Cliccate sull’immagine, leggete, segnatevi le date sul calendario, non prendete altri impegni, preparate ben aperti occhi, mente, animo, spirito, indossate calzature comode e consone e, last but non least, siate pronti a esplorare e scoprire la montagna in un modo nuovo o quanto meno diverso dal solito – nonché a divertirvi parecchio, senza dubbio!
Infine, cliccate qui. Che poi ne saprete ancora di più e meglio pure qui nel blog, presto. 😉
Quando sento o leggo ancora, alla radio o sul web – e ne leggo e sento continuamente, al riguardo (non oso immaginare alla TV, che fortunatamente non guardo) – quelli di destra che dicono «Aaaaaah, la SINISTRA!» e «I COMUNISTI!», e poi quelli di sinistra che dicono «Aaaaaah, la DESTRA!» e «I FASCISTI!», e poi guardo il calendario e leggo, in alto “Anno 2020”, e poi ci penso un attimo, ma solo un attimo dacché non serve di più, inesorabilmente mi si forma in mente la solita immagine: due gruppetti (numerosi, invero) di mocciosi tanto cresciuti quanto un po’ tardi che, mentre alla loro età dovrebbero ormai divertirsi con giochi e passatempi più evoluti, già “da grandi”, oppure passare più tempo a studiare, magari, invece ancora si fronteggiano beccandosi e sostenendo che le biglie degli uni sono più belle, grosse e colorate di quelle degli altri e viceversa.
Così poi, altrettanto inesorabilmente, mi metto a canticchiare quella solita, sublime canzoncina che fa così:
Io di Vittorio Gassman ricordo tante cose e non potrebbe essere altrimenti, vista la grandezza assoluta del personaggio – una grandezza oggi irraggiungibile, sotto ogni punto di vista – ma, tra le numerose citabili, alcune inesorabili per quanto siano divenute nazional-popolari, mi tornano in mente le sue letture della Divina Commedia, in seconda serata sulla RAI all’inizio degli anni Novanta (già, a quei tempi ancora la RAI trasmetteva Dante letto da Gassman in seconda serata, che allora cominciava alle 22.30). Non ho mai amato Dante e la Commedia, forse anche perché studiata ai tempi della scuola con docenti non esattamente all’altezza di tal compito e di cotanta opera (la poetica dantesca l’ho poi studiata in autonomia più avanti, quando cominciai a scrivere) ma, recitata, interpretata e dunque ascoltata da Gassman, acquisiva una bellezza e un fascino irresistibili, da rimanere incollati allo schermo senza fiatare, quasi, per come diventassero seducenti i versi dei canti declamati in quel modo tanto potente e al contempo raffinato.
Ecco, questo perché oggi, leggo, sono vent’anni dalla scomparsa di Vittorio Gassman. Un’altra di quelle mancanze che ha lasciato l’Italia più vuota di come fosse prima, sotto ogni punto di vista.
D’altro canto, se Libero Bovio nel Don Liberato si spassa (Edizioni de “Il Mattino”, 1996, pag.12) ha scritto che «La politica se non è Arte, è mestiere», mi viene da “ribattergli” che anche «L’arte se non è mestiere, è politica» e Vittorio Sgarbi, che sia della politica che dell’arte è da tempo un mestierante, ne è la prova perfetta.
Be’, ovvio, “perfetta” si fa per dire, ecco.