Il privilegio di stare tra chi sta costruendo il miglior futuro possibile per le nostre Alpi

È stato un gran privilegio l’aver partecipato, lo scorso sabato 3 maggio, al IX Summit delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi, organizzato da Legambiente con la collaborazione dell’Associazione Dislivelli a Orta San Giulio, nel quale ho coordinato il gruppo di lavoro dedicato a “Turismo e comunità”. Qui trovate il comunicato stampa che riferisce del Summit.

Lo è stato per il prestigio dell’evento e di chi è intervenuto, lo è stato per una delle finalità principali di esso, il conferimento delle “Bandiere verdi” per l’anno 2025 a ben 19 realtà alpine (alcune delle quali ho la fortuna di conoscere direttamente) per il loro esemplare lavoro negli ambiti del turismo dolce, dell’agricoltura e dei progetti socioculturali utilizzante come volano imprescindibile la sostenibilità ambientale nonché una passione profonda e genuina per i propri territori, da cui scaturisce una altrettanto profonda sensibilità per il loro presente e per il futuro.

Un gran privilegio lo è stato anche, per me in particolar modo, per aver potuto partecipare all’incontro  – che il Summit ha reso possibile in un contesto prezioso come pochi altri – tra associazioni e persone differenti, provenienti da diverse realtà delle nostre Alpi – totalmente rappresentate da occidente a oriente – ciascuna con le proprie idee, visioni, progetti, aspirazioni, speranze, sogni, che grazie al Summit sono diventate una narrazione potente e emblematica di ciò che può e deve essere il miglior futuro possibile per le nostre Alpi. Una narrazione a più voci, tutte forti, espressive, eloquenti, illuminanti e assolutamente stimolanti, che racconta le tante cose belle che si fanno sulle montagne italiane e come la somma di esse sta costruendo un futuro realmente nuovo per le Alpi e le loro comunità, il quale rende ancora più obsoleti e grotteschi certi modelli di antropizzazione e di territorializzazione, sovente di matrice turistica, che ancora si vogliono imporre alle nostre terre alte: vere e proprie zavorre che le ancorano a un eterno presente capace di guardare solo verso il passato (un passato che peraltro non c’è più) e incapace di volgersi al futuro, che rapido corre via lasciando i territori che subiscono quei modelli inesorabilmente indietro.

Proprio dal gruppo di lavoro che ho avuto l’onore di coordinare, dedicato come detto a “Turismo e comunità”, sono uscite esperienze e prospettive particolarmente emblematiche al riguardo, oltre che una voglia fervida di dialogo e confronto costante tra le realtà che lavorano per innovare sostenibilmente le Alpi italiane. Ascoltare dalla voce dei presenti il racconto di queste realtà e poi dialogare con essi ponendo le basi per una comunità di soggetti concretamente capaci di passare dai frammenti alla visione – sottotitolo del convegno ospitato dal Summit – cioè dalle iniziative singole a un’azione collettiva che faccia anche “massa critica” a livello politico, è stato veramente un privilegio nel privilegio.

 

Ciò che spesso si vuole far credere, ovvero che le montagne possano vivere solo grazie all’industria del turismo di massa e al suo presunto indotto basato su dinamiche prettamente consumistiche – in senso economico tanto quanto ambientale – appare sempre più deviante quando non falso: in Italia esistono tantissime realtà e altrettanti territori montani (ormai le “Bandiere verdi” nelle Alpi sono ben 302!) che con impegno, costanza, amore per le proprie montagne, sovente lontano dai riflettori mediatici e quasi sempre senza alcun supporto da parte della politica, stanno costruendo la montagna italiana del futuro: operosa, creativa, innovativa, consapevole del passato e dotata di visione del domani, rappresentante virtuosa delle comunità di cui fa parte, in armonia con l’ambiente naturale ma capace di dialogare anche con le realtà urbane in perfetto spirito metromontano. Una comunità sempre più ampia in transizione lungo un sentiero condiviso che a ogni passo si fa più ben evidente e decisamente puntato verso il futuro – quel futuro, fatemelo dire, che la montagna copia-incolla della città e turistificata al punto da sembrare un parco giochi per adulti irresponsabili non vedrà mai.

Ringrazio di cuore tutti quelli che hanno lavorato per il successo della giornata e in particolar modo Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, che mi ha coinvolto direttamente nell’evento, Martina Bosica, infaticabile “motore” della giornata, Maurizio Dematteis (direttore dell’Associazione “Dislivelli”) e Alice De Marco (presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta) che mi hanno affiancato nel gruppo di lavoro, nonché tutti gli intervenuti e i partecipanti a vario titolo alla giornata. Della quale vi racconterò ancora molto, prossimamente: perché in questi casi il privilegio è anche quello di lasciare testimonianze il più possibile articolate e approfondite di un evento così importante e esemplare, per chiunque ne voglia e sappia cogliere il valore emblematico. Spero di saperlo fare come è doveroso che venga fatto.

La fondamentale relazione tra turismo e comunità: ne parliamo sabato a Orta San Giulio nel IX Summit Nazionale delle Bandiere Verdi

Sabato prossimo 3 maggio, a Orta San Giulio, nell’ambito del IX Summit delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi, organizzato da Legambiente con la collaborazione dell’Associazione Dislivelli, al cui interno si terrà il seminario nazionale “Comunità in transizione: dai frammenti alla visione”, coordinerò il gruppo di lavoro dedicato a “Turismo e comunità”, come potete vedere nel programma qui sotto riportato (lo potete scaricare anche in pdf, qui):

«Turismo» e «comunità» sono due elementi propri della realtà delle montagne italiane: il secondo da secoli, il primo da decenni, in ogni caso entrambi ormai legati a doppio (o triplo, o multiplo) filo, ad esempio perché per molte comunità il turismo è da tempo la risorsa economica fondamentale e in certi casi irrinunciabile. Tuttavia la realtà montana in evoluzione costante, per molti aspetti non in meglio (ad esempio riguardo il clima), spesso rende viepiù problematica se non critica quella relazione: stante la situazione di fatto, indagarne le peculiarità e riflettere sul portato concreto di essa in ottica presente e ancor più prossimo futura è qualcosa di fondamentale e ineludibile.

Quale turismo dobbiamo oggi considerare per le comunità alpine? Quale relazione ci deve essere tra residenti e turisti nel contesto montano? Come può strutturarsi il dialogo tra comunità locale e portatori d’interesse turistici affinché possa diventare un’autentica interlocuzione fruttuosa per tutti? Quanto le comunità alpine possono ancora permettersi di dipendere dall’economia turistica, e quanto se ne possono – o se ne devono/dovrebbero – emancipare? Vi sono alternative in senso economico al turismo?

Insomma, capite bene che tra i due termini – idee, concetti, nozioni, visioni… – «turismo» e «comunità» vi è un piccolo/grande mondo da esplorare, conoscere, interpretare, capire, costruire, vivere. E fare tutto ciò è oggi imprescindibilmente necessario, come detto: per contribuire alla costruzione del futuro delle montagne, delle aree interne e delle comunità che le vivono e grazie a ciò ne fanno una parte altrettanto fondamentale del nostro paese e della sua storia in divenire.

Per partecipare alla IX Summit delle Bandiere Verdi è necessaria l’iscrizione, che può essere fatta rapidamente da questo link oppure inquadrando il QR code:

Mi auguro che possiate partecipare, intervenire e così portare il vostro pensiero, le considerazioni, il contributo personale di opinioni, consigli, idee che vorrete offrire (tutte cose assai gradite, da parte mia!), dunque che ci si possa trovare, nel caso conoscere direttamente e chiacchierare insieme di temi così importanti e interessanti per giunta in un contesto tanto prestigioso. Vi ringrazio fin d’ora, se lo potrete e vorrete fare!

Sul “sabotaggio” della pista di bob di Cortina

La vicenda del presunto “sabotaggio” della pista di bob di Cortina, ovviamente finita in nulla perché basata su una palese falsità messa in giro da personaggi a dir poco indegni, è l’ennesima dimostrazione della disdicevole gestione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un evento che avrebbe potuto dare lustro e innumerevoli vantaggi all’Italia per lungo tempo e invece rischia di rappresentare da subito e per diversi aspetti un disastro.

[Il “sabotaggio” era questo. Immagine tratta da www.ilpost.it.]
D’altro canto ciò è inevitabile se si articola la gestione di un evento del genere in maniera ideologica e strumentale a fini che con l’evento non c’entrano nulla, senza elaborarvi intorno delle visioni strutturate e con esse costruirvi un progetto di lungo termine a beneficio dei territori coinvolti (e, per carità al riguardo non si tiri fuori la baggianata della “legacy olimpica”!). Invece, al netto delle opere e della loro bontà, si sta dando corso all’ennesimo teatrino italico fatto di affarismi, incompetenze, meschinità, personalismi, bassezze nonché di noncuranza verso le istanze delle comunità locali, tagliate fuori da qualsiasi dinamica partecipativa legata non solo all’evento ma soprattutto alla gestione da esse abitati. Cosa ancor più grave se si considera che stiamo avendo a che fare con territori montani bellissimi, pregiati, delicati, bisognosi di attenzioni e di cure specifiche, non di menefreghismi e imposture.

 

Sabato 3 maggio a Orta San Giulio, per il IX Summit delle Bandiere Verdi della “Carovana delle Alpi”

Sabato 3 maggio, a Orta San Giulio, sarò tra i coordinatori IX Summit delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi, organizzato da Legambiente con la collaborazione dell’Associazione Dislivelli, al cui interno si terrà il seminario nazionale “Comunità in transizione: dai frammenti alla visione”: nello specifico coordinerò il gruppo di lavoro dedicato a “Turismo e comunità” con l’intervento di importanti studiosi ed esperti di queste fondamentali tematiche.

A breve ne saprete di più ma, fin da subito, segnatevi l’appuntamento!

«Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono state un successo.» Scommettiamo?


Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono state un successo!

Già.

Diranno così, appena conclusi i Giochi.

Ma vado con ordine.

Manca meno di un anno dall’inizio delle Olimpiadi e ancora molte opere sono in alto mare o quasi. Tuttavia vedrete che per febbraio 2026 quelle necessarie ai Giochi saranno pronte e allora diranno delle «grandi capacità italiane», dell’«efficienza della macchina olimpica», di quanto sia stato «bravo» questo e quello, eccetera. Ci si sta già preparando al riguardo, d’altronde – ah, giusto, dimenticavo l’ormai superclassico «miracolo italiano»:

Poi le gare olimpiche in sé andranno come andranno, agonisticamente parlando, e appena finite le Olimpiadi diranno che sono state «un grandissimo successo», probabilmente «le più belle mai fatte», «grande orgoglio italiano/lombardo/veneto», che i visitatori saranno stati tot miliardi e altri tot miliardi i telespettatori e tutti si daranno gran pacche sulle spalle facendosi reciprocamente i complimenti e alzando le dita al cielo nel segno della vittoria.

Poi, per un paio d’anni, diranno dell’“eredità/legacy olimpica”, dell’indotto, di quanti miliardi i Giochi hanno fatto guadagnare ai territori, di quanti turisti avranno attirato nelle località olimpiche, del tot per cento di aumento delle presenze. Nel frattempo, molte delle opere rimaste incompiute languiranno tra vari problemi tecnici e burocratici e mancanza di fondi.

Poi, negli anni successivi, cominceranno a saltar fuori i debiti, i buchi di bilancio, i danni economici e ambientali ai territori, nel mentre che alcune opere olimpiche subiranno i primi degradi e qualcuno già parlerà di abbattimenti e riconversioni. I tanto decantati indotti a favore dei territori olimpici saranno già svaniti nel nulla e dell’eredità olimpica nessuno ricorderà più niente. A parte quelli che da essa alla fine avranno ottenuto solo danni, bontà loro.

Ecco.

Scommettiamo che andrà così?

In fondo è una storia già scritta (il “libro” di Torino 2006 è lì da leggere, chissà come mai gli organizzatori di Milano-Cortina 2026 non citano mai quei Giochi o ne parlano come fossero avvenuti un secolo fa quando invece sono passati solo vent’anni!), è un testo che non può variare perché non varia la mentalità e l’atteggiamento versi i territori e le comunità coinvolte di chi tiene le redini politiche e amministrative di essi in generale e di questi eventi nello specifico. Anzi, sono pure peggiorati col tempo.

Be’, questo è quanto. Ci risentiamo tra quale anno e, nel frattempo, buona fortuna a tutti, che ce n’è proprio bisogno!

Michele-Comi_Olimpiadi
[Illustrazione di Michele Comi.]