
È una bella fortuna avere a disposizione due possibilità così diverse eppure, a loro modo, ugualmente interessanti, non trovate?

È una bella fortuna avere a disposizione due possibilità così diverse eppure, a loro modo, ugualmente interessanti, non trovate?
Ecco.
Visto che pure ieri ho sentito rumori di motociclette nei boschi (innevati!) sopra casa, e con sonorità che non lasciavano pensare per nulla a una conduzione tranquilla del mezzo, è bene ribadire con la massima chiarezza quanto sopra – e temo che non sarà l’ultima volta che toccherà farlo, purtroppo.
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Anche l’anno 2020 che si sta per concludere, oltre alle tante cose brutte che ha portato, ha reso nuovamente e invariabilmente chiara la tragicità della questione migratoria – nel bacino mediterraneo, quello verso cui ovviamente possiamo guardare con maggior dettaglio, ma non solo lì. È una tragedia sotto ogni punto di vista, evidenziata soprattutto da macroepisodi (due su tutti per il 2020, l’incendio nel campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo, e i continui naufragi che hanno comportato oltre novecento morti) ma che poi si dipana in innumerevoli altri casi singoli che, nel complesso, tratteggiano un quadro della realtà tanto spaventoso quanto rimosso, costantemente trascurato. Perché, inutile dirlo, le strumentalizzazioni d’ogni sorta delle varie parti politiche non segnalano affatto un interesse verso la questione ma, al contrario, denotano il mero e bieco sfruttamento a fini propagandistici della stessa: un ulteriore oltraggio nei confronti dei migranti e delle loro tragiche vicende umane oltre che un altro elemento di deterioramento della questione, sempre più incompresa, irrisolta, incancrenita, deleteria per tutti.
Ecco, appunto: l’incomprensione persistente al riguardo, per ignoranza, cattiveria, incapacità intellettuale, carenza culturale o che altro. Anche in questo 2020, mi pare – e ribadisco ciò che ho più volte affermato in passato, qui sul blog (clic) e altrove – nessuno di alcun ambito politico, e ribadisco nessuno (inclusi tanti sedicenti “esperti”), ha mai voluto o tentato di comprendere realmente il fenomeno migratorio, che è un fenomeno geostorico, antropologico e sociologico prima che politico. E infatti soltanto sociologi e antropologi (ma nemmeno tutti, pure qui) nel tempo hanno tentato di mettere in luce la complessità del fenomeno e la necessità di una sua approfondita conoscenza al fine di determinare le migliori politiche per la sua gestione – qualsiasi essa sia, permissiva o repressiva. Dei politici, invece, mai nessuno. Continuamente ci si limita a osservare la superficie del fenomeno e lì ci si ferma, senza alcun approfondimento. Quelli che detengono la gestione politica del fenomeno decidono forse di respingere o ammettere ma non riflettono, non ponderano, agiscono nel “qui e ora” (modus operandi ormai tipico della politica odierna) senza considerare il passato e senza programmare il futuro. Non vogliono vedere, considerare, comprendere (per evidente bieco interesse, qui) che i fenomeni migratori sono, nel bene e nel male, parte integrante della mobilità delle genti umane nello spazio e nel tempo, connotando l’esistenza stessa e il valore vitale dell’Homo Sapiens. Sono come un fiume il cui corso e il defluire vadano studiati e regimentati. E se si cerca di bloccarlo, un tale fiume, ovvero se lo si lascia totalmente libero di scorrere, finisce inesorabilmente per fare danni, in entrambi i casi e in relazione al tempo che viviamo e a come abbiamo costruito il mondo nel quale viviamo.
Poi, si può essere favorevoli o contrari, buonisti o rigoristi, sovranisti o globalisti o tutto ciò che si vuole ma mai, e ribadisco mai, bisogna dimenticare che si sta parlando di esseri umani, non di pedine di un giochetto politico-ideologico i cui tornaconti finali sono evidentemente altri. E in quanto esseri umani, i migranti sono innanzi tutto i “protagonisti” buoni o cattivi di un fenomeno antropologico, sociologico, culturale, storico, civico: se non si considera, comprende e, se possibile, risolve questa natura peculiare della questione, ogni altra azione al riguardo risulterà incoerente, ipocrita, dannosa per tutti e comunque destinata al fallimento.
Ecco, questo è il mio post per oggi, 25 dicembre 2020. “Natale”? Mah!
E nel mentre che sempre più persone di buona volontà e di ammirevole senso civico, attraverso le associazioni delle quali sono membri o per iniziativa personale, cercano di diffondere una cultura ambientale sempre più virtuosa e l’impegno condiviso, materiale e immateriale per la salvaguardia dei nostri territori naturali, beni comuni o meglio commons (culturali, economici, sociali e molto altro) di tutti e verso i quali tutti abbiamo diritti e doveri, individui con senso civico nullo e cattiva volontà si permettono di produrre e mandare sui canali TV programmi come questo:
Programmi che meritano soltanto una cosa: un bell’esposto alla Procura della Repubblica di competenza della zona nella quale sono stati realizzati, a carico di chi li abbia realizzati ovvero a chi nell’amministrazione pubblica li abbia autorizzati. Punto.
E ricordatevi: se durante un’escursione in ambiente naturale incontrare o avvistate dei motociclisti che scorrazzano per divertimento su sentieri e strade rurali chiuse al transito dei mezzi motorizzati e dunque senza autorizzazione al passaggio, denunciatelo subito ai Carabinieri Forestali della zona in questione oppure contattate sul posto il 112!
Un’ennesima circostanza alquanto irritante, accaduta la scorsa domenica, della quale sono stato diretto testimone, mi ha riconfermato come la questione del passaggio non autorizzato e a scopo ludico di motociclette lungo strade e sentieri di montagna con divieto di transito sia una piaga tra le peggiori che il territorio naturale debba subire. Una piaga che resta invariabilmente impunita, vuoi per la difficoltà dei controlli (che tuttavia spesso sono ben più semplici da eseguire di quanto si creda, come nel caso delle mie zone: è la volontà degli amministratori pubblici e delle forze dell’ordine che manca!), vuoi per la prepotente e incivile spavalderia di molti motociclisti (non tutti, sia chiaro, ma comunque troppi!) che a bordo delle loro stramaledette moto si sentono i padroni invincibili e intoccabili della montagna.
Ribadisco con ancor maggior forza quanto ho già sostenuto e scritto altre volte, sia qui sul blog (vedi qui, qui e anche qui: negli articoli trovate anche i riferimenti legislativi in tema) che in altre sedi pubbliche e mediatiche: BASTA con le moto sui sentieri, questo fenomeno scellerato deve essere cancellato al più presto! Le leggi al riguardo ci sono, vanno semplicemente fatte rispettare – una cosa sempre troppo ostica, in Italia. E ci sono anche i soggetti istituzionali preposti a conseguire questo obiettivo di civiltà, peccato siano sempre così svagati: a partire dal Club Alpino Italiano, che sul tema dice spesso cose giuste le quali tuttavia restano solo belle parole sulla carta, mentre gli enti pubblici territoriali, al solito, si fanno notare per la loro assenza (vedi sopra in merito alla volontà di far rispettare le leggi in vigore). Resta solo la mirabile attività di molte piccole associazioni volontaristiche locali di tutela dell’ambiente e di manutenzione dei sentieri, i cui appelli accorati e ben circostanziati echeggiano chiarissimi e inequivocabili tra i monti (e sui media) ma restano inascoltati dai sordi amministratori suddetti.
A questo punto, non resta che concludere con un pensiero chiaro e inequivocabile: il fatto che divieti, normative e regolamenti giuridici siano palesemente inosservati e trascurati dagli stessi amministratori pubblici, non può consentire in nessun caso l’impunità di quei maledetti motociclisti. Non può. Ovvero: devono capire, costoro, che quello che si arrogano il diritto di fare con le loro motociclette non può essere fatto – e lo devono capire attraverso ogni modo possibile.
Chi ha orecchie e soprattutto cervello e ancor più senso civico per comprendere ciò, lo capisca. Altrimenti, «a mali estremi, estremi rimedi» si dice, no? Ecco.