[Foto di Free-Photos da Pixabay.]Ieri pomeriggio, 2 febbraio, montagna, 1500 metri di quota. 12° di temperatura dell’aria ma, in pieno Sole, molti di più; niente neve su prati i quali, per giunta, ospitano i rottami di alcuni vecchi skilift di un’epoca nella quale qui si sciava. Sembra roba preistorica, invece accadeva fino a poco più di vent’anni fa. Sarebbero i cosiddetti «giorni della merla», questi, ma fa caldo come ad aprile. D’altro canto lo «zero termico» dalle mie parti è a circa 2800 m, un dato tipico del periodo primaverile inoltrato, guarda caso.
Già.
O forse queste mie osservazioni sarebbero state più efficaci se le avessi riportate in una forma del tipo «Anche ieri pomeriggio, 2 febbraio, quelli che non credono al cambiamento climatico sono degli emeriti (CENSURA)!»?
Ecco.
E scusatemi per quella “censura” lì sopra, fosse per me non l’avrei certo messa.
Arrivo forse ultimo a segnalare quanto è successo, ma mi auguro giammai ultimo a rimarcare il valore profondo di ciò che è avvenuto domenica scorsa in Lessinia, quando migliaia di persone hanno camminato per il bellissimo territorio del Parco Naturale, educatamente, compostamente e nel silenzio più adatto a far parlare la voce dei monti al fine di opporsi alla scellerata – ma, ribadisco, la definirei pure criminale – iniziativa della Giunta regionale veneta con cui si vorrebbe ridurre la superficie protetta del parco, come ho raccontato in questo mio precedente post. Trovate numerose cronache sulla giornata di domenica nella pagina facebook “Lessinia Futura”.
È stato qualcosa di bellissimo, sì, che ha reso ancor più palesemente brutti la volontà, l’iniziativa e l’atteggiamento messi in atto dalla Giunta Regionale contro un territorio e un paesaggio che solo dei dementi potrebbero pensare di sottrarre alla più giusta, equa e naturale salvaguardia. Poi, lo si sa bene purtroppo, molto spesso la politica dimostra di agire in base a demenze piuttosto che in forza di buon senso e razionale civismo. Speriamo che lassù, sugli splendidi altipiani lessini, stavolta vincano questi ultimi e non la solita, bieca, ipocrita, strumentale, italica scelleratezza politica. È una speranza di civiltà, in fondo.
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«Bello questo posto. Non c’ero mai stato» mi dice il tizio giunto per lavoro nel piccolo comune di montagna dove abito. «Certo che però non c’è quasi niente, qui» aggiunge, mentre lo accolgo sull’uscio di casa.
Mi guardo intorno.
Le montagne che si stagliano contro il cielo terso, in alto innevate, le forme dei versanti evidenziate dalla luminosità radente, i boschi e le selve che cingono le case del paese, il profilo delle Alpi Occidentali col Monte Rosa ben distinguibile, i campi laggiù in parte colorati dal Sole e in parte, quella in ombra, ancora bianchi di brina. La strada deserta sotto casa al cui lato passa un ragazzino col suo cane, un asino che raglia, un cane lontano che abbaia, altrimenti la quiete.
A momenti, il rumore di qualche foglia secca che la brezza leggera spinge qui e là.
L’aria frizzante, un vago odore di camino.
Però Milano non si vede, oggi, c’è foschia là sulla pianura oltre la valle dell’Adda.
«Sì, in effetti non c’è granché, qui. Ha proprio ragione!» rispondo al tizio che mi stava guardando senza capire quegli attimi di silenzio.
[Foto tratta da https://www.ladige.it/territori/giudicarie-rendena/2017/09/29/cartelli-unesco ]Le Dolomiti, celeberrime montagne tra le più belle al mondo che si elevano in un territorio di altrettanta grande bellezza, nel 2009 sono diventate “Patrimonio Naturale dell’Umanità” Unesco. Nel 2010 è nata la Fondazione Dolomiti Unesco, il cui compito è garantire una gestione efficace del Bene seriale, favorirne lo sviluppo sostenibile e promuovere la collaborazione tra gli Enti territoriali che amministrano il proprio territorio secondo diversi ordinamenti (si veda qui per ulteriori dettagli sulla nomina e sulla Fondazione)
[Foto tratta da “Il Dolomiti”, cliccate sull’immagine per accedere alla fonte originale.]L’1 e 2 febbraio 2020, nel Parco Naturale Paneveggio–Pale di San Martino, uno dei nove sistemi dolomitici inclusi nel Patrimonio Unesco, andrà in scena il «Suzuki 4×4 Hybrid Vertical Winter Tour 2020», un grande raduno di mezzi fuoristrada, con l’allestimento di percorsi disegnati ad hoc su cui i 4×4 potranno essere testati, e un’area di 700 metri quadri con tanti stand e un ampio parterre dove la sera avranno luogo veri e propri concerti (si veda qui un articolo de “Il Dolomiti” al riguardo con numerosi altro dettagli).
Ora, io credo che chiunque a cui vengano sottoposte le due questioni appena citate, nel contesto dal quale derivano, finirebbe per pensare che una delle due è un fake. O è impossibile che venga organizzato un tale raduno motoristico in una zona tutelata dall’Unesco, o è impossibile che una zona che ospiti tali eventi sia tutelata dall’Unesco. Non può essere vera sia l’una che l’altra.
Già, non può essere. A parte che in Italia, paese assai bizzarro come sapete, dove un territorio naturale considerato Patrimonio dell’Umanità e di conseguenza tutelato con specifici e in teoria “rigidi” protocolli può tranquillamente ospitare numerosi eventi (perché quello qui citato non è che l’unico di una lunghissima serie, si veda l’articolo de “Il Dolomiti” sopra linkato) di pesantissimo impatto ambientale senza che nessuna delle figure politico-istituzionali preposte alla gestione del territorio batta ciglio né tanto meno i rappresentanti della suddetta Fondazione, evidentemente troppo impegnati a lustrare il loro bel distintivo di “Patrimonio dell’Umanità” per rendersi conto di ciò che sta succedendo attorno.
D’altro canto Mountain Wilderness da tempo denuncia tale inconcepibile deriva, e degrado, del senso concreto del titolo Unesco per le Dolomiti, ormai veramente ridotto a uno specchietto per allodole fin troppo ingenue, o estremamente miopi, dietro il quale nascondere interventi di modificazione del territorio e infrastrutturazioni di varia natura veramente incredibili. Lo ha fatto anche di recente, ad inizio Gennaio, con questo testo intitolato significativamente Metamorfosi del riconoscimento DOLOMITI UNESCO – da tutela a marketing la cui chiusura riassume perfettamente ciò che sta accadendo – alla faccia dell’Unesco, appunto:
Le minacce peggiori sono la svendita e la banalizzazione delle Dolomiti, che passano attraverso l’infrastrutturazione pesante della montagna, cosicché la sua fruizione diventa appannaggio del turismo di massa e degli amanti del lusso. Questo è il culmine dello sviluppo insostenibile di cui le Dolomiti sono oramai vittima; loro che per secoli hanno ospitato coraggiosi alpinisti, amanti dell’essenziale, e popoli fieri delle loro tradizioni.
Lo aveva fatto anche poco prima, lo scorso dicembre, tramite una lettera del Presidente Onorario di Mountain Wilderness Luigi Casanova indirizzata alla Fondazione Dolomiti Unesco e poi diffusa tramite gli organi d’informazione, con la quale si chiede conto all’Ente della sostanziale assenza, e inanità, nei confronti di quanto sta accadendo sulle Dolomiti; di seguito un passaggio significativo:
L’umiliazione più grave che voi istituzioni avete inferto alle Dolomiti sono i passi indietro che avete sostenuto nella limitazione agli accessi sui passi Dolomitici, o al permettere a soci sostenitori che organizzano raduni motoristici o voli in elicottero di usufruire del marchio di soci sostenitori, o a enti locali che violano di fatto, sostenendo progetto insostenibili (Marmolada, Comelico, Civetta), il dettato di Dolomiti 2040, compresi i temi relativi alla gestione della caccia.
Dunque, posto tutto ciò, e posto quanto chiunque può trovare sul web di palesemente comprovante rispetto alla questione qui solo accennata, insieme a molti altri chiedo:
ma che senso ha il titolo Unesco di “Patrimonio Naturale dell’Umanità” per le Dolomiti? A che cosa serve la Fondazione Dolomiti Unesco? Quale tutela si vuole garantire alle Dolomiti, al loro territorio, alla loro geografia montana, culturale, umana? O fino a quale grado di devastazione di essi si vuole giungere per inseguire meri tornaconti politici ed economici, alla faccia dell’ambiente, della Natura, delle genti che abitano il territorio, del loro futuro e, ribadisco, della stessa Unesco?
Sì, scritto così ben in grande, per rendere le parole e le domande poste le più inequivocabili possibile. Vediamo se c’è qualcuno che ha l’onestà intellettuale e morale di rispondere. Oppure, se si dovranno considerare le Dolomiti come un territorio perduto, ennesimo e inopinato non luogo paesaggisticamente e culturalmente devastato dall’ottusità e dall’egoismo umani. Un luogo dove non andare, per non rendersi complici d’un tale incredibile scempio.
Ribadisco: dove non andare. Fosse solo per non mangiare troppo nervoso e guastarsi l’animo.
Ancora a proposito di animali e Natura – ovvero, indirettamente ma non troppo, anche di umani: secondo uno studio realizzato dall’Università di Sydney e pubblicato su “Nature” – ne parla questo articolo dell’Agi – «le mucche sono in grado di esprimere emozioni positive e negative, formulare commenti sul tempo o sul cibo e palesare, eccitazione, sorpresa, impegno o angoscia», dimostrandosi «animali sociali e socievoli che affermano la loro identità individuale per tutta la vita» in relazione al gruppo in cui vivono e ai loro simili.
La notizia mi ha fatto subito venire in mente la divertente vignetta sopra pubblicata oltre alle tante volte che, frequentando zone popolate da mucche come i pascoli montani, ho sentito qualcuno irriderle e dichiararle “animali buoni ma stupidi” o altro del genere. E ugualmente tutte le innumerevoli volte che un (cosiddetto) Homo Sapiens ha detto cose del genere nei confronti di un animale, considerato in base alla mera visione antropocentrica, anche intellettualmente, e per questo creduto “stupido”. Palesando invece come gli stupidi siano quegli esseri incapaci di considerare il mondo in cui vivono in altri modi che non siano quelli meramente propri, al di fuori dei quali non sanno ragionare: cosa che d’altro canto gli umani rendono una regola da sempre, per come basta che due di essi parlino lingue differenti o abbiano idee diverse per sobillare uno scontro atto alla supremazia dell’uno sull’altro – dal mero scontro verbale alla più devastante guerra mondiale, già.
Ma poi, quelli “stupidi” sono gli animali come le mucche, eh!