Una “revoluzione” di risate

Temo che, qualche giorno fa, i passanti lungo una via pedonale del centro di Bergamo nella quale mi trovavo mi abbiano preso per pazzo quando, passando di fronte alle vetrine di una libreria, le ho viste “agghindate” da questo libro (che vi mostro in un’elaborazione emblematica, a mio modo di vedere)…

[Foto di MichaelGaida da Pixabay, non casualmente rielaborata da Luca.]
…e sono di colpo scoppiato a ridere irrefrenabilmente, per almeno mezzo minuto. Sul serio, non riuscivo a smetterla. E nemmeno sono riuscito a immortalare in una foto probante le vetrine di quella libreria, troppo preso com’ero dall’ondata sarcastica.

D’altro canto, seriamente, che altra reazione si può avere di fronte a cotanto “personaggio”, alle sue manifestazioni pubbliche e al nulla assoluto travestito e millantato da “tutto divino” che ne scaturisce?

Peraltro credevo – anzi, meglio dire speravo – che il figuro fosse sparito dalle scene, non sentendone più parlare. Ma forse è colpa mia, che frequento troppo poco i media nazional-popolari e non sono aggiornato su tali facezie come potrei e per giunta, a pensarci bene, in Italia come al solito sono quelli bravi che vengono messi da parte, non gli altri.

Fortunatamente, qualche giorno fa è uscito sulla rivista “Pangeaun sublime tanto quanto obiettivo articolo-recensione di Paolo Ferrucci – sempre bravissimo e interessante nei suoi scritti – sul tizio in generale e su questa sua recente “fatica letteraria” in particolare, utilissimo a rimettere al giusto posto gli elementi al riguardo così da palesare (oddio, penso in un paese normale non ce ne sarebbe bisogno ma evidentemente sono troppo ottimista, a volte) l’inconsistenza assoluta di tutto quanto afferente al tale in questione. Un articolo da leggere e ponderare bene, senza alcun dubbio.

A proposito di ripartenza della scuola

Nell’opera di portata capitale dell’educazione dei fanciulli, la montagna ha da svolgere il ruolo più importante. La vera scuola deve essere la natura libera, con i suoi bei paesaggi da contemplare, le sue leggi da studiare dal vivo, ma anche gli ostacoli da superare. Non è nelle anguste aule con le inferriate alle finestre che si formeranno uomini coraggiosi e puri. Diamo loro piuttosto la gioia di bagnarsi nei torrenti e nei laghi di montagna, portiamoli a passeggio sui ghiacciai e sui campi di neve, conduciamoli alla scalata delle grandi vette. Non solo impareranno senza fatica ciò che nessun libro può insegnar loro, non solo si ricorderanno tutto ciò che avranno imparato nei giorni felici in cui la voce del professore si confondeva, per loro, in un’unica impressione con la vista di paesaggi affascinanti e grandi, ma si saranno inoltre trovati in faccia al pericolo e lo avranno gioiosamente sfidato. Lo studio sarà per loro un piacere e il loro carattere si formerà nella gioia.

(Élisée ReclusStoria di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pagg.157-158; 1a ed.1880.)

Già, la montagna può ben essere – lo si usa dire, d’altro canto – “una scuola di vita”: come lo è stata in passato lo può essere oggi e, per molti aspetti, nel futuro. Ma se a qualcuno tale affermazione potrebbe sembrare “retorica” (a volte per colpa di chi la utilizza), Reclus rimarca da par suo che la montagna è una scuola, punto. Sic et simpliciter.
Poi lo è di vita ovvero per la vita, per il carattere e per lo spirito, per la volontà, per l’intraprendenza e per chiunque e in ogni sua età, nel ragazzino certamente ma, perché no, anche nell’adulto, che tra i monti troverà sempre qualcosa di importante e significativo da imparare.

Jimi Hendrix

Esattamente cinquant’anni fa, Jimi Hendrix se ne andava in chissà quali altre dimensioni a suonare la sua Fender Stratocaster in un modo che, come accadde in questo mondo ai suoi tempi, nessuno mai prima aveva saputo fare.

Ma considerarlo, come alcuni hanno fatto e ancora fanno, il “miglior” chitarrista di tutti i tempi non è nemmeno giusto, forse. Perché in assoluto potrebbe non esserlo stato, o perché non si può “catalogare” ciò che in ogni modo è stato al di là di ogni categoria ovvero che, già allora, per certi versi era in (o veniva da, o stava creando) un altro mondo musicale.

Dunque, forse, una delle cose più giuste dette su Jimi Hendrix la proferì un suo collega, altro grandissimo chitarrista (già famosissimo quando Hendrix comparve sulle scene), Pete Townshend:

Andare a vedere lo spettacolo di Hendrix fu l’esperienza più psichedelica che abbia mai avuto. Quando iniziò a suonare, qualcosa cambiò: cambiarono i colori, tutto cambiò. Cambiò il suono.

Ecco. Non si può essere il “miglior” musicista, oppure no, se si è chi ha cambiato la musica. Si è oltre, a prescindere un po’ da tutto.

N.B.: qui c’è il sito web ufficiale di Jimi Hendrix, molto bello e ricco. Qui una sua biografia tra le più complete, e qui un articolo dell'”Ansa” che celebra il cinquantenario della sua scomparsa – ma di sicuro ne troverete innumerevoli ovunque, oggi e nei prossimi giorni.

Una previsione piuttosto attendibile, forse, sulle prossime elezioni USA

[Immagine tratta dal web, presente su vari siti e pagine social.]
Bisogna constatare che il Presidente degli USA in carica è così incapace, incompetente, bugiardo, ipocrita, scriteriato, inaffidabile, incolto, meschino, incoerente, bullo, bifolco, fanfarone, sbruffone, egotista, razzista, misogino, vile, distruttivo, deviato, grottesco, impresentabile, ed è tutto questo in maniera crescente, che, in considerazione della sostanziale pochezza del suo avversario nonché della realtà generale della massa votante americana, alle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre ha notevoli probabilità di vincere ed essere rieletto. Già.

Questa potrebbe essere – a suo modo – un’“ottima” notizia per chi si voglia dichiarare “antiamericano”, per come nell’ipotesi di cui sopra la decadenza degli USA a livello globale e la disgregazione sul piano interno proseguirebbero inesorabili; potrebbe di contro essere una notizia assai meno buona per chi abbia a cuore le sorti future dell’intero pianeta e non solo dal punto di vista geopolitico.

O forse, chissà, avverrà l’esatto opposto. Come disse Platone, «La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione»: dei valori, delle idee, degli ideali, della realtà, della verità. “Corruzione” ovvero degenerazione o alterazione, in ogni senso.

Già, chissà.