini, lo yeti… – (Mmm… Queste cose me le ha già dette qualcuno…) – E Lochness… Hai presente il mostro di Lochness? Ecco, a quello invece ormai non crede più nessuno a parte qualche pseudo-scienziato un po’ svitato. E invece esiste veramente, il caro vecchio bestione subacqueo, ma essendo assai più intelligente degli umani, ha saputo sfuggirvi mooolto facilmente – (Sì sì, qualcuno me l’ha già fatta, ‘sta predica…) – In fondo basta farsi vedere da uno, starsene nascosti con qualcun altro, e il gioco è fatto: il secondo riterrà il primo pazzo, il primo penserà del secondo che è ottuso, e noi ce ne staremo ben tranquilli a vivere la nostra vita. Sì sì!”.
“Hiuyyuiiowof!” mugola Sandro, che evidentemente si trova d’accordo col tipino, mentre io non voglio dargliela ancora vinta, e ribatto: “Però la realtà è sempre soggettiva, e in quanto tale per diventare effettiva deve essere sempre supportata dalla sperimentazione, da una qualche prova riproducibile.”
“Giusto, regola corretta, sì sì!” fa’ su e giù col cappello rosso l’omettino, e subito dopo aggiunge: “Allora anch’io ti dico una buona regola, da tenere sempre ben presente: ogni cosa non è solo ciò che appare, ogni cosa può essere ciò che non dovrebbe essere, ogni cosa che non è, comunque è! Questa è la tripla regola della realtà effettiva delle cose, uh uh, ah ah ah!” e con un balzo fulmineo sparisce nel folto dei cespugli del sottobosco. “Ehi, aspetta!” faccio io, e cerco con le mani di aprire i rami di quei cespugli e far luce tra il fogliame, ma l’ometto barbuto da venti centimetri è tornato ad essere ciò che doveva essere, per ciò che supponevo io, cioè niente, il nulla – sparito, svanito, inesistente. Ehi, però!?! Eh, guarda qua, Sandro! Wow, tiro fuori dal cespuglio un porcino con la cappella che sarà almeno venti centimetri di diametro! Caspita, qua ci sta un risotto coi funghi luculliano per me e Miasmine, e ne avanza ancora!
Mmmm… Momento, però… E se ‘sto fungo da guinness fosse una specie di ripicca dell’omettino, visto che non gli ho dato la soddisfazione del mio consenso – quindi se sembrasse innegabilmente buono e invece fosse velenoso? Beh, a dire il vero il profumo è da acquolina in bocca immediata…
Strano, poi: un qualcosa – qualcuno… – che non dovrebbe esistere mi ha fatto trovare un altro qualcosa che esiste con tutta evidenza, che a sua volta per me se ne sarebbe rimasto inesistente dacché invisibile, introvabile, se non fosse stato per il… l’omettino… Che inesistendo me l’ha fatto esistere. Ehm…
Vabè, Sandro, andiamocene a casa che si sta facendo tardi. Mi toccherà smontare nuovamente il cellulare, modificarlo da generatore olografico ambientale ad alta densità a rilevatore molecolare di micotossine, prima di mettere sul fornello l’acqua per il riso.

Eppoi, forse… Per stanchezza, o che altro… Avrò mica parlato per tutto il tempo con un fungo, credendo che mi rispondesse?!?. In fondo, le dimensioni… Più o meno…
Bah!

(Ecco. L’ho scritto QUI!)