Il volto della Grigna, l’espressione della Valtellina… parlando dell’Italia si è sempre costretti a ricorrere a paragoni umani. I monti e le valli hanno un volto, e quel volto è espressivo. Ecco la differenza dei nostri paesaggi dai più bei paesaggi esotici.
Il bello dell’autunno, e di vivere i suoi momenti, è che a volte ti dà una sensazione come quando fuori tira un vento freddo e ti ripari in una baita entro la quale il fuoco che danza e crepita in un bel caminetto diffonde un gradevole tepore e una delicata ma vivace luminosità. Solo che il tepore e la luce te li fa percepire dentro quando sei all’aperto – ad esempio di fronte a visioni come quella lì sopra, nella placida quiete d’un pomeriggio montano.
P.S.: sì, quest’anno mi sento particolarmente affine all’autunno e mi viene da scriverne spesso. Chissà perché.
[Foto di Martin Sanchez da Unsplash.]Mah, forse si sta tanto quia dire, fare, disfare, disporre, obiettare, ipotizzare, decretare, prevedere, e poi questo Covid-19 sarà veramente l’evento che metterà la parola “FINE” al genere umano, un po’ come narrato da certi romanzi di fantascienza.
Chissà.
Be’, nel caso, potremo prenderla come il buon Shakespeare:
Di morte mangerai, che mangia gli uomini, | e il morir finirà, morta la morte.
(Sonetto CXLVI, da I sonetti, a cura di Rina Sara Virgillito, Newton Compton, 1988.)
P.S.: comunque, quasi tutti quei romanzi di fantascienza che narrano di morbi letali raccontano pure di sopravvissuti, pochi o tanti, ai quali resta dunque il compito di ricostruire la civiltà umana. Se questo dopo tutto possa considerarsi un “finale a lieto fine”, non lo so. Pensate ad esempio se, per un inopinato e spaventoso caso, i sopravvissuti siano un gruppo di seguaci di QAnon. Ecco.
P.S.#2: suvvia, non preoccupatevi. L’umanità non finirà con il coronavirus. Be’… però forse con quelli di QAnon sì. Ok, preoccupatevi!
[A sinistra: Grigori Grigorjewitsch Mjassojedov, Mattino d’autunno, olio su tela, 1893. A destra, Alessia Scaglia, Pomeriggio d’autunno, fotografia digitale, 2020. Cliccateci sopra per ingrandire.]
In autunno tutto ci ricorda il crepuscolo, – e tuttavia, mi sembra la stagione più bella: volesse il cielo allora, quando io vivrò il mio crepuscolo, che ci debba essere qualcuno che allora mi ami come io ho amato l’autunno.
(Sören Kierkegaard, Aforismi e pensieri, a cura di Massimo Baldini, traduzione di Silvia Giulietti, Tascabili Economici Newton, Roma, 1995, pag.40.)
Ovvero: qualsiasi sia l’epoca, l’immaginario culturale, la visione, la percezione, il media o l’ora del giorno, il fascino dell’autunno resta qualcosa di profondo e ammaliante come poche altre cose.
Quasi ovunque – e spesso anche a proposito di problemi puramente tecnici – l’operazione del prendere partito, del prender posizione a favore o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero. Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici e si è allargata a tutto il Paese fino a intaccare quasi la totalità del pensiero.
(Simone Weil, Senza partito, traduzione di Marco Dotti, Feltrinelli, 2013, pag. 41. Citata da Paolo Nori nel suo sempre illuminante blog – la cui lettura non smetterò mai di sollecitare – qui.)
Che i partiti politici siano una lebbra per il pensiero e la democrazia e per la democrazia del pensiero, come scrive con insuperabile chiarezza Weil, è una cosa talmente evidente, ma talmente evidente, da essere (incredibilmente, ma forse no) ignorata da tanti. Come molte altre cose del mondo contemporaneo la cui evidenza è direttamente proporzionale all’importanza che hanno per il bene comune e della società in cui viviamo, e per questo vengono drasticamente osteggiate dal “potere” così ben rappresentato dai partiti politici, guarda caso, che trovano consensi proprio dove c’è quella così inopinata “cecità” di visione e di intelletto – guarda caso bis.