Tornare a scuola, sul Monte San Primo

Ogni volta che salgo sul Monte San Primo, per me, è un po’ come tornare a scuola. A quella dell’età più allegra, la scuola elementare come si chiamava allora.

E allora, in quella scuola elementare di quando ero bambino, si studiava ancora la geografia (sia sempre maledetto chi decise di toglierla dai programmi scolastici), e avevo un libro di testo che tra le sue illustrazioni, in un capitolo sulla Lombardia o sui laghi alpini, non ricordo, ne aveva una con la celeberrima veduta del Lago di Como dalla vetta del Monte San Primo. Esattamente la stessa che ho rifatto io qualche giorno fa, tornando lassù, e che vedete lì sopra.

Ma tornandoci, sul San Primo (per la cronaca, stavolta l’ho fatto traversandolo per due volte, partendo dal Pian del Tivano e salendo in vetta per la cresta sudovest, poi scendendo dalla nord all’Alpe delle Ville e al Parco San Primo, risalendo a Terrabiotta e al Monte Ponciv e ridiscendendo al Pian del Tivano dall’Alpe Spessola e dall’Alpetto di Torno), mi sono reso conto che in effetti lassù è un po’ come tornare a scuola anche per tanti altri motivi, ancora più validi di quello sedimentato nella memoria personale.

Sul San Primo, innanzi tutto, si torna a scuola di bellezza: una bellezza assoluta, come solo la visione da lassù del mondo può donare, ancor più in forza della prominenza e del particolare isolamento del Monte che, senza raggiungere altitudini così elevate, regala una veduta panoramica a trecentosessanta gradi che molte vette ben più alte non possono offrire. Per di più, sempre grazie alla geomorfologia del San Primo, marcatore referenziale assoluto per tutto il territorio lariano, suscitando la vivida e affascinante impressione di essere proprio al centro del vastissimo panorama, nel punto attorno al quale quel pezzo di mondo si sviluppa con tutte le proprie innumerevoli forme e con tutto ciò che vi sta dentro, di naturale e di antropico.

Ecco, a tale proposito: sul San Primo si va anche a scuola di paesaggio nel senso culturale del termine. Dalla vetta si può contemplare come in pochi altri luoghi l’interazione tra ambiente naturale e spazi antropizzati, studiando come l’uomo abbia abitato i versanti montuosi, le rive del lago, i fondivalle, mentre verso meridione si stende la pianura iper-urbanizzata che tuttavia da lassù – sempre che la sua veduta non sia impedita da una cappa di smog – appare un mondo lontanissimo e inevitabilmente antitetico rispetto a ciò che si vede altrove, a nord dove il fiordo lariano si incunea tra le Alpi orientali e occidentali, a levante con le Grigne possenti e imperiose e dietro le Orobie, a ponente con le vette alpine italiane e svizzere che si susseguono a perdita d’occhio.

Si va anche a scuola di Natura, sul San Primo, con la gran varietà vegetale che offre, le conifere, le faggete, il bosco misto, i prati, le pietre, e tutto contenuto in uno scrigno geografico di rara bellezza, che a settentrione forma una conca dai bordi sinuosi – quella ove è sito il Parco Monte San Primo – che non è banale definire idilliaca per come il termine qui assuma il significato più compiuto possibile, mentre a sud appare come una dorsale che ricorda la schiena di un ciclopico tanto quanto docile animale le cui membra vengono definite dalle creste che dal crinale scendono sul Pian del Tivano, o viceversa.

Per tutto questo sul San Primo si può imparare o approfondire la più intensa e consapevole relazione con il territorio naturale, per come lo starci dentro, in tutta la meravigliosa bellezza del monte verso la quale viene spontaneo cercarvi un’armonia, un rapporto che non sia solo quello fugace del visitatore che passa e va come in un qualsiasi altro luogo ma qualcosa di più forte e radicato, più vitale, qualcosa che faccia veramente sentire di essere parte del paesaggio e il paesaggio che si fa parte di chi c’è lì: è quella congiunzione tra paesaggio esteriore e interiore che ci fa sentire bene nel luogo in cui siamo e, in qualche modo comunque ben percepibile, ci fa sentire vivi più che altrove e di altri momenti. Anche per questo il Monte San Primo si fa “scuola”, offrendo aule tra le più belle e accoglienti nelle quali ci insegna la forma, la sostanza e il senso della sua formidabile bellezza alpestre.

Posto tutto ciò – che è solo una minima parte delle tante cose che di sé il Monte San Primo sa insegnarenon c’è invece bisogno di andare a scuola per “imparare” a capire quanto il progetto, ormai noto e famigerato, di nuovi impianti sciistici che si vorrebbe imporre alla montagna, a questa montagna così bella e speciale per quello che è, sia un’idiozia assoluta. Non occorre essere meno diretti e rudi, bisogna rimarcare le cose per come stanno: è un progetto che può proporre solo chi, invece di imparare la bellezza del San Primo, preferisce ignorarla oppure, assurdamente, non sa comprenderla e per questo formula idee e proposte non solo scriteriate ma pure totalmente avulse dall’anima autentica del San Primo, oltre che alla sua realtà ambientale, paesaggistica e naturale.

Degradare un luogo così speciale, così bello e prezioso, così capace di donare visioni, emozioni, percezioni e sensazioni più uniche che rare a chi lo visita e ne percorre i versanti e le creste è qualcosa che semplicemente non si può accettare, esattamente come non è ammissibile degradare e devastare una scuola prestigiosa e autorevole. Una “scuola” montana che ha soltanto bisogno di alunni curiosi che abbiano voglia di imparare a goderne consapevolmente le bellezze, non di “asini” che invece, malauguratamente, ne disprezzano gli insegnamenti.

Luigi Casanova, Duccio Facchini, “Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina”

Credo che chiunque, salvo casi rari, quando nel giugno di sette anni fa le Olimpiadi invernali del 2026 furono assegnate all’Italia, cioè al “sodalizio” Milano e Cortina d’Ampezzo, ne sia tato contento. Le Olimpiadi sono il più grande e prestigioso evento sportivo esistente e tornavano in Italia dopo soli vent’anni, dall’edizione del 2026 di Torino. Ecco, proprio quell’edizione piemontese, e ciò che aveva comportato soprattutto dopo lo svolgimento dei Giochi (alti debiti, impianti abbandonati, scarse o nulle ricadute positive per i territori coinvolti), in aggiunta alla rinuncia di molti paesi di alto profilo alla candidatura (Svizzera, Austria, Canada, Giappone…) suggeriva ad alcuni qualche dubbio o quanto meno un entusiasmo più controllato rispetto all’assegnazione dei Giochi a Milano e Cortina. D’altro canto, come dice il noto proverbio, «errare è umano, perseverare è diabolico»: come non imparare dagli errori commessi per “Torino 2006” e organizzare un evento, ora, in modi molto migliori, ben più virtuoso e vantaggioso per i territori interessati?

A fine 2022, dunque tre anni fa, Luigi Casanova – presidente di Mountain Wilderness Italia e figura chiave della tutela ambientale in Italia – aveva offerto un primo significativo quadro della situazione organizzativa di Milano Cortina in “Ombre sulla neve”; ora torna, insieme al direttore di “Altreconomia” Duccio Facchini, non solo a fare il punto sullo stato di fatto olimpico ma pure a spingere la visione e le considerazioni oltre le Olimpiadi, a quella che è stata definita la “legacy” dei Giochi ovvero a cosa accadrà, una volta spenti i riflettori sui campi di gara, ai territori coinvolti. “Oro colato”, pubblicato a fine novembre scorso (Altreconomia, 176 pagine) è il risultato del loro meticoloso lavoro investigativo sul dossier olimpico milano-cortinese (o, per meglio dire, milanese-valtellinese-trentino-altoatesino/sudtirolese-cortinese-bellunese), ed è un libro semplicemente imperdibile.

Con estrema accuratezza nel delineare la pur grande messe di dati che rende perfettamente in termini numerici – non solo economico-finanziari – cosa siano le Olimpiadi di Milano Cortina, e al contempo con una grande e rara chiarezza espositiva che rende la lettura del libro tanto semplice quanto comprensibile, “Oro Colato” offre una panoramica completa dello stato dell’arte (ormai pressoché definitivo) dell’evento olimpico []

(Potete leggere la recensione completa di Oro colato cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

“Errando per antiche vie” e restando nella memoria dei territori olimpici

È stato un gran privilegio per me partecipare a Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, l’evento performativo che da Cortina, dopo 250 Km e 12 giorni di cammino consecutivi, martedì 16 dicembre è arrivato a Milano raccontando lungo il percorso i territori coinvolti nelle prossime Olimpiadi invernali e dando voce alle loro comunità. È stato bello fare un pezzo di quel cammino, tra Olgiate e Campsirago, sul Monte di Brianza, per poi dialogare con Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, del suo (e di Duccio Facchini) ultimo libro “Oro colato”, che riassume ciò che sono e purtroppo saranno le Olimpiadi nei prossimi mesi e anni, e farlo nei meravigliosi spazi di Campsirago Residenza di fronte a un pubblico così numeroso da riempirli completamente, attento e partecipe, che in buona parte si è poi fermato per la cena comunitaria.

Errando per antiche vie, ideato da Michele Losi e organizzato da Campsirago Residenza con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, è un evento solo apparentemente “piccolo”, in realtà dotato di una forza dirompente e di un valore non solo culturale ma pure sociale e politico che, sono certo, resterà nel tempo e alimenterà la riflessione e la consapevolezza di molte persone intorno alla relazione con i propri luoghi abitati. I camminatori hanno attraversato i territorio olimpici, ne hanno raccontato la realtà, dato voce e ascoltato le comunità locali e i turisti occasionali, coinvolto le associazioni che operano negli ambiti socioculturali in quei territori, messo in relazione persone d’ogni genere, istituzioni, giornalisti, artisti… tutte cose che dovrebbero risultare “normali” e invece non sono più così scontate, anzi: spesso risultano quasi “sovversive”, per qualcuno fastidiose. Ecco perché Errando è stato e resterà importante per molto tempo, al netto dell’evento olimpico che passerà rapidamente e, viceversa, lascerà nei territori cose molto meno importanti e positive.

Ringrazio di cuore tutto il team di Errando… per avermi coinvolto nell’evento, e in particolar modo Sofia Bolognini, Lorenza Brambilla, Michele Losi, oltre che Luigi Casanova per la sua disponibilità e cordialità e gli amici preziosi del CAI di Calco e dell’Associazione Monte di Brianza.

Domenica 14, tutto l’Oro (colato) delle Olimpiadi di Milano Cortina a Campsirago

[Campsirago con lo sfondo del Resegone. Foto di Angelica Perego tratta dal sito web dell’Associazione Monte di Brianza.]
Domenica 14 dicembre prossimo, nell’ambito di Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, la grande azione performativa per la quale artisti e pubblico stanno percorrendo a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi dal 5 al 16 dicembre: ne ho scritto qui) per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai Giochi Olimpici 2026, sarò a Campsirago, meraviglioso borgo prealpino nel comune di Colle Brianza (Lecco) insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, per dialogare sul tema olimpico intorno al suo ultimo libro, “Oro Colato, da poco pubblicato per Altreconomia.

Un libro (il cui co-autore con Casanova è Duccio Facchini, direttore di Altreconomia) semplicemente imperdibile, in grado di far comprendere approfonditamente e compiutamente non solo cosa ha comportato l’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina ai territori e alle comunità coinvolte ma pure, e soprattutto, cosa lascerà ad essi a Olimpiadi concluse e dimenticate – a ciò fa riferimento, in modo da subito chiaro, il sottotitolo del libro: L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina.

Già, perché l’evento olimpico norditaliano doveva essere il miracolo a “costo zero”: sostenibile, trasparente, con una “legacy” capace di rilanciare le montagne e fermare lo spopolamento. E Milano, capitale dei “grandi eventi” e dei palazzinari, il cuore pulsante dei Giochi perfetti. Invece, l’oro olimpico promesso si è sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle comunità per finire nelle tasche di pochi. Tra il luccichio dei cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite.

A meno di due mesi dall’inizio dei Giochi, parlerò con Casanova, con i camminatori di “Errando per antiche vie” e con il pubblico presente di come sarà possibile (se sarà possibile) “metabolizzare” l’evento, ricostruendo “come è andata” fino a oggi e fornendo idee e strumenti per un modello diverso di tali “grandi eventi”, innanzi tutto nei territori montani ma non solo in essi.

Dunque, appuntamento alle ore 19.00 presso Campsirago Residenza (si trova qui), ovviamente con ingresso libero; a seguire ci sarà una cena vegetariana comunitaria a buffet e la musica del Jazz Cafè. Se vorrete intervenire, sarà un vero piacere incontrarci e chiacchierare insieme!

(Le immagini di Campsirago soprastanti sono tratte dai siti web di Campsirago Residenza e dell’Associazione Monte di Brianza.)

Errando per antiche vie, da Cortina a Milano attraverso le montagne “olimpiche” e le loro realtà contemporanee

Oggi, 5 dicembre, è partita da Cortina d’Ampezzo Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, una grande azione performativa per la quale artisti e pubblico percorreranno a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi) tra il 5 e il 16 dicembre (a un mese e mezzo dall’inizio delle Olimpiadi), per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai giochi olimpici 2026.

Ideato da Michele Losi – regista, performer e direttore artistico di Campsirago Residenza − con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano è una grande azione di cammino e performance con ben 12 giorni di cammino comunitario aperto a tutte e tutti e che vedrà il coinvolgimento di artisti e artiste, compagnie, associazioni locali, realtà culturali del territorio, reti nazionali; un progetto realizzato con la collaborazione di 10 comuni e oltre 20 enti del terzo settore che operano nella cultura e nel sociale.

Il progetto unisce l’attraversamento a piedi dei paesaggi montani delle Alpi e Prealpi a performance teatrali e di danza, presentazioni di libri, proiezioni di film e documentari, pranzi e cene di comunità, incontri e dibattiti: oltre 30 appuntamenti in 12 tappe per comporre una grande grande azione performativa e comunitaria. Con il cammino, e grazie alla sua natura partecipativa aperta, si vuole elaborare un racconto della montagna che si basa sulla responsabilità, sul protagonismo dei territori alpini e prealpini, sulla restanza di chi decide di vivere e lavorare in quota e nel margine, al di là della spettacolarizzazione legata alla narrazione olimpica.

[Veduta del nucleo di Campsirago, sul Monte di Brianza. Immagine tratta da www.campsiragoresidenza.it.]
Errando per antiche vie è un cammino che racconta la montagna che resta nell’ombra, quella delle fragilità, dei ghiacciai che scompaiono e dei grandi carnivori che fanno ritorno, dei giovani che lasciano le città metropolitane per abbracciare uno stile di vita più lento e consapevole, la montagna dei rituali, dei simboli. La montagna del contemporaneo, attraverso il coinvolgimento delle tante e diverse comunità che la abitano: vecchi e nuovi residenti, giornalisti, alpinisti, esercenti, accompagnatori e guide alpine, artisti e poeti, cittadini e istituzioni, alpeggi e rifugi.

Vi parteciperò anch’io, domenica 14 dicembre a Campsirago insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, e al suo ultimo libro “Oro Colato”, da poco pubblicato per Altreconomia:

A breve vi darò altre info sulla giornata. Nel frattempo, cliccando qui trovate il comunicato stampa e il programma completo delle tappe e degli eventi che caratterizzeranno il cammino; il programma, e altri dettagli al riguardo, lo trovate anche sul sito web di Campsirago Residenza.