Le elezioni, in montagna

Come ho già scritto qualche giorno fa, oggi e domani andranno al voto oltre 3.700 comuni italiani: molti di questi sono di montagna e in alcuni di essi ha amministrato, fino a oggi, una certa politica che ha ampiamente dimostrato di predicare bene e razzolare male. Una politica che sta facendo dei territori montani lo spazio per i propri biechi affarismi elettorali conditi da danari pubblici gettati a pioggia e da una propaganda tanto arrogante quanto distruttiva (come nei paesi più arretrati, modello al quale evidentemente puntano) e, di contro, fregandosene bellamente della gestione equilibrata di quei territori e del benessere autentico delle loro comunità senza alcuna cognizione della realtà corrente e nessuna visione del futuro.

Pur nella desolante situazione generale della politica attuale, pressoché fatta di chiacchiere, distintivi di parte e vuotezza spinta, sarebbe bene che gli elettori, in primis le allodole che ancora si fanno abbagliare da certi specchietti, si ridestassero dal torpore, riprendessero a osservare con attenzione e sensibilità le loro montagne e pensassero al miglior futuro possibile piuttosto che al presente più “conveniente”, prima di recarsi (se lo faranno) al voto.

Sia chiaro: non è una mera questione di parti politiche ma di democrazia. Che è una cosa che nasce e vive nella comunità delle persone, non nel potere politico, e che, se possibile, in montagna vale ancora più che altrove. Sarebbe bene che continuasse a valere, ecco.

 

La cosa più inquietante

Nell’immagine che vedete qui sopra, presa dalla pagina Facebook “Alto-Rilievo / Voci di montagna”, secondo voi è più inquietante ciò che vi è raffigurato oppure il testo che vi si legge davanti?

Oppure tutti e due, per una particolare declinazione del principio di causa-effetto?

Una sfida elettorale parecchio strana (ma significativa)

A Casargo, comune montano dell’alta Valsassina in provincia di Lecco che andrà al voto nel prossimo fine settimana, va in scena una sfida elettorale parecchio strana e per molti versi significativa. Si presentano due liste afferenti alla stessa formazione politica, i cui canditati sindaco peraltro hanno lo stesso cognome (tipico della zona) ma che su molte cose sostengono visioni opposte. In particolar modo, riguardo lo sviluppo turistico e il relativo progetto “Winter & Summer Alta Valsassina” (l’intervento più ingente tra quelli previsti nel comune), una lista sostiene a spada tratta il progetto – palesemente insensato – che spendendo 4,5 milioni di Euro in gran parte pubblici prevede nuovi impianti sciistici e innevamento programmato in una località dove già da vent’anni non si scia più, a quote inferiori a 1800 metri e con esposizione sfavorevole (pur dichiarando che «i maggiori investimenti sono relativi alla stagione estiva o comunque riguardano opere che saranno fruibili tutto l’anno», cosa smentita dai contenuti stessi del progetto); l’altra lista invece sostiene che il turismo vada sviluppato ma si oppone alla «opportunità di investire somme così ingenti sulla promozione della stagione più fredda visto “l’andazzo” degli ultimi inverni in Alta Valsassina e vista la vicinanza di stazioni sciistiche ben più rinomate e competitive» – posizione che peraltro a sua volta smentisce ciò che sostiene l’altra lista circa la destinazione dei maggiori investimenti. Tutto ciò, ovviamente, al netto di quanto proposto da entrambe le liste, con cui si può concordare o meno.

[L’Alpe di Paglio, località sciistica chiusa dal 2005 dove si vorrebbero ripristinare piste e impianti, come si presenta di frequente negli ultimi inverni: con ben poca neve durante giornate fin troppo calde.]
Eppure, ribadisco, le due liste scaturiscono dalla stessa fazione politica (anche se i rispettivi referenti della stessa sono diversi, non a caso). Una situazione obiettivamente curiosa che non può essere spiegata con la mera “libertà d’opinione”, visto che i vertici di quella parte politica le idee sul tema citato le hanno ben chiare – e puntano decisamente alla infrastrutturazione pesante delle montagne a scopo turistico. D’altro canto, la situazione di Casargo dimostra che lo “sviluppo” (termine quanto mai ambiguo e dunque potenzialmente pericoloso) dei territori montani è cosa delicata che non può essere (più) gestita attraverso progetti calati dall’alto, decontestuali, irrealistici e privi di visione strategica del futuro oltre che di una ricaduta sistematicamente positiva sulla comunità locale – su tutta, ovviamente, non solo su una parte.

Territori, d’altro canto, che vengono continuamente depotenziati nei servizi di base da una politica che ai livelli superiori appare costantemente insensibile alla realtà autentica delle montagne (cioè dove non ci sia da fare business e propaganda: cosa ben esplicata da certi progetti imposti ai territori montani di matrice meramente consumistica per i quali i sindaci rappresentano solo dei silenti passacarte) e che dunque abbisognerebbero di una distribuzione delle risorse disponibili ben più meditata, oculata, elaborata e centrata sulla comunità locale, innanzi tutto, e poi su ogni altra cosa. Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di riflessioni, ponderazioni, studi, analisi, valutazioni; di frequente invece, sulle nostre montagne, sembra che tra il dire e il fare ci un ruscelletto secco al punto da poterlo saltare a piè pari dimenticandosene subito.

Questa, insomma, la situazione a Casargo. Dalle vostre parti esistono casi simili? Sarebbe interessante conoscerli e analizzarli, non per ricavarne chissà quale dibattito politico ma per capire ciò che accade nei comuni montani quando arrivano le elezioni: momento che, ormai lo sappiamo tutti bene, rappresenta l’unico vero orizzonte (temporale e non solo) al quale puntano le amministrazioni locali. Nel bene e ancor più, purtroppo, nel male.

P.S.: i vari articoli che ho dedicato a Casargo e alle sue vicende politico-montane li trovate qui.

La montagna nel tritacarne dei luoghi comuni

[Foto tratta da www.percorsipanchinegigantivallidilanzo.it.]

Quasi niente è ciò che sembra, tutto è falso, come cantava Giorgio Gaber. E tutto cambia di continuo. Anche se i cittadini insistono a immaginarle un villaggio vacanze abitato da gente esotica, le Alpi contemporanee sono lo specchio del mondo liquido in cui galleggiamo o nuotiamo giù in città, e dappertutto, un po’ carcerati e un po’ fuggitivi, un po’ consumisti e un po’ green, forse sinceri nelle intenzioni, nei proclami e nel sogno, ma assuefatti alle falsificazioni.
Anche per questo il dialogo non fa progressi. Ognuno pensa, giudica e non di rado offende sulla base del proprio corredo simbolico, che non comunica con gli altri. I modelli non si parlano, come succedeva con i computer quando usavano linguaggi incompatibili. Perfino certe parole non servono più, del tutto vuote di senso, ritornelli buoni per i talk show. Per fare chiarezza, è probabilmente arrivato il momento di abbandonare anche le vecchie categorie del pensiero come “ambientalismo”, “valorizzazione”, “sviluppo”, perché sono entrate nel tritacarne dei luoghi comuni e non fanno altro che infuocare sterili scontri sulle pagine social, dove si sragiona per bande e appartenenze come alla partita di calcio.

[Enrico Camanni, La Montagna Sacra, Laterza, 2024, pag.125. Trovate qui la mia “recensione” al libro – il quale (spoiler!) è bellissimo e assolutamente da leggere.]

I voli turistici in elicottero aiutano la montagna a “sopravvivere”?

Posto il rispetto per la carica istituzionale, sconcerta leggere le recenti dichiarazioni della sindaca di Valbondione (Valle Seriana, provincia di Bergamo) con le quali commenta l’inevitabile “Bandiera Nera” assegnata da Legambiente al progetto di ampliamento del comprensorio sciistico tra Lizzola (frazione del comune di Valbondione) e Colere, in Valle di Scalveun progetto già tramontato per problemi finanziari e ambientali, ora inopinatamente riproposto nonostante gran parte delle infrastrutture siano a quote ormai fuori precipitazioni nevose, che utilizza soldi pubblici senza offrire alle valli interessate un sostegno duraturo ed efficace», questa la motivazione della “Bandiera Nera”; di tale progetto ne ho scritto qui). La sindaca ribadisce il suo sostegno al progetto e dice: «Appena insediata ricordo la “battaglia” di Legambiente contro l’uso dell’elicottero per voli turistici e anche allora chiesi loro di proporre alternative alle nostre iniziative atte alla sopravvivenza in montagna. Oggi ci risiamo: niente proposte, solo critiche».

[Il territorio che si vorrebbe sottoporre all’ampliamento sciistico; tutta la zona intorno al Pizzo di Petto è pressoché priva di infrastrutture e sostanzialmente integra. Potete ingrandire l’immagine cliccandoci sopra.]
Alla sindaca, senza voler affatto fare l’avvocato difensore di Legambiente che non ne ha bisogno, ricordo che i voli turistici in elicottero sulle montagne che evidentemente a lei piacciono tanto sono una delle pratiche più impattanti per il paesaggio montano (lo denunciai con forza già qui), e inoltre che il suo comune è compreso nella zona di tutela del Parco delle Orobie Bergamasche e circondato da aree protette da ZPS e dalla Rete Natura 2000 per le quali la presenza continua di velivoli rappresenterebbe un danno ambientale e d’immagine devastanti. Inoltre, chiedo come i voli turistici in elicottero possono far «sopravvivere la montagna» inquinandone l’aria e il paesaggio sonoro e come possano essere compatibili con una frequentazione veramente sostenibile, consapevole e rispettosa delle sue montagne.

Infine, di nuovo ribadendo di non voler difendere Legambiente (anche perché non posso definirmi un “ambientalista”), è bene rimarcare che non è un soggetto terzo che si occupa di tutela ambientale a dover proporre alternative turistiche ma è il comune che amministra il territorio in questione a dover manifestare attenzione, sensibilità, cura e competenza verso le sue montagne elaborando progetti e iniziative realmente consone ai suoi luoghi e in grado di alimentare un’economia turistica non monoculturale che possa apportare vantaggi concreti innanzi tutto al territorio e alla sua comunità oltre che ai visitatori i quali, peraltro, proprio in forza di tutto ciò saranno ancora più soddisfatti di frequentare le montagne del suo comune. Ma tenga presente che se elaborerà progetti e iniziative insostenibili, prive di qualsiasi logica e di contestualità con i luoghi coinvolti (vedi i voli in elicottero o nuovi impianti sciistici sotto i 1800 m in aree naturalisticamente intatte), è inevitabile che riceverà critiche e dinieghi: si chiama buon senso e meno male che ancora esiste, altrimenti in certe località d’alta montagna avremmo autostrade, megaparcheggi e centri commerciali “per la sopravvivenza delle montagne e il sostegno all’economia locale”!

Se il comune non possiede le abilità per elaborare quanto sopra, sappia la sindaca che esistono ottime realtà che lavorano in questi ambiti: basta contattarle e pensare a una collaborazione fattiva al riguardo.

Tutto il resto, comprese le sue opinioni sull’operato di Legambiente, sono pura propaganda ideologica che alle montagne, al loro sviluppo e al bene quotidiano delle comunità che le abitano non servono a nulla, di qualsiasi segno esse siano. Ecco.