Montagne d’inverno sempre più care e sempre meno sciate

[Una veduta di Gstaad, in Svizzera, probabilmente la località in assoluto più costosa delle Alpi. Immagine tratta da facebook.com/GstaadPalaceSwitzerland.]

Gli immobili delle località più in vista dell’arco alpino sono sempre più cari. È quanto afferma l’Alpine Property Report 2025 di Knight Frank, società globale di consulenza nel mercato immobiliare, che ha analizzato una serie di destinazioni tra Francia, Austria e Svizzera.
Ma cosa cercano gli acquirenti internazionali quando mettono gli occhi sulle destinazioni alpine? Il segmento wellness, con i servizi per la salute e il benessere, diventa sempre più importante rispetto al lato ludico/sportivo. Meno sci, quindi, e più escursioni e ritiri.

(Da Destinazioni alpine: sempre più ricercate (e sempre più care), articolo pubblicato su “Tio.ch” il 19/11/2024.)

Sono molto interessanti le osservazioni contenute nell’articolo citato, per due elementi fondamentali.

Il primo è la conferma che il turismo invernale legato all’offerta di servizi è sempre più una roba da benestanti, quando non da ricchi: infatti anche in Italia la tendenza è la stessa, in parte legata ai sempre più alti costi di gestione delle località e in parte dovuta a una precisa strategia commerciale che punta ad attrarre proprio quel tipo di turista benestante, sovente extra-europeo, attraverso l’offerta di servizi di alto livello e altrettanto alti prezzi; al riguardo ne avevo già scritto qui. È la fine dello sci come sport popolare di massa, insomma: un tentativo di salvarne il business sempre più colpito dagli effetti del cambiamento climatico e dalle altre variabili socio-economiche che la realtà contemporanea presenta.

Il secondo elemento è legato al primo, come si è già accennato: lo sci non è più il fulcro del turismo invernale odierno e sempre più spesso chi si può permettere le vacanze in montagna lo fa per altri motivi e sempre meno per sciare. Anche in questo caso la tendenza è pienamente confermata sulle montagne italiane e si presenta come generale, non legata solo al turismo del lusso. Già tempo fa, infatti, un’indagine dell’Osservatorio Turismo di Confcommercio lo ha ben rilevato, ponendo lo sci solo al quinto posto tra le attività svolte da chi frequenta le montagne d’inverno:

È l’ennesima, molteplice conferma che nella maggior parte delle circostanze non ha più senso sostenere da parte delle istituzioni pubbliche l’industria dello sci spendendo altissime somme di denaro dei contribuenti: e non soltanto in forza del cambiamento climatico in corso ma proprio perché stanno cambiando i modelli turistici, i costumi diffusi, l’immaginario e in parte la cultura legati alla frequentazione delle montagne in inverno. L’invocato cambio dei paradigmi al riguardo, richiesto ai gestori del turismo invernale montano, sta avvenendo da solo e senza l’azione della politica, che ancora una volta si dimostra avulsa dalla realtà effettiva delle cose e si arrocca con delle fette di salame ben spesse sugli occhi “dentro” il proprio sistema di potere, nel tentativo di perseverare modelli ormai obsoleti quando non già falliti ma evidentemente funzionali ai propri interessi e tornaconti o alla prossima campagna elettorale.

Ribadisco di nuovo: la montagna è un ambito complesso al quale non si possono dare risposte troppo facili, semplici o semplicistiche come quelle che la politica (con i suoi sodali) intende imporre, ma per il quale bisogna elaborare idee, progetti e proposte articolate, strutturate, sostenibili, olistiche e sviluppate sul lungo termine i cui benefici possano andare a vantaggio di tutti, non solo di qualcuno. È una questione culturale, di sensibilità, di intelligenza e di visione, di attaccamento autentico alle montagne, di buon senso prima che di ogni altra cosa. Parrebbe scontato da affermare e invece non lo è: mai come in questo caso tra il dire (cose giuste) e il fare (cose buone) c’è di mezzo… la montagna!

“Ghiaccio Sottile”, il miglior podcast green d’Italia

Con gran gioia mi unisco al già numeroso coro di felicitazioni e complimenti che sta celebrando la vittoria nell’edizione 2024 dell’Italian Podcast Award per la categoria “green” di Ghiaccio Sottile e dei suoi autori, Davide Sapienza e Lorenzo Pavolini, con la produzione di Rai Play Sound. Premio meritatissimo che va nelle mani di due persone di inestimabile valore le cui doti, competenze, conoscenze, sensibilità visioni, si colgono benissimo nelle puntate del podcast al quale hanno conferito un pregio troppo grande da non poter essere riconosciuto dalla giuria del Premio. Ascoltatelo, se non l‘avete ancora fatto, e ve ne renderete conto anche voi: https://www.raiplaysound.it/programmi/ghiacciosottile.

Sono molto contento anche per i tanti amici che hanno contribuito alla bellezza e al valore (nonché al successo) di Ghiaccio Sottile, come Anna Bonettini, direttrice scientifica del podcast, Francesco Garolfi che ha composto la colonna sonora, Michele Comi, Enrico Camanni, Franco Michieli, i membri del Servizio Glaciologico Lombardo, il team dell’Officina Culturale Alpes e di Articon (e congratulazioni anche agli altri che non conosco personalmente). Per di più, come sottolinea Davide, le congiunzioni astrali del momento o, se preferite, quelle coincidenze che risultano affascinanti perché di primo acchito “coincidenze” non lo sembrano affatto, vogliono che la vittoria di un podcast che ha assunto il territorio dell’Adamello, con i suoi vasti ma sofferenti ghiacciai, come luogo referenziale e simbolico, sia arrivata pochi giorni prima che cominci Nei Sentieri Selvatici, la rassegna di cammini geopoetici curata e condotta da Davide proprio sui monti dell’Adamello.

Insomma, è un viaggio che continua per il quale ogni meta raggiunta è un nuovo punto di partenza, e nel quale, come diceva Fernando Pessoa, il viaggio è i viaggiatori che lo stanno percorrendo: insieme a Davide Sapienza, a Lorenzo Pavolini e a chiunque altro si metta nelle loro tracce.

In montagna con maggiordomi in guanti bianchi, yoga, eli-gourmet, cabine-vip con champagne…

Benché si ostini a non ammetterlo e a fare come se nulla stesse accadendo, l’industria del turismo invernale sa benissimo che lo sci, il suo principale core business per decenni, finirà presto e quasi ovunque sulle nostre montagne, purtroppo. Ma come pensa di reinventarsi e di attuare quella transizione da più parti invocata verso forme di turismo più consone al periodo che stiamo vivendo?

Evidentemente così, anche.

Persino il super conformistico “Corriere della Sera”, nell’articolo a cui si riferisce l’immagine (datato 2 gennaio 2024), non manca di sollevare perplessità: «La stagione sciistica è sempre più alla ricerca di avventure per pochi. Anche perché, di neve, non ce n’è poi molta.»

Dunque avanti con «maggiordomi sulle piste in guanti bianchi, cabine-vip con champagne, risalite con i gatti delle nevi, discese notturne in fat bike, safari gourmet, lezioni di yoga», eccetera. Fateci caso: tutte cose per le quali gli impianti di risalita formalmente non servono più. Cioè quanto sostenevo prima sulla consapevolezza presente ma negata dei gestori delle località montane riguardo la prossima fine del loro “business” principale: l’addio inevitabile allo sci per tutti, appunto.

Tuttavia, al netto di qualsiasi considerazione positiva o negativa riguardo queste “nuove” offerte turistiche (e sui loro costi insostenibili per i più), di nuovo mi chiedo: e il benessere delle comunità residenti nei territori montani? E i loro bisogni quotidiani, le loro necessità, il sostegno alle economie locali extra turistiche, i servizi di base? Forse che i maggiordomi in guanti bianchi e gli istruttori di yoga nelle proprie pause andranno ad aprire gli ambulatori medici, a operare negli uffici postali, a sistemare le strade comunali dissestate e a guidare i bus dei trasporti pubblici?

Magari sì, chissà.

Contestualizzare le cose per capirle meglio (anche in montagna)

Bisogna sempre trovare la più consona e obiettiva contestualizzazione alle cose che accadono. Perché nulla avviene per caso, neanche in montagna, almeno quando c’è di mezzo l’uomo.

Dunque, a quanto pare c’è un grosso e grave problema di impatto turistico, alle Tre Cime di Lavaredo:

E dove ha avuto origine questo problema? Ecco qui:

Cliccate sulle due immagini per leggere i relativi articoli.

Ora capite meglio chi e cosa hanno generato il problema?

Be’, al riguardo mi tornano in mente le parole di Maurizio Maggiani (fonti qui e qui) circa ciò che di simile sta accadendo alle Cinque Terre: parole perfette anche per le Tre Cime di Lavaredo e per molti altri luoghi iper turistificati senza che sia stata sviluppata alcuna gestione dei flussi turistici e nessuna cura per il (proprio) territorio:

Le Cinque Terre soffocate dal turismo? È la giusta nemesi per le loro scelte, hanno pensato solo ad arricchirsi. […] Per anni non si è fatto che cercare di vendere le Cinque Terre in tutto il mondo, senza pensare alle conseguenze per un territorio dall’equilibrio ambientale e sociale così fragile. Hanno voluto farne una Disneyland ed è stata un’idea da criminali. Con quelle premesse oggi parlo di una giusta nemesi rispetto ad una scelta che fu coordinata dall’alto ma collettiva, appoggiata da buona parte della comunità con poche eccezioni.

Ecco, nulla da aggiungere se non la speranza che ad Auronzo la smettano di pensare solo ai record  di introiti nelle casse comunali e piuttosto cerchino il miglior equilibrio possibile tra frequentazione turistica e tutela ecoambientale del territorio locale. Ce la faranno, considerando l’imminente mega specchietto per le allodole delle Olimpiadi invernali 2026?

Me lo auguro proprio, per il bene di quelle montagne e di chi le voglia vivere il più possibile integre ancora a lungo.

Sapienza quotidiano

No, il titolo del post non è sbagliato: quotidiano, non quotidiana. Perché mi riferisco a Davide Sapienza, figura di narratore e autore (e tante altre cose) così preziosa e illuminante della quale questo nostro mondo odierno potrebbe – anzi, dovrebbe  – anzi, deve averne bisogno in dosi giornaliere costanti.

Ad esempio, grazie a questa bellissima pagina uscita lo scorso venerdì 26 maggio sul “dorso Bergamo” del “Corriere della Sera”, da leggere e meditare con mente attenta e cuore fremente (cliccateci sopra per ingrandirla):

Oppure, lunedì prossimo 5 giugno, con questo evento che Davide terrà insieme a un altro mirabile e impareggiabile personaggio, Franco Michieli:

Altrimenti, e qui sì giornalmente e volendo anche di più, grazie ai podcast Nelle tracce del Lupo e l’imminente (sarà su Rai Play Sound da lunedì 05/06) Ghiaccio Sottile, entrambi realizzati con Lorenzo Pavolini e musicati da Francesco Garolfi (trovate i link per l’ascolto nelle didascalie delle immagini).

Insomma: è sempre bene avere Sapienza quotidianamente. E giammai un gioco di parole del genere è stato più serio, partecipe e sensato.