Uomini, o bestie

(Photo credits: Agence de presse Meurisse [Public domain] / Original uploader: Galilea at German Wikipedia, CC BY-SA 3.0, http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)

Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini.

(Tristan Bernard, citato in AA.VV., Animal Agenda 2012, Terra Nuova Edizioni, Firenze.)

Infatti…

Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia.

(Pitagora, citato in Steven RosenIl vegetarianesimo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura, Bresso, 1995, p. 130.)

Un capo feroce

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/macjasek-263856/)

«Ma cos’hanno inciso sulla spalla di Lenin?! Eh?» domandò a se stesso e si mise in punta di piedi.
«Cosa vedi?»
«Un pesce con le zanne. No, deve trattarsi di un tricheco».
«Un tricheco? Cosa sarebbe?»
«Un animale marino» spiegò in breve il komsomolec. Poi si girò verso di lui e prosegui: «Un animale molto feroce. Se si riunisce in branco può uccidere parecchie persone, in particolare i pescatori. Dev’essere per motivi religiosi che l’hanno inciso sulla spalla del capo. Evidentemente per una buona caccia».
Dobrynin era stupito da questa aberrazione: in effetti, non è che il popolo russo non prendesse degli abbagli, ma almeno non si arrivava agli idoli e a bruciare la gente. Evidentemente qui ce n’erano di cose da appurare e controllare.

(Andrei Kurkov, Il vero controllore del popolo, Keller Editore, 2014, traduzione di Rosa Mauro, pagg.216-217.)

Un pezzo di Italia al di là del Gottardo

(Immagine tratta da https://twitter.com/Rigi_CH)

Da Lucerna ad Erstfeld, ma sostanzialmente potremmo dire da Lucerna ad Amsteg, attraversiamo un paesaggio che non rivela la benché minima traccia di quella che sarà poi l’impervia zona del Gottardo. Anzi, dal punto di vista climatico, e quindi anche dal punto di vista della vegetazione, la zona tra Lucerna e Amsteg ha pochi paragoni nella Svizzera tedesca. Si potrebbe quasi dire che si tratta di un pezzo di Italia scaraventato al di là del Gottardo. Certo, non proprio l’Italia vera e propria, però qualcosa di affine.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.36; orig. Der Gotthard, 1897.)

P.S.: e se non credete che la zona di Lucerna, cuore del cuore di Svizzera, sia ben più mediterranea di quanto si potrebbe credere, provate a leggere questo libro!

Verso il nuovo libro

Poi viene il tempo di tornare, appunto, di tornare nelle proprie membra quotidiane inesorabilmente funzionali ad altri moti – non necessariamente meno intensi, appassionati o sospirati. No, semplicemente altri, di altra specie per altri luoghi, tempi, legami, verità. La mia vita abituale è altrove, con tutte le sue cose belle e meno belle, le sue quotidianità, i doveri, le responsabilità e i crucci che animano quello spicchio di mondo in tal senso ordinario nel quale sono, per la maggior parte del mio tempo. Vi ci torno con mente e animo sereni, perché ogni viaggio lontano dalla vita di sempre è utile, e spesso indispensabile – a volte pure ineluttabile – a poterla conoscere, capire, governare e vivere sempre meglio nonché, anche per questo e per tutte le sue impellenze quotidiane, a farne la svolta di quel circolo virtuoso che mi indurrà nuovamente a girare e fluire verso la svolta opposta – a partire, a rimettermi in viaggio, a volgere sguardo, mente, cuore e animo ancora verso settentrione, di nuovo oltre le brecce che rompono e vincono l’altrimenti insuperabile muraglia alpina, baluardo possente che mi separa dalla meta par excellence e che al contempo, me ne convinco, la protegge, la salvaguarda – anche dalla mia inquietudine, lo ammetto. È un circolare vibrante e partecipe, un orbitare armonioso attorno ad un nucleo di purissima vita che fa di ogni possibile quotidianità, che sia ordinaria o meno, qualcosa di veramente bello da vivere.
Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno.

Nasce un po’ da qui, da questo passaggio di Lucerna, il cuore della Svizzera, la storia e la narrazione del nuovo libro in imminente uscita, del quale vi ho presentato qualche estratto nei giorni scorsi qui sul blog. Ovvero: il nuovo libro è conseguenza del precedente e ne rappresenta una evoluzione tanto naturale quanto sorprendente (capirete in che senso se e quando lo leggerete) ma, nel principio e in senso concettuale, nasce da questa necessità che ogni viaggio non sia l’inizio e la fine di un moto, di uno spostamento nel mondo più o meno lungo e lontano, ma la tappa di un “macroviaggio” per il quale il ritorno a casa è sempre funzionale a una ripartenza, a breve oppure no, non importa questo. E sia ben chiaro: ciò non comporta che ogni singolo viaggio perda il suo valore e la sua unicità, un simile problema nemmeno si pone. Perché, come ho già scritto altre volte, in verità – dal mio punto di vista e ispirandomi a Pessoa e alle sue osservazioni sul viaggiare (ma non solo a lui) – il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e dunque non è tanto una questione di viaggi singoli, di partenze arrivi, ritorni e ripartenze e non lo è se e quando il viaggio lo abbiamo dentro ed è ininterrotto, perenne, in realizzazione durante ogni singolo istante della propria vita, anche nei moti più banali, ordinari, quotidiani. Perché anche “viaggiando” lungo il tratto di strada tra la propria casa e il luogo dove si lavora, ad esempio, il mondo non è mai lo stesso, mai, anche se così a noi può sembrare: basta un piccolo elemento – la luce del cielo, le ombre, il colore della vegetazione, le condizioni meteo ma pure la nostra condizione emozionale, la nostra sensibilità percettiva del momento, lo stato d’animo, i pensieri in elaborazione nella mente o ciò che abbiamo saputo su quel luogo nel quale transitiamo e che la volta precedente non sapevamo – a cambiare tutto, e a generare ogni volta un nuovo viaggio da quello che altrimenti ci sembrerebbe il solito banale spostamento.

Ecco. Per tali motivi nel nuovo libro vi racconterò di un certo luogo ma non solo di quello e, in fondo, vi narrerò di ogni luogo, anche il più ordinario. Se il viaggio è in noi, ogni luogo è meta di un viaggio e ciascun viaggio diventa unico e di valore, anche se fosse la millesima volta che lo compiamo. Che è quanto mi piacerebbe che rappresentasse il mio nuovo libro: qualcosa di valore perché in grado di narrare una “mia” storia che possa essere anche la vostra.

I paesaggi delle Alpi, e di Salsa

Il paesaggio rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia. La perdita più grande, sia per i residenti nella montagna alpina che per i suoi frequentatori più sensibili, rischia di essere quella di trovarsi al cospetto di uno scenario muto, fatto di cose anonime, museificate ed alienanti. Sono queste le ragioni per le quali non vogliamo che i paesaggi alpini vengano messi a tacere. Le nostre Alpi devono continuare a comunicare la propria anima alle future generazioni, pur con le necessarie trasformazioni imposte dai tempi e dalla natura delle cose.

Annibale Salsa è una delle figure italiane fondamentali per chi, come me, si occupa di cultura di montagna e di relazione tra l’uomo e le «terre alte» – ho scritto spesso di lui e delle sue pubblicazioni, qui. Antropologo di fama, docente universitario per lungo tempo, ex Presidente Generale del CAI e persona assai affabile (lo posso dire con cognizione di causa), è autore del basilare Il tramonto delle identità tradizionali, un testo che, appunto, tutt’oggi risulta esemplare nell’impostazione teorica (ma per molti aspetti pure pratica, senza dubbio) dello studio delle tematiche sociologiche e antropologiche alpine.
Posto ciò, sono dunque ben felice di denotare l’uscita del suo nuovo libro per Donzelli, I paesaggi delle Alpi. Un viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia, dalla cui presentazione sul sito dell’editore ho tratto la citazione che apre questo post e che certamente leggerò presto.

Cliccate sull’immagine per saperne di più, sul libro.