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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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RESTAURARE PRATI DI MONTAGNA

Anche i prati di montagna vanno “restaurati”. Già, proprio così: i prati da sfalcio, dove gli agricoltori recuperano il fieno da foraggio per nutrire gli animali, sono luoghi di vita ideali per fiori e insetti, delle vere isole di biodiversità. Ma la gestione intensiva alla quale spesso vengono sottoposti li impoverisce, soprattutto nella loro diversità biologica: un progetto dell’Università di Berna ha restaurato sessanta prati da sfalcio con vari metodi, tra i quali il recupero di fieno e semi da praterie donatrici particolarmente ricche di specie. Dopo solo due anni il 90% dei terreni ha raggiunto un livello di qualità 2, il più alto, che si ottiene garantendo la presenza di sei specie vegetali di riferimento, mentre le specie vegetali in generale sono aumentate del 30%.


LE ALPI DEL FUTURO NELLA MANI DEGLI ADULTI DI DOMANI

Il futuro è in mano ai giovani. Banale dirlo tanto quanto vero. Dunque perché non dare la parola ai giovani anche sul futuro delle Alpi? Lo fa da vent’anni il Parlamento dei Giovani della Convenzione delle Alpi, che durante la recente assemblea generale svoltasi a Chamonix hanno votato cinque mozioni: due relative alla produzione sostenibile di energia tramite pannelli solari sulle dighe in quota e microturbine negli impianti idroelettrici già esistenti, mentre nelle altre hanno suggerito di tutelare in futuro le zone ai piedi dei ghiacciai come parchi naturali, di subordinare il conseguimento dei diplomi scolastici alla realizzazione di un progetto sul clima e di includere un modulo sulla consapevolezza climatica nella formazione delle guide alpine.


LO SCI SEMPRE PIÙ IN CRISI, ANCHE IN SVIZZERA

Anche nella ricca Svizzera molte stazioni sciistiche si ritrovano in sempre maggiori difficoltà, «confrontate, da una parte, con la scarsità di neve e, dall’altra, con la necessità di destagionalizzare per garantirsi un futuro meno instabile di quello che si prefigura ora come ora.» Stagioni sempre più brevi, meno sciatori sulle piste, costi in crescita costante e necessità di rinnovare continuamente le infrastrutture: per questi motivi i comprensori sciistici hanno un bisogno disperato di finanziamenti e finanziatori. Se da un lato gli enti federali qualcosa mettono (accade in Canton Ticino, mentre altri cantoni non prevedono aiuti pubblici), di soggetti privati che accettino di investire ancora nello sci non se ne trovano nemmeno nella Confederazione.


UN ALTRO GHIACCIAIO A RISCHIO DI CROLLO, COME A BLATTEN

Un anno dopo il crollo del ghiacciaio che ha devastato il villaggio alpino svizzero di Blatten, un altro apparato glaciale nella stessa valle minaccia di cedere parzialmente: il ghiacciaio di Oigschtchummun sopra la frazione di Fafleralp, a pochi chilometri dal ghiacciaio del Birch e da quello che rimane del villaggio di Blatten. Le autorità hanno intensificato il monitoraggio, ma affermano che per il momento il rischio rimane limitato. Tuttavia ciò dimostra la notevole attenzione che deve essere posta in modo crescente ai ghiacciai delle Alpi e ai terreni con permafrost, che le conseguenze della crisi climatica sottopone a stress sempre più intensi con rischi altrettanto crescenti per i territori abitati ai loro piedi.


LA TANGENZIALE DI TIRANO, ENNESIMO SIMBOLO DELL’INEFFICIENZA OLIMPICA

Il sito di informazione “Valtellina Mobile” ricostruisce la storia della “Variante di Tirano” sulla SS38 dello Stelvio, che doveva rappresentare una delle opere simbolo – peraltro attesa da decenni – della modernizzazione della viabilità valtellinese in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, entro il cui inizio le “autorità” avevano giurato e spergiurato che aprisse e invece ora, in forza dei continui rinvii, è oggetto di una crescente sfiducia tra i cittadini valtellinesi, molti dei quali hanno assistito per anni a dichiarazioni ottimistiche regolarmente smentite dall’andamento effettivo dei lavori. La Variante di Tirano è così diventata non soltanto un’infrastruttura attesa, ma anche il simbolo di una distanza percepita tra le promesse della politica e la realtà dei cantieri.

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Ludwig-Maximilians-Universität

E voi, in che “paesaggio linguistico” vivete?

I paesaggi esistono e acquisiscono valore in quanto prodotto culturale della nostra mente, e di paesaggi i luoghi vissuti ne producono parecchi o, per meglio dire, il paesaggio di un luogo è l’elaborazione culturale articolata di diversi elementi, materiali e immateriali, che contribuiscono in modo fondamentale a determinare il senso, l’anima e l’identità del luogo, diventando – se mi permettete l’immagine particolare – il “curriculum vitae” del suo Genius Loci.

Uno dei “paesaggi” più identificativi di un luogo è senza dubbio quello legato all’espressività delle genti che lo abitano: la parlata, il lessico, il dialetto ovvero la lingua, vera e propria manifestazione culturale di esso che da immateriale si fa materiale attraverso le voci dei suoi abitanti. In tal senso l’Italia possiede un patrimonio di lingue locali notevolissimo e di immenso valore, come si più già intuire dalla semplice osservazione di questa mappa linguistica:

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Inutile rimarcare poi che nell’ambito delle stesse zone e dei gruppi dialettali le varianti e le sotto-varianti sono altrettanto numerose, al punto che vi sono borgate di uno stesso comune la cui parlata risulta differente nei modi di dire, nella terminologia quotidiana, nell’inflessione.

A fonte di tale varietà, qualcuno potrebbe pensare che essa rappresenti un elemento divisivo per una comunità che si configuri come unitaria e nazionale. Se è vero, da un lato, che la prima e più immediata comunanza socioculturale è quella che nasce dalla condivisione di un lessico e di una parlata comuni, al punto che tale condivisione linguistica definisce spesso – teoricamente o praticamente – anche il concetto di “nazione”, dall’altro lato la varietà di idiomi diventa condizione divisiva soltanto ove così venga resa forzatamente, senza poi considerare il fatto che all’interno di un’area geografica omogenea le varie parlate sono per la maggior parte ascrivibili a un’origine pressoché comune che a sua volte unisce quell’area ad altre ben più vaste (per l’Italia quella legata alle lingue romanze, ad esempio). Peraltro, a tal proposito, mi viene da mettere in relazione la questione delle varietà linguistiche con la varietà geografico-morfologica della regione alpina: un territorio relativamente vasto del quale si può dire che ci sia una parlata per ogni singola valle, o quasi (della peculiare varietà linguistica alpina ho scritto di recente qui), ma che di contro ha sempre rappresentato uno spazio di contatto tra le varie genti e le loro culture, inclusa quella linguistica. Al punto che, nonostante la diversità di idiomi, si possono frequentemente riscontrare cognizioni culturali comuni in zone anche molto lontane delle Alpi, indice di un transito notevole di tali saperi i quali, evidentemente, riuscivano a generare comprensioni lessicali condivise. Tutto ciò avveniva proprio perché mai in passato le montagne hanno rappresentato dei confini, come accade da tre secoli a questa parte in senso geopolitico (e a volte non solo), ma sono sempre state zone di attrazione, transito, condivisione, incontro tra versanti, vallate, comunità, le cui parlate pur diverse generavano comprensioni sufficienti a mettere in relazione anche le rispettive culture.

Tutto ciò può (dovrebbe) accadere anche in senso più generale con qualsiasi lingua e con la varietà pur vasta di idiomi, al di là di contesti e referenze geografiche. Ma se queste mie considerazioni originano da un punto di vista primariamente antropologico, non essendo io un linguista, simili osservazioni le ho trovate espresse da un linguista autorevole, Ugo Vignazzi, Accademico emerito della Crusca, che in occasione dell’uscita del suo volume EH? Espressioni tipiche regione per regione (Einaudi Ragazzi, 2019) ha così detto: «Dobbiamo riconoscere che nostra ricchezza e forza sono proprio le diversità, la possibilità di scambio tra le diverse culture che attraversano la penisola. […] Se vogliamo comprendere bene l’italiano dobbiamo partire dai dialetti. Tutti i grandi scrittori italiani, compreso Manzoni, hanno preso le mosse dal dialetto, lo parlavano, anzi lo usavano anche nella loro corrispondenza personale come faceva proprio l’autore dei “Promessi sposi”. Il dialetto divide se ci si chiude nel proprio piccolo recinto, se si diffida negli altri, se si vede nel vicino il nemico come è avvenuto spesso nella storia italiana. Invece, i dialetti sono costitutivi del Dna del nostro Paese. Sono sempre stato un sostenitore dell’idea di ‘Italia delle Italie’, un’Italia che è allo stesso tempo plurale e unita.»

Chiunque volesse approfondire la conoscenza del paesaggio linguistico italiano ha a disposizione il Fondo Tullio De Mauro, che ospita un patrimonio specialistico in dialettologia e linguistica di oltre 5.000 titoli, con monografie e periodici di 150 testate, comprendenti, oltre alle preziose “settecentine” in ottava rima napoletana della Gierusalemme liberata e dell’Eneide, dizionari, raccolte di poesie, saggi, opere letterarie nelle varie lingue dialettali italiane, da Nord a Sud. Tutti i titoli sono consultabili, su richiesta, presso la sede del Fondo in via dell’Arsenale 27 a Torino, ma è possibile anche la consultazione on line e il download del catalogo. Per saperne di più date un occhio qui.

Scritto il 9 febbraio 20228 febbraio 2022Categorie Magazzino,Opinioni,Paesaggi da vivereTag accento,Alpi,Austria,catena alpina,centro,cerchia alpina,Cipra,comprensione,cultura,cultura alpina,definizioni,dialetti,dialetti locali,dialogo,difesa,differenze,dizionario,espressioni dialettali,espressioni verbali,etimologia,fonetica,Francia,genti,geografia,geografia alpina,Germania,gruppi dialettali,gruppi linguistici,inflessioni,Italia,italiani,lessico,Lexicon Alpinum,lingue,lingue nazionali,lingue romanze,linguistica,Ludwig-Maximilians-Universität,mappa,Monaco di Baviera,Nord,omogenea,paesaggio lessicale,parlare,parlata,Parole,progetto,radice,regioni,regioni alpine,salvaguardia,sapere,semantica,Slovenia,storia,Sud,Svizzera,tradizioni,unità,università,valli,vernacolo,versanti,vocabolario1 commento su E voi, in che “paesaggio linguistico” vivete?

Sapete quante lingue si parlano, nelle Alpi?

Del “paesaggio”, una cosa della quale fatichiamo a renderci conto e non per colpa personale ma per una generale carenza culturale diffusa sul tema che tutti subiamo, è che non è fatto solo di cose materiali – orografie, morfologie, elementi geografici naturali e antropici, monti colline fiumi laghi boschi strade case paesi città eccetera – ma pure di cose immateriali, che sotto molti aspetti sono proprio quelle che del paesaggio completano e affinano l’identità: suoni, rumori, luci e ombre, tradizioni e narrazioni orali, etnologie, mitologie… e parole. Già, nel senso di lessici locali, di lingue parlate nei territori dai quali scaturiscono i relativi paesaggi che sovente compendiano molta parte della geografia umana sviluppatasi sulla geografia fisica. In tal senso la cosa diventa del tutto evidente ed emblematica in una zona che già “naturalmente” offre i più potenti paesaggi geografici e, parimenti, presenta una simile incredibile geografia linguistica sviluppatasi in e con quei paesaggi: le Alpi. Nei territori alpini, infatti, nonostante l’omologazione lessicale contemporanea è ancora oggi presente una grande e per certi versi sconcertante ma pure sorprendente diversità linguistica: a volte il parlato è omogeneo per territori relativamente vasti, altre volte cambia di molto anche tra borgate adiacenti, magari poste su due versanti diversi della stessa piccola valle sui quali, ad esempio, lo stesso oggetto viene definito con termini totalmente differenti.

Di questo tema, e di un bellissimo progetto ad esso correlato che si chiama VerbaAlpina, se ne occupa la Cipra – la Commissione Internazionale per la Protezione della Regione Alpina – in un recente articolo che potete leggere qui. VerbaAlpina è un progetto curato in primis dalla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera che dal 2014 ricerca, raccoglie e cataloga i lemmi delle varie lingue parlate sulle Alpi, presentandoli poi in una mappa interattiva e nel Lexicon Alpinum, nel quale ad oggi potete trovare oltre 16.000 vocaboli riferiti a ben 126 diversi “dialetti” (già: centoventisei! Ma che si potrebbero tranquillamente definire “lingue”) parlati nelle Alpi, un numero che peraltro non comprende le varianti ancor più topiche, cioè parlate in ambiti estremamente ristretti, che tuttavia fanno in gran parte riferimento al “dialetto” principale. D’altro canto «I dialetti si differenziano dalle lingue nazionali ufficiali solo per il loro status nella società» spiega Thomas Krefeld, uno dei due responsabili del progetto: «Ogni dialetto è una lingua perfettamente compiuta».

Dunque fateci caso, quando girate per il mondo e, appunto, in particolar modo le montagne, a come la gente che le abita e incontrate vi parla: con il suono emesso dalla loro voce e con le parole proferite stare sentendo il paesaggio in loco e generando una percezione di esso ben più ricca e rifinita di quanto potreste credere che i sensi vi consentano. Se le parole che vi dicono e l’inflessione della loro voce fossero diverse, anche il paesaggio lo sarebbe e ugualmente la nozione e il ricordo che di esso vi porterete a casa. E se poi tenete conto che dietro a ogni parola e alla sua etimologia c’è un mondo di storie, conoscenze, saperi, tradizioni, informazioni, intuizioni e che in fondo quelle parole sono la manifestazione dal territorio al pari del paesaggio visivo, potrete veramente constatare quanto sia vitale per la società umana la varietà linguistica e la sua salvaguardia, sulle Alpi come altrove. Non per essere contro a qualsivoglia omologazione lessicale funzionale, come quella che ci porta tutti ad essere sempre di più anglofoni (e ci sta, nelle relazioni internazionali), ma per parlare come si mangia – come dice quel noto motteggio – ovvero per come si è veramente, per essere se stessi e in relazione culturale, nella forma più immediata tanto quanto importante, con il luogo in cui si vive.

Scritto il 15 dicembre 202114 dicembre 2021Categorie Magazzino,Montagne,Opinioni,Paesaggi da vivereTag accento,Alpi,Austria,catena alpina,cerchia alpina,Cipra,comprensione,cultura,cultura alpina,definizioni,dialetti,dialetti locali,dialogo,difesa,differenze,dizionario,espressioni dialettali,espressioni verbali,etimologia,fonetica,Francia,genti,geografia,geografia alpina,Germania,inflessioni,Italia,lessico,Lexicon Alpinum,lingue,lingue nazionali,linguistica,Ludwig-Maximilians-Universität,mappa,Monaco di Baviera,Nord,omogenea,paesaggio lessicale,parlare,parlata,Parole,progetto,radice,regioni,regioni alpine,salvaguardia,sapere,semantica,Slovenia,storia,Sud,Svizzera,tradizioni,unità,università,valli,vernacolo,versanti,vocabolario1 commento su Sapete quante lingue si parlano, nelle Alpi?
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