Dal nuovo libro

I paesaggi sono fatti dalle forme del mondo ma pure dalla storia e dalla geografia, sorelle di sangue seppur di frequente separate a forza. Cambiano di continuo anche quando sembra il contrario ma una tale fissità, nel caso, è segno di un nostro immobilismo, non loro. Perché siamo noi che generiamo il paesaggio, il quale è frutto del nostro intelletto e della nostra cultura: un bagaglio immateriale che può materialmente trasformare il mondo su vasta scala tanto quanto solo attorno a noi, nella personale biosfera quotidiana.
Questa città non è cambiata nei pochi giorni in cui ci sono stato e l’ho vissuta, ovvio. Eppure nella mia percezione interiore è totalmente diversa, il paesaggio urbano da me concepito è variato giorno dopo giorno, un periodo breve che tuttavia s’è fatto storia personale intensa come fosse stato ben più lungo. Ma il tempo non esiste, la fisica ce lo rivela, ovvero il tempo è movimento e io mi sono mosso moltissimo in questa città, scoprendo quanto sia grande pur nella sua relativamente piccola dimensione. Ancor più si è mosso il mio spirito: nella sua dimensione immateriale pochi giorni possono essere decine di anni così come spazi sconfinati sanno diventare ambiti minuscoli e intimi tanto da starci totalmente nell’animo, lì dove dall’immateriale scaturisce il materiale del vissuto quotidiano, della relazione col mondo in cui mi muovo, con il luogo in cui sono, col suo ambiente. Non c’è alcun cambiamento esteriore se parimenti non sia pure interiore, ribadisco. La città non è cambiata ma per me lo è completamente. Io non sono cambiato, esteriormente, ma dentro, totalmente.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma”, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che a breve scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

5 pensieri su “Dal nuovo libro”

  1. E poiché ho già letto l’altro non mancherò di fare lo stesso con questo, ben sapendo di affrontare un nuovo viaggio intrigante, suggestivo ed emozionale attraverso quelle atmosfere che in pochi sanno creare. Ne approfitto per chiederti la programmazione di Radio Thule visto che non voglio credere che dopo averci viziato per anni hai deciso di privarci di tale appuntamento quindicinale, quello ove ogni impegno viene a meno e la postura in poltrona prende il sopravvento,
    ciao.

    1. Ciao Celestino!
      Grazie di cuore per il tuo apprezzamento, spero di meritarmelo anche col nuovo libro.
      Per quanto riguarda Radio Thule, purtroppo questo è un periodo troppo ingolfato di cose da fare, e da portare a termine, per permettermi di riconquistare il tempo necessario per curare il programma. Però, d’altro canto, non dico affatto che non lo faccia… diciamo che lo mantengo in sospensione, pronto a ripartire appena riesco ma, appunto, non sapendo ancora dire quando.
      Grazie ancora! 😉

      1. Grazie Luca, che trattasi solo di una questione di tempo, la non programmazione e la conseguente messa in onda del programma, non avevo alcun dubbio, del resto te lo dissi di persona che mi meravigliavo sul come tu riuscissi ad arrivare da per tutto, mi dicesti che eri il primo a provare tale sentimento. Pensando di essere sintonizzato su RAI RADIO 3, che io ascolto tuttora abitualmente, mi recai erroneamente in un paese della bergamasca sulle tracce di un’evento che già era stato fatto non essendo ancora edotto su quale era
        la modalità di trasmissione su RCI Radio. Fu quella replica della domenica che mi permise di seguirla successivamente
        e fu così che ebbi modo di scoprire la testata stagionale “Le Montagne Divertenti”, la storia che parla attraverso le manifatture abbandonate, gli esseri, che, forse, non esistono e non sono mai esistiti ma sicuramente sono nella tradizione, nella leggenda e quindi fanno parte della nostra vita, … ho sentito i brividi di essere in alto e sotto la neve, attraverso la voce di un Capanat con la C maiuscola, ho sentito la professionalità di un’auto regista RAI che mi sostituī a Tele Spazio Lecco un po’ di tempo fa, attraverso il podcast ho vissuto l’esperienza di quel mio parente che di nome fa Roby Chiappa, potrei continuare all’infinito, certo non avrei mai pensato di seguire con attenzione una trasmissione sulla omosessualità quando erano ancora pochi a parlarne, l’unica che avevo deciso di lasciar perdere. Cosa vuoi che ti dica, io non sono un alieno, magari lo fossi, credo che siamo in tanti a desiderare di sentir parlare di tecnologia, ma di non avvalercene, almeno per un’ora abbondante ogni 15 giorni, vivendo la programmazione di quelle imprese che tolgono a noi maschietti il pregiudizio dello stereotipo della donna relegata unicamente a svolgere alcuni compiti, tra l’altro importanti, vedendo sotto il camice bianco e nella veste di alpinista solo l’uomo. Vabbè dai, ora ti saluto, in bocca al lupo per eventuali nuove esperienze, resto in attesa del duca bianco e della musica di qualità, compresa quella di autori contemporanei e locali (sempre in attesa anche dell’altra trasmissione, quella che c’è anche il quarto oltre i 3 già paventati) e un arrisentirci e arrivederci a presto, ciao.

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