Uno strano dialetto italiano

Anche le lingue straniere affascinavano il nonno: ci giocava senza averne mai veramente imparata una. Mi ricordo che a volte, soprattutto a tavola, assumeva improvvisa mente un’espressione d’importanza e tirava fuori qualche parola inglese che aveva sentito a San Moritz, per esempio: Good morning, How do you do, How are you, As you like it. Con settanta parole francesi apprese alla scuola secondaria poteva intrattenersi con qualsiasi francese. Con i pastori e gli aiutanti bergamaschi o della Valtellina parlava uno strano dialetto italiano, che non esisteva, che inventava sul momento in modo intuitivo. A un muratore italiano che stava lavorando vicino a casa nostra ha detto con una faccia critica e indicando il cielo rabbuiato: «Aa, mi’l crec ca’l ven dal piöv». Naturalmente piovere il muratore italiano l’avrà capito e infatti non ha neanche riso, avrà creduto che quello fosse un dialetto della regione.

(Oscar Peer, Il rumore del fiume, Edizioni Casagrande, 2016, traduzione di Marcella Palmara Pult, pag.210. Cliccate sull’immagine qui sopra per leggerne la mia “recensione”.)

La puzza sotto il naso

[Immagine tratta dal web, presente in diversi siti.]
Il motivo più plausibile dacché palese che spiega (perdonatemi la franchezza lessicale che sto per usare) come mai certe persone abbiano così tanto la puzza sotto il naso è che a sentirle parlare – ed essendo umani parlano con la bocca, posta appena sotto il naso, appunto – sovente dicono delle emerite stronzate. Che in quanto tali puzzano, si sa.

Ecco.

Persone poco affidabili

[Foto di Suju da Pixabay]
Avete presente quelle persone che si mettono a parlare con voi, poi fanno per andare, vi dicono cose del tipo «Ciao, ora vado!», «Devo andare, ci vediamo!» eccetera e poi ricominciano a parlarvi, quindi magari di nuovo vi dicono «Ora vado proprio!» e nuovamente riprendono a parlarvi… ecco, su queste persone io non farei moltissimo affidamento, se devo proprio essere sincero. Già.