Ieri, su “Erba Notizie”

Ieri (9 febbraio 2023) il quotidiano on line “Erba Notizie” ha pubblicato le mie considerazioni in merito agli ultimi sviluppi della questione “Monte San Primo” e del relativo e contestato progetto di rilancio turistico – o, per meglio dire, in merito agli ultimi NON sviluppi, visto che le amministrazioni pubbliche che sostengono il progetto da mesi negano qualsiasi risposta alla società civile che chiede un confronto e un dibattito sul progetto. Come scrivo nell’articolo, «La posizione di rifiuto assunta dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio impedisce un dibattito che, se razionale e ben condotto a fronte delle rispettive opinioni divergenti, non potrebbe che arricchire le proposte in questione alimentando pure la riflessione e la considerazione di altri temi importanti per il futuro del territorio del Monte San Primo». Invece, il reiterato silenzio al riguardo degli enti suddetti, oltre che negare un diritto proprio della democrazia e un dovere della rappresentanza politica, non può che far pensare male, inevitabilmente.

Ringrazio molto la redazione di “Erba Notizie” per la considerazione e lo spazio che ha dedicato al mio articolo, che al solito mi auguro possa contribuire costruttivamente al dibattito sulla questione.

Potete leggere l’articolo nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

 

Inverno liquido a Erba, sabato 18/02

Il “caso San Primo”, ovvero la questione del progetto di “rilancio turistico” del Monte San Primo (la montagna più alta del Triangolo Lariano, tra i due rami del Lago di Como) proposto dalle amministrazioni pubbliche locali, della cui discutibilità molto si è scritto sui media nelle ultime settimane, si palesa come profondamente emblematico di certa progettualità turistica che viene frequentemente proposta nei territori montani (quasi sempre sotto forma di infrastrutturazione sciistica) in base a motivazioni puramente economico-commerciali ma spesso senza alcuna cura verso le situazioni ecologico-ambientali di quei territori, e tanto meno della loro storia e della realtà quotidiana nonché futura delle genti che li abitano.

Di molte di queste situazioni, degradate in fallimenti che hanno devitalizzato le relative località o evolute in processi di riconversione turistica più consone alla realtà climatica e economica contemporanea ne scrive Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli pubblicato lo scorso gennaio da DeriveApprodi (qui accanto ne vedete la copertina): un testo fondamentale per inquadrare al meglio il tema suddetto e per acquisirne una conoscenza utile a comprenderne la portata.

Contestualmente al “caso San Primo”, sabato 18 febbraio prossimo, dalle ore 20.30 presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina a Erba (Como), avrò l’onore di condurre e moderare la serata dedicata alla presentazione di Inverno Liquido e delle iniziative messe in atto per la salvaguardia del Monte San Primo dal Coordinamento costituitosi al riguardo il quale riunisce trenta associazioni operanti nel territorio in questione e su scala regionale.

La prima parte della serata sarà dedicata, come detto, alla presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli e alla discussione del suo tema principale, «La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa». La seconda parte sarà invece mirata alla contestualizzazione di questo tema alla vicenda del Monte San Primo e all’illustrazione del progetto presentato dalle amministrazioni pubbliche locali – contrastato dal Coordinamento – che prevede la realizzazione di nuovi impianti sciistici e di un impianto di innevamento artificiale, oltre che altre opere, tra cui nuovi parcheggi. Verranno quindi presentate le controproposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile del Monte San Primo e per la salvaguardia del suo prezioso e per molti verso unico paesaggio, dotati di grandissime potenzialità di frequentazione turistica sostenibile e in armonia con l’ambiente locale.

L’ingresso alla serata è libero fino a esaurimento posti. Qui trovate l’evento su “Facebook”, mentre per qualsiasi ulteriore informazione potete scrivere a info@circolomabiente.org.

Credo potrà essere un’altra importante e utile occasione a cui partecipare per sviluppare un’informazione completa e una compiuta consapevolezza non solo in merito al caso in questione ma in generale sulla necessità di progettare al meglio e con la massima cura possibile il futuro delle nostre montagne e della relazione con esse, per il bene di tutti: abitati, residenti, lavoratori, turisti occasionali o abituali.

Ne uccide più la lingua – di luoghi belli.

Ecco cosa accade quando si lavora senza documentazione. Una pubblicità banale e senza contenuti per raccontare i paesi. Con il sottotesto dei “valori” della tradizione rivolto a un pubblico eterobasic. La stessa triste storia del Friuli Venezia Giulia questa volta per il Piemonte, una trafila di aggettivi evasivi senza contesto, che potrebbero raccontare qualsiasi luogo e qualsiasi cucina. Più la tristezza del dominio visit.it. Si aggiunge la Toscana, che sceglie di svalutarsi e cadere nel cliché e chi l’ha ideata non ha visto nemmeno la foto.

Nel leggere questo post su Facebook della bravissima Anna Rizzo, il cui recente libro I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia credo sia tra i più importanti da leggere, tra quelli usciti negli ultimi tempi, per chi si occupa e/o è appassionato di paesaggi (nel senso più completo e profondo del termine), m’è tornato in mente uno spot radiofonico ascoltato poco prima di Natale di una località delle Dolomiti abbastanza nota anche se non tra quelle più gettonate – motivo alla base di quello spot, suppongo. In esso si pubblicizzavano le varie attività invernali praticabili in loco e, cosa che di primo acchito mi ha piuttosto sorpreso, erano per la maggior parte attività alternative allo sci su pista: escursioni di vario genere, sentieri invernali, ciaspolate, slitte, centri benessere, enogastronomia, eccetera. Qualcosa di pregevole, insomma, nel dominio imperante della monocultura sciistica che viene quasi sempre imposta come l’unica “possibile”, “giusta”, “conveniente” per le montagne, con notevole e ormai ingiustificabile ipocrisia.

Molto meno pregevole, di contro, ho trovato il lessico con il quale lo spot pubblicizzava tali attività: una banale sfilza di termini, molti anglosassoni – “resort”, “wow!”, “snow & fun!”, “super!” oltre agli ormai immancabili “slow” e “green” – e a quegli altri ordinariamente fantasiosi – “relax”, “esperienza unica”, “natura incontaminata” e così via. In pratica, lo stesso linguaggio abitualmente utilizzato per pubblicizzare lo sci su pista ovvero il turismo montano più convenzionale e massificato, con il risultato di banalizzare e svilire la potenziale bontà innovativa delle attività alternative citate. Il che mi ha fatto capire quanto la standardizzazione dell’immaginario montano in chiave di comunicazione e marketing turistico sia ormai profondamente pervasiva e vada a intaccare anche quegli ambiti che, senza una gestione altrettanto alternativa non solo in senso commerciale ma pure culturale, appaiono null’altro che “effetti collaterali” della monocultura sciistica dominante e non, come dovrebbe essere ovvero si vorrebbe far credere, alternative autentiche ad essa e la base di nuovi paradigmi turistici e di frequentazione dei territori montani, più consoni alla realtà che stiamo vivendo e a quella degli anni futuri.

Il meccanismo di fondo è d’altronde proprio quello descritto da Anna Rizzo nel suo post sopra citato: l’utilizzo di un lessico tanto intrigante quanto evasivo, privo di qualsiasi vera referenzialità al luogo e alle sue peculiarità, con termini pescati da un vocabolario striminzito e convenzionale con i quali alla fine si può descrivere qualsiasi cosa, dalla località alpina fino a quella sul mare, dal luna park fino al villaggio vacanze, l’evento fieristico o la sagra paesana. Un vocabolario il cui titolo potrebbe essere «Specchietti lessicali per allodole turistiche», ecco, il quale rappresenta una delle manifestazioni più evidenti dell’omologazione del turismo di massa, plasmato attorno a pochi “principi” che possano garantire il massimo tornaconto – a chi li formula – con il minimo sforzo, senza di contro doversi preoccupare troppo della gestione del luogo, (s)venduto come fosse un bene uguale a tanti, come se le sue caratteristiche geografiche, paesaggistiche, culturali, ambientali potessero essere le stesse di ogni altro, come se non potesse avere una propria anima, un proprio Genius Loci, un’identità peculiare che ne farebbe un luogo unico ma, in quanto tale, poi più difficile da vendere perché bisognoso di ben più attenzione, sensibilità, conoscenza, ponderazione. No, troppo complicato, laborioso, troppa competenza da mettere in campo, troppo tempo da doverci spendere sopra. Così, si apre il vocabolario passepartout, si tirano fuori i soliti termini ormai facilmente identificati dal pubblico come “attrattivi”, li si infila in qualche slogan a effetto e amen, il lavoro è fatto.

È veramente così che si possono “valorizzare” i nostri luoghi di maggior pregio? È in questo modo che si possono sollecitare i turisti a visitarli e a comprenderne il valore? Oppure dietro un linguaggio talmente enfatico e pubblicitariamente estremizzato non si fa altro che volgarizzarli, svuotandoli di qualsiasi loro valenza culturale per venderli più semplicemente e rapidamente sul mercato del turismo massificato? Non è che pensando di essere tanto bravi a esaltare la bellezza di quei luoghi in verità chi li promuove finisce per esserne l’inesorabile giustiziere?

Forse Anna Rizzo ha ragione: i borghi d’Italia, ovvero in generale i suoi luoghi di pregio, vanno salvati, sì, ma innanzi tutto da chi li vuole – e pretende di – “valorizzare”. Prima di doversi rammaricare della loro definitiva decadenza, già.

“L’Extraterrestre” sul Monte San Primo

Anziché buttare via questi milioni, sarebbe meglio investirli per rimuovere gli impianti abbandonati, e poi potenziare tutta una serie di attività assolutamente sostenibili come pastorizia ed agricoltura di montagna, una buona manutenzione dei sentieri, investire nella biodiversità provvedendo a rimboschimenti con essenze autoctone. Molto meglio che costruire parcheggi, pensati per favorire il trasporto privato, evitare di consumare altro suolo, e magari istituire delle navette. Insomma, ci troviamo di fronte a due visioni contrapposte della montagna. Una, già fallita, che pensa a valorizzare nei termini di una spesa pubblica dissennata, investimenti a pioggia ancora puntati sulla cementificazione del territorio, e l’altra, dolce, rispettosa della montagna, da vivere in armonia, in accordo con i tempi, pensandola come un patrimonio prezioso di flora, fauna, di acque, di un paesaggio unico da lasciare in eredità alle generazioni future.
Giovedì 15 dicembre, sull’inserto “L’Extraterrestre” de “Il Manifesto”, è uscito un bell’articolo firmato da Teodoro Margarita sulle iniziative contro lo scriteriato progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo messe in atto dal Coordinamento nato appositamente e composto da decine di associazioni del mondo della montagna e dell’ambientalismo lombardo. Nelle scorse settimane ne ho scritto spesso sul blog, qui trovate l’elenco degli articoli pubblicati. L’articolo de “L’Extraterrestre” lo potete leggere interamente cliccando sull’immagine del titolo oppure in pdf qui. Ora, a fronte della sempre più grande e decisa mobilitazione generale di così tante associazioni e persone a favore della salvaguardia del San Primo e di un suo sviluppo autentico, realmente valorizzante le innumerevoli peculiarità del suo territorio e non degradante nonché ambientalmente impattante come quello proposto in primis dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e del Comune di Bellagio – con il mefistofelico supporto di Regione Lombardia – si attende non solo un confronto serie tra le parti ma pure una presa di coscienza generale, civica e culturale innanzi tutto, di certa politica locale così avulsa, nei propri pensieri e nelle relative azioni, dallo stesso territorio che amministra e dalle sue realtà. Sarebbe una cosa assolutamente apprezzabile, se ciò avvenisse; sarebbe viceversa inquietante se gli enti suddetti perseverassero nelle loro dissennate idee, e lo sarebbe non solo per il Monte San Primo ma, emblematicamente, per tutte le nostre montagne e per il loro – il nostro futuro.

Una bella giornata, sul Monte San Primo

La camminata di sensibilizzazione di ieri sul Monte San Primo contro il dissennato progetto di “sviluppo turistico” dell’area proposto, anzi, imposto dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio si è rivelata un successo che ha superato ogni più rosea aspettativa; l’avervi partecipato è per motivo di grande orgoglio e piacere.

Centinaia di persone giunte da tutta l’alta Lombardia, famiglie, comitive, giovani, meno giovani, cani d’ogni razza, oltre ovviamente alle rappresentanze delle associazioni che formano il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, non hanno solo dimostrato la loro ferma contrarietà a quel progetto illogico manifestando un senso civico prezioso e importante, ma nel vederle poi spargersi per gli itinerari del San Primo, ammirarne le innumerevoli meraviglie, fotografarne le vedute più spettacolari, nel chiacchierare con loro su quanto fascino naturale avessero davanti, hanno anche dimostrato un grande affetto per questo territorio, la cui bellezza non ha certamente bisogno di opere banali e degradanti da luna park montano, oltre modo costose ma di attenzione, sensibilità, conoscenza delle sue peculiarità e del suo grande valore naturalistico, cultura, competenza, visione del suo miglior futuro possibile. Ovvero di uno sviluppo veramente contestuale al luogo e alle sue caratteristiche e di una conseguente avveduta progettualità, che le sappia esaltare e possa spandere l’affetto e la sensibilità dimostrato ieri dai presenti alla camminata a chiunque giunga sul San Primo, un luogo della mente e del cuore che sa entrare nell’animo a tutti.

Avanti così, dunque, per la salvezza del Monte San Primo dalla turistificazione più insensata e a salvaguardia futura della sua bellezza!