Giovedì prossimo 6 dicembre, dalle ore 18.30, presso la Libreria La Montagna di Torino, avrò di nuovo il grande onore e l’altrettanto gran piacere di presentare l’ultimo libro di Roberto Mantovani, Forse lassù è meglio. Cronache da un mondo sospeso (edito da Fusta Editore), dialogando con l’autore – tra i massimi esperti di cose di montagna in Italia – del libro, delle storie narrate, di monti, valli e genti che le abitano, di passato, presente e ancor più di futuro delle montagne nonché di come poter raccontare tutto quanto. Perché la montagna abbisogna quanto mai di una nuova narrazione, finalmente scevra dei devianti stereotipi che ne hanno condizionato il relativo immaginario e nuovamente capace di dare vera e forte voce alle sue realtà, oggi assolutamente emblematiche e illuminanti anche, se non soprattutto, per la città.
Mantovani lo rivela chiaramente (fin dal titolo) in Forse lassù è meglio: vivere in alto, sui monti, può ben essere una condizione mentale, uno stato preciso dello spirito, qualcosa che ha a che fare non solo con il corpo ma anche e prima di tutto con la mente. Come se quelle vette, i loro abitanti e gli animali che ne corrono i boschi siano poi in grado di dare forma al nostro essere uomini e donne in maniera compiuta e, appunto, ben più che altri ambiti di vita contemporanea possa consentire.
Ma non voglio rivelare nulla di più di quanto si disserterà giovedì, e di quanto sarà oltre modo interessante e intrigante essere presenti in libreria non solo per chiunque ami le montagne (ovunque si trovino) e le frequenti più o meno assiduamente, anche per chi i monti li ha finora ammirati soltanto dalle finestre di casa, in città, comodamente disteso sul proprio divano…
Appuntamento a giovedì, ore 18.30, Libreria La Montagna di Torino, con Roberto Mantovani, Forse lassù è meglio e il sottoscritto, sì, Che poi c’è anche l’aperitivo, dopo! Insomma: non mancate!
P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per saperne ancora di più oppure qui per l’evento su facebook, invece qui potete leggere la personale “recensione” a Forse lassù è meglio.

Ma, voglio dire, se uno da tanto tempo e a fronte di prolungate ponderazioni non si sente più affine in senso culturale alla società in cui si ritrova a vivere, se non si riconosce più (e riguardo alcuni non si è mai riconosciuto) nei valori che la società dichiara per sé stessa “fondanti” – i valori storici ma soprattutto i “valori” contemporanei -, se non si ritrova in buona parte dei comportamenti, costumi, usanze, modus vivendi della maggioranza dei connazionali, se il più delle volte non ne condivide le idee, le opinioni, i giudizi, le convinzioni, se ritiene di non poter e voler avere assolutamente nulla di che spartire con alcuni di essi che invece da tanti altri vengano ritenuti “esemplari”, se i suoi princìpi si palesano radicalmente differenti da quelli della “maggioranza”, se non si sente rappresentato dalle istituzioni pur accreditando il massimo e indiscutibile rispetto a esse, se si riconosce (antropologicamente) nel mondo che ha intorno ma non riconosce molti che in quel mondo si ritrova a fianco, se si sente straniero in patria o, ancor più, alieno tra tanti “umani” giuridicamente connazionali… se persino quando gioca la nazionale di calcio del paese in cui vive, da sempre portata a elemento di coesione dello stesso, vi tifa contro… Ecco, se uno elabora consapevolmente per se stesso tutto ciò e per giunta, last but non least, se la patria non si può scegliere ma la si ritrova “attaccata” addosso, insomma, perché deve essere obbligato a dichiararsi cittadino di quella patria e del relativo stato? Se pur la suddivisione geopolitica del mondo in cui viviamo è basata quasi sempre (nel bene e nel male) sul concetto di “
